martedì 24 febbraio 2015

Lino Patruno al Cotton Club ovvero: quando il Jazz aveva Swing

Una memorabile Lectio magistralis di Jazz e di Swing, quella di Lino Patruno. A partire dalle origini, da quel Girolamo La Rocca da Salaparuta avventurosamente sbarcato in America col suo bagaglio di musica da banda di paese di Sicilia, che col nome d’arte Nick La Rocca produsse nel 1917 il primo disco della storia del Jazz. Cotton Club delle grandi occasioni, ci sentiamo tutti come sui banchi di scuola, nell’ascoltare rapiti questo prof affettuoso e speciale coi suoi 6 “assistenti”: la lezione serale ha ripercorso più di 60 anni di Jazz “combattuti” in prima persona vicino ai maestri più autorevoli, con le più famose orchestre, da protagonista e da testimone, nei luoghi fisici dove il Jazz è nato e poi si è trasformato, in tutte le sue vicissitudini. 

domenica 22 febbraio 2015

Praga – Dresda A/R. Sensazioni

13 febbraio di 70 anni fa, Carnevale. Alle 22.08 l’allarme aereo interrompe i clown del Circo Sarassini nel carosello finale del martedì grasso e spinge gli abitanti di Dresda nei rifugi: compostamente, in fondo l’ultimo bombardamento risale a mesi prima, e non è stato granchè. D’altra parte, perché prendersela con la più bella città tedesca, colta luminosa città del mondo lontana dalla tenebra nazista…
14 febbraio 1945: dell’antica Dresda non esiste più nulla.

giovedì 5 febbraio 2015

Cronache rinascimentali. Matteuccio da Firenze a Silviuzzo da Arcore (Carteggio segreto casualmente intercettato)

Matteuccio da Firenze a Silviuzzo da Arcore
Compare mio caro.
Poi che fu creato questo nuovo Presidente, ho avuto due lettere da voi et due da messer Totto vostro: le quali mi richiedono che io operassi che voi foste scritti tra i familiari del Presidente. La qual cosa avremmo ottenuta, ma per il numero grande né lui né infiniti altri son stati approvati dalla Camera, perché dicono che tanto numero di familiari, i quali tutti possono ottenere benefici senza pagamento, fa che gli uffici non rendono.

Donato Di Poce - Mauro Rea. La stanza di Arles



    È come avere un gran fuoco nella propria anima e nessuno viene mai a scaldarvisi, e i passanti non scorgono che un po’ di fumo, in alto, fuori del camino e poi se ne vanno per la loro strada.
    Vincent Van Gogh

..quando è l’amore a muovere le stelle e tutto quanto vive e cede la sua vita, da una forma all’altra una veste o una pellicola o una pelleSi potrebbe sintetizzare così quanto accade all’interno del libro La Stanza di Arles, un percorso in un coro di andata senza ritorno alla stanza di Vincent van Gogh, fattasi anima e corpo di tutti quelli che, nel libro presentato da Donato di Poce per CFR Edizioni, hanno depositato il loro seme d’amore. Se fosse ancora vivo Vincent, e come non potrebbe ancora non esserlo, se tutti lo ricordano e lo amano in questo modo, avrebbe certamente formato un terzetto, con di Poce e anche Mauro Rea, artista che ha creato il ponte tra un qui e un là, Arles appunto, evocando nell’assenza l’anima di Vincent. Chi manca è solo il corpo delle cose, compresa quella stanza, così ripetutamente dipinta dall’artista olandese, in un ordine impeccabile ripresa ogni volta e ogni volta senza altra traccia che lei, l’assenza, con cui di certo aveva stretto amicizia, fino alla tragica scomparsa, riproposta, come appunto ha fatto anche Rea e Di Poce a suon di tratti e ritratti di voce.
Non c’è rigo del testo che non dica l’amore, per l’arte e anche per la vita, ed è una continua citazione anche dove sembra altro il fulcro del discorso perché l’arte si fa l’artificio esatto per dirlo.


Fernanda Ferraresso


lunedì 2 febbraio 2015

Saggio breve sul delirio di bruttezza. Il villino che non volle diventare palazzo e restò villino restaurato con amore

Quel villino in prima fila, quasi all’inizio del lungomare di San Benedetto del Tronto, resisteva a decenni di abbandono e incuria. Sembrava di nessuno. Crepe profonde come ferite sui muri, infissi sfondati, pericolanti il tetto e il bel cornicione in legno, tracce di trasformazioni turistiche andate in malora. Derelitti e malconci i cartelli “Vendesi”. Forse i proprietari erano esosi, forse c’erano complicazioni alla vendita (eredità, fallimenti…), aggiungici gli apparentemente inestricabili vincoli edilizi, l’ottusa burocrazia delle Belle Arti…