domenica 8 dicembre 2019

“Più di un milione…”

San Benedetto, Grottammare, Cupra e i “Controlli del vicinato”: 
la mia candidatura.

 
        “Più d’un milione di euro”: tanto abbiamo da spendere per la Sicurezza, sindacopiunti dixit. E se hai soldi tanti così, che fai, non metti in moto i Controlli del vicinato? È il minimo, da scemi non farlo.

        Dunque si parte: scaldati i motori, sicuri del plauso di popolo e stampa, i tre moschettieri della Sicurezzite nel Piceno, Athos Porthos e Aramis (i nomi d’arte: Piunti, Piergallini, Piersimoni) si autoconvocano in assemblea il 6 dicembre coi 25 coordinatori (cioè gli spioni-capo, che coordineranno gli spioni-semplici) dei Gruppi di “Controllo del vicinato”.

        Controllo del vicinato, bisogna convenirne, suscita echi inquietanti e drammatiche sensazioni di déjà-vu, di Est europeo e di ordine e moralità garantiti da sigle rassicuranti come Stasi, Čeka, KGB  (anche OVRA, per non dimenticare le glorie patrie) e da plotoni di solerti cittadini-spioni.
Magari è solo l’involontario parto della stupidità al potere, e questi sindaci eredi dell’Età dei Lumi sapranno correggere qualche gaffe imputabile a eccesso d’entusiasmo. Quanto al logo, brutto senza speranza e fascisteggiante quanto basta, è però molto evocativo: vedi quel disegnuccio da scuola elementare e pensi subito al dio-patria-famiglia dei bei tempi andati e a quando c’era il mascellone che lui sì le cose le faceva funzionare. 
    
      Insomma siamo orgogliosi: in una manciata di chilometri - da San Benedetto a Cupra passando per Grottammare – vantiamo il felice primato di tre sindaci legati da comune sentire di marca Grande Fratello orwelliano, pronti a far leva sulle viscerali pulsioni dei cittadini (presto potrebbero essere istituiti la Settimana dell’Odio, la Psicopolizia, lo Psicoreato; la Neo-Lingua, come abbiamo visto, è già operativa) e a farsi – che non guasta mai – campagna elettorale “aggratis”.

        Chissà che ne pensa la Chiesa di questa concorrenza nella vigilanza moralizzatrice sulle sue pecorelle, affidata al buco della serratura e agli spioni di quartiere in salsa fascioleghista.

        Una cosa è certa: ci sarà competizione e nessun incarico sarà così ambito localmente come quello di Coordinatore o Agente-di-quartiere. Primo indispensabile gradino di un cursus honorum che porterà in posizione preminente presso i concittadini-semplici e presso l’amministrazione: riverenze e rispetto - certo invidia - da parte del vicinato, familiarità con le stanze dei bottoni, visibilità e genuflessioni dalla stampa…
E l’ambizioso traguardo del potere - per quanto in formato bonsai - sarà raggiunto, con la pettoruta prosopopea di chiunque arrivi a poter mostrare un tesserino, un distintivo, un’autorizzazione, a esercitare controlli, a indossare una divisa, una maglietta, un giubbotto, meglio se fluorescenti.
        È così che, sedotta - lo confesso - da una tale prospettiva, oso offrire la mia candidatura per il ruolo di Coordinatrice dei Controlli del vicinato. Bravina lo sono e ho decenni di esperienza: da insegnante ero abilissima nel sorprendere il mariuolo che suggeriva al “vicino” di banco. Nel tempo libero saprei aggirarmi nel quartiere anche di sorpresa – sono leggera e non vistosa – per esercitare una vigilanza occhiuta e rigorosa e riferire poi alla Stasi de noantri comportamenti sospetti o contrari alla moralità che più ci fa comodo.
        Infine, ho un asso nella manica che mi darà molto punteggio: sono gatto-munita e potrei avvalermi del contributo dei miei 4 felini alle cui formidabili vibrisse nulla sfugge.
 

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Qualche zelante ficcanaso […] avrebbe potuto cominciare col chiedersi perché s’era messo a scrivere durante l’ora di colazione, perché aveva usato una penna di modello sorpassato, che cosa aveva scritto… e quindi avrebbe messo una parolina là dove era opportuno.

