venerdì 19 luglio 2019

CAMILLERI E LA STAMPA

        Di Andrea Camilleri litalica stampa sè dimenticata per un mese: dopo la notizia, a metà giugno, del malore e del ricovero in condizioni criticissime, sfido chiunque a trovare sui giornali notizie o aggiornamenti nelle settimane successive.  [Quandanche la famiglia avesse chiesto riserbo e silenzio - è solo ipotesi, non ne so nulla - i giornali avrebbero potuto/dovuto ugualmente ricordarlo aprendo ogni giorno - tutti - con la scritta in evidenza e in prima pagina, pur in piccolo, o in riquadro ecc. Camilleri è malato. Rispettiamo la volontà dei famigliari ecc…”. Ma nessuno lha fatto].

     Ieri Camilleri muore e i giornali resuscitano: stampa, tv, informazione tutta, forza ragazzi fiato alle trombe chè oggi si vende.

        È il giornalismo italiota, bellezza. Camilleri lo conosceva, nei suoi romanzi è frequente il ritratto impietoso di certa informazione: locale e nazionale, certo molto diffusa, fatta di servilismo, opportunismo, superficialità.

        A volte, anche, il ritratto dei quaquaraquà dellinformazione prende in lui la forma netta ed esplicita dellanalisi socio-comportamentale: Pirchì uno come Ragonese, e come lui tanti autri, cchiù importanti, che scrivivano supra ai giornali nazionali, facivano il loro mestiere in questo modo? Non cera che na risposta: pirchì avevano lanima del servo. Erano gli entusiasti volontari del servilismo, cadivano n ginocchio davanti al Potiri, quali che era. Non ci potivano fari nenti: erano nasciuti accussì. 

(A. Camilleri, Una voce di notte, 2012).

        Oggi, è full immersion in barili di retorica, luoghi comuni, titoloni, aggettivoni. In tv e sui giornali trionfano lo Zingaretti-fratello (quello che non fa il politico) e lannessa serie televisiva sul commissario Montalbano. 

        Come se Camilleri fosse lo sceneggiatore di inguardabili fiction italiote e non invece lintellettuale profondo che è stato, losservatore lucido e appassionato di una realtà disumanata e tragica come la nostra, il creatore di una lingua letteraria unica e audace, tradotta nel mondo nonostante la non facile trasposizione del suo italo-siciliano in altri contesti linguistici .

        E come se un romanzo di Camilleri si potesse impunemente trasferire, come è stato fatto, in un letargico sceneggiato televisivo senza perderne lessenza stessa: che è quella forma letteraria, quella lingua di irresistibile potenza comunicativa, quella scrittura che reca il sapore antico della sua terra mentre disegna profili e traiettorie delloggi, di una realtà politica sociale culturale in caduta libera, alla cui perdita di umanità e di senso lo scrittore non era rassegnato.

        Chissà che direbbe oggi del coro di prefiche giornalistiche, televisive, dellinformazione tutta, di quelli che senza arrossire lo chiamano il papà di Montalbano (sic) ben poco conoscendo di lui e della sua opera: delretrosguardo abissale che pirandellianamente coglie la doppia faccia di ogni realtà; delle architetture romanzesche lungo le quali transitano come nell Opera dei Pupi le stolide marionette del potere, i lorsignori e i monsignori,  i gaglioffi in doppiopetto; della pietà che percorre ogni sua trama: per la vita violata, del singolo che soccombe come dei tanti spogliati e naufraghi, figli di un dio minore.

        Di certo sorriderebbe, di quel sorriso divertito e saggio che nelle sue storie ricompone lunità frantumata e ambigua del reale quando lintrigo si scioglie e lassassino viene - come si dice - assicurato alla giustizia. 

       Forse di tutto questo circo di provincia avrebbe pietà e perfino un po di nostalgia.


