giovedì 14 novembre 2019

“Sì, viaggiare / evitando le buche più dure”

VIAGGIO INTORNO AL MONDO

Christian Riganelli (Fisarmonica)  Fabio Battistelli (Clarinetto)

Ripatransone - Auditorium Santa Caterina, 10.11.'19 ore 17
[Associazione Musicale Marchigiana]



“Sì, viaggiare / evitando le buche più dure”  
[Battisti - Mogol]


        Infatti. Riganelli e Battistelli-drivers stasera ci han fatto viaggiare soft, scegliendo per questo concerto un repertorio lungo sì migliaia di chilometri, ma senza scossoni. Niente musiche troppo ardue e in salita per noi. Si parte comodamente da qua vicino, dall’immaginaria stazione di Castelfidardo, con una “Tarantella marchigiana” - del nostro Riganelli - di media velocità, tanto per prender confidenza con noi viaggiatori-ascoltatori che a guardarci non sembriamo fisicamente attrezzati a saltare da un fuso orario all’altro.
        Ma fisarmonica e clarinetto non sono stanziali come quel pianoforte a coda lunga, nero accantonato sul palco; anzi, la “Scatola magica” a bottoni di Riganelli - che somiglia a una valigia (di marca Victoria, non Samsonite) - ha bisogno proprio dell’aria del viaggio, per suonare meglio, e così pure il clarinetto di Battistelli, che smontato è più agile di un ombrello: per un “Viaggio intorno al mondo”non si fanno pregare.
        Sono musiche di ogni nazionalità, Argentina, Bulgaria, Italia, Grecia, Brasile, Spagna, Israele… eseguite con precisione svizzera e professionale “trasporto”, da viaggiarci dentro con estremo comfort. E guidano con intensità e maestria, i nostri musicisti-drivers, come se stessero esibendosi in un grande teatro pieno di esperti spettatori-viaggiatori e non un piccolo “caldo” chiesastrico auditorium, senza finestre per guardar fuori - questo passa il Convento, alla lettera - e con qualche posto vuoto.

        E’ stato un “dolcemente viaggiare […] evitando le buche più dure”. E incontrando per strada anche chiare tracce di jazz, di classica, di tango… Christrian e Fabio - li chiamiamo per nome, in viaggio si diventa presto amici - le hanno percorse cambiando ritmo, genere, atmosfera: per noi, non un attimo di stanchezza o di noia, come a volte nei viaggi. Anzi, un sapiente continuo “rallentare per poi accelerare”… “gentilmente, senza strappi al motore”: ci abbiamo preso gusto, ci piaceva continuare, e loro generosi ci hanno scarrozzati ancora per un po’…

        “Viaggio intorno al mondo” fascinoso e colto, però breve. Vorremmo che Riganelli e Battistelli ci portassero ancora in tour, anche in percorsi più complicati, possiamo farcela, ci prepareremo. L’itinerario lo scelgano loro, ci fidiamo. Noi cercheremo di esser più numerosi, occupando pure i posti riservati in prima fila. [tanto quelli mica vengono, i politici… e se viaggiano non capiscono, massimo vanno a San Marti’]


PGC - 13 novembre 2019




mercoledì 13 novembre 2019

IL DIO DELLO STREPITO

 COMPAGNIA DELL’ACCADEMIA
studio da
LE BACCANTI
di
Euripide
trad. Edoardo Saguineti
regia Emma Dante

San Benedetto del Tronto – Teatro Concordia
9 Novembre 2019  h 20.45


IL DIO DELLO STREPITO


“… portami laggiù, dio dello strepito, dio dello strepito
 euòi! Tu che guidi i baccanali…


         Modernissimo Euripide, che “come tutte le avanguardie rigenera il teatro uscendo dal teatro” e paga di persona: con l’insuccesso, con l’autoesilio da un’Atene senza redenzione, da una società che non lo ama e gli tributerà omaggio tardivo e postumo, forse ipocrita. 


         Tragedia totale viene definita Le baccanti, e ultima stagione del teatro politico: al tragediografo greco - così vicino al teatro moderno - sarebbe certo piaciuta la geniale regia di Emma Dante, il suo teatro che rilegge la classicità attualizzandola e i cui archetipi spesso utilizza nella denuncia sociale che è nerbo della sua produzione.
         L’arcaismo tragico delle Baccanti le è congeniale - qui esaltato dalla luminosa traduzione di Sanguineti - e il palco popolato di giovani donne e giovani uomini, martellato da musiche pop e luci psichedeliche nulla toglie alla perfezione del meccanismo teatrale euripideo, alla violenza di un intreccio - la fantasia dei Greci è spesso truce - che fu anche atto di accusa verso un corpo sociale, quello ateniese, disgregato così come smembrato è il corpo fisico del tiranno Penteo.