         [G. Orwell, 1984 - Parte prima, cap.3]


Sara Di Giuseppe - 7 dicembre 2019




ESPOSTO

Alla Provincia di Ascoli Piceno
Alla Polizia Provinciale di Ascoli Piceno
Agli Organi di Informazione
 

ESPOSTO


Nella mattinata di ieri, 5 dicembre 2019, nelle campagne vicine a Ripatransone si è svolta l’ennesima battuta di caccia al cinghiale, coordinata da funzionari della Polizia Provinciale.
Massiccio dispiegamento di uomini e mezzi che neanche ai bei tempi del banditismo sardo, cacciatori sguinzagliati anche sulla strada e molto vicino alle abitazioni, rumori di spari che hanno terrorizzato per tutta la mattinata gli animali, domestici e non.

A margine di questa barbarie - ma tutto è in regola, eh, come ti sbagli… - a pochi metri da casa mia, due auto in sosta, di cacciatori impegnati nella battuta: dall’interno del piccolo carrello agganciato ad una delle due - una Fiat Panda - completamente chiuso (v.foto) senza che fosse visibile alcun pertugio o fessura, provenivano rumori inconfondibili: erano CANI CHE SI AGITAVANO, ABBAIAVANO, UGGIOLAVANO DISPERATAMENTE.

Per quanto cercassi, non ho potuto incontrare nessuno per parecchio, e solo dopo oltre un’ora si sono materializzate due persone, una delle quali funzionario della Polizia Municipale.
A quest’ultimo ho segnalato la situazione: i cani, ormai da tempo rinchiusi lì dentro, continuavano ad agitarsi e lamentarsi (e intanto un sole pieno, era ormai mezzogiorno, batteva sulle lamiere del carrello).
La cortese risposta del funzionario è stata di non preoccuparmi: “il carrello è omologato per lo scopo” e “ci sono delle prese d’aria” (così piccole da essere pressoché invisibili), e “i cani si agitano perché vorrebbero anche loro…” eccetera (insomma: i cani impegnati erano troppi e non servivano tutti…sic).
Ho continuato nella mia protesta su una simile barbarie, ma è tutto in regola (toh!), semmai si può chiedere di cambiare la legge (sic) e “al massimo si potrà invitare il proprietario dei cani a portarne di meno durante le battute”, è stata la risposta definitiva.

Mi aspetto:
- che da parte della Provincia e di tutti gli Organi responsabili ci siano sanzioni per comportamenti  che configurano palesemente il reato di maltrattamento (dalla mia foto si ricavano le targhe dell’auto e del carrello).

Mi aspetto:
- che nella gestione di queste folli battute al cinghiale (nelle quali giocano ben altri interessi che quelli ambientali), la Provincia e tutti gli Organi responsabili introducano pratiche più civili (se civiltà può mai esserci - e non ce n’è - nella barbarie legalizzata che è la caccia): l’ampiezza di manovra che una normativa sciagurata concede all’attività dei cacciatori nelle battute al cinghiale (perfino la possibilità di sparare vicino all’abitato) crea gravissimi rischi per gli umani e per la fauna di ogni specie - domestica e non - che popola queste zone, con ricadute facilmente immaginabili sulla qualità della vita nelle contrade ripane già seriamente segnate da incuria, incompetenza, sciatteria amministrative a tutti i livelli e gradini di (ir)responsabilità.

6.12.209 - Sara Di Giuseppe

Contrada Sant’Egidio 4  -  63065 Ripatransone



mercoledì 4 dicembre 2019

Non tutti "I pali pendenti di Ripa" vengono per nuocere

A seguito delle osservazioni di PGC sullo stesso tema:
http://www.letteraturamagazine.org/2019/12/i-pali-pendenti-di-ripa.html

Caro PGC,
c’ho messo un po’ di tempo prima di risponderti. Volevo approfondire il caso perché è impensabile che nel 2019 si possano mettere dei pali per il passaggio di energia elettrica a casaccio. Così, sfidando ogni tecnica costruttiva a disposizione, o trascurando l’uso di una economica livella semi-professionale. Credo proprio che non tutti i pali (pendenti) vengono per nuocere.

Dopo aver fatto sopralluoghi e rimuginato teorie più o meno astruse o stram-palate, un lampo di genio militaresco mi si è palesato tra le personali nebbie ripane:
i pali, così interrati, indicano esattamente alcune costellazioni di questo periodo astrale. Le loro varie inclinazioni (solo apparentemente irregolari) sono frutto di un meticoloso calcolo matematico.

