sabato 22 agosto 2015

Cos'è UT

UT non è solo una rivista d'arte e fatti culturali, è un mondo a parte, quasi un'isola. UT non ha padrini né madrine. Vengono pubblicati i racconti e le poesie di chi sa scrivere e ha qualcosa da dire (scrivere bene, da solo, non basta). A UT piacciono le contaminazioni, gli stili personali, le idee diverse, la libertà creativa e chi sa destare emozioni in chi legge. UT non ha numeri di pagina. È una rivista stampata su cartoncino pregiato delle Cartiere Fabriano e della Fedrigoni. Per le nostre pubblicazioni usiamo tre tipi diversi di carta che, alla fine, danno gioia e piacere anche al tatto. UT edita in ogni numero un'opera d'arte originale, contrassegnata in numeri romani per i collaboratori, in numeri arabi per chi vuole acquistarla. UT si “annuncia” sempre, e a ogni “annunciazione” si fa accompagnare da musicisti, attori, fini dicitori e artisti d'arte varia. UT è UT, il resto è mercanteggiamento. UT è aperta a tutti e tutti possono collaborare... al resto pensiamo NOI.

martedì 18 agosto 2015

Scoperto UT, il nono pianeta del sistema solare: è dieci volte la terra. Finalmente si sono accorti di NOI

Un enorme pianeta, dieci volte più grande della Terra, potrebbe orbitare intorno al sole ai confini del Sistema Solare. È l’incredibile scoperta alla quale sono giunti alcuni ricercatori. E in molti sarà forte il mitologico richiamo al ‘pianeta nascosto’. I ricercatori hanno individuato un pianeta nano chiamato Uttiano-2012 VP113, e altri 900 oggetti, in orbita in una formazione simile.
Uttiano-VP113 è stato osservato la prima volta nel novembre 2012 e annunciato solo poco tempo fa. E ‘il pianeta nano più lontano in orbita intorno al nostro Sole. Ha un diametro di circa 450 km e si trova al di là della zona ricca di comete conosciuta come ‘cintura di Kuiper’, in una regione al limite del sistema solare chiamata Nube di Oort. Uttiano-2012 VP113 è circa la metà del diametro di un altro pianeta nano, Sedna, scoperto una decina di anni fa, e si trova 80 volte più lontano dal Sole rispetto alla Terra. Ed è nella somiglianza delle orbite di Sedna e Uttiano-2012 VP113 che nasce la scoperta della possibile esistenza di un ancora sconosciuto pianeta, definito ‘Super Terra’ per le sue dimensioni, ai confini del nostro sistema planetario. e si dice che sia retto da un organismo chiamato La Redazione. I due pianeti nani sono tra le migliaia di oggetti che si crede formino la nube di Oort interna e il fatto che abbiano un’orbita simile suggerisce la presenza di un pianeta fino a 10 volte le dimensioni della Terra che ne influenza il ‘comportamento’. Il dottor Scott Sheppard, della Carnegie Institution, ha detto: ‘La ricerca di questi oggetti lontani interni della nube di Oort al di là di Sedna e Uttiano-2012 VP113 dovrebbe continuare in quanto potrebbero dirci molto su come il nostro sistema solare si è formato ed evoluto. I ricercatori hanno usato una fotocamera Dark Energy (Decam), nelle Ande cilene, per la scoperta di Uttiano-2012 VP113 (che si dice sia retto da un organismo chiamato La Redazione). Hanno quindi utilizzato il vicino telescopio Magellan per determinare la sua orbita e ottenere informazioni dettagliate sulla sua superficie. Il pianeta nano Sedna 90.377 è stato scoperto nel 2003. Ha un’orbita simile alla recente scoperta Uttiano-2012 VP113. Le due orpite messe insieme, secondo lo studio Carnegie, indicano la potenziale presenza di un pianeta enorme, fino a 10 volte le dimensioni della Terra, ad influenzare l’orbita di questi due pianeti nani.
I risultati sono pubblicati sulla rivista Nature.