Sara Di Giuseppe - 18 luglio 2019

martedì 16 luglio 2019

BOLLANI sott'olio

SPOLETO62 FESTIVAL DEI 2MONDI 2019

STEFANO BOLLANI (pianoforte) e HAMILTON DE HOLANDA (bandolim)
ON TOUR

SPOLETO - Teatro Romano    13 luglio 2019  ore 22

BOLLANI sottolio


Sotto un olio speciale, si capisce: OLIO MONINI. Non solo, come si dice, eccellenza del territorio (umbro e nazionale) - dire Olio Monini è come dire Pasta Barilla - ma anche official sponsor del Festival, proprietario di Casa Menotti, la Fondazione Menotti riconosciuta come Istituzione Culturale fondamentale per Spoleto Festival Monini è il Festival. 

Questanno il prestigioso Premio Monini Una Finestra sui Due Mondi è stato assegnato a Stefano Bollani che è venuto a ritirarlo di persona, affacciandosi a salutare il pubblico come è tradizione  - ma oggi non è un po ridicolo? - dalla finestra di Casa Menotti che dà su piazza Duomo. 

E con loccasione ci ha regalato 2 concerti. 

Oddio regalato: 40 euro per un posto unico non numerato da conquistarsi sgomitando per stare poi rannicchiati sugli ultimi e penultimi gradini di cemento (!) del Teatro Romano allaperto. E posti riservati ai primi gradini (forse lì siedi senza avere le ginocchia in bocca) okkupati in clientelare anticipo sui fessi paganti dai soliti invitati: politici, giornalisti, amici, imbucati vari Tanti.

        Ma lincolpevole Bollani lo apprezziamo da sempre, lui per il popolo suona anche gratis: come domani a Dosso Vallonica, sui monti di San Severino. Lo stesso ON TOUR con Hamilton De Holanda al bandolim. 

E lesosa Spoleto, che per ogni mal organizzato evento del suo bel Festival si è messa la maschera. 

        Bollani lo stimiamo da sempre. Non solo per la bravura, il talento ecc., ma perché riesce a farci piacere qualsiasi musica e anche non-musica, perfino i rumori, semplici o complicati che siano. [ce ne ha dato un piccolo esempio ieri stesso, tamburellando sui legni dello Steinwey, sulle sue corde a riposo, sul leggio]. 

Non esiste cioè, come scrive in un libro, che un indiano fissato (per sua cultura) di musica indiana resti annoiato o insensibile allascolto della commovente per noi occidentali Yesterday, se la suona lui. O che, viceversa, un napoletano verace inorridisca di fronte alla musica piena di rumori e cose buffe o strane di un John Cage, se lesecutore è lui, Bollani.

         Ieri Bollani si è buttato sul Brasile. Che già (superficialmente) ci piaceva, ma con la complicità di Hamilton de Holanda è stata unaltra cosa. A parte che noi tapini ci aspettavamo che il bandolim fosse una specie di bandoneon, non quella miracolosa chitarretta. Poi, quel ricordo di Joao Gilberto

E filato liscio come lolio, il concerto. Tuttavia, poiché è pur sempre il Festival dei 2Mondi, avrei preferito non scadesse nel troppo popolare, avrei preferito ancora vero Brasile al posto delle stucchevoli Reginella, O Sarracino e le chiamate al pubblico a battere (malamente) il ritmo

Tutto troppo preparato, confezionato in ogni particolare, poco spontaneo, bis e standing ovation compresi. Sono mancate la gaiezza e le fulminanti improvvisazioni alla-Bollani, i rischi trascinanti del jazz, le piccole rivoluzioni, i sussulti alati, la seduzione della musica.

Un concerto troppo simile a un disco, un Bollani sottolio perchè - come i cibi sottolio - un po carente di vitamine, di sostanze nutritive fresche, di sorprese gustose, improbabili, fuori ricetta. Un prodotto (già cotto) eccellente, fatto di ingredienti sani e sicuri, da poter consumare (ascoltare) anche differito, quando ne hai voglia o fame, quando ti pare. Basta aprire il barattolo con la linguetta, ruotare il coperchio del vasetto di vetro. Voilà Bollani ON TOUR, sottolio doliva Monini, Spoleto - Italy. Tranquilli, non scade. Tranquilli, non farà mai clic, non sarà mai sfiatato. Rimarrai corroborato. Non è una pubblicità.


