sabato 29 giugno 2013

Matei copil miner/Matei child minder di Alexandra Gulea, vince il 49° Pesaro Film Festival

Alexandra Gulea
La giuria del Concorso Pesaro Nuovo Cinema Premio Lino Miccichè composta da Anna Foglietta, Massimo Lastrucci, Vincenzo Marra (presidente), Federico Pontiggia, Costanza Quatriglio all'unanimità ha scelto come film vincitore: Matei Copil Miner / Matei Child Miner di Alexandra Gulea (Romania, Germania, Francia, 2013) con la seguente motivazione: "Un'opera prima che rivela uno sguardo potente e libero, capace di indagare il rapporto tra habitat e vicende personali con leggerezza e profondità. Una drammaturgia matura e sensibile". La giuria ha deciso di attribuire una Menzione speciale al film La chupilca del diablo di Ignacio Rodriguez (Cile, 2012)con la seguente motivazione: "Nel raccontare il passaggio di consegne tra un vecchio e un giovane, il regista ventiquattrenne, alla sua opera prima, riesce a distillare un microcosmo privato in un racconto sottile ma critico sul Cile contemporaneo". Il Concorso Pesaro Nuovo Cinema – Premio Lino Miccichè si è contraddistinto quest’anno per una forte componente femminile - quattro donne registe e molti ritratti di donna - e una età media degli autori molto bassa, a partire dal ventiquattrenne Ignacio Rodriguez. I sette film in concorso: la slovacca Mira Fornay con My Dog Killer, intenso dramma filmato con notevole realismo sul razzismo, sui conflitti etnici e, soprattutto, sulle scelte sbagliate. Arriva dalla Romania Alexandra Gulea, con Matei Child Minder, incentrato sul piccolo Matei che vive col nonno e vuole scappare di casa, mentre i genitori lavorano in Italia. Halley, una storia gotica ambientata ai giorni nostri diretta dal messicano Sebastián Hoffman, nel quale il protagonista è uno zombie umano che si va spegnendo. Nel corpo in disfacimento rimane una mente lucida. Kayan della regista di origine iraniana Maryam Najafi, è un potente ritratto femminile, incentrato su una donna proprietaria di un ristorante dove si riunisce la comunità libanese di Vancouver. L’Italia era rappresentata quest’anno da ben due opere,a cominciare dalla seconda regia di Stefano Tummolini, L’estate sta finendo, che racconta un “tranquillo week-end di paura” di un gruppo di ragazzi in una casa al mare, dove un incidente imprevisto trasformerà la loro vacanza in un incubo e l’esordio di Fabiana Sargentini, Non lo so ancora: scritto a quattro mani con Morando Morandini, racconta una storia liberamente ispirata alla loro "amicizia a prima vista”. L’ultimo film in Concorso è il cileno La chupilca del diablo di Ignacio Rodriguez, nel quale un uomo, giunto alla fine dei suoi giorni, tenta di riconciliarsi con la famiglia dopo una vita passata in solitudine, cercando al tempo stesso di salvare la sua piccola distilleria di liquori.
Premio Pesaro Cinema Giovane.
La giuria giovani della 49a Edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro ha raggiunto la decisione con non poche difficoltà vista la presenza in concorso di film davvero notevoli sotto molteplici punti di vista. Il premio è andato a maggioranza, per il contenuto e la tematica trattata, al viaggio interiore di un bambino di soli undici anni nel film Matei Copil Miner / Matei Child Miner della regista rumena Alexandra Gulea. Matei riesce a superare gli ostacoli e le sfide che la vita gli pone davanti, trasformandole in opportunità, nonostante il peso delle responsabilità di cui si trova a farsi carico. È un film che riesce a dipingere un’intera nazione da una prospettiva diversa, fatta di coraggio e voglia di riscatto.
La Menzione Speciale viene assegnata al film della regista iraniana Maryam Najafi, Kayan, per il suggestivo e particolare modo di affrontare un viaggio interculturale, rimanendo in un unico spazio chiuso. La forza e l'emancipazione della donna si concretizzano nella figura di Hanin, ideale punto di connessione tra la cultura orientale e quella occidentale. Un apprezzamento particolare va infine a un film che è stato a lungo al centro del nostro dibattito, Non lo so ancora di Fabiana Sargentini, per la tematica centrale affrontata in modo originale e per la fotografia che incornicia alla perfezione le emozionanti scene del film e i suoi magnifici interpreti. La giuria giovane si augura inoltre che il consenso dimostrato dal pubblico durante la proiezione, sia replicato anche all’uscita dell’opera nelle sale italiane.

venerdì 28 giugno 2013

Pesaro Film Festival. Il Nuovo Cinema si avvia alla chiusura. Il programma di domani e l'evento “Gloria”

Nel programma di domani, sabato 29 giugno, al Teatro Sperimentale si alternano gli italiani di Fuori Norma e i cileni del Nuovissimo cinema, prima però, alle 10, si terrà la premiazione e la proiezione del video vincitore del Premio Cinemarche Giovani 2013. Alle 11 si incomincia con il nuovissimo cinema cileno, La vida me mata (2006) di Sebastian Silva, seguito alle 15 dal “Fuori Norma” di Terramatta, (2012) di Costanza Quatriglio. Alle 16.30 si torna in Cile con El año del tigre (2011) di Sebastian Lelio, mentre alle 18.45 Formato ridotto. Libere riscritture del cinema amatoriale (2012) curato da Home Movies. La giornata al Teatro Sperimentale si conclude alle 20 con Bonsai (2011) di Cristian Jimenez.
Alle 21.45 ci si sposterà in Piazza del Popolo per la cerimonia di chiusura e, a seguire, il film di chiusura della Mostra, in anteprima italiana, l’ultimo film di Sebastian Lelio, premiato anche a Berlino, Gloria.
In mattinata, alle 11 a Palazzo Gradari, si terrà inoltre la tavola rotonda di Fuori Norma, sul cinema sperimentale italiano del nuovo millennio, alla presenza di tutti i registi, produttori e attori italiani presenti a Pesaro in questi giorni.
Per la festa finale, la Mostra unisce invece le forze con XXX Fuori Festival, per ritrovarsi tutti insieme all'interno del cortile di Palazzo Ricci, dove è prevista DUO LOGO, una “materical performance” live dei Basmati, a partire dalle 22.


