giovedì 3 dicembre 2020

La sicurezza, le telecamere, i primati, le castronerie

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 Questo luogo così poco pittoresco, privo di vegetazione e privo di anima risulta a conti fatti riposante, e alla fine ci si addormenta
 
(
Albert Camus, La peste, 1947)
 
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        È un maledetto periodo questo in cui, nel cercar ristoro dal leggere sempre e solo di Covid, ci capita di cadere dalla padella nella brace e d’imbatterci con implacabile alternanza: 
1) nelle esternazioni della nuova Giunta Regionale i cui membri si esibiscono a mezzo stampa con matematica turnazione; 
2) nei proclami di varia amenità di esponenti assortiti delle istituzioni locali.

Questi e quelle hanno in comune il menar vanto di sé, del proprio operato, del territorio, del partito, di nonna Papera e via lodando.
 
        Spicca fra le amenità ultime scorse il comunicato del Presidente della Provincia di Ascoli (tranquilli, qualunque cosa ci abbiano raccontato sulla loro abolizione, le Province sono vive e lottano con noi), il quale gongola - anche in foto - per essere la provincia di Ascoli ben piazzata in graduatoria per la qualità della vita.
        Senonchè i comunicati bisognerebbe almeno saperli scrivere - indipendentemente dalle castronerie che vi vengono scritte - e se tu leggi che la provincia di Ascoli Piceno conquista il primato nazionale nella graduatoria per reati e sicurezza” (testuale), capisci al di là di ogni ragionevole dubbio che la provincia di Ascoli ha più reati di ogni altra provincia. Cioè un poco commendevole "primato". Con buona pace di quel “sicurezza” messo subito dopo che se non è proprio un ossimoro, fa di sicuro una bella confusione.
Naturalmente il giornalista copia la velina così come gli arriva.
Ma sono i contenuti, più che la (in)capacità comunicativa a colpire.
 
Perché il comunicato è tutto uno sciorinar numeri e percentuali sul primato della provincia di Ascoli nei reati (eddai) e nella sicurezza, e sull’eccellente posizione del Piceno - secondo una graduatoria volante di Italia Oggi - per qualità della vita: dal numero di laureati fino all’immondizia, siamo tra i meglio sulla piazza e di questo il presidente di provincia ringrazia i cittadini, i sindaci, la prefetta Stentella, le forze dell’ordine, le istituzioni e tutto il cucuzzaro.
 
Sgonfiata però l’euforia pettoruta e un filino campanilista nel legger di noi così virtuosi, ecco affacciarsi i soliti fastidiosi dubbi.
 
Del genere: è perché siamo al primo posto per la sicurezza, che San Benedetto va a spendere 930.000 (novecentotrentamila!) euro in telecamere di sorveglianza (e poco meno gli altri Comuni)?
 
È perché siamo tra i primi per qualità della vita che tre Comuni della costa - anche Grottammare e Cupra, come da accordi presi a fine 2019 fra i tre tenori, ops  sindaci, e la prefetta Stentella - istituiscono con gran rullar di tamburi, come cosa di cui vantarsi, i “Gruppi di controllo di vicinato” alias gruppi di spioni, alias ronde, di marca fascioleghista e di sinistre evocazioni?
 
Che orgogliosi sbandierano questa sorta di STASI* del Piceno - o di OVRA per restar nell’orgoglio patrio - senza che né stampa né associazioni benemerite né opinione pubblica né chiesa né benpensanti e bellagente abbiano un moto di disgusto, un sussulto potente di nausea per questa scellerata, perniciosa cretineria istituzionalizzata?
  
È perché siamo ben piazzati per qualità della vita (ma sarà vero?) che tolleriamo politici ignari che sicurezza può essere soltanto civiltà (istruzione, cultura, scuola, legalità, partecipazione, esempio, buon governo…); istituzioni che dimostrano il proprio fallimento quando affidano ordine sociale e moralità pubblica agli spioni, ai “cittadini segnalatori” appostati dietro il buco della serratura, o - apoteosi del tragicomico - a costose telecamere di sicurezza e di sicurissima inutilità (non foss’altro perché non sappiamo nemmeno cambiare le lampadine ai lampioni, figuriamoci far funzionare quelle…)
 
Quando è successo che ci siamo addormentati? che abbiamo accettato come normali anzichè meritevoli di camicia di forza, le scelte dissennate di bande di politici disturbati, ignari non solo di democrazia e civiltà ma anche di comunissimo buon senso?