PGC - 14 luglio 2019


domenica 14 luglio 2019

L’infinito di Pina Bausch

SPOLETO62 FESTIVAL DEI 2MONDI 2019
“Ricordando Pina Bausch”

Con Lutz Förster e Leonetta Bentivoglio

Sala Pegasus (ex Chiesa di San Lorenzo) - 7 luglio 2019  h12


L’infinito di Pina Bausch

        Infinito
è l’orizzonte dei temi che percorrono l’opera di Pina Bausch, infinita la tavolozza delle emozioni che ogni suo lavoro maieuticamente estrae dai danzatori per farne linguaggio e materia dell’azione scenica.
       Di questo e di molto altro ci parla Lutz Förster - interprete storico di quelle creazioni e oggi direttore artistico del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch - durante l’incontro-intervista nel decennale della morte dell’artista: Pina sarebbe stata a Spoleto per il Festival, in quell’estate del 2009 se la morte non l’avesse sorpresa, invece, portandola con sé nell’ultima danza.

       Risponde con teutonica misura, Lutz, alle fluviali domande della scrittrice (“arginate” e decodificate dalla brava traduttrice con sicuro mestiere) e disegna con illuminante vivezza l’universo complesso e rivoluzionario che a partire dagli anni ’70 si coagulò intorno alla scuola della Bausch e ad una concezione artistica che fu soprattutto ricerca: intorno al corpo - “problematico simbolo di una condizione puramente umana” e pertanto incompleta e deficitaria, in perenne ricerca di una felicità perduta - e alla connessione strettissima di questo con l’interiorità.

        Förster ripercorre il processo creativo quasi psicanalitico attraverso il quale la coreografa costruiva il materiale scenico del suo teatro-danza che, abbattendo ogni artificio o convenzione teatrale, partiva dagli interpreti stessi: danzatori-attori ma per questo anche “autori”.
Nel rispondere alle domande e sollecitazioni della Bausch essi attingevano infatti ad emozioni, memorie, frammenti di vissuto: da questa “preziosa materia prima teatrale”* veicolata dal corpo come principale strumento espressivo, scaturiva l’opera in tutta la sua suggestione evocativa, metaforica, emotiva, in tutta la sua spettacolare “interdipendenza di elementi corporei, visivi, sonori”.
Teatro sinestetico per eccellenza, è stato definito, per questa comunicazione tra i sensi e per le “suggestioni multiple” da cui la creazione si originava.

       Gli Stϋcke, o pièces, della Bausch ci dicono che tutto può essere danza, e tuttavia la tecnica, quella di derivazione accademica – come spiega Lϋtz anche ricorrendo a fulminanti aneddoti – restava per i danzatori imprescindibile strumento di lavoro e base di una poetica espressiva che si completava poi attraverso il gesto, la parola, il suono, la musica: ciascun linguaggio concorrendo a comporre il mosaico di una creazione in cui anche lo spazio, gli oggetti di scena, i colori, i suoni, la voce, le percezioni sensoriali “agiscono “ non meno dei danzatori (il cui ruolo è ridefinito dal neologismo “danzattori”). Al centro è sempre il corpo: se è vero che “possediamo un corpo e al tempo stesso siamo un corpo” quello del danzatore è più di altri veicolo di significati, espressione di sensibilità, contesti, culture, dunque “corpo sociale”.