         Ci sono tutti, i temi eversivi di un Euripide cui Atene preferì sempre gli altri tragici: ci sono le donne, invasate dal dio e perciò libere - pur solo nell’ebbrezza dionisiaca - da un giogo sociale maschilista e opprimente, non lontano da quello che la regista rintraccia nell’humus socio-culturale della natia Sicilia; c’è il dio dalla collera vindice rivolta contro Tebe che non riconosce - unica fra le città - la sua divinità frutto della ierogamia fra Zeus e la mortale Semele; c’è il confronto col tiranno - il suo doppio - che irride il sacro e segna in questo il proprio destino tragico.
La vendetta di Dioniso - qui sdoppiato in un corpo maschile e in uno femminile - eccede la giusta misura ma non cerca giustificazione, né la natura divina può essere discussa: le principesse cadmee e con esse tutte le donne di Tebe, possedute dall’estro dionisiaco - l’oistros, l’incontenibile follia - saranno il suo braccio armato, e ciò che il dio ha spietatamente stabilito si compirà.
         Alle sue menadi asiatiche e alle baccanti tebane il dio dello strepito infonde così il grido di vittorioso furore nella perdita totale di sé, mentre l’azione converge verso il suo acme: lo sparagmòs, l’orribile smembramento di Penteo ad opera dalla stessa sua madre Agave, che nella follia bacchica lo crede un cucciolo di leone.

         Con il taglio della parte finale - l'esodo e il ritorno di Agave in sé, con la  terrificante coscienza dello scempio e il canto di trionfo che diviene lamento funebre - la regia sceglie una messa in scena dominata dalla dirompente bacchica sensualità dell'elemento femminile: qui musica, canto, danza disegnano geometrie convulse ed esplosioni di colore, e gli oggetti anche macabri - le teste mozzate penzolanti dalla graticcia, la croce a un certo punto innalzata - sono grumi simbolici che inchiodano l’attenzione e rendono lo spettatore parte dell’incantesimo collettivo.

         Le figure più caricaturali - l’effeminato Penteo, eroe (o antieroe) della miscredenza, il saggio Tiresia, il tremebondo vecchio re Cadmo - spinti dal dio al travestimento femminile per mescolarsi ai riti bacchici - non muovono il riso, amplificano anzi il connotato tragico, la ferocia collettiva indotta dalla follia divina. Nella nitidezza della costruzione euripidea Atene non poteva non riconoscere le dinamiche stesse della propria disfatta politica e morale (il predominio degli affari, le lotte intestine, la disgregazione della società e dell’individuo… Ci ricorda qualcosa?).

         La Compagnia dell’Accademia e i suoi giovani eccellenti interpreti - “bravi da matti” - imprimono alla scena una carica passionale che è cifra del teatro di Emma Dante, sempre di attualissima denuncia. Per ricordarci, insieme con Euripide e duemilacinquecento anni dopo di lui, che per incenerire le case degli uomini, per "abbattere questa società putrescente non serve certo un dio, bastiamo noi” (L.Billi).


Sara Di Giuseppe - 12 Novembre 2019 





sabato 9 novembre 2019

Alì Babà e i quaranta palloni

            Istruzioni per la lettura (cfr. stampa locale):
-          Rubati quaranta palloni alla squadra di calcio Sambenedettese. Si cercano i ladroni, forse quaranta. Come acciuffarli, prima che ne rubino ancora? [Furto gravissimo ma “affettuoso” e creativo: senza palloni non giochi, se non giochi non perdi]

-          A San Benedetto, Grottammare e Cupramarittima si stanno costituendo legalmente - su iniziativa dei 3 sindaci e benedizione della Prefetta - i “GRUPPI DI VICINATO”. In pratica: RONDE DI CITTADINI SPIONI, “con 8 coordinatori già individuati(sic). Stiamo sereni.

Alì Babà e i quaranta palloni, dicevo, ma che c’entra? 