*la Polizia segreta nell’ex DDR  

 
Sara Di Giuseppe - 3 Dicembre 2020 


 

domenica 29 novembre 2020

“LE VITE DEGLI ALTRI”, ma non è un film

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"A ciascun pianerottolo (...) il cartello con la faccia enorme riguardava dalla parete. Era una di quelle fotografie prese in modo che gli occhi vi seguono mentre vi muovete. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta appostavi sotto."

(G.Orwell, "1984")
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Era una minaccia vera il “Controllo di Vicinato”, infatti adesso ce l’abbiamo e San Benedetto diventa un popolo di spioni. Perché un “popolo”? 

Spiego:
 
-    La città viene divisa in 13 aree (o “Gruppi di Controllo di Vicinato”).
 
-    In ognuna di esse sono stati individuati 25 Coordinatori, per un totale di 325.
 
-    Ogni Coordinatore è l’interfaccia tra i “cittadini segnalatori” e le Forze di Polizia. Quindi: se mediamente in ogni area ogni coordinatore ha anche solo 5 cittadini-segnalatori avremo un totale di 1625 spie
Se mediamente ne ha 8, saranno 2600 spie3900 se mediamente ne ha 12. E così via.
La crescita diventa esponenziale (altro che quella del Covid). Proprio un popolo.


Poiché qui a San Benedetto ogni area grossomodo corrisponderà a un popoloso quartiere, verosimilmente non saranno pochissimi i cittadini benpensanti che correranno ad arruolarsi nei rispettivi “Controlli di Vicinato”, occhiuti organi di sicurezza comunali che presteranno attenzione a quello che avviene nella propria area di competenza nella vita quotidiana.

Avremo chissà quanti cittadini-segnalatori a controllare “le vite degli altri”, dei vicini, degli amici e dei nemici, “per favorire la coesione sociale e la partecipazione” (sic). Quando uno di loro, secondo la sua coccia, vede o sente qualcosa di sospetto, fa la spia, fotografa, filma, ZAC, avverte il superiore. Col telefonino, mica siamo ai tempi della STASI. Come sotto le armi, ma qui il superiore si chiama coordinatore. In pratica i “Controlli di Vicinato”, peggio delle Ronde che almeno le vedi, terranno la popolazione sotto il giogo subdolo di un controllo reciproco che soffocherà la libertà di ognuno.
 
Se non fossimo in democrazia (lo siamo?) potremmo parlare, anche gerarchicamente, di unità terrestri paramilitari. A capo dei - per ora disarmati - 325 coordinatori (quasi un Battaglione) ci sarebbe un paraMaggiore, a capo delle migliaia di spie semplici (quasi o più di un Reggimento) un paraTenente Colonnello o un paraColonnello, nelle città grandi addirittura un paraGenerale.


    A proposito, perché le vere Forze dell’Ordine non dicono niente? Perché tollerano che gli si affianchino intere marmaglie “cooperanti” di spioni abusivi e non vanno invece ad arrestare i politici che partoriscono impuniti queste pensate pericolose?
 
Sarebbero paraculi se fossero complici...

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 "...A sei anni (...) era entrato a far parte delle Spie, a nove comandava il suo plotone. A undici aveva denunciato uno zio alla Psicopolizia perchè l'aveva sorpreso a parlare di certe cose che gli erano parse tradire una tendenza criminale".

(G.Orwell, "1984")
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PGC - 29 novembre 2020

 

mercoledì 25 novembre 2020

BERTOLASO RELOADED

E tanto crebbe la fama della sua santità e la divozione a lui che quasi niuno era che in alcuna avversità fosse, che ad altro santo che a lui si votasse;  […] e affermano molti miracoli Iddio aver mostrati per lui e mostrare tutto giorno a chi divotamente si raccomanda a lui”.
 
