mercoledì 7 novembre 2018

Mancava il 7° Cavalleggeri

San Benedetto, con un’azione di forza sgomberate
le “Palazzine SANTARELLI.


        Ci dormivano abusivamente - neppure dentro, ma in un paio di sgangherati container all’esterno - ben 4 (quattro) stranieri neri, che avevano pure allestito un gabinetto (non proprio di design) in giardino. Ma nel perimetro delle “palazzine” - trapela dagli inquirenti - bivaccavano addirittura in sei o sette. Impressionante: un vero esercito [immigrati, cui imputare alcune malefatte locali rimaste in sospeso, torneranno comodo…].


        È stato un “blitz in grande stile” - recitano le entusiastiche apologetiche veline - “un’azione congiunta di CARABINIERI, POLIZIA, GUARDIA di FINANZA, CAPITANERIA di PORTO, POLIZIA MUNICIPALE, più due Dirigenti Comunali [Urbanistica e Lavori Pubblici], alcuni Funzionari Comunali e i potenti mezzi di PicenAmbiente.

        Mancava solo il Settimo Cavalleggeri, insomma. Peccato, perché “Major General” Custer lui sì che ci sapeva fare coi “ribelli”. Anche se i nemici di oggi non si chiamano Toro Seduto, Cavallo Pazzo, Coda Chiazzata, Coltello Insanguinato e non difendono coi denti il proprio territorio sacro; sono vite senza nome, umanità scartata bisognosa di un tetto, poveracci rifugiatisi in un non-luogo che l’intoccabilità di disinvolti imprenditori e l’imbecillità servile e collusa delle amministrazioni ha eretto a monumento cittadino di inciviltà e degrado.
 

        Le “Palazzine Santarelli”, dunque: nome leggiadro e improprio per il monstrum cementizio che la bassa politica della città ha finto d’ignorare per decenni. Salvo intavolare ciclicamente trattative-di-scambio col costruttore (variante sofisticata del plebeo criminoso voto-di-scambio): c’è il mirabolante Piano del Porto da approvare, il vetusto stadio Ballarin adiacente da riqualificare o abbattere, un risarcitorio stiloso Museo-dello-Sport da inventare, un Centro Commerciale che tira sempre, senza dimenticare svariati nuovi rombanti localoni per la movida? Al creativo genio degli amministratori sambenedettesi l’imprenditore padrone delle palazzine si mostrava sempre gentilmente pronto a “collaborare”, in cambio di qualcosa si capisce, chessò… una licenza a tirar su un grattacielo di 16 piani (non se ne fece niente, per fortuna).
E gli spazi per i Servizi al Porto, i locali per gli Uffici Finanziari a sevizio della città, cui il manufatto era in un primo tempo destinato? Bubbole: l’Agenzia delle Entrate sta benissimo lì di fronte, attigua alla Sala Giochi e Scommesse, un'ideona!
  

        Senonché, dato l’invalicabile divieto di edilizia residenziale in quella zona (meno male), per anni l’illuminato imprenditore lascia l’enorme scheletro così com’è, sporco e occupato, e arrangiatevi voi. Con anche gli amministratori a guardare senza muover paglia, e con loro tutta l’Invincibile Armata di CARABINIERI, POLIZIA, GUARDIA di FINANZA, CAPITANERIA di PORTO, POLIZIA MUNICIPALE, PicenAmbiente, Dirigenti e Funzionari Comunali.
 

        Ma siccome c’è del metodo anche nella furfanteria, ecco che sapientemente la proprietà, poff, in un amen ti diventa una inafferrabile holding inglese, e l’imprenditore felice e contento, ritrovata la verginità perduta, può nuovamente concorrere al titolo di santo dell’anno. 

        Sarà dunque per questo che dopo tanto tempo, non più frenata dalla reverente devozione per santi(arelli) e martiri - ‘sta holding chi la conosce, devono essersi detti i capitani coraggiosi guardandosi virilmente negli occhi - l’Invincibile Armata una mattina s’è svegliata e ha trovato l’invasor. E ZAC, il blitz in grande stile.
 

        Peccato che nella foga dell’impresa non hanno avvisato il Salvini-Ministro: quello, casco integrale di pompiere e mascherato da Protezione Civile, si precipitava con le ruspe e le tivvù e i giornalisti scodinzolanti.

        O forse non hanno voluto creargli imbarazzo: anche se a far la voce grossa con un gruppetto di “clandestini” quel lumbàrd ci faceva un figurone da dio, è pur vero che non stava bene demolire teatralmente un manufatto che, Fondo Immobiliare inglese finchè ti pare, c’entra parecchio con la famiglia di una sua diletta deputata... e quel debito di 116 milioni di euro – quisquilie, che paghiamo noi – che ha mandato per aria BancaMarche e con quella un sacco di gente.
      
        Ma il 7°Cavalleggeri potrà sempre farcela una capatina alle palazzine Santarelli, via un altro blitz, Carnevale s’avvicina, la mascherata è pronta.


 PGC - 6 novembre 2018


sabato 3 novembre 2018

Piovono nuvole, a Ripa

Vanno
Vengono
Ogni tanto si fermano
E quando si fermano    
Sono nere come il corvo
Sembra che ti guardano con malocchio… 



Vanno
Vengono
Ogni tanto cadono
E quando cadono
Sono bianche come agnelli
Sembra che guardano con vergogna... (PGC)


                                                                                          
        Fabrizio De André - e Mauro Pagani - che di nuvole s’intendevano, chissà come le avrebbero raccontate, le nuvole di Ripa di questi giorni. Anziché far piovere pioggia, piovono loro stesse.


        Si sdraiano sulle colline, ruzzolano morbide senza sporcarsi, s’incastrano ovattate negli alberi ma non ci giocano. Sbattono soft sull’insalata e i finocchi, pettinano le vigne invecchiandole. Scivolano al ralenti dai muri. Interrompono le strade senza sporcare. Visitano il cimitero senza portare fiori, accoccolandosi tra le tombe…


        Non prendono la forma dell’airone o della pecora o di qualche altra bestia… Hanno forme edilizie gonfiate, quando scannerizzano il costruito. Sono fatte di niente, ma sanno nasconderti il cespuglio improvviso, tu ci inciampi e ti fai male lo stesso.


        Il paesaggio è capovolto, ma l’immagine è senza fantasia, né ti viene in mente Magritte. Troppo facile veder galleggiare paesi colline e montagne in un mare artico mosso e stagnante. Indecise sul da farsi, non consultano vento. Così non sono molto originali quando, per valli fossi boschi e agricole contrade, accompagnate dalle gazze, scendono bradipe verso mare. Senza arrivarci. Indugiano a giocare con cinghiali e caprioli, li proteggono nascondendoli alle bande di cacciatori…


        Quando gli va di piovere così, le nuvole di Ripa lo fanno in silenzio, non ti avvisano con rumore, né la terra si trema. Ti accerchiano quatte, come gli indiani. E ti ritrovi ancor più condizionato negli impicci della vita, ti vietano di vedere, di capire… ti sembra di non conoscere più il posto dove stai… Le “nuvole piovute” di Ripa non sono solo apparenza, sono pericolose. Lo diceva anche Aristofane, anche se non guidava…

        Sanno pure di mistico. Siamo a Ripa, bellezza.

PGC - 3 novembre 2018