venerdì 18 ottobre 2019

MANETTE NAUTICHE

San Benedetto. Tutto comincia da unesercitazione 
della Guardia di Finanza


        Mentre - a gran fatica - il Governo medita manette per i grandi evasori fiscali e va dolorosamente partorendo misure che forse innalzeranno di qualche anno la permanenza nelle patrie galere di questi malfattori neanche tanto nascosti, a San Benedetto le Fiamme Gialle si portano avanti col lavoro. 

        E che qualcuno deve averglielo detto, che in un posto di mare molti evasori stanno in mare. Proprio davanti alle loro potenti, pulitissime ma immobili barche grigie. Così decidono di muoverle un po, per sgranchirle e prepararle alla futura cattura degli evasori marini, con un Esercitazione simulata di intercettazione e inseguimento di un potente gommone (sic).

       Quindi, informata la stampa (e confezionatole anche la velinona istituzionale), radunati alcuni Comandanti e Alti Ufficiali pure di fuori (Ancona), invitano un paio di Prefetti per una crociera operativa, alias innocua ma emozionante gita in mare.

        In rete e sui giornali on-line ci sono le immagini, non sembrano un fotomontaggio.

        Vi hanno rischiosamente partecipato, oltre al gommone che era così veloce che non si vede il numero, il Guardiacoste G 215, i motoscafi V 2052 - V 612 e lelicottero GF 99 del Reparto Operativo Aeronavale. Se ho omesso qualcuno non arrestatemi.

         Ma che era un furbo diversivo lhanno capito tutti: infatti al ritorno i finanzieri (e i Prefetti) hanno trovato il Porto Turistico di San Benedetto VUOTO, DESERTO, senza più nemmeno una barcaimportante. Quelle grosse erano partite per prime a razzo (a palla allazzata, direbbe Camilleri) lasciando cattivissime scie bianche dove le meno grandi hanno rischiato il naufragio. Per fortuna niente incidenti, tutti gli evasori sono scappati dove volevano, con i propri bancomat. Quando il Governo decidesse manette nautiche, tiè Finanza!

  
Nota importante 

         Questo pezzo contiene notizie vere e notizie false, sta ai lettori distinguerle. Dài, stavolta è facile. 


PGC - 18 ottobre 2019


mercoledì 16 ottobre 2019

VIVALDI PÄRT-TIME

VIVALDI 
      PÄRT

FORM ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA
VOCALIA CONSORT - VOX POETICA ENSEMBLE

TOLENTINO ABBADIA di FIASTRA   
13 ottobre 2019  h 16


VIVALDI  PÄRT-TIME


         Sono larmonia, la precisione, la bellezza, il tempo, la ragione e il sentimento dei milioni di mattoni dellAbbadia di Fiastra, a dare lidea di questo speciale concerto pomeridiano ad orario ridotto: 50 minuti, garantisce il direttore artistico Tiberi.

Orchestra e cori nella crociera del tronchetto, sotto la cupola; il pubblico per lo più nella navata centrale. Intorno solo la moltitudine di mattoni a vista, pulitissimi da sembrar nuovi. Non statue nè dipinti di santi [salvo qualche affresco per caso], non ornamentosi altari dei miracoli, non ori nè oziose decorazioni: ora et labora - lideale benedettino di lavoro e preghiera - qui dentro è ancora rispettato. [Fuori della chiesa meno: assedio - quasi ordinato - di centinaia di auto, pesanti odori di grigliate dai gazebo, aria di ricreazione domenicale, non proprio misticismo e sobrietà]

         Ma è subito Arvo Pärt: Da pacem Domine, un largo lento, sennò non sarebbe Pärt Gli archi matematicamente alternati alle voci (si rispondono, senza guardarsi), e le note - poche - tenute lunghe e/o in successioni (quasi prevedibili), di terza, di quinta ma cariche - non si sa come - di spiritualità e mistero e pure un po di dolore, uno diventa religioso per forza, mi vien da pensare. Eh, questi di FORM sanno come suonarlo Arvo Pärt, sembrano estoni di Tallin. 