G. Boccaccio, Decameron – Giornata 1ª, Novella 1ª: “Ser Ciappelletto
 
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    Rieccolo dunque: Bertolaso reloaded, il Barone di Münchhausen de noantri, a cavalcioni della sua palla di cannone che torna ad attraversare regioni e calamità per posarsi dove può fare più disastri di quelli che domineddio ci manda di suo.

Fulgido consulente operativo per l’emergenza Covid-19 in Lombardia, Marche e oggi anche Umbria: disgrazia supplementare, che quando a noi italici ne piomba una tra capo e collo - sia terremoto, alluvione o pandemia, Salvini o Meloni - dobbiamo sempre, per quanto sembri impossibile, aspettarci il peggio. Cioè “lui”.
Che oggi vuole traslocare malati e medici, armi e bagagli e masserizie, dall’Umbria a Civitanova Marche nella “sua” (e di Ceriscioli) Astronave fantasma, il Covid Hospital da 18 milioni di euro aperto e chiuso a giugno, riaperto a ottobre, come faremmo senza…

Eventuali perdite di pazienti sballottati lungo i 150 chilometri e passa - scavalcando gli Appennini - tra Perugia e Civitanova saranno ascritte a danno collaterale: siamo in guerra, bellezza.
 
Tuttavia l’assessore marchigiano-ex poliziotto prestato alla Sanità regionale (Marchigiani, state sereni…) ha tanticchia storto il naso: tra un inno e l’altro all’idrossiclorochina, intonato per settimane a tonsille spiegate e fanfara della stampa maggiordoma, ha avuto un sobbalzo e ha esternato. Per attrezzare il modulo, ha detto con lungimiranza e acume, “dovremmo sottrarre medici, internisti e anestesisti da (voleva dire ad) altri nostri reparti”. Apperò.
 
Argomento deboluccio, confrontato all’altruistica motivazione del “consulente volontario” Berty von Münchhausen, di dar senso ai 18 milioni dell’astronave fantasma da lui battezzata mesi fa in amoroso tandem con Ceriscioli; astronave gemella di quella milanese - le Bertolase, si chiamano - voluta e inaugurata con quell’altro spostato di (s)governatore lombardo.
 
E se Terni e Perugia hanno - ce l’hanno! - strutture pubbliche che aspettano solo d’essere riconvertite per aggiungersi rapidamente ed efficacemente a quelle già funzionanti, senza che ci si debba muovere di centinaia di chilometri? Bubbole. Una genialata come questa fa curriculum, per il forse candidato sindaco di Roma (ahi Roma, vituperio delle genti, non pensavi che ti potesse andare peggio, eh?).
 
Lui però lavora gratis - per passione, dice - e lui è uomo d’onore, bisogna credergli. Così è stato sempre, dalle emergenze rifiuti, incendi, Sars, siluri nucleari, giubilei, terremoti (nazionali e non), G8, Africa- in-via-di-sviluppo… per non dire dei bei tempi della spensierata banda del Caimano (quelli eran giorni, sì, ci si divertiva davvero).

E intanto - perché non si sa mai, non si sa mai, e bisogna pur pensare alla vecchiaia - è consigliere di Milanosesto Spa, società che riqualificherà Sesto San Giovanni - 1,5 milioni di mq - e gestirà “il più grande business immobiliare d’Italia”*

Lombardia, sta’ serena.

*(Il Fatto Quotidiano, 22.11.’20)
 
 
Sara Di Giuseppe - 25.11.2020


 

lunedì 16 novembre 2020

Da Aylan a Joseph...

Cinque anni son trascorsi
da Lesbo al mare di mezzo
grigio piombo
lurido profondo cimitero
senza pace
dove bambini senza futuro
vengono a morire al freddo e
al gelo dell’indifferenza
collettiva. Postuma.
I lose my baby
un grido di dolore solitario
senza utopia di risoluzione.
Piccolo Joseph
figlio putativo
senza padre celeste
sei nato
vissuto e morto
senza alcun risorgimento
in una bara adeguata di fretta
decorata dal cuscino
della nostra vergogna.
Quale vergogna?