“I pali pendenti di Ripa” sono dei puntali, degli indicatori esatti di alcune stelle nello spazio. Tali stelle, a loro volta, fanno parte di costellazioni che si vorrebbero ‘nuove’: della Petrella, di Sant’Egidio, di Sant’Andrea, del Carmine, di Penne e delle altre contrade non specificate. A mo’ di richiamo, di suggerimento (per grossolana similitudine vedi Stonehenge, o i cerchi nel grano, o la mitica area delle piramidi di Giza). Un piano ingegnoso alla “ET” per comunicare ad altri abitanti dello spazio la presenza dei ripani sulla Terra.

I cartelli di ‘avviso di interruzione’? Un modo per nascondere le oscure manovre di deviazione dell’energia verso i pali pendenti. In realtà sono condensatori e nel contempo deviatori. Come bobine di Tesla, lanciano nell’oscurità fasci luminosi verso gli abissi astrali per comunicare l’esatta posizione... (segue nella riedizione aggiornata de “Ai confini della realtà”).

Ecco il mistero, l’arcano de I pali pendenti di Ripa. La realtà è sempre più avanti dell’immaginazione.

E-T




lunedì 2 dicembre 2019

I pali pendenti di Ripa*

-         Dicono i maligni che si sono storti per il temporale-lampo di domenica scorsa, i nuovissimi pali dell’ENEL in contrada Petrella, contr. Sant’Egidio, contr. Sant’Andrea, contr. Carmine, contr. Penne… eccetera. 

Ma non è vero, non ci posso credere.

La verità è che li mettono già così, pendenti, pendenti come la Torre di Pisa, che fa più artistico e portano turisti. Inclinazione variabile secondo le caratteristiche del territorio, delle correnti e dei venti. E’ l’aerodinamica, bellezza! “Resisteranno meglio alle intemperie”, quanto siamo ignoranti… Era un segreto militare, ma l’ENEL li stava studiando da parecchio. Non potevamo mica andare ancora avanti coi vecchi pali di legno noiosamente dritti, che cadendo a 90° ammazzano le macchine. Questi qua invece, giacchè l’angolo è più piccolo, cadranno sì prima ma saranno carezze!

Certo ci vuole più studio e tempo a metterli, continue misurazioni, algoritmi… Sono mesi che nelle nostre agricole contrade compaiono quei cartelli colorati “AVVISO DI INTERRUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA”, un giorno alla settimana, tutto il giorno, una settimana sì e l’altra pure!
Ne ho l’intera collezione, mi manca solo il cartello azzurro - rarissimo - di metà ottobre, andarono persi quasi tutti, forse se ne andarono via col vento… È così elettrizzante, poi, scommettere da contrada a contrada se davvero la corrente tornerà a las cinco de la tarde, e correre a far scorta di candele, tranne quando non lo sai che resterai al buio perché i cartelli o non avevano voglia di metterli o saltando di palo in frasca ne hanno attaccati due o tre in tutto.

-          Dicono poi i maligni che ‘sti pali li mettono i somari, gente che non sa lavorare, o come minimo improvvisata: colpa dei sub–sub-appalti. Ma non è vero, non ci posso credere. Non ci sono i controllori? Squadre di tecnici sguinzagliati di nascosto tra boschi, vigne, calanchi e colline a verificare che tutto sia realizzato a regola d’arte? Nessuno li vede perché si mimetizzano come i cacciatori, ma è sicuro che ci sono: come trovano un solo palo dritto fanno rapporto alla Direzione Galattica di E-Distribuzione e sono dolori.

-        Dicono ancora i maligni che… questi nuovi pali - giustamente storti - potrebbero purtroppo mettersi dritti al primo temporale, al primo scirocco, alla prima bomba d’acqua. Ma non è vero, non ci posso credere. Anche se, con tutti questi “cambiamenti climatici”…


*(vedi foto)


PGC - 2 dicembre 2019



venerdì 22 novembre 2019

Mario Vespasiani e il vicolo più stretto d’Italia (43 cm)

        Potrebbe continuare con ancora più successo la mostra di pittura “Eschatology” di Mario Vespasiani - appena conclusasi questo 19 novembre al MUMI [Museo Michetti] di Francavilla a Mare (CH) - se le due monumentali opere lunghe ben 10 metri potessero essere esposte – magari per un tempo limitato – nel vicolo più stretto d’Italia della sua bella Ripatransone.
Non sarebbe un’inutile “provocazione d’artista”.