Spoleto Festival dei 2 Mondi. In scena “Dopo il Silenzio”, tratto da “Liberi tutti” di Pietro Grasso

Dopo la significativa esperienza di Per non morire di mafia, tratto dall’omonimo libro, che dopo il fortunato battesimo spoletino è stato presente sui palcoscenici italiani per due stagioni, vede la vita al Festival di Spoleto 2013 Dopo il Silenzio. Una nuova avventura teatrale, questa, una scrittura autonoma che vede la collaborazione tra una figura come Pietro Grasso ed uno dei più interessanti drammaturghi italiani, Francesco Niccolini. Un testo questo che vede la luce, per giunta, in uno scenario politico e sociale, rispetto a due anni fa, sempre più costantemente disorientante in cui con una velocità sorprendente tutto è divorato: dai contenuti culturali, fino alle informazioni di carattere scientifico e tecnologico. A fronte di tanta velocità massmediatica, di tanto urlo, di tanto disagio emotivo e materiale che travolge i cittadini di questo nostro amato e ferito paese, il teatro può essere sempre di più portatore di storie, creando le condizioni per conoscere e quindi per poter decidere sul proprio destino sociale e privato.
Per questo mi è sembrato importante accogliere l’invito di Sebastiano Lo Monaco e di Margherita Rubino, inesauribile fonte di energia e architetto del progetto, a proseguire in un cammino teatrale che ci veda artisticamente assieme nel portare avanti un organico ragionamento intorno alle parole ed al pensiero di Pietro Grasso.
In questo caso il palcoscenico è il luogo della Storia, di una storia collettiva che attraversa le piccole vicende personali di ognuno di noi e che quindi può in sé contenere le fondamenta di un possibile ri-orientamento nazionale.
In questa ottica anche in Dopo il Silenzio la parola teatrale diventa strumento di indagine di una Storia di un paese, l’Italia, che coincide, si scontra talora, diverge e poi trova punti di contatto con la storia della mafia con i suoi addentellati politico/economici, con il suo ribaltamento valoriale che si è unito ad un imbarbarimento dei costumi e della vita pubblica. Questo certo rappresenta il fulcro narrativo di questo nuovo, spettacolo, come lo era anche nel primo ma stavolta travalicando l’esperienza individuale a autobiografica di Grasso, ponendo elementi di un racconto scenico che, non riducendosi ad una dimensione cronachistica o di denuncia, mi pare vada verso le forme dell’antica Tragedia affrontando i grandi temi della coscienza in lotta con la giustizia e con la morte come orizzonte estremo. La scrittura di Grasso e la drammaturgia di Niccolini ci proiettano in una necessità comunicativa che solleciti, incuriosisca e ponga lo spettatore in un’attenzione profonda verso l’esperienza umana con tutte le sue contraddizioni e con quella necessaria capacità di comprensione e sospensione del giudizio.
Il teatro da sempre fonte di salvezza spirituale e specchio della collettività, ci consente di viaggiare fra le immagini, i ricordi, i frammenti di un intero che si è spezzato tra intimidazioni, bombe, morte portata nelle pubbliche piazze.
Le generazioni ed il dialogo tra esse, diventa l’asse attorno a cui ruota la scrittura scenica di Dopo il Silenzio. Il dovere che Pietro Grasso si dà è quello di passare la storia, di farla conoscere ai giovani. L’immagine è quella di un Silenzio che parli, opposto ad un silenzio omertoso che vogliamo cancellare e costruire su quel "Dopo" il nostro futuro. Un dialogo acceso e vibrante quindi questo spettacolo, che mette di fronte due generazioni, due punti di vista totalmente opposti del leggere la vita. In un luogo dell’attesa, in un purgatorio dell’anima, in una condizione fuori dal tempo e dallo spazio dove fa breccia la grande storia con i suo eventi, i destini di questo giovane e dell’uomo si incontrano per fare i conti con la propria coscienza. Sul limitare di un tempo che sta scadendo il giovane e l’uomo fanno un viaggio interiore che vuole essere una consapevole ridiscussione dei motivi della propria vita delle scelte più o meno eticamente vissute.
Quei due uomini tanto diversi tra loro, confrontano le loro vite in un faccia a faccia che parte dalla mafia come fenomeno esterno a sé per arrivare ad una definizione di mafia come condizione interiore dell’uomo, come reazione a problematiche sociali, come risposta sbagliata a bisogni inespressi, come prodotto di un Silenzio complice ; una mafia che nasce in ognuno quando il dialogo con propri valori non sia aperto e leale. In quel luogo, come se da sempre fosse lì, un uomo pubblico, che da sempre ha combattuto per le sue idee, per la giustizia, che ha attraversato la storia d’Italia degli ultimi trent’anni e più, con le sue delusioni e sconfitte ma anche speranze e vittorie, attende che quel giovane arrivi. Un uomo che porta con sé la storia, la drammatica storia di questa seconda repubblica, un uomo con le sue scelte sempre coraggiosamente ed onestamente affrontate con altrettanta coerenza affronta il giovane che domanda, pretende e giudica. Un giovane che non conosce quella storia se non attraverso la televisione, un giovane che ha venduto sé stesso e la propria libertà, un giovane senza parole per costruire il proprio futuro. Di fronte a lui quell’uomo adulto sente il dovere di portare le sue parole, i suo pensieri, le sue esperienze perché tutto questo diventi patrimonio condiviso. Tra quei due uomini di età ed esperienza diverse, si crea progressivamente una comprensione, un abbraccio ideale, un ricongiungersi etico e morale che possa fondare simbolicamente una Nazione più civile, capace di una rivolta morale e di dire "Noi no!" Davanti alla sacralità della morte, al limite che anche l’antica tragedia greca segnava come punto di svolta e trasformazione dell’uomo, la pietas reciproca trova un gesto con cui realizzarsi e quella dimensione etica dell’azione politica diventa comprensione dell’altro, ascolto dell’altro e atto concreto. Quel ragazzo e quell’uomo sono due facce di noi: la coscienza del degrado, la percezione della radice profonda di esso di cui la Mafia è solo la punta più immediatamente leggibile e dall’altra parte troviamo l’incoscienza del non sapere, del non voler capire e del non voler leggere la realtà che ci circonda con occhi nuovi. Tra quei due uomini, in quello spazio metafisico della memoria, in quella sorta di archivio della mente, fatto di volti, nomi, luoghi, c’è una donna, un pensiero al femminile che pone la speranza della trasformazione e che impone la conoscenza ed il sapere come strade verso il futuro. L’emergere di una figura di donna che si pone accanto all’uomo come educatrice, eticamente rivolta verso il giovane, mi pare il dato importante di questo nuovo racconto teatrale. In questo testo si vuole quindi parlare di una Storia collettiva di uomini ma anche di donne che hanno vissuto con naturalezza scelte importanti, che hanno portato lutti profondi ma che con quella capacità di accoglienza che porta con sé il femminile, hanno superato prove importanti e decisive.
Insomma quella donna agisce lo svolgersi del dialogo tra i due e quando interviene è per portare un "vento" che apra le finestre, spalanchi le porte per far emergere una verità, un onestà che c’è in ogni azione che possa salvare un giovane! Quella donna incarna il futuro, la possibilità di una trasformazione, una nuova alba possibile per la città distrutta e dilaniata. Quella donna oppone alla cultura del sangue, la cultura dell’amore e come le antiche Troiane difende quei valori familiari depositati nel segreto dell’esperienza matrimoniale. Quell’uomo e quella donna, con accanto a sé il giovane, con i loro volti sfiorati dal vento, possono così finalmente celebrare coloro che non ci sono più, coloro che hanno dato la vita per difendere e costruire la democrazia e sulla terra così inginocchiarsi e sentire il calore del sole.