Michaela Menestrina

 

N.d.R.  
Il link di seguito è a descrizione del fatto di cronaca trattato dalla poesia di Michaela:
https://dilei.it/editoriali/mi-chiamavo-joseph-avevo-sei-mesi-e-ieri-sono-morto/758182/ 
 

 


giovedì 12 novembre 2020

L’Assessore alla Idrossiclorochina

        Era nell’aria, che la “felliniana surreale parade” a mezzo stampa dei nuovi destrorsi assessori regionali marchigiani non sarebbe finita presto. E infatti.

        Dopo l’Assessore alla Coturnice 59-a-14, dopo l’Assessora-Istruzione-e-Cultura in deficit di congiuntivi e sindrome da esterno ergo sum, è il turno dell’Assessore all’Idrossiclorochina, ovvero Assessore alla Sanità.
        Giunto all’incarico regionale da luminosa carriera nella Polizia di Stato e nell’ambito investigativo - in ambedue com’è noto si acquisiscono solide competenze medico-scientifiche, preziose per il Servizio Sanitario Pubblico - e forte di curriculum extralarge (sindaco di Cingoli, senatore forzista marchigiano eletto in… Sardegna, docente universitario, e via largheggiando), giusto qualche giorno fa il Nostro esterna (ergo est) la volontà di chiedere all'AIFA la validazione dell’idrossiclorochina, nonché dell’ozono (e del plasma dei guariti dal virus) come protocolli anti-Covid: bocciatissime, tanto l’idrossieccetera quanto l’ozonoterapia, da numerosi autorevoli studi internazionali e bloccate dall’ OMS come non solo “inutili ma per molti aspetti anche dannose nella profilassi anti Coronavirus”
[A quando l'infuso di prezzemolo fra i protocolli anti-Covid?]
       Si dichiara, il Nostro, seguace di Trump, e convinto della validità della profilassi anti-virus propagandata dallo psicopatico, che infatti poi è stato ricoverato per Covid.
 
        E dunque. Questa nostra sciagura istituzionalizzata che sono le Regioni, dagli strapoteri ampliati e consolidati nei decenni, la cui catastrofica indegnità la pandemia ha messo impietosamente a nudo (ma che nessuno, anche in passato, poteva fingere di non vedere) si arricchisce oggi nelle Marche di nuovi soggetti, abili strateghi nella distribuzione di poteri e cariche da dove le mani possano posarsi ovunque,  mentre competenze, qualità, intelligenze sono ingombranti optionals.


Potrebbero farci sganasciare dal ridere, questi personaggi con le loro esternazioni ergo sunt, se di ridere avessimo ancora una qualche voglia.
D’altronde neanche il papero(ne) americano - di cui qualcuno tra questi si proclama seguace – diverte nessuno, col suo gatto morto e giallo in testa, con la diagnosticata sindrome psicotica del “narcisista perverso”, con la sua licenza di sparacchiare ovunque e comunque.
 
        Ci ammaleremo, è probabile, di sconforto e tristezza: per la qualità delle nostre vite mortificata dalle scelte di politici locali - eletti, va detto con stupore e inquietudine, da una maggioranza di votanti! - che affidano qualcosa di sacro come la res publica, di costituzionalmente inviolabile come il diritto alla salute, a meccanismi da intramontato manuale Cencelli; i cui risultati sono proprio come Trump, anche lui con i suoi allarmanti 71 milioni di voti: una barzelletta macabra che non fa ridere nessuno.
 
 
Sara Di Giuseppe - 11
Novembre 2020


sabato 7 novembre 2020

VETRINE & VETRINE


          Evviva, dopo l’assessore regionale caccia-e-pesca-sportiva che legifera sulle coturnici da ammazzare 59 a 14  (59 gli eroici sparatori, 14 le crudeli coturnici); dopo altre regionali esternazioni da cui è arduo estrapolare alcunchè di utile sulle magnifiche sorti e progressive del territorio, ecco l’ascolana leghista assessora-all’istruzione-e-altro reclamare la vetrina con un comunicato-stampa che muterà le sorti e la storia dell’universo scolastico marchigiano.
Chiede, l’assessora fresca di manicure, che “si faccia chiarezza(bella espressione, non s’era mai sentita) sull’obbligo delle mascherine nella scuola primaria sancito dal DPCM del 3 novembre: si dice allarmata, (epperò!) da quella norma generica e poco comprensibile (a lei).