        Lo “scontro-danza dei due pavoni in un paesaggio fortemente contrastato” su una parete, “l’immenso sfondo montuoso con l’apparizione di figure simboliche, umane e di animali, leggendarie e geometriche” sull’altra (vicinissima, quasi attaccata) parete del vicolo, inciterebbero come non mai lo spettatore ad una “partecipazione fisica e mentale”.

         Dato che Eschatology è una dottrina che indaga addirittura il destino ultimo dell’individuo, dell’intero genere umano e dell’universo, e Vespasiani la interpreta qui alla sua maniera - senza risparmio di energia e mezzi e con estremo sfolgorio di colori, traendo ispirazione da intime convinzioni filosofico-religiose - l’aspetto “dimensionale” è importantissimo.
Infatti al MUMI potevi passeggiarci, “davanti” a queste due grandi opere, guardarle da lontano, contemplarle da qualche diagonale. C’era il vuoto intorno, nulla le disturbava.

       Ma perché adesso non fare l’esatto contrario e vedere l’effetto che fa? Perché non presentare questi due grandi quadri di grande pensiero - per i quali il più grande volume espositivo potrebbe concettualmente addirittura non bastare - in uno spazio minimo che più minimo non si può, ma famoso e carico di storia (dove, tra l’altro, Mario è di casa)?
 Se lo spazio è un po’ “relativo” come il tempo, se intorno all’arte proviamo a comprimerlo - a farlo tendere a zero come si dice in matematica - l’effetto emozionale non potrebbe essere “infinito”?
 
        Nel vicolo più stretto d’Italia (43 cm, 38 in qualche punto!) due grandi quadri di 10 metri curiosamente uno di fronte all’altro - tanto da rendere quasi impossibile il passaggio fisico dei visitatori - forse farebbero non solo da calamita per i curiosi, ma acquisterebbero altri significati, profondi e ancora inesplorati, di grande complessità, di portata emozionale non misurabile…

        Poi: metti a Ripa una giornata uggiosa, con quella nebbia un po’ così quell’espressione un po’ così… L’evanescenza che Mario con maestria ha infuso in queste due opere si trasferirebbe, dal nostro caro vicoletto, in ogni pensiero vagante nella piazza e vi resterebbe inciso. Sarebbe un altro record.

       
PGC - 21 novembre 2019




giovedì 14 novembre 2019

“Sì, viaggiare / evitando le buche più dure”

VIAGGIO INTORNO AL MONDO

Christian Riganelli (Fisarmonica)  Fabio Battistelli (Clarinetto)

Ripatransone - Auditorium Santa Caterina, 10.11.'19 ore 17
[Associazione Musicale Marchigiana]

“Sì, viaggiare / evitando le buche più dure”  [Battisti - Mogol]

        Infatti. Riganelli e Battistelli-drivers stasera ci han fatto viaggiare soft, scegliendo per questo concerto un repertorio lungo sì migliaia di chilometri, ma senza scossoni. Niente musiche troppo ardue e in salita per noi. Si parte comodamente da qua vicino, dall’immaginaria stazione di Castelfidardo, con una “Tarantella marchigiana” - del nostro Riganelli - di media velocità, tanto per prender confidenza con noi viaggiatori-ascoltatori che a guardarci non sembriamo fisicamente attrezzati a saltare da un fuso orario all’altro.
        Ma fisarmonica e clarinetto non sono stanziali come quel pianoforte a coda lunga, nero accantonato sul palco; anzi, la “Scatola magica” a bottoni di Riganelli - che somiglia a una valigia (di marca Victoria, non Samsonite) - ha bisogno proprio dell’aria del viaggio, per suonare meglio, e così pure il clarinetto di Battistelli, che smontato è più agile di un ombrello: per un “Viaggio intorno al mondo”non si fanno pregare.
        Sono musiche di ogni nazionalità, Argentina, Bulgaria, Italia, Grecia, Brasile, Spagna, Israele… eseguite con precisione svizzera e professionale “trasporto”, da viaggiarci dentro con estremo comfort. E guidano con intensità e maestria, i nostri musicisti-drivers, come se stessero esibendosi in un grande teatro pieno di esperti spettatori-viaggiatori e non un piccolo “caldo” chiesastrico auditorium, senza finestre per guardar fuori - questo passa il Convento, alla lettera - e con qualche posto vuoto.