Alessio Pizzech
regista di Dopo il silenzio

giovedì 27 giugno 2013

Pesaro Film Festival. Chiude la sezione dedicata all'animazione russa. Il concorso di domani.

Si sono concluse, con i pupazzi di Natal'ja Dabizha, le proiezioni di "Femminile plurale. Animazioni russe", la sezione che la 49a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro ha dedicato al cinema d'animazione russo. Ancora una volta, dopo le retrospettive del biennio 2010-2011, con un'attenzione particolare agli sguardi cinematografici femminili. Più di venti cortometraggi articolati in cinque programmi, di cui uno collocato nello spazio notturno Round Midnight, con omaggi specifici a tre autrici: la fondatrice dello studio M.I.R. Irina Margolina e le maestre della puppet animation a passo uno Maria Muat e Natal'ja Dabizha, entrambe provenienti dal Teatro delle Bambole di Sergej Obrastsov. In rappresentanza della nuova generazione di animatrici, la giovane Anna Shepilova, presente alla Mostra con il suo lavoro di diploma al VGIK intitolato Diversa (Drugaja) e la sua opera prima, Piove (Dozhd' idet). Molti dei film presentati a Pesaro sono pensati per un pubblico di bambini e nascono come opere didattiche, spesso ispirate a fiabe popolari, ad esempio Snegurochka. La fanciulla di neve di Muat, o opere letterarie, come Metel' (La tormenta) e Lui e lei (On i ona) della stessa autrice, tratti rispettivamente da Pushkin e Gogol. Martedì sono stati proiettati cinque cortometraggi della serie "Storie del vecchio pianoforte" di Irina Margolina, tutti dedicati ai nomi più importanti della storia della musica; in particolare, il pubblico del Teatro Sperimentale ha potuto vedere Antonio Vivaldi, Gioacchino Rossini. Note di un gourmet, J.S. Bach, Sergej Prokof'ev. La quarta melarancia e George Gershwin. La storia della famiglia Gershwin narrata da Isaia Shmulevich. Tutti i film hanno una durata di tredici minuti e nascono, spiega Margolina, «dalla curiosità nei confronti del mistero della creazione musicale: come prendono forma le immagini musicali e le melodie?». Ogni corto, dice ancora l'autrice, è realizzato con uno stile grafico diverso, e sempre ricchissimo di riferimenti e citazioni, «sviluppato con ricerche specifiche per corrispondere al mondo, allo stile e all'epoca del compositore protagonista». Finalità didattiche simili si trovano anche nei lavori di Natal'ja Dabizha, dall'adattamento con pupazzi animati de Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini – parte del progetto Operavox della BBC, visto a Pesaro in proiezione notturna – e Abramo (Avraam), tratto da "Le storie del vecchio testamento". Collocazione Round Midnight anche per la serie delle "Ninne nanne del mondo" di Liza Skvortsova: brevissimi film che traducono in immagini le nenie appartenenti alle tradizioni più diverse, da quella russa a quella irlandese, dalla lappone all'armena. In Russia l'animazione per bambini gode di sostegno da parte dello Stato ma, spiegano le autrici ospiti della Mostra, si tratta di finanziamenti solo parziali e, in questo periodo di crisi economica generalizzata, trovare fondi dai privati è sempre più difficile. Anche la distribuzione è un grosso problema, perché gli spazi televisivi sono molto ridotti e la circolazione è quasi sempre ristretta al circuito del festival. «Per questo motivo – racconta Anna Shepilova – i miei lavori sono stati visti più all'estero che nel mio Paese». Ha completato la selezione russa presente quest'anno a Pesaro il regista Boris Khlebnikov, già protagonista di una personale nell'edizione 2010 della Mostra: il suo A Long and Happy Life (Dolgaya Schastlivaya zhizn), già in concorso a Berlino, è stato il film di apertura della Mostra lunedì 24 giugno. Una storia che unisce il dramma personale del giovane Sasha (Aleksandr Yatsenko, ha recitato anche per Aleksej Balabanov e Nikolay Khomeriki) alla tragedia sociale ed economica vissuta nelle campagne russe, dove l'agricoltura, dice Khlebnikov, «non esiste più e il grande potenziale umano e lavorativo dei contadini è stato del tutto dimenticato e sprecato dallo Stato negli ultimi vent'anni». Il direttore della fotografia del film è Pavel Kostomarov, importante documentarista al quale la Mostra ha dedicato un focus nel 2011, in coppia con il suo compagno di lavoro abituale Aleksandr Rastorguev.
Il programma per quanto riguarda il Concorso di domani, venerdì 28 giugno, prevede la proiezione in Piazza del Popolo del film Non lo so ancora di Fabiana Sargentini, alla presenza della regista e degli interpreti Donatella Finocchiaro e Giulio Brogi. Lo spettacolo inizierà subito dopo il termine del cortometraggio Ophelia di Annarita Zabrano, previsto per le 21.45 

