28/11/22

Generosità di Gatto

 

“MY SECRET PLACE”

Roberto Gatto quartet

Alessandro Presti (tromba)  Alessandro Lanzoni (piano)  Giulio Scianatico (Contrabbasso)  Roberto Gatto (batteria)

ASCOLI PICENO  -  COTTON LAB  -  18 novembre 2022  h21

 

     MY SECRET PLACE, il subliminale studio-pensatoio di Roberto Gatto, lo immagino come di sicuro è: uno spazio franco, protetto, isolato il giusto, di forma geometrica essenziale, dal tetto sghembo. Tutto rosso. Sobrio, minimale esegreto, dall’aria magnetica. Con tanti strumenti (ma i violini no). E, dentro, Gatto che suona leggero la sua batteria, vibra con lei, pensa, sorride…  Solo lui. La porta socchiusa, fuori notte nera.

Ecco, arrivano quei tre. Passi felpati. Si guardano intorno circospetti, poi - senza chiedere - si scelgono gli strumenti, si accoccolano e fanno musica. Chissà “cosa”. Ma è Jazz, si capisce, che un po’ ne inventano all’istante loro stessi, ispirati. Gatto li guarda-in-ascolto come un gatto: sorveglia cosa combinano, quei loro “giochi”... Credo li annusi. Poi va a chiudere la porta. Questi giovani “gatti” son proprio bravi, me li tengo.

     Ma, complice Gatto e il suo nuovo quartetto, stasera pare un SECRET PLACE pure il Cotton Lab: questo caro scatolone geometrico col tetto piatto non sghembo e neanche rosso. Avrebbe di regolamentare solo la “notte nera”, fuori. Tuttavia - almeno 2 volte al mese - è forse (non forse) l’unico posto giusto per gli irriducibili del buon jazz che “non si rassegnano a subire l’orrenda omologazione musicale dei tempi“ (copyright Roberto Gatto). 

Roberto Gatto qui non è nuovo, ci è venuto a suonare molte volte, con gruppi diversi, con colleghi musicisti di fama. E’ un gatto di casa. Lo vedi dalla sicurezza con cui si muove e cammina, da come si guarda intorno, da come ci guarda. Oltre che da come suona: sempre sereno, fluido, mai uno scatto inutile, niente funambolismi. 

Comanda la sua batteria come una macchina alla Munari, senza frenesia. Lo stesso i suoi musicisti. E non è jazz facile, standard, prevedibile. 

 

Questo quartetto sembra una piccola giovane colonia di gatti guidati da un maturo gatto saggio. Freschezza, fantasia, agilità, bravura (mai ostentata), sentimento, libertà, bellezza, generosità. Anche quella generosità di Gatto a fine concerto: le commosse parole di amicizia e riconoscenza per i tanti suoi colleghi con cui ha suonato qui al Cotton, li abbraccia circolarmente con lo sguardo, sulle decine e decine di manifesti alle pareti dei passati concerti, “eh, molti non ci sono più”. 

      Anche confidenzialmente “generoso”, se si osserva la sua firma sul rosso CD: appena accennato e un po’ nascosto, quel fuggevole birichino gatto-musicista...

 

foto di Ronan Chris Murphy

PGC - 26 novembre 2022



21/11/22

IL VIGILE-PISTOLERO HA BUCATO

  

 

[Questa è cronaca]

Ripatransone centro, domenica 20 nov., esterno giorno, h 10.20, nuvoloso variabile, vento leggero, 11°C.

     Eravamo preoccupati: il vigile-pistolero “esterno” ancora non si vedeva a piazzare i divieti di accesso al Corso e in Piazza Condivi. Mai aveva tardato nelle domeniche precedenti, pur sorbettandosi ogni volta i 91 km da San Ginesio di Macerata (e altri 91 al ritorno). In Panda o in Peugeot. Una faticaccia venire quaggiù in trasferta, ma anche rischio e sprezzo del pericolo. Però avendo il pistolone… 

Ma è che il poveretto stavolta ha avuto un problema: il vigile-pistolero ha bucato.

Forse il furgoncino FIAT (N.09)  YA 746 AD della “Colonna mobile blu” dell’Unione dei Comuni Montani dei Monti Azzurri era troppo carico di armi e munizioni? Forse correva troppo? 

Certo lo sventurato ha dovuto fermarsi e arrangiarsi da solo col ruotino senza manco potersi slacciare il cinturone carico di tutto l’ambaradan, soprattutto della pesante pistola. 