        E’ stato un “dolcemente viaggiare […] evitando le buche più dure”. E incontrando per strada anche chiare tracce di jazz, di classica, di tango… Christrian e Fabio - li chiamiamo per nome, in viaggio si diventa presto amici - le hanno percorse cambiando ritmo, genere, atmosfera: per noi, non un attimo di stanchezza o di noia, come a volte nei viaggi. Anzi, un sapiente continuo “rallentare per poi accelerare”… “gentilmente, senza strappi al motore”: ci abbiamo preso gusto, ci piaceva continuare, e loro generosi ci hanno scarrozzati ancora per un po’…

        “Viaggio intorno al mondo” fascinoso e colto, però breve. Vorremmo che Riganelli e Battistelli ci portassero ancora in tour, anche in percorsi più complicati, possiamo farcela, ci prepareremo. L’itinerario lo scelgano loro, ci fidiamo. Noi cercheremo di esser più numerosi, occupando pure i posti riservati in prima fila. [tanto quelli mica vengono, i politici… e se viaggiano non capiscono, massimo vanno a San Marti’]


PGC - 13 novembre 2019





mercoledì 13 novembre 2019

IL DIO DELLO STREPITO

 COMPAGNIA DELL’ACCADEMIA
studio da
LE BACCANTI
di
Euripide
trad. Edoardo Saguineti
regia Emma Dante

San Benedetto del Tronto – Teatro Concordia
9 Novembre 2019  h 20.45


IL DIO DELLO STREPITO


“… portami laggiù, dio dello strepito, dio dello strepito
 euòi! Tu che guidi i baccanali…


         Modernissimo Euripide, che “come tutte le avanguardie rigenera il teatro uscendo dal teatro” e paga di persona: con l’insuccesso, con l’autoesilio da un’Atene senza redenzione, da una società che non lo ama e gli tributerà omaggio tardivo e postumo, forse ipocrita. 


         Tragedia totale viene definita Le baccanti, e ultima stagione del teatro politico: al tragediografo greco - così vicino al teatro moderno - sarebbe certo piaciuta la geniale regia di Emma Dante, il suo teatro che rilegge la classicità attualizzandola e i cui archetipi spesso utilizza nella denuncia sociale che è nerbo della sua produzione.
         L’arcaismo tragico delle Baccanti le è congeniale - qui esaltato dalla luminosa traduzione di Sanguineti - e il palco popolato di giovani donne e giovani uomini, martellato da musiche pop e luci psichedeliche nulla toglie alla perfezione del meccanismo teatrale euripideo, alla violenza di un intreccio - la fantasia dei Greci è spesso truce - che fu anche atto di accusa verso un corpo sociale, quello ateniese, disgregato così come smembrato è il corpo fisico del tiranno Penteo.

         Ci sono tutti, i temi eversivi di un Euripide cui Atene preferì sempre gli altri tragici: ci sono le donne, invasate dal dio e perciò libere - pur solo nell’ebbrezza dionisiaca - da un giogo sociale maschilista e opprimente, non lontano da quello che la regista rintraccia nell’humus socio-culturale della natia Sicilia; c’è il dio dalla collera vindice rivolta contro Tebe che non riconosce - unica fra le città - la sua divinità frutto della ierogamia fra Zeus e la mortale Semele; c’è il confronto col tiranno - il suo doppio - che irride il sacro e segna in questo il proprio destino tragico.
La vendetta di Dioniso - qui sdoppiato in un corpo maschile e in uno femminile - eccede la giusta misura ma non cerca giustificazione, né la natura divina può essere discussa: le principesse cadmee e con esse tutte le donne di Tebe, possedute dall’estro dionisiaco - l’oistros, l’incontenibile follia - saranno il suo braccio armato, e ciò che il dio ha spietatamente stabilito si compirà.
         Alle sue menadi asiatiche e alle baccanti tebane il dio dello strepito infonde così il grido di vittorioso furore nella perdita totale di sé, mentre l’azione converge verso il suo acme: lo sparagmòs, l’orribile smembramento di Penteo ad opera dalla stessa sua madre Agave, che nella follia bacchica lo crede un cucciolo di leone.

         Con il taglio della parte finale - l'esodo e il ritorno di Agave in sé, con la  terrificante coscienza dello scempio e il canto di trionfo che diviene lamento funebre - la regia sceglie una messa in scena dominata dalla dirompente bacchica sensualità dell'elemento femminile: qui musica, canto, danza disegnano geometrie convulse ed esplosioni di colore, e gli oggetti anche macabri - le teste mozzate penzolanti dalla graticcia, la croce a un certo punto innalzata - sono grumi simbolici che inchiodano l’attenzione e rendono lo spettatore parte dell’incantesimo collettivo.