mercoledì 26 giugno 2013

Pesaro Film Festival. Il programma di domani 27 giugno

Il programma di domani, giovedì 27 giugno, si apre alle 10 al Teatro sperimentale con la retrospettiva sul Nuovissimo cinema cileno e la proiezione di Y las vacas vuelan di Fernando Lavanderos, seguito alle 11 da altri corti sperimentali di “Fuori norma” con Libronero/Unhappy Ending di Debora Vrizzi, La piccola Russia di Gianluigi Toccafondo, Contrappassouno di Matteo Giacchella e Massimo 'Niba' Barbini, La memoria dei cani di Simone Massi, Corpu/NoBody di Saul Saguatti e Audrey Coïaniz, Home di Virgina Eleuteri e In viaggio verso Alberto Grifi dei Canecapovolto. Alle 15 si terrà la proiezione speciale dedicata a Gianni Toti, Scenari del Toti-verso, alla presenza di Silvia Moretti e Paolo Simoni. Alle 16 il primo film italiano in Concorso, L’Estate sta finendo di Stefano Tummolini, alla presenza del regista e di parte del giovane cast. Alle 18.15 e alle 21 due appuntamenti con la retrospettiva cilena, con La vida del los peces alla presenza del regista Matias Bize e Violeta Parra, Went to Heaven di Andrés Wood. La giornata al Teatro Sperimentale si conclude alle 23 con il lungometraggio sperimentale italiano da “Fuori Norma”, L’eredità di Caino alla presenza dei due registi Luca Acito e Sebastiano Montresor.
Per il “Cinema in piazza” alle 21.45 è prevista la proiezione del film in concorso Matei Copil Miner/Matei Child Miner di Alexandra Gulea che presenterà brevemente il suo film.
L’appuntamento con Round Midnight a Palazzo Gradari prevede invece a partire dalle 00,15 la proiezione di alcuni cortometraggi provenienti dal Festival Internazionale Signes de Nuit, presentati dal direttore del festival Dieter Wieczorek. Nous serons l'huile/We Will Become Oil del rumeno Mihai Grecu, Chimères/Quimeras di Ragnar Chacin e da Singapore Le nuage de l'inconnu/The Cloud of Unknowing di TzuNyen Ho.

martedì 25 giugno 2013

Sconfinamenti. Tutte le mostre (a cura di Achille Bonito Oliva) del Festival dei 2 Mondi

L’arte contemporanea tende sempre di più alla multimedialità. Anche nel primo decennio del nostro nuovo secolo gli artisti operano al confine di molti linguaggi, tendendo verso la produzione di opere di arte totale, frutto di una sintesi capace di sviluppare un intreccio tra arte figurativa, cinema, teatro, letteratura, fotografia. L’artista contemporaneo sembra riprendere da una parte il modello rinascimentale di Leonardo e Michelangelo che hanno operato a 360 gradi e dall’altra quello di Wagner che ha teorizzato e praticato l’opera lirica come luogo capace di totalizzare tutti i linguaggi dell’arte. Tale tendenza si è sviluppata in modo continuo sin dagli inizi del secolo scorso, a partire dalle avanguardie storiche: Futurismo, Astrattismo, Surrealismo e Dadaismo. Dagli anni Cinquanta in poi gli artisti hanno sentito il bisogno di abbandonare ulteriormente il proprio specifico: scendere dalla parete, uscire dallo schermo, oltrepassare lo spazio del palcoscenico per arrivare all’opera come installazione capace di ospitare forme di intreccio dei diversi linguaggi, frutto dunque di assemblaggio e contaminazione dei generi. Il progetto - che prende avvio questo anno con un prologo alla Rocca Albornoz - intende documentare l’opera di artisti già noti sulla scena internazionale dell’arte, ma si propone anche, nella cornice e nello spirito proprio di Spoleto Festival dei 2Mondi per tradizione aperto alla sperimentazione e al dialogo tra i diversi linguaggi dell’arte, di essere artefice di nuove scoperte e di sconfinare infine verso performance, concerti, incontri e proiezioni per l’intera durata del Festival.
Achille Bonito Oliva