        Il ritratto dell’artista così come emerge a tutto tondo nel ricordo di Förster  - dall’architettura complessa del suo teatro-danza all’empatia che tutta intera trasferiva sulla scena e nei suoi danzattori - è lo stesso che ritroviamo, dopo l’intervista, nei quaranta minuti di proiezione di quel suo Café Mϋller (1978): “opera manifesto”, ipnotico Stϋck destinato a diventare classico contemporaneo e “squarcio d’arte” impresso nella memoria collettiva.
        Nel surreale caffè vuoto, dal dominante bianco e nero, nel rarefatto silenzio violato dal tonfo lugubre delle sedie che precipitano confusamente a terra, lo spettatore sperimenta una dimensione onirica dove tanto i corpi quanto gli oggetti - sedie, tavoli, porte, pareti - sono strumenti comunicativi, trasmettitori di tensioni e dinamiche continuamente in bilico fra moto e stasi, accelerazione e decelerazione. Le emozioni deflagrano nel compulsivo incontro/scontro di figure enigmatiche, di personaggi che come sonnambuli sembrano trascinare una sofferenza ancestrale, il cui silenzio si frantuma a tratti nella disperata malinconia delle note di Henry Purcell (The Fairy Queen; Dido et Aeneas).
        Il corpo severo quasi scarnificato della Bausch disegna in solitudine una geometria del dolore e dell’abbandono, ai margini di una scena i cui interpreti riproducono con ossessiva reiterazione “il teatro dei rapporti umani”: labirinto di solitudine e alienazione, di gesti e dinamiche destinati a non compiersi fino in fondo e a ripetersi in ostinata incompiutezza; universo espressivo ed emozionale continuamente trascolorante dalla realtà dei corpi all’intimità delle passioni, dal particolare all’universale.
        Scava irresistibilmente nell’io profondo, il Tanztheater di Pina Bausch, affonda lo sguardo nel magma dei sentimenti e nella violenza delle pulsioni, in moti ed emozioni che forse non sapevamo di avere; ed è materia umanissima ed eterna che ci scuote, ci interroga e sollecita nella sua inesausta profondità; quel linguaggio, rivoluzionario allora e oggi più che mai contemporaneo, dopo il quale la danza non è più stata la stessa, è qui a dirci - soprattutto - che l’uomo è ciò che lascia di sé**.


*in “P.Bausch. Teatro dell’esperienza, danza della vita”, E.G.Vaccarino, 2005
**Henry de Montherlant

Sara Di Giuseppe - 12 luglio 2019




venerdì 12 luglio 2019

Ripa come Roma

        RIPA COME ROMA: non solo suona bene, è la verità. E lallegata foto è ottimistica, ci sono situazioni peggiori, anche nel centro urbano. La raccolta differenziata qui non funziona, non ha mai funzionato né potrà mai funzionare, se non si adottano rimedi urgenti. Ma nessuno se ne cura.

        RIPA COME ROMA lha detto un romano di passaggio, uno che se nintende, uno che magicamente sè trovato come a casa sua, mha pure chiesto se in giro avevo visto Zingaretti, o la Raggi

          RIPA COME ROMA non è uno scherzo, ormai è unabitudine e una condanna. 

Non basta pagare la raccolta al massimo consentito, non basta denunciare ripetutamente il cronico disservizio allAmministrazione e al Sindaco/ai Sindaci/al Commissario con telefonate, lettere, mail. Neanche rispondono. 

Non basta sfiancarsi al telefono e mandare eloquenti foto a PicenAmbiente. Non risponde. 

Non basta poi andarci di persona dal Sindaco, più volte, con appuntamenti faticati, almeno per scalfire il potente muro-di-gomma: lui ti guarda con quella faccia un po così quellespressione un po così che abbiamo noi mentre guardiamo un matto. Cui segue un bla-bla-bla automatico, senza senso. Tutto resterà come prima. Anzi andrà peggio. 

         RIPA COME ROMA: di oggi la stupefacente notizia che, data lemergenza, la monnezza di Roma la porteranno con navi treni e camion in Portogallo, Germania, Svezia, Bulgaria, Austria, Romania Ma quanti disperati ripani già lo fanno, e con la loro macchina! Io, per esempio, porto (gratis!) i miei bravi sacchi (compreso lumido) nei paesi vicini: Grottammare, Acquaviva, Offida, Cupra, San Benedetto tanto sempre a PicenAmbiente vanno. Sennò dove li butto?