         Musicalmente più elaborato il Salve Regina, i due cori misti (siamo precisi!) come fusi nellorchestra qui lavorano molto di più. Ciò che sempre stupisce è il pragmatismo nordico e la modernità di Pärt, la semplicità complessa tendente al minimalismo spinto, al mistico profondo obbligatorio eppure mai oppressivo, al politico nel senso più alto. Tu ascolti e ti passa davanti la Storia (fin dal Medioevo) e la Geografia (a partire dallOriente); e vedi colori, cioè quasi abbini certe note a certi colori (come da qualche parte scrive Oliver Sacks). La musica ti suona proprio nella mente. Sei preso. 

Arvo Pärt magari in part-time ti ipnotizza, con la complicità del grande solitario rosone dellabside, sempre più illuminato dai raggi del pomeriggio, sulla linea visiva di orchestra-direttore-cori misti. 

         Ma ecco il linguaggio sacro della musica impennarsi con questo Vivaldi delle 11 composizioni liturgiche del Gloria in re magg. Un Vivaldi - che ha 300 anni meno di Part! - che forse molti di noi non si aspettano. Anche gli spartiti, per lenergia che devono produrre, si fanno ad occhio più fitti e scuri. I violini e le viole si posizionano in punta di sedia come ciclisti in fuga pronti a scattare, o magari solo per dei deliziosi pizzicati corali; i due contrabbassi (assieme al direttore Berrini hanno la visuale completa) sorvegliano con lautorevolezza dei loro grandi hertz; oboe e tromba, pur defilati, aggiungono calore alla tessitura dellinvisibile tela di preghiere, sentimenti, misteri e perfino polifonici paesaggi prodotti con traboccante fantasia dal nutrito plotone di viole-violini-violoncelli; con le piccole ma grandi Cristina Picozzi-soprano e Roberta Sollazzo-mezzosoprano che spuntano dai cori-misti per duettare in latino tra loro, con loboe, col violoncello Ne risulta complessivamente un vasto affresco musicale, dipinto alla maniera del Tiepolo, con ampie campate di colore con unenergia leggera ma possente in uno spazio vibrante daria e di luce.. Poi si sa, cè del barocco in Vivaldi.

         Mentre usciamo dalla chiesa, allo scadere dei 50 minuti, il sole da ovest si fa strada con prepotenza dal rosone sulla facciata, e il fascio di luce - parallelo al pavimento - colpisce giusto laltro rosone dellabside.

         Cosaltro cè di magico, o di pagano, stasera?


PGC - 15 ottobre 2019


venerdì 4 ottobre 2019

Le fiabe di Antonio De Signoribus: “Stradivari”

       Gioca con la fantasia, Antonio de Signoribus, quando non se ne va seriosamente in giro per le Marche a scovare leggende antiche e a studiarle con passione autentica e rara. 

E quando gioca scrive fiabe. Come il fanciullino che pascolianamente rimpicciolisce per poter veder meglio, ingrandisce per ammirare e provare stupore, egli si cala nel reale per restituirlo, arricchito dagli stilemi del racconto fantastico, a bambini e adulti in ugual misura: quelli vi scopriranno, forse inconsapevoli, le chiavi per entrare nelloggi;  questi vi adatteranno il filtro del proprio vissuto e nella fiaba ritroveranno con stupore le voci di dentro dimenticate nella fretta

      È così nella pressoché introvabile Stradivari, preziosa fiaba scoperta quasi per caso tra le edizioni di qualche anno fa dellAssociazione Culturale La Luna.

      Lo chiamavano Stradivari perchè suonava il violino: così nellincipit, e il soprannome che i paesani danno al protagonista ha il sapore verghiano dei paeselli dove tutti hanno un soprannome - come quel Rosso Malpelo che si chiamava così perché aveva i capelli rossi - e il soprannome definisce unidentità. 

Fa il sarto, Stradivari, ma tutto lo vogliono, alle feste, per quel suo violino che rallegra ed entra nellanima, anche quando le note si fanno stridule se il sarto ha bevuto un bicchiere di troppo. 