Ecco perché il Nostro ci è apparso tardi, ben dopo le 10, e pure incazzato: chiuso a chiave il furgoncino parcheggiato a cazzo, è entrato nel bar e si è chiuso nella toilette. Sicchè passano 3 minuti, poi 5, poi 10, 12… ma mica esce. Noi preoccupati, sarà successo qualcosa? Nel bar ci si guarda e si fa silenzio, nel caso si sentisse qualcosa… Qualcuno (che guarda troppi film) butta pure l’occhio sotto la porta, tante volte scorresse sangue, quello c’ha la Beretta cal.9 carica… domani sul Corriere Adriatico… saremo famosi… 

Ma per fortuna niente. Finalmente eccolo il pistolero fuori dalla toilette, accigliato più di prima, che a passo deciso esce dal bar e s’infila in macchina. Dovrà recuperare il tempo perso a causa della gomma bucata, a Ripa c’è tantissimo da fare: opporsi (invano) all’ennesima rapina alla BCC, inseguire (invano) quei ragazzotti con lo scooter smarmittato sparando in aria, pretendere (invano) i documenti dai pensionati girandoloni puntandogli la pistola, perlustrare le borse delle vecchine munite di cane se hanno congrui sacchetti per le cacche, contare i fedeli a messa, riferire al parroco gli assenti…

Cose così. Ah, la pistola ci vuole proprio. Ma a Ripa siamo rimasti in pochi, se pure ci ammazzano…

PGC - 20 novembre 2022

 
 

IL “VILLAGGIO TRISTE” della PICCOLA PESCA

[SAN BENEDETTO DEL TRONTO]

Passeggio in bicicletta quando sento un canto. Pare venga dall’acqua grigia del porto, da dietro la selva di bandierine "parcheggiate" dei pescatori della “piccola pesca”. Un motivetto familiare quasi antico, dimenticato ormai. Una voce rauca ma intonata, vigorosa. Le parole un po’ arrangiate, inventate, come adattate al sinistro panorama sullo stradone lì a sinistra: il nuovo orrido, cupo, deserto Villaggio della Piccola Pesca.
 

Chi canticchia è un pescatore dei nostri, anziano e solitario, accartocciato su qualcosa di misterioso che sta riparando. Non più agile e scattante come un tempo, ma con la luccicanza negli occhi e il volto espressivo come un canyon, marron. Nel ’66, quando esplodevano i suoi 18 – 20 anni, evidentemente a bordo la cantava spesso e di gusto “Ragazzo triste”* di Patty Pravo: be’ mo’, a suo modo, se la ricanta in banchina. Quando s’accorge di me in bici mi guarda di bolina, sospettoso come fossi un corpo estraneo… poi mi fa un eloquente cenno a sinistra, con il capo - ha le mani occupate - e canta

 

Villaggio triste della pesca… AH AH                        *RAGAZZO TRISTE (di G.Boncompagni e Sonny Bono) - 1966

che stai sul porto da per te… AH AH

non c’è nessuno che ti guarda mai

perché lo sanno come sei                                                

           Villaggio triste sei già morto ma

           nessuno piange e si sa perché                                                   

           sei troppo brutto e buio e freddo che                                          

           nessuno mai ti abiterà  …  … 

 I pescatori nel "villaggio triste" non ci vogliono andare

 PGC - 20 novembre 2022

18/11/22

Cronache da Topolinia

ovvero

Alle armi, alle armi!

 

     

        Topolinia - pardon, San Benedetto del Tronto - il Consiglio Comunale è in fermento da quando il commissario Basettoni - pardon, il prefetto di Ascoli - ha intimato a Super Pippo - pardon al sindaco Spazzafumo (nome vero, non fumetto) - di fornire al più presto di armi il corpo della Polizia Municipale

Ed è addirittura la seconda volta che glielo manda a dire da quando Super Pippo - pardon, il sindaco - s’è insediato.

Dev’essere importante e urgente. Dev’essere che a Topolinia il crimine disorganizzato impazza e imperversa e ogni valoroso cittadino deve sentirsi chiamato a vender cara la pelle, al grido di Memento audere sempre, affinchè le forze del male - e i comunisti, va da sé - non abbiano a trionfare sul bene. 

        Topolinia non vorrà certo restare indietro rispetto ad Ascoli e ai tanti comuni marchigiani di provata fede littoria che si sono già dotati di vigili pistoleri Montani dei Monti Azzurri; scalpita anzi per far parte della prestigiosa “Colonna Mobile Blu”, la Loggia – pardon, l’organizzazione – che raggruppa l’eletta schiera dei meglio vigili pistoleri sulla piazza e li esporta per sparacchiare in giro nei comuni consociati.