Copiato (letteralmente e non) da www.voxnews.info

sabato 15 agosto 2015

Il nuovo "must" uttiano: Annunciazione, annunciazione

A metà degli anni ''70, l'affermatissimo trio "La smorfia" diede vita a uno degli sketch che contribuirono a renderlo immortale. Lello Arena era il semi-cieco arcangelo Gabriele che, inviato da Dio sulla terra per dare la buona notizia della gravidanza a Maria, sbaglia completamente indirizzo e la porta (sempre la notizia), a una ignara moglie di un pescatore, Massimo Troisi (la moglie e non il pescatore). Gioco degli equivoci comicissimo (Enzo Decaro, cherubino, viene scambiato da Troisi per un venditore di libri), lo sketch passò alla storia per il tormentone "Annunciazione, annunciazione" che Lello Arena urlava, aiutandosi con il suono di una trombetta, a Massimo Troisi scambiato per Maria. Ironia soft e per nulla blasfema, lo sketch, che si intitolava ufficialmente "Natività", prendeva lievemente in giro la religione con un tono tanto sostenibile che non costò nulla al trio che, considerati i tempi, avrebbe rischiato la galera per vilipendio alla religione di stato. A distanza di quarant'anni, UT ripropone "Annunciazione, annunciazione" perché stanca e ossessionata dal termine "presentazione". Oggi tutti presentano tutto, non solo l'amante alla moglie spacciandola per la cugina, ma anche quelli che scrivono cose destinate solo a disboscare impunemente i boschi e la foresta amazzonica (cellulosa a gogò). Per non cadere nel tranello dei termini usati [a sproposito], UT ha deciso di rinverdire l'arcangelo Gabriele interpretato da Lello Arena. Infatti, iniziando dal numero 50 cominceremo ad Annunciare e non più a Presentare. Ogni velleità profetica, però, è rigorosamente bandita.

domenica 9 agosto 2015

Riflessioni dopo le 16 e 35. La storia dell'ultimo viaggio di un cane raccontata dal suo "padrone"

Ci si lascia involontariamente, controvoglia, a malincuore, a volte è naturale, a volte è contronatura, delle volte il distacco avviene col nostro consenso, a volte liberando il nostro corpo. Ma è strano, è dato a pochi la conoscenza diretta del ‘distacco’, quello definitivo. Ha dei colori non proprio accattivanti, violacei, sangue misto a terra e dei suoni impercettibili che superano le nostre percezioni più comuni. Ha uno sguardo maturo, severo, mai appagato del nostro, quasi un rimprovero alla nostra permanenza. No, è solo un richiamo che ti lascia attonito.
Sì, ho visto il mio cane morire in braccio alla sua intoccabile padrona, mia moglie, che fu fatta sorella e madre prima che se ne accorgesse l'anagrafe. Lui era un orfano già maturo di 2 anni e da allora ne ha passati 15 con noi, o poco meno. Allora aveva già i segni della sofferenza, della lotta tra simili incattiviti dalla prigionia più o meno vigilata. L'amore e la tenerezza la conoscemmo insieme a lui, con le mie piccole figlie, e per loro fu un toccasana, una guida di responsabilità e libertà insieme. Prendere un animale in casa è a rischio di surrogazione di qualche altra presenza assente. Non fu così per noi. Piuttosto un compagno di viaggio e gite 'fuoripista' che altrimenti avremmo erroneamente evitato. Per me una presenza a volte scomoda, a volte rumorosa, a volte piacevole. Sì, insomma, come per delle persone 'altre'. Quindi uno di noi.
Dopo di lui ne tirammo fuori altri due dai canili, ma queste sono e saranno altre storie.
Rispolvero il testo sotto, scritto in un'occasione uttiana e dedicato anche a lui (come metafora delle difficoltà familiari e personali). Un omaggio a Billy 'il bello' (aggiungevo io i primi tempi), perché mi ha fatto conoscere alcune cose di me attraverso lui, e soprattutto di non avere paura di fronte alla morte. Circostanze che si imparano anche attraverso loro, animali come noi.