         Le figure più caricaturali - l’effeminato Penteo, eroe (o antieroe) della miscredenza, il saggio Tiresia, il tremebondo vecchio re Cadmo - spinti dal dio al travestimento femminile per mescolarsi ai riti bacchici - non muovono il riso, amplificano anzi il connotato tragico, la ferocia collettiva indotta dalla follia divina. Nella nitidezza della costruzione euripidea Atene non poteva non riconoscere le dinamiche stesse della propria disfatta politica e morale (il predominio degli affari, le lotte intestine, la disgregazione della società e dell’individuo… Ci ricorda qualcosa?).

         La Compagnia dell’Accademia e i suoi giovani eccellenti interpreti - “bravi da matti” - imprimono alla scena una carica passionale che è cifra del teatro di Emma Dante, sempre di attualissima denuncia. Per ricordarci, insieme con Euripide e duemilacinquecento anni dopo di lui, che per incenerire le case degli uomini, per "abbattere questa società putrescente non serve certo un dio, bastiamo noi” (L.Billi).


Sara Di Giuseppe - 12 Novembre 2019 





sabato 9 novembre 2019

Alì Babà e i quaranta palloni

            Istruzioni per la lettura (cfr. stampa locale):
-          Rubati quaranta palloni alla squadra di calcio Sambenedettese. Si cercano i ladroni, forse quaranta. Come acciuffarli, prima che ne rubino ancora? [Furto gravissimo ma “affettuoso” e creativo: senza palloni non giochi, se non giochi non perdi]

-          A San Benedetto, Grottammare e Cupramarittima si stanno costituendo legalmente - su iniziativa dei 3 sindaci e benedizione della Prefetta - i “GRUPPI DI VICINATO”. In pratica: RONDE DI CITTADINI SPIONI, “con 8 coordinatori già individuati(sic). Stiamo sereni.

Alì Babà e i quaranta palloni, dicevo, ma che c’entra? 

      E’ che ci vorrebbe un Alì Babà per ritrovare i quaranta palloni trafugati dai ladroni: e potrebbe riuscirci uno degli “8 coordinatori appena individuati” dall’Amministrazione di Grottammare, o qualche agente-scelto della relativa squadraccia. 

       Impresa non difficile - non si tratta di ori e gioielli persiani… - e perfetta come allenamento per i “Gruppi di vicinato”: basterà che questi scagnozzi girino con ostentata nonchalance per i campetti di calcio del “perimetro di competenza concordato” e osservino con cannocchialetti sapientemente mimetizzati i palloni con cui giocano i ragazzi; buttino l’occhio vigile sul vicino che d’improvviso palleggia con la moglie in giardino; controllino se la vetrina del negozio di fiducia di articoli sportivi ha troppi palloni in sconto… 
Oppure bussino direttamente alle porte del proprio quartiere (“Apriti Sesamo” e ogni porta si aprirà) e… ”quanti palloni avete in casa?” Se ce n’è più d’uno, ZAC, subito avvertiranno i Carabinieri a mezzo whatsapp, come gli hanno insegnato negli “incontri formativi” e come sta scritto nel “Protocollo d’intesa con la Prefettura”. Per il vicino saranno cazzi, ma questo è il Progetto sociale che favorisce la rinascita e il consolidamento dei rapporti e la reciproca assistenza tra vicini (sembra una barzelletta ma proprio così dice Pierre-Gallin, e i giornalisti da riporto riportano).

        Ulteriore missione degli Alì Babà nostrani sarà scovare chi in casa accende forni e camini contravvenendo all’ordinanza sindacale che lo vieta severamente ma con deroga: “salvo che per cucinare salsicce alla brace e grigliate” (pare una barzelletta ma proprio così scrive sindacopiunti nell’ordinanza).
Svariati Alì Babà in borghese, pertanto, perlustreranno il quartiere di riferimento col naso in su, guardando i comignoli e annusando l’aria come i bravi di don Rodrigo, e al minimo sospetto ti entreranno in casa (con o senza la formula magica “Apriti Sesamo”) puntandoti addosso non la pistolona, per ora, ma lo smartphone: per il vicino saranno cazzi, se sorpreso senza la salsiccia in bocca.
 