      Ma il dato di realtà trascolora presto nella nebbia che confonde e sfuma i contorni. Il carnevale, il ballo nella città vicina, il buon vino novello e linvito ben pagato a suonare per la festa: di colpo nulla è più ciò che sembra e lavventura dellonesto  suonatore di violino sarà una discesa nellenigma, fin quasi alla perdita di sé. Salverà appena in tempo lanima, il povero Stradivari, prima che lo sfavillio del denaro e il luccicar di lustrini lo perdano per sempre. Ma il prezzo pagato è alto, e il finale più malinconico e amaro del rassicurante vissero tutti felici e contenti.

       La fantasia sa disegnare scenari inquietanti e ambigui, e nelle fiabe spesso crudeli della nostra infanzia essa ci porgechiavi e prospettive inattese per leggere il reale. 

Così il mistero e linsondabile, che il nostro prosaico oggi ha espulso da sé, De Signoribus lo esplora attraversando miti e leggende, scandagliando limmaginario popolare, interiorizzandone il sostrato etico e morale, trasferendolo nelle sue fiabe. 

E queste sono allora favole fino a un certo punto: sono piuttosto un punto di vista altro sul reale, una prospettiva da cui calarsi empaticamente dentro la fragilità del nostro mondo umano, di quellal di qua troppo avaro di fantasia e di speranza, dove tutti possiamo essere prima o poi quel violino che non suonò più per tutto il resto della sua vita.


Sara Di Giuseppe - 4 Ottobre 2019


“LA NOSTRA CASA È IN FIAMME”, costruiamone ancora!

La variante REMER si farà: Un borgo naturalistico di 80 appartamenti immerso nella natura della Riserva Sentina.Più di 3 milioni per le casse comunali.

 LA NOSTRA CASA È IN FIAMME, costruiamone ancora!

     La scena a San Benedetto cambia ancora ma è sempre uguale: mattoni, asfalto ferro e cemento. Palazzi, Residence, Centri Commerciali. E case su case su case, con ingordigia. Insultando la lingua italiana, ora li chiamano borghi

    Un borgo alla Sentina ci mancava. E come non costruirlo, quando è proprio sullaspetto naturalistico che puntano i privati in quanto negli ultimi anni sarebbe cresciuta la domanda per siti immersi nella natura…”. Quindi cosa fanno gli architetti? Propongono progettano e firmano gli orrori che vedete. E cosa fa il Comune? Concede col sorriso e passa allincasso, 3 milioni e rotti, altro cheedilizia sociale. E la rimpicciolita Sentina, che si restringe e intristisce sempre più? Zitta, si capisce. Avrà solo molta più gente che farà intorno pipì, più auto, più scooter, più rumori, più soldi, più turisti stupidi.

      E lambiente, la natura? Linquinamento? Le polveri? I rumori? 
La ci-o-due?

Eddài! Eddài, tranquilli, ovvio che sarà tutto in regola, mica siamo banditi

     E poi senti lultima, questa gli è sfuggita, al Corriere Adriatico: il super-attico di questo borgo così ecologico, quello con vista sui laghetti della Sentina, lha comprato GRETA THUNBERG (anche la sua casa è in fiamme).

     Nota importante: in questo pezzo alcune notizie sono vere, altre false. Al lettore il compito di distinguerle. Se non ce la fa pazienza. Potrà sempre fare il giornalista o il politico.


PGC - 4 ottobre 2019


domenica 22 settembre 2019

Chi rompe NON paga, Chi sporca NON pulisce, Chi inquina fa festa

Domenica 15 settembre: 
un fiume di veicoli 4X4 in processione veloce in un loro circuito
tra Ripatransone, Cupramarittima, Grottammare e dintorni. 


Chi rompe NON paga, Chi sporca NON pulisce, Chi inquina fa festa

I nostri fragili centri storici, le nostre quiete agricole contrade, le nostre malandate strade sterrate avevano proprio bisogno della ripassata annuale degli specialisti off-road a bordo dei loro muscolosi fuoristrada dallaria guerriera.