 

E poi, signori miei, il commissario Basettoni ha parlato chiaro: entro il 2023 anche Topolinia dovrà armare i suoi vigili, non si disobbedisce alle direttive del Minintern (il Ministero dell’Interno nell’italica neo-lingua fasciomelonia).

 

Occorre senza indugio spezzare le reni al crimine: l’inafferrabile Macchia Nera col bieco compare Gambadilegno, il diabolico Sgrinfia, il malvagio Plottigat hanno i giorni contati e i cittadini di Topolinia potranno dormire sonni tranquilli.

 

Nella direttiva ministerial-prefettizia, i Vigili pistoleri Indiana Pipps porterebbero l’arma per: servizi di vigilanza (apperò); servizi notturni di pronto intervento (è di notte che succedono le peggio cose);servizi elettorali o referendari” (che fai, non porti l’arma quando la gente vota? Metti che c’è la vecchietta svalvolata che s’è iscritta or ora ai terroristi. Mi pare il minimo).

 

Le armi, dice pure, potranno essere usate anche fuori del territorio comunale “per missioni specifiche e in collaborazione con altre forze dell’ordine”. Pancia in dentro mascellone in fuori, dunque, basta politica per smidollati e femminucce. Grazie ai vigili pistoleri si potrà perfino risparmiare l’olio di ricino che con la crisi alimentare già scarseggia ed è pure caro.

 

Dicevo, qualche elucubrazione fa, che “bisogna essere solennemente scemi per ravvisare una qualsiasi utilità/necessità nel mandare in giro vigili urbani armati”. Dunque il Comune di Topoliniapardon San Benedetto è ora ad un bivio: 

 

-          dimostrare la fondatezza dell’assunto di cui sopra e obbedir tacendo al mascelluto diktat di Prefetture e Minintern; 

 

-          rispondere picche ai deliri securitari e polizieschi di Prefetture e Ministeri; rifiutarsi di contribuire alle pulsioni da STATO DI POLIZIA già strisciante ovunque; dimostrare nei fatti che ordine e civile convivenza non si alimentano di pettoruto bellicismo da fumetto.

 

 

Le teste, è sempre meglio tagliarle prima che comincino a pensare, dopo può essere troppo tardi

(José Saramago, Saggio sulla lucidità, 2004)

 

 

Sara Di Giuseppe - 18 novembre 2022  

 


11/11/22

“ESSERE” il Commendator Laudisi

“Così è (o mi pare)”

Una riscrittura per realtà virtuale di Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello

Adattamento e regia di Elio Germano 


 

Teatro Concordia – San Benedetto del Tronto

6 novembre 2022


28° Incontro Nazionale dei TEATRI INVISIBILI

Grottammare – San Benedetto del Tronto      29.X – 6.XI   2022

direzione artistica  LABORATORIO TEATRALE RE NUDO


 

“Essere”, per un’ora e mezza, il Commendator Laudisi - e nei suoi panni trovarsi sulla scena con loro, “la signora Frola e il signor Ponza suo genero“, nel salotto di provincia in cui nessuno si fa i fatti suoi - è fascinosamente spaesante, in questa Riscrittura per realtà virtuale che Elio Germano fa del dramma pirandelliano Così è (se vi pare).

 

Sei a teatro, infatti, e non ci sei. Sei invece - è bastato avere sul cranio una brutta protesi marziana, un visore con cuffie - dentro l’elegante salone - nella realtà, la villa toscana dei marchesi Gondi - dove si muovono tutti loro: la signora e il signor Agazzi, la giovane Dina, il disincantato ironico Lamberto Laudisi, il Prefetto, gli altri . 

 

E nel parlare, nello spiegare, nel commentare, loro si rivolgono anche a te, che nella realtà virtuale sei l’anziano (e qui ci siamo) Commendator Laudisi (che non esiste nel dramma originale), padre di Lamberto. E in quei panni assisti al crescendo del feroce guazzabuglio, all’agitarsi di tutti per venire a capo di qualcosa senza in realtà venire a capo di nulla e che… toh, sembra proprio la vita stessa, né più né meno.

 

Ti sposti, anche, con la sedia a rotelle del “Commendatore” quindi tua, e - con una leggera vertigine - transiti nel salone attiguo - mobili severi, un nero pianoforte d’arredo - e nel grande specchio lo vedi, questo Commendatore che forse sei tu, e lo senti - anzi ti senti  - parlare, commentare distaccato l’agitarsi di quelli di là.