      E’ che ci vorrebbe un Alì Babà per ritrovare i quaranta palloni trafugati dai ladroni: e potrebbe riuscirci uno degli “8 coordinatori appena individuati” dall’Amministrazione di Grottammare, o qualche agente-scelto della relativa squadraccia. 

       Impresa non difficile - non si tratta di ori e gioielli persiani… - e perfetta come allenamento per i “Gruppi di vicinato”: basterà che questi scagnozzi girino con ostentata nonchalance per i campetti di calcio del “perimetro di competenza concordato” e osservino con cannocchialetti sapientemente mimetizzati i palloni con cui giocano i ragazzi; buttino l’occhio vigile sul vicino che d’improvviso palleggia con la moglie in giardino; controllino se la vetrina del negozio di fiducia di articoli sportivi ha troppi palloni in sconto… 
Oppure bussino direttamente alle porte del proprio quartiere (“Apriti Sesamo” e ogni porta si aprirà) e… ”quanti palloni avete in casa?” Se ce n’è più d’uno, ZAC, subito avvertiranno i Carabinieri a mezzo whatsapp, come gli hanno insegnato negli “incontri formativi” e come sta scritto nel “Protocollo d’intesa con la Prefettura”. Per il vicino saranno cazzi, ma questo è il Progetto sociale che favorisce la rinascita e il consolidamento dei rapporti e la reciproca assistenza tra vicini (sembra una barzelletta ma proprio così dice Pierre-Gallin, e i giornalisti da riporto riportano).

        Ulteriore missione degli Alì Babà nostrani sarà scovare chi in casa accende forni e camini contravvenendo all’ordinanza sindacale che lo vieta severamente ma con deroga: “salvo che per cucinare salsicce alla brace e grigliate” (pare una barzelletta ma proprio così scrive sindacopiunti nell’ordinanza).
Svariati Alì Babà in borghese, pertanto, perlustreranno il quartiere di riferimento col naso in su, guardando i comignoli e annusando l’aria come i bravi di don Rodrigo, e al minimo sospetto ti entreranno in casa (con o senza la formula magica “Apriti Sesamo”) puntandoti addosso non la pistolona, per ora, ma lo smartphone: per il vicino saranno cazzi, se sorpreso senza la salsiccia in bocca.
 
        I “Gruppi di vicinato appena istituiti, dunque: comitati di controllo o ronde, comunque li si voglia chiamare, altro non saranno che la STASI de noantri. Giusto 30 anni fa la mandavano finalmente al diavolo, la terribile Polizia Segreta della DDR, che aveva la sua forza nell’immensa rete di collaboratori più o meno segreti adescati tra i cittadini.
 
Per l’anniversario la resuscitiamo noi, proprio nei giorni in cui dappertutto viene ricordato ciò che fu quel fetente regime poliziesco caduto con ignominia, a furor di popolo; che cosa fu lo spietato controllo di ogni atto, di ogni respiro dei suoi cittadini. “Le vite degli altri” fatte a pezzi.
 
        I 3 sindaci invece già si appuntano la medaglia, nell’assordante silenzio di opinione pubblica e mezzi d’informazione: non un lamento, un soprassalto di preoccupazione, un moto d’indignazione da parte di cittadini comuni, di sedicenti intellettuali, politici sinistrorsi militanti o a riposo, giornalisti e porgimicrofono, presenzialisti di professione, finte opposizioni politiche, associazioni asservite, preti vescovi e chiesa tutta, artisti, opinionisti e bellagente.
Non un fiato da nessuno di costoro, non una parola, non un pensiero, non una riga per denunciare questa deriva pericolosa, moralmente distorta, militaresca e fascistoide; per lanciare l’allarme sul cupo spionaggio istituzionalizzato e astutamente mascherato da “reciproca assistenza tra vicini”. Nessun “dissidente”. Indifferenza, apatia, viltà, silenzio.

        Un’opinione pubblica che supinamente accetta scelte come queste, lesive di libertà, dignità, decenza, prodromi di derive impensabili, è irreparabilmente lobotomizzata, anestetizzata fino alla paralisi, e allora tutto può succedere. Nella storia recente è già successo.