A sei zampe 


Prima di fare questo mestiere ho esercitato, in un Circo, l’arte dell’equilibrismo. Sfilavo sopra il pubblico con piatti, bicchieri, sedie e sfere giganti tra le mani. Ho affinato l’arte del peso e del contrappeso ed eccoci qua a impaginare testi, immagini, disporre colori, cercando di dare un senso e soprattutto un giusto ordine e posto a tutto, magari eliminando o al contrario inserendo qualcos’altro perché il messaggio arrivi più forte e chiaro.

Ancora un passo e sono sulla porta di casa. Lascio le fantasie che mi hanno accompagnato per strada e accarezzo con lo sguardo mia figlia che mi saluta. In silenzio, con flemma e riverente cura dispongo le poche cose mancanti a tavola rispettando le priorità e gli ordini stabiliti. 
Ora tu mi guardi, con gli occhi da attesa e mi scruti nei pensieri, cercando di carpirne una parola d’affetto, un gesto. Oh come siamo stati felici un tempo! Ci bastavano poche uscite al mese per ristorarci da tutto. Le discussioni, le pigrizie, le mancate carezze passavano e volavano via come frutti di tarassaco in estate. Scrollavamo le nostre pulci e via a divertirci sotto il primo sole che si affacciava. Senza badare a chiassose comitive, cercavamo il nostro spazio dove ruzzolare come gomitoli impazziti e male avvolti. Annusavamo l’erba da veri segugi, cercandovi presenze passate e lì strofinavamo i nostri corpi per lasciare il segno del nostro passaggio. 
T’ho amato, anche se in silenzio, t’ho assecondato in tutte le tue manie, le tue capricciose stranezze che non finivano mai di appagarsi. Ce n’era sempre una da assecondare come rimasta in attesa dopo secoli di privazione. Ma le amavo un attimo dopo queste tue bizze, perché mi facevi partecipe della tua gioia e l’allegria prendeva il posto dei pensieri anche i più cupi. Riuscivi a trascinarmi, quasi come una renna fa con la sua slitta, dovunque potessi esprimerti in libertà. Gli spazi aperti come le salite più ripide, erano occasioni per spiegare la tua anima indipendente, leggera, solitaria ma con me al tuo fianco. Ora, mio spirito dolente, perché non rispondi più al mio cenno, al suono della mia voce, al flebile sibilo della mia bocca? Sù, muoviti ancora, lascia questo posto, articola le tue ossa malconce e che possano ancora correre su e giù per i gradini di questa casa. Beviamo insieme ancora qualche goccia dall’Oblio e a ritroso ricerchiamo le cose per la prima volta, così definitivamente distratti calchiamo nuovi fili d’erba, cresciuti a sconosciuto manto. Io e te, a sei zampe, ritroveremo l’arte dell’equilibrismo presso un qualsiasi Circo, ancora capace di scommettere su vecchi artisti della composizione scomposta, dell’equilibrio precario, dell’architettura senza travi, dei colori scoloriti e della fantasia contenuta. Vedrai caro amico, che il mio dibattere assieme al tuo abbaiare vedranno il silenzio solo dopo gli ultimi applausi. 

P.S.: Trasmetto questa mail per gli amici che lo hanno conosciuto, o anche no, ma che hanno o hanno avuto una storia simile su cui riflettere.