 

Cercano di capire, i tapini, chi siano veramente quei tre indecifrabili soggetti trasferitisi lì, a Valdana, dopo il devastante terremoto marsicano, quel signor Ponza  - segretario prefettizio - con moglie e suocera. 

Se pazza sia lei - la suocera - signora Frola; o se pazzo sia lui, il genero, che tiene la moglie segregata in casa; e chi sia in realtà (ma quale realtà?) la moglie di lui: se davvero sia la figlia di lei o invece una seconda moglie di lui che la signora Frola ritiene sua figlia perché non vuol credere che sia morta da anni… 

 

C’è da ammattire sul serio tutti quanti”. Appunto.

 

Si sarebbe trovato benone qui, quel titano di Pirandello. Lui  che aveva già visto tutto - precursore come i geni sanno essere - e nei suoi Sei Personaggi la rottura con la forma teatrale della tradizione l’aveva già audacemente compiuta. 

Il genio era lui, noi abbiamo solo la tecnologia. E a questa è affidato - sapientemente come qui, oggi - l’annullarsi del diaframma tra spazio artistico e realtà.

 

L’essere noi in questo teatro e, per merito di un semplice dispositivo, parte attiva della finzione scenica, ascoltare e guardare contemporaneamente tutto ciò che vi si svolge e scegliere al tempo stesso “dove e cosa guardare”: tutto questo è sentire il teatro come luogo da cui farsi consapevolmente travolgere e “violentare”. Che è poi l’idea stessa di teatro dalla ricerca avanguardistica in poi e fino a tutta la drammaturgia contemporanea, e per la quale è possibile sottrarre il testo teatrale - nella fulminante definizione di Vincenzo Di Bonaventura - “alle falde fangose del teatro-birignao”.

 

Ma questa di oggi non è solo validissima esperienza di teatro reso così vicino alla vita reale anche da naturalezza, empatia, intensità degli interpreti. È anche sentire prossimo a noi, più vivo di sempre, questo teatro pirandelliano che si fa “prodigio, seconda realtà poetica”, che svela messaggi di portata irrevocabile, mette a nudo le maschere che tutti noi siamo, pallide sembianze di noi stessi nel gioco proteiforme della vita.

   

Qui più che altrove, condensata nelle finali battute della signora Ponza, è la coscienza dell’ineludibilità di quella forma che ci imprigiona, dell’impossibilità di ricomporre le opposte visioni della realtà e superare la prigione della solitudine. C’è solo l’umana pietà (suocera e genero reggono la finzione ciascuno per pietà dell’altro, e perché almeno l’altro trovi pace nella “sua” verità) a sovrastare allora l’accanimento logico e il gioco intellettualistico della maschera, ed è la pietà dell’artista per questa umanità dolente, per quella sua illusione di possedere la verità. 

 

E la risata lunghissima del Commendator Laudisi – forse liberatoria dopo il lunghissimo silenzio, quasi a voler dire vedete, avevo ragione…  - sulla quale scende il virtuale sipario, è il riconoscimento ultimo e disincantato, definitivo, della sconfitta. 

 

“…All’opera d’arte la vita gliela diamo noi; di tempo in tempo, diversa, e varia dall’uno all’altro di noi; tante vite, e non una ”.       

 [L. Pirandello, Questa sera si recita a soggetto, 1930]

 
Sara Di Giuseppe - 10 novembre 2022

02/11/22

I PISTOLERI 2

ovvero

 

Prove tecniche di STATO DI POLIZIA

 


Se di domenica, centro storico di Ripatransone, ti sembra che stiano girando un western perché incontri un pistolero per il Corso, ti sbagli. Quello è un fluorescente vigile urbano foresto. 

 

Vengono da fuori Comune infatti - anche da un centinaio di chilometri - questi Vigili “in prestito”.  

E se nel mondo da cui vengono è autorizzata la pistola, quelli se la portano appresso anche qua.

[Perché se no - è la risposta all’uomo qualunque che chiede lumi a un caramba di passaggio - “Lui quella pistola dove (se) la deve mettere?”. Testuale].

Anche se il centro di Ripa non è più grande di Topolinia, è addormentato quanto basta e non si vedono in giro né Al Capone né la scombicchierata Banda Bassotti né il malvagio Pietro Gambadilegno ma solo gente che esce in massa da messa, più qualche sfaccendato, due cani, un gatto. 