        Oppure, e chissà qual è l’ipotesi peggiore, silenziosamente condivide queste politiche, se ne compiace, si sente al sicuro, tutelata da un grande fratello occhiuto e prepotente, che con l’alibi della solidarietà e partecipazione sguinzaglia i suoi spioni a controllare il modo in cui vivi.
        E i sindaci continueranno a gonfiarsi come i palloni della Samb, santi subito saranno acclamati da stampa, da cittadini adoranti e complici, da nani e ballerine: santi degli spioni, patroni del buco della serratura.
        E pensare che gli è bastato cominciare con dei piccoli ma fedeli Alì Babà che corrono dietro a 40 palloni rubati…
 
 
PGC - 9 novembre 2019




sabato 2 novembre 2019

PEGGIO DI DRESDA

       “Il Consiglio Comunale di Dresda approva a maggioranza (Verdi, Post-comunisti [Linke], Liberali [Fdp] e Socialdemocratici [Spd] a favore, Cristianodemocratici [Cdv] angelikamente contro) una delibera che proclama in città l’Allerta Nazista, dopo i ripetuti atteggiamenti e atti antidemocratici, antipluralisti, contrari all’umanità e di estrema destra che arrivano fino alla violenza. Dresda ha un problema: se non vuol diventare la capitale del nuovo nazismo deve opporsi energicamente a questa destra estrema radicalizzata, difficile da individuare e mescolata con la borghesia conservatrice”  (cfr.”La Repubblica” del 1.11.’19)
 
       Premesso che il Piceno non è la Sassonia e che qui i nazisti non ci sono (o piuttosto, non si vedono) e che abbiamo “solo” una forte DESTRA, noi siamo messi peggio di Dresda.
Nel senso che, mentre la nostra destra/centrodestra cresce elettoralmente e si fa sempre più invadente, arrogante, invasiva, ma anche subdola, sorridente, convincente, dispensatrice di convenienti promesse, non c’è chi la contrasti. Questa nostra destra casereccia prospera alla luce del sole, non si nasconde, non si vergogna: anzi si mostra amichevole, religiosa, con l’abito buono della festa. Si mescola agevolmente fra noi, che storicamente l’abbiamo già nel DNA. Si annida perfino nella nostra sminuzzata sinistra/centrosinistra; oltre che tra intellettuali, operai, dirigenti, disoccupati, evasori fiscali, giornalisti, medici, commercianti, imprenditori, artisti, avvocati, militari, insegnanti, studenti. Donne uomini bambini, il DNA dicevo. Si fa chiamare in tanti modi: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Casa Pound… Amministra quasi dappertutto, anche dove è in finta minoranza.
       Basta guardare qualche fatto degli ultimi 5 giorni:

-      I sindaci di San Benedetto, Grottammare e Cupra Marittima (destra e sinistra) firmano davanti alla Prefetta di Ascoli l’impegno ad istituire le RONDE (le chiamano “Gruppi di vicinato”, oh quanto sono creativi, ma sono peggio delle Ronde, torneremo alla famigerata STASI della DDR). La notizia  - cioè la velina - esce liscia come una carezza, nessuna indignazione o quasi. ”Mummie che tacciono”.
-      Al ristorante “Terme” di Acquasanta, per i festeggiamenti dell’Anniversario della Marcia su Roma, si riuniscono a banchetto amministratori ascolani e sambenedettesi sotto l’egida del Duce. La notizia scandalizza tiepidamente i giornaloni locali, poi appena un po’ di sputtanamento su quotidiani e tigì nazionali, poi tutto tende a sgonfiarsi: il Fratello d’Italia sindaco-ragazzo-maratoneta di Ascoli ci ha dato a bere che non aveva visto il menu (!) - talmente fascista che quello di casa-Mussolini gli fa un baffo -. Gli altri Fratelli hanno minimizzato, i leghisti hanno fatto embè?. Nessuno si è dimesso. Solo un gregario finto-capo si è scusato a bassa voce. Certo, dopo il fattaccio la sinistra ha strillato, ma come per contratto. Strillato. Déjà vu.

Ma l’elenco delle decisioni destrorse folli e pericolose come e più di quelle nazionali è lungo, lunghissimo: lo è così tanto che, almeno nei Consigli Comunali se non anche nella cosiddetta “società civile” si sarebbe dovuto fare uno scatto, tipo Dresda.

Ma quando mai, se siamo ormai inquinati fino al midollo.
 