Shoja Azari

The King of Black
2013, HD video colore, suono, 24’
Courtesy Leila Heller Gallery, New York
Il video The king of black mescola in un modo originale le tecniche del film muto, le immagini delle preziose miniature persiane, l’azione teatrale e l’animazione digitale. Il racconto è basato sul poema epico Haft Paykar (le sette bellezze) scritto nel 1197 da Nizami di Ganja, il più grande scrittore epico della letteratura persiana che con i suoi poemi offrì materia a tutti i miniaturisti dei secoli successivi. Il racconto morale di Nizami descrive l’impazienza di un principe che, violando l’appello alla perseveranza di una delle sue sette mogli, è costretto ad abbandonare il giardino dell’Eden. Dietro l’allegoria dell’antico poema, l’artista Shoja Azari nato a Shiraz e residente a New York critica così la realtà sociale e politica del suo paese.

Peter Greenway
The Ice Time
40,000 years in 4 minutes
2012, 5 media players e 5 monitors, 4’, colore editing Irma de Vries, soundtrack Huibert Boon, programming Matteo Massocco
"Possiamo certamente affermare che molto presto si avrà una ri-dislocazione delle terre emerse poiché gli oceani si innalzano sempre di più. E ci sarà presto una inondazione a cui seguirà il ghiaccio. Possiamo dire che l’umanità è un tipo di vita costretta a fiorire nei brevi intervalli tra due ere glaciali. I cambiamenti metereologici sono lenti, continui e devastanti per l’evoluzione della specie. Qui in cinque sequenze vi è il racconto del previsto prossimo evento condensato in quattro minuti. Quarantamila anni in quattro minuti." Così descrive la sua ultima installazione il filmaker gallese, con una formazione ed una vocazione di pittore, che - predicando la morte del cinema - si è fatto pioniere del crossover tra linguaggio cinematografico, pittura, letteratura e nuove tecnologie digitali.

Ahmet Güneştekin
Belek (Memorie)
2012-2013, proiezioni video e suono
Sulle pareti e sul pavimento di una stanza in penombra scorrono in sequenza le immagini di date comprese tra il 1909 ed i nostri giorni, tra il massacro degli Armeni di Adana e gli avvenimenti odierni di Piazza Taksim. Una colonna sonora diffonde sincronicamente voci e suoni originali che si riferiscono a quegli avvenimenti. L’artista turco Ahmet Güneştekin interroga così la memoria collettiva nostra e della sua gente sulla serie di violenze e attentati ai diritti umani che si sono succeduti in poco più di un secolo in quella parte del mondo.

Shrin Neshat
Il teatro è vita. La vita è teatro.
Don’t ask where the love is gone.
Fotografia di Luciano Romano
2012, B/W, 9 stampe giclee su carta hahnemühle e dibond
Commissionata da Comune di Napoli/Stazione Toledo/Metropolitana di Napoli spa
Al termine di una residenza a Napoli per concorrere anche con una sua opera alla realizzazione della stazione metropolitana Toledo progettata da Oscar Tusquets, Shirin Neshat ha fissato in drammatiche immagini in bianco e nero nove attori ed attrici del teatro underground napoletano. Sono nove corpi che sembrano forzare le pareti di una prigione senza luogo e senza tempo. "Cerco l’universalità che possa valere per tutti", afferma l’artista americana di origine iraniana. "La bellezza dev’essere unita al sentimento, all’ impegno sociale e politico. Da soli la bellezza resta un canone estetico e l’impegno un grido. Solo uniti diventano qualcosa che possiamo chiamare arte".


Sri Astari Rasjid
Undercover, Underwear, Underworld Troops
Soundtrack di Rahayu Supanggah

2013, fiberglass, stainless steel mesh & mixed media
La preoccupazione costante del lavoro artistico dell’indonesiana Sri Astari è quella di rileggere le tradizioni della cultura di Giava e del suo simbolismo attraverso le lenti dell’invadente life style di origine occidentale che rapidamente ha cambiato lo scenario dei valori nella vita sociale del suo paese. In particolare al centro della sua critica vi è la posizione della donna, con tutte le sue contraddizioni, tra radici della tradizione e consumismo dilagante. Ma spesso tale critica prende la forma dello humor, come nella rappresentazione delle sette figure sospese tra eleganze antiche e ammiccamenti erotici, ambiguamente in contrappunto con la colonna sonora di Rahayu Supanggah.

Sislej Xhafa
Shhhhhhhhhhhhht
2013 blanket, newspaper, clothes
Courtesy Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin
Un corpo è disteso per terra, interamente nascosto da una vecchia coperta. Non sappiamo chi sia, se dorma o se sia ubriaco, se riposi o sia morto. Il titolo che l’artista kosoviano ha dato all’opera non ci aiuta a sciogliere l’enigma ed anzi contribuisce a rinforzare i nostri dubbi di spettatori casuali. Ma anche incolpevoli? Sisley Xhafa punta il dito proprio sulla complessità della realtà politica, economica e sociale della realtà contemporanea e lo fa con mezzi semplici, ora con ironia e ora con acida irrisione, che non è facile classificare. "La realtà è più forte dell’arte – afferma Sisley Xhafa – Come artista non mi interessa riflettere la realtà, ma voglio interrogarla e metterla in discussione".