Ma subito dopo si spara sui piedi quando, con evidente incongruenza, osserva - lei stessa! - che “d’altra parte il Ministero dell’Istruzione specifica: La mascherina può essere rimossa in condizioni di staticità (bambini seduti al banco) e con la distanza di almeno un metro…” ecc.
 
Dunque è chiaro anche al mio gatto: i bambini devono portare la mascherina, ma seduti al banco e alla giusta distanza possono levarsela. Il Decreto del Governo sancisce un obbligo ragionevole, il competente Ministero ne definisce poi condizioni, circostanze e limiti che consentono, legittimamente e in sicurezza, la possibilità di deroga. E fine.
 
Ciononostante: Ritengo del tutto sbagliato imporre ai bambini l’obbligo delle mascherine anche al banco!”, tuona e s’accora l’assessora. E dajie!
 
Cosicchè, delle due l’una:
 
- l’ assessora-istruzione-e-cultura non è in grado di leggere, comprendendolo, un testo semplice - come è, una volta tanto, la nota del Ministero collegata al DPCM - 
Fenomeno largamente diffuso, che non ci rassicura in nessun esponente pubblico, figuriamoci in una responsabile regionale di Istruzione e Cultura;
 
- l’assessora soffre di ansia da vetrina, patologia comune a numerose infestanti categorie di esponenti pubblici; i soggetti che ne sono colpiti esternano compulsivamente sul nulla a favore di microfono e  manifestano durevole compromissione delle sinapsi preposte alla percezione del ridicolo.
 
Per il caso in questione non si esclude la presenza concomitante di ambedue le sindromi.
 
          Certo si è che la stampa potrebbe educatamente, prima di scapicollarsi a pubblicare, far notare all’autore/autrice le palesi incongruenze/scempiaggini ed equipollenti. No, eh?  
 
          Intanto: chissà se sarà conclusa qui la felliniana surreale parade di personaggi da “esterno ergo sum”. È lecito dubitarne, l’Assemblea Regionale è numerosa.

 
Sara Di Giuseppe - 7 Novembre 2020

 La foto appartiene al legittimo proprietario ed è utilizzata al solo scopo di corredare il testo

 

mercoledì 4 novembre 2020

IL POST “SPORCO”


        Anna Casini, consigliera regionale, sulla stampa locale: “Perché continuare a “sporcare” entrambi gli ospedali? (Ascoli e San Benedetto, n.d.a.) Non perdiamo tempo, San Benedetto torni ad essere Ospedale Covid”.

 
Evidentemente, consigliera Casini, lei vive in quella fantastica marziana nuova astronave che vuol continuare a tenere “pulita”, mentre vuole (ancora) “sporcare” l’Ospedale di San Benedetto e mai quello di Ascoli.
 
Bel linguaggio, bel pensiero, bel carattere, bella scelta, bella politica. E la spara anche grossa, senza vergogna.
 
        Adesso non faccia come il ligure Toti (e come fan tutti quelli come voi), non dica che il suo post è stato frainteso, che un “collaboratore” ha scelto male le parole…
Non scusi se stessa, non accusi noi di aver capito male, perché lei è stata chiarissima. Post sporco non si lava.
 
 
PGC - 3 Novembre 2020

lunedì 2 novembre 2020

Gigi Proietti uno splendido Signore

 

E si è infilato nella lista, senza avvisarci, uno splendido Signore: 
Gigi Proietti.
 
Nel 2011, all’università di Verona, ci fu una serata in cui ci raccontò un po’ della sua vita. Lui è sempre stato grande e modesto, bello e rassicurante, probabilmente non si prendeva sul serio, ma professionalmente parlando lo era eccome, serio e bravo e maestro per chi voleva intraprendere la sua professione di mattatore a tutto tondo.

Poteva e ha potuto insegnare a tutti, suo è stato un dono, un privilegio che ha restituito senza risparmiarsi soprattutto ai giovani. Il teatro Tenda a Roma: con il suo sorriso sornione che accusava, senza pronunciarsi direttamente, la mancanza di muri avvolgenti e solidi per il teatro. Ha accettato un tendone e ne è diventato il re.
Un mattatore sempre provvisorio, al pari dell’esistere, al ludibrio dei guizzi del tempo culturale sospeso, ma indispensabile, pieno di dignità e naturalmente positivo.
 