-      L’opinione pubblica è silente, ciascuno cura col massimo interesse il proprio orticello o il proprio ombelico, né mostra di accorgersi di nulla. Come i contadini polacchi quando sulla ferrovia che correva accanto ai loro campi di cavolfiori gli passavano davanti certi convogli…
-      Le classi dirigenti capaci di “gestire con saggezza” le crisi strutturali e le crisi contingenti sono sempre più rare o addirittura scomparse.
-      La sinistra ormai sbriciolata come biscotti secchi, non sente più la propria responsabilità principale: quella di “tentare di contrastare gli innati bassi istinti della parte destra di noi tutti e di tenerli a bada” (Altan). 

       Quindi nessuno dei nostri pavidi, inerti, neghittosi Consigli Comunali, incapaci di prospettiva politica ma anche di pensare semplicemente controvento, voterà mai una delibera che, dichiarando l’evidente pericolosità di questa deriva - antipluralista, antidemocratica, antiumanitaria quando non addirittura violenta - impegni il Comune, i Comuni, la Provincia, la Regione ad opporsi energicamente e a combattere una destra estrema e arcigna, radicalizzata ovunque, facile da individuare benché spesso mimetizzata nei ranghi della borghesia conservatrice e reazionaria.

Siamo messi male. Peggio di Dresda. E il Piceno è già la capitale della peggiore destra, che si evolve con fascistica rapidità.


PGC - 2 novembre 2019


venerdì 1 novembre 2019

Silvano non suona più

Tra noi, era quello che più amava la musica. Ma la suonava di meno.
Lui la “cantava”, dentro.


Quando lo guardavi pensieroso (e forse lui non ti vedeva), sta’ sicuro che aveva un motivo in testa, spesso ripetitivo, che ripassava in continuazione, arrangiandolo alla sua maniera, smontandolo, rimontandolo, arricchendolo di note nuove, per noi misteriose.

Da ragazzo, con noi formò i Leaders, poi studiò e insegnò musica, a Ripa fu maestro di banda, nel suo defilato affettuoso negozio vendette chitarre, clarinetti, sax, piani, batterie, spartiti, mute di corde…

Ci si ritrovava, ogni tanto. Tra noi, suonare significava parlare. Impacciati magari, non ricordando bene motivi e accordi, provando, riprovando…

In ultimo, da solo, chissà cosa cantava. Ma sembrava sereno.

Noi speriamo così.

1 novembre 2019                Gli amici di musica




mercoledì 30 ottobre 2019

La STASI* nel Piceno

*Staatssicherheitsdienst:  Polizia Segreta di Stato dellex DDR La principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della Repubblica Democratica Tedesca.

        

       Dovevamo saperlo, che prima o poi la sindrome da sicurezza (Sicurezzite, nel linguaggio specialistico delle neuroscienze) avrebbe partorito il mostro.

       Lhanno partorito - senza una doglia né una contrazione - tre geniali sindaci del Piceno (Grottammare, Cupra, San Benedetto: i tre "P" dellavemaria, rispettivamente Piergallini, Piersimoni, Piunti), più la Prefetta di Ascoli. Sorriso da primi della classe nella foto di gruppo, con la penna in mano (!) come quando andavamo alle elementari, con dietro i maestri, pardon, i vertici delle Forze dellOrdine in posa pettoruta, e, sotto, la velinona istituzionale del 29/10 che la stampa locale si è scapicollata a pubblicare senza - va da sé - un sussulto di critica-dubbio-perplessità, né uno sbigottito possibile-che-sia-vero?... (È la stampa locale, bellezza).

       Vero lo è, il comunicato dei faccioni sorridenti con la penna in mano non lascia dubbi. 

Lideona, che presto sarà concretamente realizzata, prevede il coinvolgimento dei cittadini in attività di osservazione della propria zona di residenza per prevenire reati e valorizzare forme diffuse di controllo sociale 

Passaggio clou: listituzione di GRUPPI DI VICINATO(sic) che dovranno - udite udite - limitarsi a riferire le informazioni di interesse per le Forze di Polizia

(Ci ricorda qualcosa?)

       I Gruppi di vicinato - difficile dire se la definizione sia più comica o più sinistra, ma si può optare per un pareggio - avranno compiti di controllo del vicinato (sic) e dovranno limitarsi (bontà loro) a riferire le informazioni di interesse per le Forze di Polizia.

       Nellex DDR si chiamavano cittadini della pace - Kundschafter des Friedens - i benemeriti che facevano gli spioni presso la STASI; qui da noi tempo fa si chiamarono RONDE i gruppi di cittadini di marca fascioleghista pronti a menar le mani se la sicurezza lo richiedeva; poi anche quelle si sgonfiarono, le ronde rimasero disoccupate e restarono comunque i Vigili Urbani a inseguire con eroico sprezzo del pericolo i feroci vucumpra sulle spiagge di San Benedetto-Grottammare-Cupra  (in ordine di apparizione sulla traiettoria sud-nord).