Eravamo stati avvertiti: centinaia di strisce di plastica arancione (cm 150X11 circa) con scritte misteriose (WARN ARB 4 TECHNIQUE \ OLD MAN EMU 4x4 questi così parlano) pendevano da qualche giorno da tronchi e rami dalbero, siepi, pali della luce, ringhiere e muretti lungo tutti i km del percorso (circa 40 km). Come dire: attenti, arriviamo, sciò, si salvi chi può.

Finchè domenica la falange si è annunciata con impressionante rumore di stormo delicotteri militari -  pareva Apocalipse now reloaded - ma non erano elicotteri. Non si capiva. 

Finalmente li vedo, in mezzo al fuggi fuggi di gatti e altre bestie: ne conto 32 ma sono di più le ruote più grandi di loro, polvere, sassi che schizzano, frastuono di motori e ferraglia varia, puzza acre di scarichi liberi, fumo, fumo Chiudi le finestre! Chiudi tutto!

Aspettiamo che passi, barricati come in guerra Alla fine passa. Adesso tocca al bosco, laggiù dove salza serpeggiante un largo pennacchio di fumo chiaro-scuro. Almeno qui siamo salvi.

Poi - vengo a sapere - sempre in processione veloce, tutti in paese (Ripatransone) fin nella piazza del Municipio: lì allunisono, come militari ben addestrati, tirano fuori tavoli e sedie per il pranzo autarchico portato da casa: niente ristorante per gli uomini duri. Poi via ancora verso lavventura, chi con le giacche mimetiche, chi con le divise da pilota tutte pecettate, chi coi cappelli western. 

Trazioni integrali, marce ridotte, differenziali auto-bloccanti, gomme alte e grasse dai tasselli giganti capaci di scavare voragini. 

Devessere esaltante guidare questi fuoristrada cattivissimi, scorrazzare per ogni dove (pure per fiumi!), arrampicarsi, guardare tutti dallalto in basso Tanto nessuno fiata. 

Mi va bene quasi tutto (non è vero ma ci provo). Però:

-  Perché non ve ne state per conto vostro nei vostri circuiti privati o sulle vostre benedette terre a giocare, liberi di correre scontrarvi ribaltarvi affumicarvi?

-  Perché dobbiamo, noi umani regolamentari non fanatici di ruote e motori, respirare per ore le vostre puzze, assordarci coi vostri rumori, coprirci di polvere e sassi, temere per i nostri animali?

-  Perché vi si consente di massacrare ancora di più le nostre povere strade, già in condizioni pietose e nessuno che le metta a posto? Perché vi si lascia inquinare pesantemente l'ambiente naturale e l'habitat animale creando stress, scompiglio e morte nella fauna locale? 

-  Perché vi permettete di deturpare il paesaggio con quelle vostre strisce arancioni appese dappertutto sul verde-marron come stupide decorazioni natalizie? Le avete lasciate per più di una settimana, solo oggi le avete tolte.

-  Perché i sindaci dei Comuni autorizzano tali scorribande che sconvolgono i territori senza neanche [ammesso che basti a giustificare il tutto, ma ovvio che non basta] lombra di un ritorno economico? (Il catering al sacco, manco al ristorante!)

Voi rompete e non pagate, sporcate e non pulite, inquinate e nessuno vi multa. BRAVI! Clap-Clap! Quasi quasi mi compro una Gip


PGC - 22 settembre 2019


sabato 21 settembre 2019

La Tragedia di ADELCHI

Conosceva la sua Palazzina Azzurra come nessuno.

Ogni particolare edilizio. E ogni palma, ogni cespuglio, ogni fiore, quasi ogni filo derba del giardino. Mi chiamò disperato, quando tagliarono il grande pino. Quante volte ispezionava preoccupato il malandato mosaico della ex pista da ballo: metteva le tessere che si staccavano in tre sacchetti tre toni dazzurro tante volte mandassero qualcuno a ripararla (Macchè)

Teneva a bada gli espositori, gli artisti, i musicisti, gli assessori, i politici e il pubblico maleducato con la stessa intransigenza: attenti, la Palazzina è fragile, si rompe!