         Davvero Ripa è come Roma. Con le dovute proporzioni, si capisce.


PFG - 11 luglio 2019


giovedì 11 luglio 2019

Caccia al libro

Grottammare. Sequestrati 100 libri ad abusivo che li vendeva in spiaggia. 5.000 euro di multa.


     Continua imperterrita laudace Operazione Spiagge Sicure della Grottammare che non molla. Ormai sulla spiaggia sequestrano di tutto, pure le conchiglie - che non possono scappare -  mentre i granchi ce la fanno, alla peggio si difendono e vendono cara la pelle. 

    Sguinzagliate tutte le guardie disponibili, lintrepido capitano-comandante in testa. Sempre quella la multa: 5.000 euro. Così non perdi tempo a dare il resto.

Per lultima operazione, irta di insidie, la CACCIA AL LIBRO, i Vigili hanno pure indossato la loro nuova divisa (esibita con orgoglio nella foto di gruppo sulla stampa, spettacolo da non perdere!) con marsupio anteriore incorporato quasi invisibile, quindi sicuro.

     Questa CACCIA AL LIBRO è generica, proprio da ignoranti, il titolo non conta (come a Fahrenheit) e un libro vale laltro. Prendi, multi, e porti a casa. Labusivo comunque (chapeau a lui!) disponeva di tutti i top ten:

-          Andrea Camilleri, Il cuoco dellAlcyon

-          Maurizio De Giovanni, Il pianto dellalba

-          Lucinda Riley, La stanza delle farfalle

-          Francesco Filippi, Mussolini ha fatto anche cose buone

-          Jeff Kinney, Diario di un amico fantastico

-          Margo Jefferson, Su Michael Jackson

-          Roberto Saviano, In mare non esistono Taxi 

     Il manigoldo li vendeva pure senza sconto, la Grande Libreria di San Benedetto è da giorni che si lamentava. 100 libri sequestrati, circa 40 kg. Le guardie avrebbero preferito autentiche collanine cinesi fatte a Napoli, scarpe e borse di marca vere (non quelle false dei negozi) e altre cattive cose di ottimo gusto, oppure quelle fresche fette di noce di cocco Dovendosi però accontentare di questa insolita e sconosciuta merce culturale, per non sbagliare si son buttati sul libro di Francesco Filippi. Bisogna capirli.

Nota importante: In questo pezzo alcune notizie sono vere, altre false. Al lettore intelligente il compito di distinguerle. Se non ce la fa pazienza. Potrà sempre fare il giornalista, o il gendarme.


PGC - 10 luglio 2019


mercoledì 10 luglio 2019

Serrande abbassate *

Sono il figlio della merla.

Mia mamma lanno scorso si accasò al Pino Bar, fece il nido nellultima A di GELATERIA.
Babbo, dal grande pino vicino, scendeva al volo (è il caso di dirlo) e ci portava da mangiare.
A me e ai miei fratelli. Poi se ne andava a spasso.

Tra primaria scuola-di-volo e istruzioni varie siamo rimasti lì tutta lestate.
Io dalle elementari sono andato alle medie, ma ancora non scrivo tanto bene
Tra noi cera anche un passero grande che (adesso si può dire) dentro al Pino Bar addirittura ci dormiva. Mimetizzato dietro le bottiglie di Rum. Però non sporcava.

Noi merli cambiamo spesso casa, così a settembre ci siamo salutati e ognuno per fatti suoi.
Senza litigare. Noi siamo nomadi, un po migranti, ma Salvini ci lascia stare. Per ora.

Però a me mha preso la nostalgia e son voluto tornare al Pino Bar magari ritrovo i vecchi amici del gelato, gli umani che mi fotografavano nel nido, il tizio con la bici gialla, Maria che insegue il passerotto e gli dice qua non ci puoi resta a dormi, gli anzianotti del pomeriggio, li frichì che mica tanto per scherzo mi tiravano i sassetti, il treno, i turisti che ma guarda come si sta bene qui

Ho pensato: scendo giù a prendermi un caffè*

Un colpo al mio piccolo cuore: il Pino Bar non cè più.