     Oggi finalmente, con listituzione dei Gruppi di vicinato (che Salvini se lo sa ci resta secco per linvidia) tutti saremo più sicuri: ciascun cittadino saprà di poter essere spiato, controllato, se necessario pedinato dal proprio vicino (ci ricorda qualcosa?) e sarà perciò indotto a comportamenti onesti, disciplinati, cristallini; ciascuno, incontrando il proprio vicino, si scappellerà ossequioso, hai visto mai che siauno di quelli”… e se ne gioverà larmonia generale. Ciascuno inoltre potrà farsi parte attiva del progetto e, riscontrando comportamenti sospetti nel vicino, fare una sacrosanta spiata alla STASI, pardon alle autorità locali. 

       Insomma, grazie al genio dei sindaci locali e delle autorità preposte - la brava Prefetta auspica che altri Comuni si aggiungano  - dora in poi dormiremo fra due guanciali: gli spioni, gli spiati, la città intera e tutto il cucuzzaro. 

E la sicurezzite celebrerà finalmente i suoi trionfi.

       Però un po sono preoccupata: se mai, colpevolmente trasgredendo la severa dieta  ipocalorica, dovessi appartarmi per sgranocchiare in segreto una libidinosa barretta al cioccolato, potrebbe il mio atteggiamento indurre in sospetto un occhiuto vicino, ed essere io da questi zelantemente segnalata alla STASI, pardon alle autorità locali? Mumble mumble


Sara Di Giuseppe - 30 ottobre 2019 


martedì 29 ottobre 2019

E se domani…

Paolo Fresu & Bebo Ferra

ASCOLI PICENO - Cotton Lab     venerdì 25 ottobre 2019  ore 21,45



         E se domani - ma a questora è già domani - Paolo Fresu e Bebo Ferra tornassero qui al Cotton Lab per un altro concerto? Cioè se rimanessero qui sul palco e continuassero chessò per una cinquantina di bis: nessuno di noi andrebbe via come stiamo facendo adesso. Rimarremmo eroici ma felici sulle nostre sedie, al massimo ci stireremmo un po per sgranchirci, come fa Paolo quando suona

         Mettiamo il caso che fuori sullo stradone calasse tanta di quella nebbia da neanche poter ritrovare la macchina al parcheggio (è già successo); che lautostrada fosse chiusa per lavori (è successo); i treni fermi per scioperi (è successo) Fresu e Ferra mica potrebbero partire. E chi, se non il Cotton, dovrebbe ospitarli aprendogli casa?

         E se domani e sottolineo se”… Paolo e Bebo poi si intestardissero a suonarci non solo altro meraviglioso jazz, ma anche altre Ave Marie sarde, e tutte ma proprio tutte le ballate sarde, alla berchiddese, alla sulcitanese, alla bessudese, alla capricciolese gli ci vorrebbe del tempo, no? Qualche giorno, appunto.

         E se poi, allimprovviso, piombassero miracolosamente qui pure i loro amici-colleghi Enrico Rava, Uri Caine, Danilo Rea, Daniele Di Bonaventura, Trilok Gurtu, Enrico Intra, Richard Galliano, Antonello Salis non ne verrebbe fuori un guazzabuglio di jazz e di E se domani da ammattirci?

         Nemmeno l'ombra della perduta felicità, ma neanche di stanchezza. Be, certamente il catering dovrebbe fare gli straordinari; gli smartphone di quei maleducati che non lo spengono mai e fotografano e filmano e mandano e ricevono whatsapp senza vergogna, avrebbero bisogno di ricarica; dovremmo mettere a letto i bambini che non ci sono, quelli li teniamo alla larga dal jazz (basterà una carrettata di penosi flautini dolci da scuola e la coscienza è a posto). 

         E se domani succedesse tutto questo, il mondo intero non solo te ne parlerebbe: Fresu, Ferra & company al Cotton Jazz-Cotton Lab di Ascoli per un concerto senza fine, ad libitum come si dice in musica, fino a quando flicorno e tromba reggono!