Progetto e produzione: Change Performing Arts

Direzione creativa: Elisabetta di Mambro/Franco Laera

lunedì 24 giugno 2013

Partito il Pesaro Film Festival. Cosa succede oggi, il programma di domani

Kayan di Maryam Najafi
Ha preso il via oggi la 49 edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro con tutte le sue principali sezioni, dopo l’anteprima di ieri (No-I giorni dell’arcobaleno di Pablo Larraìn) nel segno del Cile, protagonista di quest’anno. La Mostra, pur col solito entusiasmo e la professionalità che la contraddistinguono, che le permetteranno nel 2014 di tagliare il prestigioso traguardo del mezzo secolo di vita, non può però tacere della situazione sempre più deteriore per la scena culturale italiana e per i festival – e questo festival – in particolare. Già lo scorso anno il direttore artistico Giovanni Spagnoletti avvertiva sulle difficili condizioni nelle quali versava la Mostra, ma a un anno di distanza il suo auspicio per un’inversione di tendenza non si è realizzato, al contrario afferma: “Siamo stati costretti a tagliare un intero giorno di proiezioni, ad eliminare una prevista sezione documentaria molto promettente, ad affrontare l’aumento (non piccolo) dei costi imposto dalla necessaria ristrutturazione tecnologica per adeguarci agli attuali standard di proiezione e tutto ciò senza rinunciare all’alto livello di qualità che ci ha sempre contraddistinto e unanimemente riconosciuto. Lo diciamo con orgoglio ma anche nell’amara consapevolezza per quanto avremmo potuto fare in altre condizioni finanziarie.”
Tornando a quello che più ci interessa, ovvero il (nuovo) cinema, nella mattinata sono stati presentati i primi corti del 27° evento speciale del cinema italiano (“Fuori Norma”), dedicato alla “via” sperimentale nella produzione nostrana del nuovo millennio. Un cinema che grazie al digitale e alla distribuzione in rete sta trovando nuove ed efficaci forme di diffusione, permettendo ad alcuni autori di arrivare nei festival internazionali e nelle sale italiane. Ad aprire le danze, è il caso di dire, è stato Musical Fantasy Light (2006) di Danilo Torre, un autore che utilizza immagini in Super8, originali o “trovate”, trasferendole poi in digitale per rielaborarle, creando in questo caso “un falso ricordo innestato in una creatura non organica, che ripercorre la vita di un'ipotetica donna, nei ricordi privati di scene balneari e combustioni artigianali”. A seguire Miserere (2004) di Antonello Matarazzo, videoartista che predilige la commistione tra i media, con un lavoro che è un particolare viaggio in una zona dismessa, il cosiddetto “cimitero delle ciminiere”, simbolo di un Sud irredimibile. Mirco Santi è tra i co-fondatori dell’Associazione Home Movies che si occupa della raccolta e del riutilizzo di materiali video amatoriali, dalle VHS al Super8. A Pesaro ha presentato Lido (2000-2003), un lavoro a metà strada tra il documentario scientifico e l’astrazione lirica, in una esplorazione microscopica dello spazio naturale. In Games IV (2000), di Giulio Latini e Silvia Di Domenico, gli oggetti, le persone, la natura, si presentano come fotogrammi in rapida fuga che il soggetto cerca di cogliere, lottando contro la loro inarrestabile labilità. Panorama_Roma (2004) degli Zimmerfrai - ovvero Anna de Manincor, Anna Rispoli e Massimo Carozzi - fa parte della serie dei panorami che include anche Venezia e Bologna, serie di panoramiche realizzate con una videocamera che ogni ora compie una rotazione di 360°, tutto condensato in pochi minuti con l’accelerazione delle immagini. Piazza del Popolo diventa così il palco di un piccolo teatro dell’assurdo. La mattinata di corti sperimentali si è conclusa con Articolazioni (2006) degli Aqua-Micans Group (Paride Donatelli, Andrea Gallo, Alessio Spirli), collettivo romano di video makers e interaction designers che lavora prevalentemente in ambito teatrale e negli eventi culturali. Il lavoro presentato è un video pensato come accompagnamento scenico alla danza, un’animazione coreografica che modella le articolazioni visive.
Il programma di domani, martedì 25 giugno, si apre alle 10 al Teatro sperimentale con il secondo programma dedicato all’animazione russa al femminile, con una serie di corti realizzati tra le altre da giovani registe come Nina Bisjarina, Vera Makisheva, Anna Shepilova e Natalija Chernishova. Alle 11 un programma dell’evento speciale dedicato al cinema sperimentale italiano del nuovo millennio con la proiezione di: Trilogia sull'amore, fotografie d'amore di Luca Ferro, Gente che conta di Francesco Cabras e Alberto Molinari, Dalla testa ai piedi di Simone Cangelosi, Identità nascoste di Giuseppe Baresi e J'attends une femme di Chiara Malta. Alle 15 il pluripremiato documentario Nostalgia de la luz di Patricio Guzman per la retrospettiva sul nuovissimo cinema cileno, mentre alle 16.30 spazio al Concorso Pesaro Nuovo Cinema con My Dog Killer di Mira Fornay dalla Slovacchia. Alle 18.30, per l’animazione russa, omaggio a Irina Margolina, con la proiezione di cinque affascinanti opere tratte dal ciclo Storie del vecchio pianoforte. Alle 21 inizia la personale sul regista cileno Sebastian Lelio, con la proiezione della sua opera prima, La sagrada familia. Il programma al Teatro Sperimentale si conclude alle 23 con un lungometraggio “fuori norma”, Flòr de Baixa di Mauro Santini, presente alla proiezione.
In Piazza del Popolo alle 21.45 verrà proiettato Kayan di Maryam Najafi, opera in Concorso, mentre a Palazzo Gradari, il dopofestival di Round Midnight propone tre cortometraggi d’animazione russa, tra i quali Ninna nanne dal Mondo di Liza Skvortsova, per dare una buona notte anche ai più piccoli.