Una mattina lo trovai arrampicato su una sedia di plastica che lucidava con cura il plexiglass della scultura VALE & TINO di Marco Lodola: che poesia, sembrava ballasse con loro

ADELCHI non era solo lo storico custode della Palazzina Azzurra, era proprio una sua parte. Era, soprattutto, un testimone scrupoloso, che si studiava attento e a modo suo ogni artista. Poi me lo raccontava, a modo suo.

Quando andò in pensione la Palazzina ci restò male, come orfana. ADELCHI adesso la guardava da lontano, ci passava davanti in bicicletta, chissà se ci entrò più. Io non riuscii a (ri)portarcelo mai.

Ma le vite della Palazzina e di ADELCHI continuavano parallele, il loro distacco non era una tragedia. Si amavano lo stesso.

La Tragedia è adesso.


19 settembre 2019                  Giorgio


martedì 17 settembre 2019

EUGENIO DE SIGNORIBUS, il nostro “Robinson”

La Repubblica/ROBINSON n°145 (14.9.19): 
Eugenio De Signoribus, così coltivo il frutto poetico


EUGENIO DE SIGNORIBUS, il nostro Robinson


        Chissà quanti siamo, a precipitarci in edicola per comprare ROBINSON appena arriva; ad andare poi subito alle ultime due pagine dove Antonio Gnoli intervista il personaggio della settimana (col relativo ritratto a fianco, disegnato da Riccardo Mannelli). Chissà quanti siamo, è una cosa irresistibile. 

E, sorpresa, lintervistato di ieri è Eugenio De Signoribus!

        Intanto mi stupisco perché i personaggi di cultura che Gnoli intervista nascono in genere negli anni 30, e in confronto Eugenio è poco più che un ragazzo. Mi sorprende poi la coincidenza con lidea volante o peregrina venutami alcuni mesi fa nel leggere lintervista al nostro Tullio Pericoli-illustratore di colline e di paesaggi mentali e fisici: lidea di trovare - su un Robinson - unaltrettanto bella intervista al nostro Eugenio De Signoribus-poeta. Ma è presto, mi dicevo, figurati poi se succederà

Invece guarda, lintervista è adesso, e proprio nella casa di campagna di Tullio Pericoli (che non vede da tempo), che è dalle parti di Cupra Marittima - Lisola che cè - dove da sempre vive Eugenio!

       Ci sono poeti che si riconoscono da come camminano. Hanno il passo evanescente delle occasioni mancate, vestono con la stoffa del loro dolore, parlano come se ogni cosa dovesse aver termine, da un momento allaltro. Eugenio De Signoribus, il poeta più schivo che conosca, sembra sempre sul punto di dissolversi…”

        Antonio Gnoli sa inquadrarlo subito con affettuosi e veritieri tratti da pittore, De Signoribus non è un poeta qualsiasi, è uno specialista di precarietà. Ma anche un artigiano, come suo padre: che faceva il barbiere ed era molto preciso nel suo lavoro: per ottenere una buona sfumatura, diceva che occorreva lavorare con la punta delle forbici. E questo richiedeva tempo. Ed era così, sia per la testa del ricco che per quella del povero. (). La poesia esige lo stesso scrupolo, la stessa precisione: la cura massima della parola, la scelta del tempo giusto, la lotta alle sciatterie di quelli che nello spazio di un mattino si scoprono poeti, musicisti, pittori

        Perché il frutto poetico va coltivato con fatica e silenzio, come farebbe un giardiniere coscienzioso. 

 (avrebbe fatto il giardiniere, dice Eugenio, se avesse potuto): è un percorso arduo, dallesito incerto, né alcuna legge esiste che obblighi ad accettare un poeta o un verso

      Nel dialogo ampio e sincero che disegna le infinite, intime sfaccettature del poeta, emergono ricordi di poeti conosciuti, amati, e la certezza della sacralità della poesia, della sua forza e della sua solitudine. 

      La verità della poesia non è il frutto di un esperimento che si può ripetere. La verità della poesia è sola. Cresce nel deserto ed è raro che possa essere ascoltata. E la parola estrema e indifesa che cancella ogni certezza. E la semina di un raccolto difficile.