Grazie Gigi, sono felice di averti conosciuto. Eravamo in molto più di mille e ci hai fatto ridere, sensazione magnifica, ci hai fatto riflettere, sensazione indispensabile, ci hai fatto provare consapevolezza, sensazione che si allontana sempre più.

Ma tu hai un posto speciale nel mio cuore.
Per sempre.

Buon viaggio a Te.


2 novembre 2020 - Michaela Menestrina


 

giovedì 29 ottobre 2020

La Regione e la coturnice

“… E a forza di sterminare animali, s'era capito che anche sopprimere l'uomo non richiedeva un grande sforzo.”
        [Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia, 1509]


        Ci s’è impegnata, la nuova Giunta Regionale Marchigiana. Comunicatone-stampa di questi giorni per informare la popolazione in trepida attesa che la temibile coturnice* ha i giorni contati.

“Presenza stimata di 315 capi in epoca post-riproduttiva” - recita il comunicatone - dei quali si prevede il “prelievo” (sic), dal 31 ottobre al 29 novembre, di 14 capi (sic) nell’Ambito territoriale di caccia Val di Chienti, essendo in quello pesarese “la caccia alla specie già vietata dal calendario venatorio”.
Ben 59 (letto bene: non cinque, non nove, ma cinquantanove) i cacciatori selezionati, esaminati, autorizzati - dopo aver pure partecipato a un corso! - alla caccia grossa. Con cani, perché molti di loro - prosegue il comunicatone - “sono appassionati cinofili” (qui il lettore è sopraffatto dall’emozione).
 
Considerazioni.

Com’è noto, le disgrazie non vengono mai sole (vedi il terremoto e Bertolaso, vedi il Covid e Bertolaso). 
Così non solo noi italici dobbiamo tenerci questa grossa disgrazia a cielo aperto che sono le Regioni, ma ci imbattiamo pure in figure surreali come un “Assessore alla caccia e pesca” (sic): che sembra un film di Woody Allen invece è vero.

Ed ecco che la luminosa Nuova Giunta Marchigiana sforna per suo tramite questo adrenalinico Piano Annuale per la gestione della coturnice grazie al quale - dal/al - 59 eroici sparatori, selezionati per comprovate doti di coraggio e sprezzo del pericolo, possono ammazzare sparati 14 “capi”.
Ci dice altresì che la coturnice
è “specie cacciabile con particolari precauzioni” (sono soddisfazioni, per le bestiole); e poi - pensa! - il Piano dell’ATC–MC2 è approvato pure dall’ISPRA, me cojioni!
Poi impacchetta il tutto e spedisce alla stampa locale che più veloce dell’alato Mercurio, diffonde la buona novella.
 
Insomma, che vogliamo di più dalla vita. Abbiamo questo mega organismo legislativo che è l’Assemblea Regionale, a cui paghiamo stipendi spropositati, che ci ammorba di campagna elettorale nei mesi preziosi che avrebbe dovuto utilizzare - e come quasi tutte le altre Regioni non l’ha fatto - per approntare/potenziare/razionalizzare le difese anti Covid. E che partorisce l’inimmaginabile: un “assessore alla caccia e pesca” (sic) che a sua volta, assistito amorevolmente dalla Giunta commossa, dà alla luce con doglia l'atteso primogenito, il Piano Annuale per la gestione della coturnice.

 C’è di che esser fieri e di che star tranquilli: con Regioni così e con politici così, non temeremo alcun male.
 
Intanto voi, coturnici marchigiane, steteve accuorte! Il 31 ottobre è vicino.
 