Sogni. È che quello che basta allaltra gente a noi non basta. Però potremmo andare a Berchidda, al prossimo festival di FresuTime in Jazz. Anzi, non è unidea traslocare in massa in Sardegna - i fedelissimi del Cotton - per un corroborante bagno di sardità e di Jazz? Che fai Paolo, ci ospiti? 


PGC - sabato 26 ottobre mattina presto


lunedì 28 ottobre 2019

La vita è un CUBO

Národní Divadlo  -  LATERNA MAGIKA

CUBE
LaternaLAB

Regia: Pavel Knolle 
Coreografia e sceneggiatura:  Štĕpán Pechar  -  David Stránský
Musica: Jan Šikl 

Laterna Magika - Teatro Nazionale      
Praga, 19 0ttobre 2019 - h20
  

La vita è un CUBO

        Forma reale e simbolo, il cubo: figura geometrica e funzionale astrazione, ma anche luogo reale - edificio, abitazione, stanza, spazio scenico - che contiene le nostre vite; forma irreale-onirica, nellarte, e paradigma “dellinfinita possibilità tridimensionale di mutamenti e di variazioni" (Pavel Knolle).

         Laterna Magika, palcoscenico sperimentale del Teatro Nazionale di Praga - nello spettacolare edificio brutalista di Karl Prager - è il contenitore perfetto di questo odierno “Cube: omaggio, nelle procedure tecnologiche e nel motivo ispiratore, a quellesperienza unica che Laterna Magika  fu negli anni Sessanta, primo teatro multimediale al mondo e successo cecoslovacco all'Expo di Bruxelles del ‘58; avanguardistica sintesi di teatro, danza, musica, proiezione, lavoro con lo spazio, sfida allorientamento politico-estetico del tempo, che da allora fino ad oggi ha messo in campo i migliori talenti mondiali tra registi, drammaturghi, coreografi.

       La potente creazione del trio Knolle-Pechar-Stránský - l'attualissimo "Cube" - lega danza contemporanea e arte multimediale, principi originali di Laterna Magika arricchiti dalle più moderne tecnologie; li dispone in sequenze compiute pur se prive di trama narrativa; le fonde col gioco degli elementi visivi; risponde a un tessuto musicale che a suoni industriali e minimalisti alterna aree musicali intimistiche e fragili, e monumentali assolo di archi. 

         È il palcoscenico stesso la forma dominante, un mondo che i giochi visivi sgretolano in micro-mondi sul cui prevalente bianco e nero, così come nel caleidoscopico frantumarsi dello spazio, la fisicità degli otto ballerini accompagna o si oppone, più spesso si fonde con l’astrazione geometrica delle visioni nelle quali ogni spettatore cercherà, forse trovandole - come osservano gli autori - le proprie personali e originali connessioni. 

        E il linguaggio della danza, nella mutevolezza di un luogo scenico in continuo movimento e frammentazione, si fa metafora delle forme dentro le quali agisce il nostro quotidiano: siano esse spazio fisico o interiore, è nel loro perimetro che si consuma il nostro reale, così come il sogno o l'incubo, nell'ambiguo labile confine fra realtà e illusione. 

        È così in STÍN - The Net - dove “la struttura delle nostre vite, la struttura dei nostri sogni”  si concentra in un movimento unico e ossessivo che coinvolge il palco intero e sembra che tutto il mondo si muova in tutt'uno coi danzatori; è così nel solipsistico "StÍn" - Shadow - dove il solista danza con la propria ombra - “poter vedersi dall'esterno e vedere l'ombra della propria anima”...  - e questa si duplica e si moltiplica, alter ego che insegue, si nasconde, schiaccia; ed è in "Labyrint" che la ricerca di sé - tra solitudine e vicinanza - naufraga nellindistinto magma della realtà virtuale, nellillimitato edonismo e nella perdita d'identità, nella solitudine di relazioni interpersonali ridotte a soli emoticon. 

       È così, infine, nel misterioso esoterico "Nirvana" dove la tensione lirica verso un altrove, verso “una galassia non restituibile e altra riconduce lo spettatore a quell'incerto limite fra realtà e sogno lungo il quale indistintamente percepiamo - nella vita come nell’illusione teatrale - che, al di là di ogni nostra prosopopea,  “siamo formati degli elementi de quali si compongono i sogni.