        Si chiude su parole come queste, che non lasciano scampo, il dialogo discreto e profondo col poeta e con luomo; e ancora una volta la speciale scrittura di Gnoli-giornalista mostra di saper estrarre tutto loro che cè da un incontro, da un racconto, da una conversazione apparentemente casuale. Chissà quanti siamo, a raccogliere le sue interviste

        Di certo anche a noi tapini, che da queste parti respiriamo la stessa aria di De Signoribus, che percorriamo (con meno rispetto, noi) le stesse strade di paese dalle Case perdute, che leggiamo talvolta troppo distratti i suoi versi, pare oggi di conoscerlo meglio. Ci aiuta anche l'acuto ritratto di Riccardo Mannelli: con poche rughe, per una volta


PGC - 15 settembre 2019 


giovedì 5 settembre 2019

Quasi quasi mi faccio un incendio

        Devesserci un piromane seriale che imperversa nelle campagne di Cupra-Grottammare-Ripa, ma nessuno lo prende. Sembra agire indisturbato, con la massima libertà e a colpo sicuro. Quando in TV non cè la partita o qualche altra scemenza che adora, lui per non annoiarsi guarda in aria, strabuzza gli occhi come i coatti di Carlo Verdone inUn sacco bello - e trova lispirazione Quasi quasi mi faccio un incendio. Due passi nei paraggi (a piedi, in macchina, in motorino), accende e torna. Poi si gode gratis lo spettacolo di sirene - autobotti - pompieri - elicotteri - canadair - tivù 

       Nessuno mai lo beccherà, se la sequenza dei fatti è questa. E lo è. Senza alcuna efficace attività di prevenzione, lui può continuare tranquillo [a meno che non si dia fuoco da solo], invece noi ci rimettiamo i boschi. 

      Sui giornali la notizia non fa più notizia: le solite veline inzeppate di dati tecnici senza senso per chi legge, diramate con dispiacere precotto misto ad orgoglio: le fiamme, dopo ics ore, sono state domate con sprezzo del pericolo bla bla bla intervento di squadre di Vigili del Fuoco da ogni dove. Costi altissimi per niente: dopodomani, vicinissimo, capiterà un altro incendio. Doloso.

        Eppure qualcosa si potrebbe e dovrebbe fare per proteggere davvero questi nostri territori circoscritti, pure mediamente urbanizzati, e arrestare il piromane pazzo (se è pazzo). Non siamo in Amazzonia.

        La butto là: perché non utilizzare i DRONI? Penso a una decina di droni semi-professionali, del costo di poche migliaia di euro, da tenere permanentemente in funzione (in volo) nei mesi degli incendi. Da una quota di circa 500 metri, coprirebbero palmo palmo tutto il territorio rivelando allistante qualsiasi movimento o azione sospetta ad ununità operativa della Questura la quale, prima che il piromane seriale agisca, invierebbe i gendarmi a catturarlo come un cinghiale. Della sua losca condotta avrebbe prove certe.

      Invece di continuare letteralmente a buttare acqua sul fuoco - con enorme dispendio di uomini e mezzi - quando gli incendi già fanno il loro sporco lavoro, non sarebbe almeno da tentarla, unoperazione chirurgica preventiva come questa?

      A meno che - guarda che vado a pensare! - gli incendi non siano un appetitoso affare per qualcuno o per molti, e allora è tutta unaltra storia, e appena un dettaglio far finta di spegnerli.