 
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La vecchia Europa è l’unico luogo dove vive e nidifica la coturnice. Lunga circa 35 cm per un’apertura alare nell’ordine del mezzo metro, questa specie presenta un piumaggio particolarmente ricco di tonalità cromatiche. La coturnice è pure bella.
Le femmine depongono fino a 15 uova in luoghi protetti, solitamente cespugli o anfratti nella roccia, mentre i pulcini vengono alimentati prevalentemente con gemme, bacche, germogli – in pratica tutta la vegetazione commestibile d’alta quota – oltre a insetti e larve.
In grado, secondo gli antichi greci, di tenere alla larga maghi e spiriti maligni, la coturnice si trova a proprio agio in pendii soleggiati e pietrosi. Per secoli in simbiosi con agricoltori e pastori, resiste sulle montagne italiane in quel che resta del proprio habitat originario. Agile e piuttosto combattiva di solito si muove sul terreno, ma non trova difficoltà a rifugiarsi sulle cime degli alberi in caso di imminente pericolo.



 
Sara Di Giuseppe - 29 ottobre 2020

 La foto appartiene al legittimo proprietario ed è utilizzata al solo scopo di corredare il testo

mercoledì 21 ottobre 2020

Ispettore Callaghan, il caso Geneviève è tuo

ovvero
Lo strano caso della targa sparita

 
       Si tinge di giallo la vicenda-Geneviève. Sparisce nottetempo la targa appiccicata sul moncone del fu motopeschereccio, recante i nomi dei Sette Santi Fondatori, pardon, dei Sette Amministratori Comunali - dal sindaco in giù - che fortemente hanno voluto il fasullo costoso monumento e tanto si sono adoprati  perché anche di loro medesimi resti imperitura memoria.
 
       Sugli autori della sparizione gli investigatori non escludono, al momento, alcuna pista. Tuttavia, pur trovandosi ormai vicini alla soluzione data la consistenza degli indizi, hanno deciso di affidare la conclusione delle indagini al rude Ispettore Callaghan, del quale sono noti i metodi a volte poco ortodossi ma sempre risolutivi.

Perché il tempo stringe, e i sospetti che gravano sui sette amministratori autocitati/autocelebrati, a cominciare dal sindaco, gettano un’ombra sinistra su questo peraltro fulgido Comune.
   
Gli indizi a carico dei Nostri sono pesanti, ahiloro, e la pista sembra condurre dritta proprio in Comune. C’era il movente e c’era il modo.

       Il movente, intanto: accortisi, per averlo letto in giro (improbabile ci siano arrivati da soli), che la monumentale cazzata li ha coperti di ridicolo (non che mancassero corposi precedenti, eh) i sette nani pardon amministratori, potrebbero aver goffamente tentato di rimediarvi facendo sparire la targa incriminata
       Potrebbero infatti aver scoperto, con attonito stupore, che autocitarsi su una targa-ricordo appiccicata (da loro) su un “monumento” (si fa per dire) non è solo il Guinness della vana-gloria, ma che – per un più di ridicolo - la targa appariva, più che celebrativa di loro medesimi, commemorativa di cari estinti (essi stessi? copertisi di glorie marinare? immolatisi in eroico naufragio?).
Via dunque la targa, avanti un’altra: al posto della prima, un temino di ringraziamento da terza elementare di scolari del maestro D’Orta. Come sempre risultando la toppa peggiore del buco, la risata stavolta è oceanica come la pesca che si sta celebrando.
 
       Il modo, poi: gli autori di sì audace blitz hanno agito sicuri, e chi più dei Nostri poteva farlo, nella certezza che non sarebbero stati “disturbati” dai tutori dell'ordine?
 
       Insomma gli indizi sono pesanti e occorre fare chiarezza, Callaghan dovrà sbrigarsi.
 
       Perchè, oltretutto, quella targa ormai è preziosa e ambita, forse ha già preso il volo, abbiamo due aeroporti vicini, anche se sono della mutua… E quella targa è unica, nessun Comune ha mai fatto una cazzata del genere.
Già le sue quotazioni sul Bolaffi salgono di giorno in giorno, e c’è chi pagherebbe qualsiasi cifra per averla: un collezionista, un Museo degli Orrori, Sotheby’s a Londra, il Banco dei Pegni, il Vaticano… 
Addirittura, se è nelle mani di ladri senza scrupoli, potremmo trovarci a dover pagare riscatti milionari!                         
 
Insomma sbrigarsi.  Dài ispettore Callaghan: il caso Geneviève è tuo.

 

Sara Di Giuseppe - 21 ottobre 2020

Lunedì 19 ottobre ore 19:32 (ph Isp. Callaghan)