        I “Gruppi di vicinato appena istituiti, dunque: comitati di controllo o ronde, comunque li si voglia chiamare, altro non saranno che la STASI de noantri. Giusto 30 anni fa la mandavano finalmente al diavolo, la terribile Polizia Segreta della DDR, che aveva la sua forza nell’immensa rete di collaboratori più o meno segreti adescati tra i cittadini.
 
Per l’anniversario la resuscitiamo noi, proprio nei giorni in cui dappertutto viene ricordato ciò che fu quel fetente regime poliziesco caduto con ignominia, a furor di popolo; che cosa fu lo spietato controllo di ogni atto, di ogni respiro dei suoi cittadini. “Le vite degli altri” fatte a pezzi.
 
        I 3 sindaci invece già si appuntano la medaglia, nell’assordante silenzio di opinione pubblica e mezzi d’informazione: non un lamento, un soprassalto di preoccupazione, un moto d’indignazione da parte di cittadini comuni, di sedicenti intellettuali, politici sinistrorsi militanti o a riposo, giornalisti e porgimicrofono, presenzialisti di professione, finte opposizioni politiche, associazioni asservite, preti vescovi e chiesa tutta, artisti, opinionisti e bellagente.
Non un fiato da nessuno di costoro, non una parola, non un pensiero, non una riga per denunciare questa deriva pericolosa, moralmente distorta, militaresca e fascistoide; per lanciare l’allarme sul cupo spionaggio istituzionalizzato e astutamente mascherato da “reciproca assistenza tra vicini”. Nessun “dissidente”. Indifferenza, apatia, viltà, silenzio.

        Un’opinione pubblica che supinamente accetta scelte come queste, lesive di libertà, dignità, decenza, prodromi di derive impensabili, è irreparabilmente lobotomizzata, anestetizzata fino alla paralisi, e allora tutto può succedere. Nella storia recente è già successo.

        Oppure, e chissà qual è l’ipotesi peggiore, silenziosamente condivide queste politiche, se ne compiace, si sente al sicuro, tutelata da un grande fratello occhiuto e prepotente, che con l’alibi della solidarietà e partecipazione sguinzaglia i suoi spioni a controllare il modo in cui vivi.
        E i sindaci continueranno a gonfiarsi come i palloni della Samb, santi subito saranno acclamati da stampa, da cittadini adoranti e complici, da nani e ballerine: santi degli spioni, patroni del buco della serratura.
        E pensare che gli è bastato cominciare con dei piccoli ma fedeli Alì Babà che corrono dietro a 40 palloni rubati…
 
 
PGC - 9 novembre 2019




sabato 2 novembre 2019

PEGGIO DI DRESDA

       “Il Consiglio Comunale di Dresda approva a maggioranza (Verdi, Post-comunisti [Linke], Liberali [Fdp] e Socialdemocratici [Spd] a favore, Cristianodemocratici [Cdv] angelikamente contro) una delibera che proclama in città l’Allerta Nazista, dopo i ripetuti atteggiamenti e atti antidemocratici, antipluralisti, contrari all’umanità e di estrema destra che arrivano fino alla violenza. Dresda ha un problema: se non vuol diventare la capitale del nuovo nazismo deve opporsi energicamente a questa destra estrema radicalizzata, difficile da individuare e mescolata con la borghesia conservatrice”  (cfr.”La Repubblica” del 1.11.’19)
 
       Premesso che il Piceno non è la Sassonia e che qui i nazisti non ci sono (o piuttosto, non si vedono) e che abbiamo “solo” una forte DESTRA, noi siamo messi peggio di Dresda.
Nel senso che, mentre la nostra destra/centrodestra cresce elettoralmente e si fa sempre più invadente, arrogante, invasiva, ma anche subdola, sorridente, convincente, dispensatrice di convenienti promesse, non c’è chi la contrasti. Questa nostra destra casereccia prospera alla luce del sole, non si nasconde, non si vergogna: anzi si mostra amichevole, religiosa, con l’abito buono della festa. Si mescola agevolmente fra noi, che storicamente l’abbiamo già nel DNA. Si annida perfino nella nostra sminuzzata sinistra/centrosinistra; oltre che tra intellettuali, operai, dirigenti, disoccupati, evasori fiscali, giornalisti, medici, commercianti, imprenditori, artisti, avvocati, militari, insegnanti, studenti. Donne uomini bambini, il DNA dicevo. Si fa chiamare in tanti modi: Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Casa Pound… Amministra quasi dappertutto, anche dove è in finta minoranza.
       Basta guardare qualche fatto degli ultimi 5 giorni:

-      I sindaci di San Benedetto, Grottammare e Cupra Marittima (destra e sinistra) firmano davanti alla Prefetta di Ascoli l’impegno ad istituire le RONDE (le chiamano “Gruppi di vicinato”, oh quanto sono creativi, ma sono peggio delle Ronde, torneremo alla famigerata STASI della DDR). La notizia  - cioè la velina - esce liscia come una carezza, nessuna indignazione o quasi. ”Mummie che tacciono”.
-      Al ristorante “Terme” di Acquasanta, per i festeggiamenti dell’Anniversario della Marcia su Roma, si riuniscono a banchetto amministratori ascolani e sambenedettesi sotto l’egida del Duce. La notizia scandalizza tiepidamente i giornaloni locali, poi appena un po’ di sputtanamento su quotidiani e tigì nazionali, poi tutto tende a sgonfiarsi: il Fratello d’Italia sindaco-ragazzo-maratoneta di Ascoli ci ha dato a bere che non aveva visto il menu (!) - talmente fascista che quello di casa-Mussolini gli fa un baffo -. Gli altri Fratelli hanno minimizzato, i leghisti hanno fatto embè?. Nessuno si è dimesso. Solo un gregario finto-capo si è scusato a bassa voce. Certo, dopo il fattaccio la sinistra ha strillato, ma come per contratto. Strillato. Déjà vu.

Ma l’elenco delle decisioni destrorse folli e pericolose come e più di quelle nazionali è lungo, lunghissimo: lo è così tanto che, almeno nei Consigli Comunali se non anche nella cosiddetta “società civile” si sarebbe dovuto fare uno scatto, tipo Dresda.

Ma quando mai, se siamo ormai inquinati fino al midollo.
 
-      L’opinione pubblica è silente, ciascuno cura col massimo interesse il proprio orticello o il proprio ombelico, né mostra di accorgersi di nulla. Come i contadini polacchi quando sulla ferrovia che correva accanto ai loro campi di cavolfiori gli passavano davanti certi convogli…
-      Le classi dirigenti capaci di “gestire con saggezza” le crisi strutturali e le crisi contingenti sono sempre più rare o addirittura scomparse.
-      La sinistra ormai sbriciolata come biscotti secchi, non sente più la propria responsabilità principale: quella di “tentare di contrastare gli innati bassi istinti della parte destra di noi tutti e di tenerli a bada” (Altan). 

       Quindi nessuno dei nostri pavidi, inerti, neghittosi Consigli Comunali, incapaci di prospettiva politica ma anche di pensare semplicemente controvento, voterà mai una delibera che, dichiarando l’evidente pericolosità di questa deriva - antipluralista, antidemocratica, antiumanitaria quando non addirittura violenta - impegni il Comune, i Comuni, la Provincia, la Regione ad opporsi energicamente e a combattere una destra estrema e arcigna, radicalizzata ovunque, facile da individuare benché spesso mimetizzata nei ranghi della borghesia conservatrice e reazionaria.

Siamo messi male. Peggio di Dresda. E il Piceno è già la capitale della peggiore destra, che si evolve con fascistica rapidità.


PGC - 2 novembre 2019


venerdì 1 novembre 2019

Silvano non suona più

Tra noi, era quello che più amava la musica. Ma la suonava di meno.
Lui la “cantava”, dentro.


Quando lo guardavi pensieroso (e forse lui non ti vedeva), sta’ sicuro che aveva un motivo in testa, spesso ripetitivo, che ripassava in continuazione, arrangiandolo alla sua maniera, smontandolo, rimontandolo, arricchendolo di note nuove, per noi misteriose.

Da ragazzo, con noi formò i Leaders, poi studiò e insegnò musica, a Ripa fu maestro di banda, nel suo defilato affettuoso negozio vendette chitarre, clarinetti, sax, piani, batterie, spartiti, mute di corde…

Ci si ritrovava, ogni tanto. Tra noi, suonare significava parlare. Impacciati magari, non ricordando bene motivi e accordi, provando, riprovando…

In ultimo, da solo, chissà cosa cantava. Ma sembrava sereno.

Noi speriamo così.

1 novembre 2019                Gli amici di musica