Festival dei 2 Mondi. 4 Rassegna di Cinema e Psicoanalisi. Il mito, sogno dell’umanità

Due registi "mitici", Pierpaolo Pasolini e John Houston, per una riflessione sul "mito, sogno dell’umanità". La 4° Rassegna di Cinema e Psicoanalisi, a cura di Claudia Spadazzi e Fabio Castriota, con il patrocinio della Società Psicoanalitica Italiana, propone il tema del mito, narrazione delle origini, e di come assolva alla funzione di rappresentare creativamente i bisogni fondamentali delle culture. Miti antichi e miti moderni si avvicenderanno nella Rassegna. Di Pasolini verranno proposti tre capolavori assoluti, a partire dall’Edipo Re ancora "in grado di scuotere l’uomo moderno come i Greci suoi contemporanei (Freud, L’interpretazione dei sogni)"; la Medea interpretata da Maria Callas; la figura del Cristo nel Vangelo Secondo Matteo. Di John Houston verranno invece proposti tre miti moderni: Marylin Monroe sex-symbol e icona dell’eterna giovinezza; Moby Dick e il superamento degli estremi confini; e infine la poco nota ma straordinaria interpretazione di Montgomery Clift nei panni di un tormentato Sigmund Freud agli albori della scoperta dell’inconscio. Cosa sopravvive del mito antico nella contemporaneità e in che modo si articola con un’umanità che tende a diventare sempre più culturalmente globalizzata, poco differenziata in termini di genere sessuale e in cui la dimensione del sacro si assottiglia progressivamente? E in che modo i miti moderni restano vincolati agli antichi, in termini simbolici, oppure mutano e si trasformano velocemente, analogamente alle attuali modalità di comunicazione? Su questo tema si confronteranno il produttore Riccardo Tozzi, Presidente ANICA, i registi Cristina Comencini e Pietro Cannizzaro, il critico Italo Moscati, gli psicoanalisti della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’Associazione Italiana di Psicoanalisi (AIPSI) Simona Argentieri, Claudio Arnetoli, Alessandro Bruni, Anna Ferruta, Paola Marion, Mario Rossi Monti.

programma

sabato 29 giugno 2013
John Houston

ore 10.30 Freud passioni segrete, 1962 124 min
commenta Simona Argentieri

ore 16.00 Gli spostati, 1961 124 min
commentano Mario Rossi Monti, il produttore e Presidente ANICA Riccardo Tozzi e la regista/scrittrice Cristina Comencini

ore 20.30 Moby Dick la Balena Bianca, 1956 116 min
commenta Claudio Arnetoli


domenica 30 giugno 2013
Pier Paolo Pasolini
ore 10.30 Il Vangelo secondo Matteo, 1964 137 min
commentano Anna Ferruta ed il regista Piero Cannizzaro

ore 15.00 Medea, 1969 118 min
commentano Alessandro Bruni ed il critico/scrittore Italo Moscati

ore 19.00 Edipo Re, 1967 104 min
commenta Paola Marion



sabato 22 giugno 2013

Startrash live al Geko di San Benedetto del Tronto. Quando il punk non è peccato.

L'origine è strettamente “made in USA” anzi, qualcuno di loro sembra essere direttamente “born in the USA”. E se si parla degli Stati Uniti d'America, intendiamo musicalmente, ecco che i riferimenti diventano non solo storici ma anche, forse soprattutto, geografici. Così, nel caso degli Startrash, sentiti ieri sera (live) al Geko di San Benedetto del Tronto, la collocazione è, e resterà sempre e solo una: la California. New Orleans è lontana, come sono lontanissime le sonorità della East-Coast, comprese quelle blues, rock e Jazz di New York. Qui vive e prospera, alla grande, la West-Coast, che poi è quella che ci è più cara, la costa del sole, dei surfer, degli hollywoodiani, delle città “sante”. Messi parecchio sullo sfondo della loro idea di musica i NOFX (sei milioni di dischi venduti, evoluzione punk del rock - o se preferite, viceversa - , scie prestigiose come quelle dei Ramones o dei Misfits), gli Startrash si sono rivolti (ma solo come spunto di partenza), ai più giovani e “griffati” Blink182 che diciamolo, è stato il gruppo che ci ha fatto apprezzare (e parecchio) quella che all'inizio poteva sembrare un'assurdità in termini, il punk pop, genere ricalcato anche dagli stessi Green Day, dai Rancid e dagli Offsprings. E che lo “spunto” di cui abbiamo parlato è quello, si capisce già da Johnny, il brano con il quale gli Startrash hanno aperto il loro concerto esattamente dopo un anno dall'ultimo. Eh sì, perché gli Startrash suonano pochissimo dal vivo, preferendo canalizzare le loro energie nelle registrazioni in studio e nei video (tanto demenziali quanto piacevoli, complessi e ben strutturati), accolti sempre benissimo su YouTube pur essendo italiani e non coreani. Hanno il loro pubblico, ragazzi giovani e anche non di primo pelo, che li seguono con amore e che cantano le loro canzoni (rigorosamente in inglese) i cui testi, per ammissione degli stessi componenti la band, sono demenziali tanto quanto i loro video. Nota di cui tener conto: i titoli dei brani non c'entrano niente con i testi, particolare dal quale si evince che né Sallusti Belpietro hanno inventato nulla di nuovo. Sorretti da una base ritmica notevole, composta da Jak Einstein al basso e Marco Lancs alla batteria, gli Startrash snocciolano i loro pezzi uno dietro l'altro (con qualche intervallo di troppo e non troppo sapientemente riempito da chiacchiere indice di scarsa frequenza di palchi), con un piglio divertente, accattivante, brioso, in poche parole, da hardcore californiano edulcorato. Le due chitarre, Marco Sick'o e Steve Camerlengo (nomi inventatissimi come si usa nel punk più acido), interpretano le loro parti scambiandosi ruoli e puntellandosi reciprocamente. E se parte un assolo, l'altro tiene la base melodica con una precisione quasi svizzera e un effetto armonico per nulla trascurabile. Ovviamente, il delirio c'è quando eseguono i brani più conosciuti, quelli cliccati su YouTube, quelli che li hanno resi “gli Startrash”. E quindi, nell'ordine, Last Summer, X-Mas Terror e la cantatissima, da tutti, She's Impossible, brano che è stato la “causa” della messa sotto contratto della band, da parte della casa discografica californiana (e ti pareva!) ItchyMusicIME, dopo il passaggio su Blank TV. C'è da dire che i commenti sulla band, e su She's Impossible in particolare, li davano tutti come un gruppo californiano di belle speranze, lo stupore è stato grandissimo quando i commentatori hanno scoperto che trattavasi invece di un gruppo europeo, meglio ancora italiano. Ancora in fase di “pulizia”, ma inevitabile proporne un assaggio, i brani dell'ultimo EP di prossima uscita. Così, ci siamo resi conto che la vena compositiva degli Startrash, lontana dall'essersi esaurita, ha ancora la possibilità di tirar fuori pezzi come Life is a Nightmare, eseguito a chiusura di concerto e sicuramente destinato a bissare il successo di She's Impossible. Che dire dei tantissimi ragazzi presenti al concerto che hanno ballato dal primo all'ultimo pezzo? Che abbiamo un'idea di “brani ballabili” diversa? Pur non avendo tatuaggi né creste né indossando magliette dai colori e dalle scritte improbabili, ieri sera un po' punk ci siamo sentiti anche noi, magari più pop che punk, però sempre un poco orfani di un sanissimo hardcore.