Serrande abbassate*

Neanche più linsegna gialla GELATERIA, dove cera il mio nido comodo. 
Nessun merlo. Nessun passero. Nessun umano. Nessuno.

Ma dipenderà dipenderà* (?)

Ah (ciip, in lingua merla), che decadenza la realtà*.  


 [*Paolo Conte, Gli impermeabili, 1984  -  Per quel che vale, 1992.   Quando il Pino Bar cera]



PGC -  8 luglio 2019


lunedì 1 luglio 2019

Sua Altezza il Comune

Inaugurato a San Benedetto del Tronto “Dinner in the sky


        Piacciono  le Altezze,  al Comune di San Benedetto.
Più propriamente, le altitudini: così in piazza Mar del Plata la ruota panoramica delle meraviglie lascia il posto al ristorante (si fa per dire) vertiginosamente in quota: Dinner in the sky, in azione dal 28 giugno al 14 luglio.
   
        Per profani e foresti: trattasi di piattaforma metallica sospesa a 50mt d’altezza mediante gru; lì sopra, 20 fortunati avventori alla volta cenano o apericenano con modesta spesa (90 €) previa prenotazione e obbligatoria firma di liberatoria (scongiuri invece facoltativi, con libera scelta della tipologia: verbale, gestuale, mista, combinata).


        Date le turnazioni nelle salite e le complesse procedure (come l’aggancio ai seggiolini tipo formula 1) si ha tempo 20 minuti per ingurgitare. [Chi ce la fa, ce la fa; chi no, perché mangia lento o s’è strozzato per la fretta, sarà espulso dal seggiolino e precipitato giù dalla piattaforma: è la legge del mercato, il rischio fa parte del gioco].
        Un premuroso giornalista consiglia anche di “andare al bagno” prima si imbarcarsi sulla piattaforma “per ultimissimi bisogni prima del volo”… Impagabile.

        Inaugurazione il 28 giugno in pompa magna, nella doppia accezione latina e romanesca: il magna magna inaugurale - a sbafo, of course - ha visto la gioiosa partecipazione della crème dei comunali amministratori.

        Barbe di psicanalisti si tufferebbero felici in così succulento materiale di studio: dall’apparato psichico dell’Amministrazione sambenedettese [con la sua preadolescenziale fascinazione per le Altezze: la ruota panoramica, il ristorante in quota, passando per le aeree Frecce più o meno tricolorate];alle strutture mentali della clientela e a quelle dell’imprenditoria di riferimento; fino alla nota sindrome della stampa plaudente-sempre-e-comunque. Da far resuscitare Freud in persona.

        Complesso e tortuoso, per noi gente comune, indagare le istanze intrapsichiche di siffatti soggetti; può bastare leggere qualcosa nel sito DINTS ITALY, “…il mondo sarà ai tuoi piedi… hai mai fatto un selfie mentre ceni a 50 metri d’altezza?”. Cose così…

        Ma ci si può almeno chiedere come mai questi spazi demaniali - per definizione quasi-militari e circoscritti, custoditi, sorvegliati, e a seconda dei casi perfino “interdetti” (un tempo perfino con filo spinato) - siano diventati terreno di caccia di lucrose iniziative private. Autorizzate e benedette da Autorità Portuale e Amministrazione Comunale, benché siano veri ingressi “a gamba tesa” in aree che il requisito di demanialità rendeva quasi zone franche in un territorio ad altissima e selvaggia densità speculativa e affaristica.
   
        Operazioni brutalmente commerciali come queste, che le nostre periferie potrebbero accogliere senza venirne snaturate (perché peggio di come sono, è difficile..), sono esecrabili se dissonanti - come qui - rispetto all’identità dei luoghi; se - per ignoranza, miopia, interessi “altri” dei decisori - veicolano il messaggio che tutto diviene lecito con qualche frettolosa firma in calce ai documenti di legge.