PGC - 5 settembre 2019 


sabato 31 agosto 2019

Racconti incisi

IL SOGNO INCISO

Mostra di Acqueforti (2002-2019) di GIORGIO VOLTATTORNI M.
Cupra Marittima Sala Polivalente   
27 luglio - 9 agosto 2019


RACCONTI INCISI


      Limpassibile spirale quadra di 130 pezzi si snoda sui 4 lati dellinfuocata palestra di cemento nuda di fronte al mare. Le acqueforti incorniciate con cura, tutte del formato standard medio-piccolo, quasi si perdono nel rimbombante hangar dove a ragione potrebbero irrompere squadre di cestisti, pallavolisti, calcettisti

 Il visitatore regolamentare sembra temerlo. Ma capisce anche che deve organizzarsi, per girare lintera mostra e goderla; altrimenti, disorientato, se ne uscirà inventando unaccorciatoia, una scusa, prontooo

Ci vuole un po di religione per guardare e capirla, unacquaforte. Non è un quadro, un olio, una foto, una serigrafia, un intruglio pseudo-artistico. Ecco, intanto avvicinati: quando distingui i tratti di pennino, fermati.

Probabilmente ti troverai davanti al disegno (toni e toni di grigio) di un paesaggio naturale ondulato, poco o niente urbanizzato, con molta vegetazione (Il giardino abbandonato - Verso sera”…); poi alberi calmi (Albero solo - Albero strano - Il cedro malato - I cipressi di San Michele”…); paesi del circondario, ville e case rurali senza cemento (Finestrella sul mondo - Finestra del tempo”…); strade acciottolate di paese, muri antichi (Il giardino di Iside - Lombra bianca”…); rovine intatte e cattedrali (La cattedrale). 

Talvolta il mare allorizzonte, colline, calanchi, boschi. Poche figure. Quiete diffusa, pensante. Tra cielo e mare , Verso sera , Filigrana di luce

Ecco le famose uova come in rilievo di Giorgio Voltattorni (Luovo prodigioso - Luovo di San Rocco - Il grande uovo - Età delluovo”…), il felice Naufragio della lancetta appollaiata sulle punte di tre cipressi, Il treno delle 12:41,I violini dautunno che non stanno in concerto ma sono usciti in campagna, lagreste Concerto per arpa,Il grande nido,Il rinoceronte di Dϋrer (Albrecht Dϋrer, il grande incisore/pittore/acquarellista e uomo di scienza di Norimberga del 500), Il sogno equestre,La grande conchiglia , Cose Hai voglia ad arrivare a 130!

        Ma non ti stancherai, perché questa antica tecnica di stampa artistica manuale multipla (poco multipla) dellacquaforte ti avrà conquistato. Specie se hai la fortuna di avere proprio Giorgio, che con passione ti svela ogni stadio del paziente complicatissimo misterioso procedimento: dalla matita appuntita per lo schizzo preliminare, alle lastre di metallo ben preparate (Dϋrer usò anche un certo legno), agli inchiostri (si parte dal nero sordo) da corrompere distinto con altri colori, agli acidi da governare con la competenza di un chimico per arrivare alla temuta prova di stampa

Una tecnica multiforme mai sicurissima, che si mette a punto proprio sbagliando. Lacquafortista è un operaio che deve sporcarsi le mani, per ottenere quellimpalpabile profondità regolabile, quei tagli di luce (giusti o inventati) del pomeriggio, quei tratteggi ritmati (ma anche no), risolutivi senza tratti corsari. Ma le sue dita impastate dinchiostro faticano felici.

Il potere placido di unacquaforte è proprio quellessere narrazione, dalla progressiva comprensione man mano che la osservi dentro. Una gemmazione di storie, ricordi, emozioni, esperienze che lartista irradia con generosità, in silenzio. Ogni acquaforte di Voltattorni M. è un racconto inciso che prenota un po del tuo tempo, non puoi passarle davanti dandole solo unocchiata. E una specie di musica di Brassens, non una canzonetta. Con la delicatezza di un Van Gogh. Alla fine è più comoda di un libro, non devi neanche girare le pagine 


PGC - 29 agosto 2019 


domenica 25 agosto 2019

Ricordi di Cinema: Carlo era Carlo, Max era Max...

Scrivere un libro ci vuole fantasia, intelligenza, cultura, competenza, passione e molta, moltissima pazienza. Non so in quale ordine e quante altre qualità ne servano, ma di certo le ho viste tutte in Massimo Consorti nello scrivere la prima ed unica biografia su Carlo Delle Piane. Soprattutto pazienza, dato il non facile carattere dello stesso Carlo, tanto che diversi scrittori o ghostwriters avevano fallito dopo aver preso solo qualche appunto o semplicemente fatto la conoscenza.