Francesco Del Zompo




mercoledì 5 agosto 2015

Castelbasso. Ramin Bahrami e i Solisti Aquilani: quando la musica si fa poesia

Non tutti sanno che J.S. Bach compose i Concerti Brandeburghesi nn. 3 - 5 e 6 ed i Concerti BWV 1052 e 1056 in quel di Castelbasso, paesino longobardo un tempo ed ora piccolo gioiello tra le dolci colline abruzzesi che circondano Teramo…
Non è vero, ovviamente, ma è vero che tra quelle mura di pietre antiche, tra i vicoli che se ne stanno stretti stretti per battere il freddo che cavalca il soffio tumultuoso del Gran Sasso, tra le gigantesche variopinte ortensie ancora in fiore, le note di quelle composizioni trovano oggi forma perfetta, forse più che in una paludata sala da concerto. Gran merito certo dell’intelligente costruzione del programma, e dell’armonica scelta di brani il cui fil rouge è nella spiccata “vivaldianità” degli accenti.
Nella quiete della “piazzetta dietro la chiesa” - tra gli ulivi e le zolle smosse di mezza estate - I Solisti Aquilani e Ramin Bahrami hanno disegnato sapienti la magia di Bach, rese palpabili la serenità interiore e la “ricchezza della sua anima profondamente religiosa” * che pervadono anche le opere non sacre.
La forza della sua fede, la versatile umanità“ che le sue architetture sonore traducono in irrefrenabile afflato di salute e di forza, emergono prepotenti nella calda, avvolgente e coinvolgente esecuzione dei Solisti e di Bahrami, saldandosi in assoluta coerenza all’augurio di Pace che questi indirizza, come sempre fa, al pubblico.
Nella potente energia dei bassi dei Concerti Brandeburghesi è in piena luce la presenza ispiratrice del Vivaldi che Bach tanto ammirava, e il senso irrefrenabile di forza - già richiamato - è sottolineato dall’intensità con cui è sentito il principio di tonalità. L’atmosfera da Concerto Grosso da cui i Brandeburghesi derivano è, insomma, magistralmente ricreata dai Solisti grazie al sapiente e calibrato gioco contrappuntistico di tutte le sezioni.
Ed ecco il Terzo Concerto, tanto incisivo che se ne lasciarono ispirare nientemeno che i Nice, il gruppo di “Rock progressive” di K.Emerson e S.Howe: nel loro album del ’69 “Ars longa vita brevis”, resero omaggio al concetto di forza interiore di quel concerto componendo un’estensione dell’Allegro, la cui didascalia concludeva: “Ieri ho incontrato qualcuno che ha cambiato la mia vita (Bach), oggi abbiamo creato un sound che indica perfettamente qual è il nostro obiettivo”. A conferma - se mai ce ne fosse bisogno - che il genio di Bach concluse un’epoca, assommandone tutte le caratteristiche e portandole alla sintesi più perfetta, ed oggi è sempre lì a indicare “il difficile cammino della musica contemporanea”*.
Ma, come scriveva M.Mila, “C’è di più, un’interiorità profonda, l’eco di un’anima capace di albergare in sè le più profonde meditazioni sull’uomo, su Dio e sul mondo” *. Questo “di più”, Bahrami al pianoforte e Mercelli al flauto, lo hanno mostrato in tutta la sua forza poetica ampliando e impreziosendo la già ricca parte orchestrale del Concerto n.5
Un tocco vellutato e antico, tipico delle viole, è quello dato poi dai Solisti al Concerto n.6, l’esecuzione del quale nondimeno hanno saputo colorare di tinte forti ma equilibrate in un contrappunto serrato fino all’apoteosi dell’Allegro finale.
E’ infine nei Concerti BWV 1052 e BWV 1056 che Bahrami esprime tutto il proprio - quasi viscerale - amore per Bach. Nel primo dei due, in tipico stile italiano, Bahrami poeta con Bach attraverso l’invenzione tematica molto melodica: ed è la stessa profonda intimità tra compositore ed interprete che fece di Chopin e Rubinstein un binomio indissolubile. Nel secondo, la matrice vivaldiana – che spicca ad esempio nell'accompagnamento pizzicato della melodia – non impedisce che le frasi semplici e lineari e il ritmo di geometrica esattezza abbiano l’inequivocabile “profumo” di Bach.
Il pianoforte di Bahrami è sempre magistralmente fuso con l’orchestra: mai sopra o sotto gli archi, mai in contrapposizione, sempre anzi in afflato e sostegno reciproci; ne è esito felicissimo l’aver reso pienamente l’integrale nobiltà spirituale e musicale di Bach inun dialogo del Signore con se stesso prima della creazione” (Goethe)
Più di ogni parola, vale forse ciò che Bahrami dice di sé in relazione a Bach: “L’energia, l’entusiasmo e la vitalità che la musica di Bach mi ha trasmesso mi hanno tenuto lontano dai pericoli e dagli smarrimenti che colpiscono i giovani di oggi. In generale posso affermare con tranquillità che nell’arte o nella cultura si trovano elementi estetici che hanno anche un valore etico e indicano la via da seguire”. [intervista a L’Espresso del 31.8.2011].

Francesco Di Giuseppe


* M.Mila: Storia della musica