        Le ruote panoramiche, i luna park, i surreali dinner appesi in aria e le sparate alla Briatore come questa - ma chissà che altro ci aspetta - nulla hanno a che fare con la specificità e il respiro identitario di questi luoghi marini, con la suggestione che ancora nonostante tutto vi aleggia intorno.
Invece sono manna per gli avventurieri, punto d’incontro d’interessi locali nel caro vecchio esercizio del do ut des, pescaggio di facile elettoralistico consenso
.

        Senonchè, credere di poter amministrare e governare a suon di panem et circenses non ha mai portato bene…
         Sua Altezza il Comune non dovrebbe trascurare, come fa, lo studio della Storia.


Sara Di Giuseppe - 1 Luglio 2019



Ndr: Ma a nessuno è venuto in mente di lasciarli su? Poteva essere che una volta tanto avremmo avuto un'intera Giunta all'Altezza.



 

domenica 30 giugno 2019

Brava Carola

-          Brava perché ha deciso di far entrare in porto la sua Sea Watch al momento giusto, né troppo presto né troppo tardi, mandando in tilt tutti gli oroscopi giornalistici.

-          Brava perché non ha travolto la motovedetta della Finanza che voleva platealmente fermarla, ma (da navigata professionista) le ha dato solo un eloquente spallata, come giocando a calcio fanno regolarmente anche le ragazze. Fallo volontario? Bah

-          Brava perché si è presa subito la colpa, si è scusata. Mica voleva affondarla, mica è matta, diciamo un errore di manovra - anche le Grandi Navi a Venezia sbagliano eccome! -

-          Brava perché, lei sì, ha tenuto e tiene un contegno da Capitano, mica come quellaltro nostro, cosiddetto, che ci fa pure il Ministro-di-tutto.

-          Brava perché a 31 anni vorrei vedere voi, noi, tutti quanti.

-          Brava perché si è scelta lei quel mestiere difficile, poteva fare una vita più divertente, comoda, tranquilla, con le cinque lingue che parla, quella testa e quella personalità

-          Brava perché in questa partita mondiale sta accettando le decisioni ingiuste di migliaia di arbitri. Se intorno non giocano sporco, saprà smontare ogni accusa.

-          Brava perché ha condotto le trattative con fermezza, competenza e umanità, ascoltando tutti, ma senza lasciarsi condizionare o intimidire.

-          Brava perché col suo agire limpido valorizza lopera di tutte le ONG, che non vagano nel Mediterraneo per turismo o per affari, ma per salvare vite che nessun altro si curerebbe di salvare, tanto meno di contare da morte.

-          Brava perché adesso - seppur involontariamente - mette in ridicolo anche chi lha arrestata mandandola ai domiciliari non a casa sua in Germania, ma a Lampedusa! Certo rischia anche 12 anni di carcere, il 41 bis come i mafiosi, il rogo come Giovanna dArco, la fucilazione per resistenza a nave da guerra”…

-          Brava perché mai un sorriso di troppo e mai la faccia seriosa da Capitana. Lo sguardo sempre diretto, comunicativo, simpatico. Una ragazza ferma, di cui ti puoi fidare.

-          Brava perché non ostenta il suo grado, anche nellufficialità niente cappelli e luccicanti divise, una maglietta e via. Ma trasmette naturale autorevolezza.

-          Brava perché ha studiato. Per ora 5 lingue le sa, sono gli altri che hanno bisogno degli interpreti.

-          Brava perché dovrà anche superare lo svantaggio di genere: perché il mondo non le perdona dessere donna (e, ahilei, pure in gamba), vorrà ricordarle con ogni mezzo che lo è, e che il suo è un mestiere da maschio; fa lavori più femminili, o stattene composta e a casa, cazzo!

Brava Carola Rackete.


PGC - 30 giugno 2019


Coccooo… cocco bello!!