Fino ad allora avevo potuto apprezzare in Massimo il giornalista, il grandissimo esperto e critico cinematografico e anche quando nell'arte aveva intelligentemente ficcato il naso, ma ancora non conoscevo in lui il narratore se non per i pochi suoi testi da me letti in "UT". Sì, avevamo fondato questa benedetta rivista insieme, Massimo, Giorgio (alias PGC) ed io nel 2007, e grazie a questa 'piazza' delle idee, avevamo intrecciato le nostre professionalità con le stravaganti iniziative collaterali che ci inventavamo.
Massimo e Carlo si conobbero personalmente nella 16a edizione del Premio Libero Bizzarri di San Benedetto, luglio 2009. Carlo fu chiamato da Max per l'Omaggio a lui dedicato nel corso del Premio da lui diretto in quell'anno. Questo è stato l'inizio di una loro intensa per quanto breve amicizia, coordinata soprattutto dalla compagna, poi divenuta moglie, di Carlo Delle Piane: Anna Crispino, artista anche lei, con una voce stupendamente affinata per la canzone napoletana e alla sua tradizione più nobile.

E così che ne seguì l'incarico di Carlo a Max per scrivere la sua storia, sia umana che professionale. Passò circa un anno per la stesura definitiva del racconto biografico della vita di Carlo, sapientemente ricostruito da Max con i pochi ma puntuali spunti ricevuti da Carlo Delle Piane. Personalmente ho conosciuto (o riscoperto) l'artista-attore Carlo grazie a questa stupenda biografia, avendo avuto l'incarico di redigere la parte illustrata compreso la copertina. Quest'ultima mi fu cambiata dall'Editore in diversi ma importanti dettagli. Portai pazienza. Questo capitolo della ricerca dell'Editore, fu una vera e propria lotta con 'venti e correnti' contrari, e ci vollero diversi mesi per vedere accolto il lavoro. Fu scelta una piccola casa editrice napoletana, Testepiene, specializzata in pubblicazioni a carattere sportivo e quasi locale. Ma la si scelse anche per la fretta di voler uscire e non perdere lo slancio, col titolo che volle Max: Signore e Signori: Carlo Delle Piane. Prefazione di Pupi Avati e la postfazione di Franco Battiato.

La prima uscita della biografia fu il 19 ottobre 2011 a Roma, presso la Libreria Feltrinelli di via del Babuino. Il pubblico era assolutamente attento data l'esile voce di Carlo Delle Piane, e ne seguì una folta schiera di copie autografate dai due protagonisti. Presenziò anche Pupi Avati con dei suoi aneddoti, regista di molti film di Carlo tra i quali Regalo di Natale (1986), per cui Carlo fu premiato con la Coppa Volpi come migliore interpretazione maschile. 
A seguire le poche e occasionali presentazioni della biografia, quasi strappate a forza, fatte a Trento, Ascoli e di nuovo a Roma. Inutile dirlo, ma l'investimento professionale di Max fu per la 'gloria', compagna costante di sue come di nostre avventure.

Di Carlo Delle Piane mi rimane un autografo e un grazie ricevuti dallo stesso, con la voce di chi sa di far parte di un mondo magico e crudele al tempo stesso. Fu premuroso quel giorno a tavola, in casa di Anna, e lì scoprii le sue 'debolezze', di persona ferita, traumatizzata ma capace di restare un Primo Attore fino in fondo.

Scrivo queste poche righe in omaggio a Carlo Delle Piane, scomparso ieri 24 agosto, credo non aggiungendo nulla alla sua figura professionale, ma volevamo, io e PGC, ricordalo insieme all'amico Massimo Consorti. 

Ci siamo affezionati a Carlo Delle Piane e poi ad Anna Crispino grazie a Max, che ci ha ancora di più tragicamente 'stupiti' nel marzo 2018.



Francesco Del Zompo

https://www.youtube.com/watch?v=FuOifnIE_PU&feature=share