 

La questione è complessa, in realtà. Perché è chiaro che c’è una corsa frenetica a chi si arma prima e di più; e c’è da quando i Comuni - non solo marchigiani ma un po’ in tutto il belpaese - hanno scoperto quant’è divertente giocare ai pistoleri. Che per lo più sparano a capocchia, o per vendetta. 

Le leggi ci sono ma, scritte come sono scritte (e meglio non sanno fare), le si può volpinamente aggirare restando nella legalità.

 

Ma non basta. 

 

Questi Comuni, riuniti opportunamente in “Consorzi” (Unione Montana dei Monti Azzurri, è il mega Consorzio marchigiano di riferimento, suggestiva denominazione evocatrice di leopardiane azzurrine infinitezze) si passano i Vigili armati l’un l’altro secondo le voglie: uno a te, due a me, tre a quell’altro. 

Nome di battaglia “Colonna Mobile Blu”, così si chiama la nostra struttura: c’è tanto di chilometrico statuto e regolamento e stemma e perfino dettagliatissimo elenco di eventuali riconoscimenti, premi, encomi, onorificenze e avanzamenti di carriera per i meritevoli… Eddài!... 

 

Di norma dotati di pistola - all’occorrenza anche di sciabola e fucile, leggere per credere - se il Consiglio Comunale da cui dipendono ha positivamente deliberato in merito, i Vigili del Consorzio operano di regola armati anche in trasferta. Anche in Comuni dove i Vigili non hanno armi da sparo. Si portano appresso penzoloni una pesante BERETTA semiautomatica calibro 9 (che ogni tanto accarezzano orgogliosi), al cinturone 2 caricatori con le munizioni. A meno che il Sindaco ospitante non abbia qualcosa in contrario, cioè non gradisca le pistole. Dovrebbero in tal caso far servizio senza pistole, caricatori, munizioni… Ma quando mai. Infatti il Sindaco di Ripa non ce l’ha, qualcosa in contrario. Tombola.

 

Sappiamo, ahinoi, da dove nasce tutto questo. La deriva securitaria e muscolare, che dalla politica nazionale discende giù per le amministrazioni regionali e locali, non poteva che produrre logiche di analogo fascistoide stampo.  

 

Sorvolando per pietà di noi su ciò che si prepara o è già in atto nel Paese, a livello locale già da un pezzo ci siamo portati avanti col lavoro. 

 

I nostri amministratori locali, fenomeni affetti da “sicurezzite” allo stadio acuto e contagioso - si trasmette da Comune a Comune anche senza droplet - cominciarono anni or sono con le Ronde cittadine, divenute poi per mutazione genetica e benedizione prefettizia Controllo di Vicinato (sic); poi farcirono di telecamere ogni metro quadro libero in città e paeselli - e quelli sì, sono begli affaroni - poi passarono ad armare i Vigili Urbani; poi - o contemporaneamente - si consorziarono in mega associazioni che possono scambiarsi iVigili pistoleri i quali garantiranno, ne siamo certi, la sicurezza collettiva. 

Un programmone.

 

Insomma: poiché è di solare evidenza - al di là degli statuti che normalmente regolamentano funzioni e competenze dei vari Corpi di Polizia - che bisogna essere solennemente scemi per ravvisare una qualsiasi utilità/necessità nel mandare in giro vigili urbani armati, ancor più se in borghi dove non si affrontano bande di gangsters né squadroni della morte né presumibilmente vi gireranno mai il sequel di Gangs of New York, non resta che pensar male.

 

E allora pensi che quanto sopra sia il frutto dell’avanzare subdolo e strisciante di uno Stato di Polizia già peraltro evidente nella piega assunta dalla politica nazionale; e in più, per una così studiata e organizzata operazione come quella della Colonna Mobile Blu, con i corposi interessi economici inevitabilmente sottesi.

 

C’è di che suscitare più d’una preoccupazione in una democrazia [non] matura come la nostra. Il graduale e costante avanzare e imporsi, nelle politiche nazionali come in quelle locali, di scelte legislative che antepongono la repressione e l’uso della forza, addirittura delle armi, alla dialettica democratica - emblematico il caso del vigile urbano, che armato assume tutt’altra fisionomia da quella di rassicurante supporto e protezione per il cittadino - disegna scenari inquietanti.

     Temo che non sapremo svegliarci in tempo dal torpore e reagire prima che sia troppo tardi.

 

(…)

Dopodiché non parve strano che, il giorno seguente, i maiali che sovrintendevano il lavoro nella fattoria reggessero tutti una frusta nella zampa.

(G. Orwell, La fattoria degli animali, 1945)

 

Sara Di Giuseppe - 2 novembre 2022