Grottammare. Abusivo-di-origine-campana vende cocco sulla spiaggia, multa di 5.000 euro



         Nellambito delle salvifiche operazioni SPIAGGE SICURE, giornalieri sono i blitz in divisa o in borghese della Polizia Municipale di Grottammare capitanata dal suo intrepido Comandante sempre in tuta mimetica, ma tutti lo riconoscono.

         Laltro ieri il bottino è stato di 40 borse contraffatte (precipitosamente abbandonate sulla spiaggia dagli abusivi); ieri di 20 scarpe spaiate, alcune ancora galleggiano vicino agli scogli ma è proibito avvicinarsi; il giorno prima, un malfattore-di-origine-campana era stato colto in fragranza di reato mentre tentava la vendita di un frutto di nome cocco. Ne aveva un secchio pieno, le fette le stanno contando e ricontando i Carabinieri. Non solo ricco bottino, ma anche 5.000 euro di multa in un colpo solo, che i vigili con le multe alle auto in sosta ci mettono un sacco di giorni. 

Labusivo-di-origine-campana è andato subito in banca e ha fatto il bonifico.

         Imprese epiche per le quali Grottammare, prima città in Italia, potrà fregiarsi dellennesimo  trofeo ambientale: la Bandiera di Combattimento o di Guerra.

         Verrà consegnata fra qualche giorno in Piazza Kursaal da Papa Alessandro III in persona appena sbarcato dal finto naufragio.


PGC - 29 giugno 2019


Nota importante:  In questo pezzo alcune notizie sono vere, altre false. Al lettore intelligente il compito di distinguerle. Se non ce la fa pazienza. Potrà sempre darsi al giornalismo


venerdì 28 giugno 2019

Lavorare lavorare lavorare preferisco la prua della Geneviéve

 LAVORARE

LAVORARE

PREFERISCO

LA PRUA DELLA

GENEVIÈVE



             Caro Ugo ti scrivo così ti informo un po.

        Succede che stanno oscurando la tua Scultura di Parole, che da anni fa bella mostra allinizio del lungomare di San Benedetto.

 Tu sai che purtroppo non è stata mai digerita da una buona fascia (destrorsa) di sambenedettesi cosiddetti doc. Beh, ora questa gente governa. Quindi, quello che non gli riuscì con scomposte proteste e perfino con una fallita raccolta di firme - per smontarla, sbatterla chissà dove o volgarmente rispedirtela a Torino - lo mettono in pratica oggi. Perché sono maggioranza? Perché non esiste lopposizione? Perché manca anche lombra di un civile contrasto? Perché non gliene frega niente a nessuno? Non so, scegli tu. 

        Come te la massacrano la tua LAVORARE LAVORARE LAVORARE PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE? Ma con lArrrte (come la intendono loro), sono furbi e spregiudicati questi. Gli piazzano subito dietro - a mo di sfondo - labusiva prua della Geneviève, un rottame dellultimo peschereccio atlantico innalzato erroneamente a simbolo della compianta marineria locale. Il Monumento più importante della città sarà un invadente pezzo di ferro restaurato a caro prezzo.

        Non ho niente contro quella povera (brutta) prua, figurati. Anzi, nel mio piccolo, avevo fatto varie proposte alternative (più creative che banali) riguardo alla sua collocazione, sempre rifuggendo il solito decadente orgoglio marinaro o il retorico municipalistico gigantismo. Ma adesso è come se di fianco al Colosseo mettessero su un piedistallo il muso arrugginito o riverniciato di una Balilla; come se, in un museo, accanto a un quadro di Braque appendessero la crosta di un pittore marchigiano; come se ai piedi di una statua greca allungassero un mercato di scarpe civitanovesi

        Questo volevo dirti. Magari per lincazzatura ti salta luzzolo di affittare un TIR per venire a riprenderti la tua LAVORARE. Sta tranquillo che qua sarebbero contenti, non capirebbero neanche la vergogna, lo smacco, la patente dignoranza che li avvongolerebbe.

        È San Benedetto, bellezza!

Saluti           PGC

26 giugno 2019