 Sara Di Giuseppe - 28 ottobre 2019


giovedì 24 ottobre 2019

Sapore di sale, sapore di mare

Conchiglie in musica al Museo Malacologico

con MAURO OTTOLINI e il suo gruppo

Cupra Marittima  19 ottobre 2019   ore 21,30



Sapore di sale, sapore di mare


        Lavevamo dimenticato, che le conchiglie sono gli strumenti musicali a fiato più antichi e più diffusi al mondo. Da sempre, in riva agli oceani, ai mari, ai laghi, una marea di fabbriche ne producono quantità industriali incessantemente, di giorno e di notte, a Natale e a Ferragosto, non un giorno di ferie o di sciopero. Fabbrichenaturali invisibili, non fanno rumore, non mandano fumi, non inquinano. Senza operai macchine e robot, senza uffici-vendita, marketing, pubblicità. Fabbriche senza padroni. 

Non hanno veri concorrenti - neanche Yamaha - le conchiglie musicali. Sarà che il mercato non le chiede, che ai Conservatori non le studiano, che pochissimi le suonano Loro sono riservate, non seguono le mode, non arrugginiscono (il sale gli fa un baffo), non invecchiano, anzi sono eterne (se non cadono); e tengono sempre laccordatura perché hanno la musica dentro, comprese scale tonalità accordi e via cantando; il tempo no, le conchiglie sono fuori dal tempo. Fanno disperare i musicisti: niente tasti, pistoni, corde, chiavi, pedali, qualcosa per comandarle, come gli strumenti inventati da noi. E la conchiglia che comanda, le ubbidisci o lasciala stare. Oppure raccoglila con un inchino, come fan tutti. Forse - senza forse - ti porterà fortuna, felicità…”

        E dunque: metti una sera a Cupra, quando le senti suonare in concerto a casa loro, nel loro Museo Malacologico più grande del mondo da MauroOttolinidettoOtto e la sua band

Evento unico, col patrocinio del Comune ma manco una lira, il sindaco ragazzo - gratis in prima fila - e la sala mezza piena: non era scontato, ma era naturale che fosse un successo perfetto. 

        Otto, delle conchiglie di ogni tipo e grandezza apparecchiate sul tavolo - dalla comune Ciprea in poi - non ne dimentica nessuna e una alla volta le suona tutte: vi soffia con più o meno forza, le manipola dentro per fare le note, modularle, inventare suoni che non so raccontare. 

Lo accompagnano divertendosi i quattro della band: giocattoli rigenerati, bicchieri di plastica, pietre sonanti, pezzi di legno, percussioni tribali sarde, pelli, zucche, strumenti aborigeni, barattoli, dimenticate tastierine Bontempi, strumenti ad acqua, grattugie, piattini sonori e naturalmente fasci di conchiglie legate e appese come salami. Di normale, solo un contrabbasso e poco più.  

Non pezzi conosciuti e orecchiabili ma suoni ancestrali e un po moderni, ritmi dAfrica e dOriente, melodie a intervallo unico come certe musiche primitive, eleganti misticismi medievali, intrecci settecenteschi e poi tracce chiare di blues, di jazz, di balcanica, di Brazil Non è Otto che suona le conchiglie - sembra - ma le conchiglie che suonano lui, con il solfeggio interno della loro poesia (A.Branduardi). 

        E per loro cè anche, come è giusto, una Madonna delle conchiglie che Vinicio Capossela - nel cd Sea Shell di Otto - canta guarnita tutta di conchiglie e fiori che protegge gli ospiti come i viandanti che volta londa e poi la rivolta che benedice chi si avventura e chi si appaura che è vestita di drappi azzurri che ti guarda muta, senza parole che ha il volto tinto di un altro colore

        Alluscita dal Museo-Auditorium a due passi dal mare, cè chi ha in testa fuggiasche note di conchiglie, con quel sapore di sale, sapore di mare.



PGC - 22 ottobre 2019 


lunedì 21 ottobre 2019

Lib(e)ri per la gola


In giro per il centro di Sben ho scoperto un nuovo e strabiliante supermarket del food. O meglio, della pasta dei "Migliori Pastifici Artigianali". L'aspetto è curato e il rosso della vetrina ne risalta il pakaging. L'ultima frontiera della Mondadori in città. Prendere per la gola oltre il profumo di stampa. 

Forse si vendono all'interno libri all'amatricida, alla livornese o alla puttanesca. Sempre artigianali e per i palati più raffinati. Marketing sperimentale e neuronale.

Francesco Del Zompo - 21/10/2019