domenica 14 luglio 2013

Pietraia dei Poeti. “Cani randagi, la nuova poesia delle Marche”. La poesia della natura e la poesia civile alla rassegna estiva “SOGNI e biSOGNI”

Il museo Pietraia dei poeti si adagia su un promontorio di arenaria quasi sospeso sulla fertile vallata prospiciente il mare. Il museo, fondato dall’artista sambenedettese Marcello Sgattoni, offre allo sguardo del passante, in un’ esposizione permanente, le sue sculture lignee, un folto popolo di “anime” del dolore che accompagnano il visitatore lungo la strada dell’ “Inferno” verso la piazzetta della rinascita. Posta in fondo al “tunnel”, la piazzetta è un piccolo palcoscenico per musicisti, danzatori e poeti che ogni anno, specialmente d’estate, contribuiscono con le loro suggestioni a esaltare la sacralità del luogo. Che il luogo sia sacro il visitatore se ne accorge non appena imbocca la Contrada Barattelle, iniziando un viaggio spesso solitario verso il centro di sé, su una strada sterrata in mezzo alla campagna palpitante di grilli. Nell’ora che precede la notte e le passioni della giornata finalmente si placano, lo spettatore comprende poco a poco che non è venuto qui solo per assistere ad uno spettacolo, ma si accorge presto che, sospeso tra terra e cielo, contornato
da poche case, ritroverà una propria rigenerazione poetica e spirituale. Specialmente durante la serata del 10 luglio, durante la quale due poeti marchigiani hanno declamato le proprie poesie di fronte ad un pubblico di giovani (troppo pochi!). Il secondo dei due poeti, Stefano Sanchini, pesarese, classe 1976, figura 'sottile', ricciuta, vero e proprio cantastorie, ha “parlato al mondo” di quello che conta, di ciò che abbiamo “perduto” e che dovremmo recuperare : prima di tutto restituire un rispetto francescano ai quattro elementi: il fuoco, l’ acqua, la terra e l’aria, ai quali il poeta si rivolge nella forma della preghiera formata di lode e di richiesta“…tu mi seduci, io ti corteggio/ e se squagli e pieghi i metalli io chiedo a te/ di trasformare la rabbia di questo rumoroso tempo/ in divina saggezza e profondissima quiete.” (Sutra del fuoco). Poi, sempre con il gesto pacato ma sostenuto, il ritmo cadenzato e il tono apocalittico, si rivolge all’acqua (Sutra dell’acqua): …io chiedo a te di trasformare l’ignoranza/ di questo oscuro tempo/ in divina saggezza e trasparente chiarezza.” E, rivolto alla terra, continua“…se tu non ci fossi nulla sarebbe, tu che fosti/di ogni essere il primo giaciglio, /sostegno al passo, riposo al volo…” ,“…io chiedo a te di trasformare l’avidità/ di questo inutile tempo dell’utile/in divina saggezza e generosa fertilità” (Sutra della terra). I Sutra (che nascono in India come brevi componimenti a contenuto filosofico) si trovano nella raccolta poetica La casa del filo di paglia (trenta componimenti), Edizioni Sigismundus. Sono componimenti poetici in endecasillabi, dove Sanchini arriva ad alzare la voce, investito del ruolo di bardo (anticamente il bardo, apparteneva ad una casta sacerdotale e svolgeva il prezioso compito di conservare i miti e le tradizioni di un popolo), per ricordare che la Terra sta male e suoi abitanti sono le stesse “anime” attonite ed angosciate di Marcello Sgattoni lungo la “la via dell’Inferno” e per auspicare che ritorni ad essere il luogo dove a guidare il popolo sia l’antica sapienza (la messa in pratica della saggezza) e non “l’inutile tempo dell’utile”. Infine, nel Sutra dell’aria, il poeta declama: “Aria amica delle piume/dove passa la parola/ e oscillano le foglie/nel corpo entri e ci fai vivi/invisibile fecondità/ trasporto di nubi e semi/ brezza della sera Aria degli amanti/ uragano del mezzogiorno Aria dei disperati...” “…io chiedo a te di trasformare/il peso e il tedio di questo tempo vecchio/ in divina saggezza ed estasiata leggerezza.” Con le poesie della raccolta poetica La casa di paglia, Sanchini resiste alla “cancellazione capitalistica dell’umano a mezzo del tecnico, e cioè di tutti i suoi funzionari e mangiatori d’uomini che ci governano, in Europa e nel mondo(…) (…) i poeti non possono insegnarci che a vivere”.(Gianni D’Elia, nella nota alla raccolta). Tra i riti e le “preghiere” non manca il rito culinario: “ Prezzemolo alloro e rosmarino/ laboratorio d’antica alchimia/ unione d’avanguardia e tradizione, aggiungete olio e vino/ cucina d’esperimento e passione./ Il solido si scioglie il liquido/ raggruma, tra vapori profumati/ l’odore si trasforma in acquolina./ Ristoro dell’anima o libido di promesse attese e allusioni?/”. Nella “casa di paglia”, non solo metaforica, ma anche reale, che pare abbia costruito lui stesso con sapienza e grazia, il poeta vive, legge poesie assieme ad altri poeti e cucina, seguendo anche qui un’arte antica.
I prossimi appuntamenti della rassegna sono: il 17, il 24, il 31 luglio e l’11 agosto. Non mancate, per non perdere il trascolare del giorno e la notte stellata sotto la luna, il luccichio del mare, la carezza dell’erba. Perdersi lungo una strada per ritrovare qualcosa. Al termine del viaggio non saremo più gli stessi e l’esistenza brillerà di cristalli (d’acqua), ma anche di fuoco (“spiare le colline sepolte dalla neve o la donna che passeggia verso il mare”- Sanchini)…


Maria Teresa Urbanelli

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