Massimo Consorti

Spoleto Festival dei 2 Mondi. Sakti - L’armonia del cielo. Supanggah Gamelan Orchestra

L’Indonesia è sempre stata un crocevia di viaggi e commerci come già testimoniato da Marco Polo nel suo Milione; ma quello che in particolare contraddi-stingue questo paese dalle mille isole è la ricchezza delle sue diverse espressioni artistiche e in particolare della sua musica e del suo teatro. Già nei bassorilievi del Borobudur, il maestoso tempio buddista che risale al VIII secolo, si ritrovano le rappresentazioni di musicisti e strumenti musicali tuttora presenti nelle orchestre gamelan, in cui prevalgono gli strumenti a percussione, gong e xilofoni su tutti.

Pesaro Film Festival – Proiezione speciale: "No - I giorni dell'arcobaleno". L'Avanfestival di domani sera 23 giugno

Non poteva mancare, in un’edizione che vede il Cile protagonista assoluto, un tributo al più celebre dei cineasti del Nuovissimo cinema cileno, Pablo Larraín. Dell’acclamato autore verrà presentato, con una proiezione speciale il giorno prima dell’apertura ufficiale del festival, il suo ultimo lavoro, proprio in questo periodo nelle sale del nostro paese. No – I giorni dell’arcobaleno, vincitore del premio C.I.C.A.E. a Cannes e nominato agli Oscar come miglior film straniero, è ambientato nel 1988 all’epoca del referendum popolare per il mantenimento della dittatura e si concentra sulla figura di un giovane pubblicitario, interpretato da Gael Garcia Bernal, che, con la sua originale e positiva campagna di marketing, contribuirà alla vittoria del no al referendum. Un’altra opera profondamente politica che affonda le sue radici nella memoria collettiva nazionale per l’autore di Tony Manero e Post Mortem.

venerdì 21 giugno 2013

Pesaro Film Festival. Femminile plurale: animazioni russe

La 49a edizione del Festival Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro nel contesto del tradizionale programma “Femminile plurale” (in collaborazione con le istituzioni culturali della Federazione Russa) valorizzerà, in quella particolare nicchia che è il cinema di animazione, il contributo creativo di alcune delle più affermate registe russe che operano in questo settore. La rassegna pesarese proporrà al pubblico i lavori di rinomate e pluripremiate animatrici, Natal’ja Dabizha, Irina Margolina e Maria Muat, senza trascurare le giovani protagoniste di questo affascinante mondo che saranno qui rappresentate dalla talentuosa Anna Shepilova.

giovedì 20 giugno 2013

Alessandra Ferri al Festival dei Due Mondi: The Piano Upstairs. Il 28 giugno il ritorno sulla scena della grande ballerina.

The Piano Upastairs, di John Weidman, da un’idea di Alessandra Ferri (con Boyd Gaines e Attila Csiki, Stephen Hanna, Andrea Volpintesta e le musiche di Giovanni Allevi, John Cage, George Crumb, Morton Feldman, Fabrizio Ferri, Philip Glass, Arvo Pärt), è la storia di un matrimonio fallito. La moglie se n’è andata. Il marito, abbandonato, cerca di rimettere insieme i pezzi per capire cosa è successo. Le domande che egli si pone evocano la visione di ricordi che generano altre domande, che risvegliano a loro volta un vortice di immagini ed emozioni che alla fine, inevitabilmente, lo conducono alla verità. Tale processo, il suo viaggio interiore dallo smarrimento alla comprensione, poteva essere narrato in forma di dialogo o di danza. Per raccontarlo nel modo più efficace, abbiamo deciso di utilizzare entrambi.
Alessandra Ferri è considerata una delle ballerine drammatiche più importanti dei nostri tempi. Nata a Milano, ha frequentato la scuola del Teatro alla Scala e quindi la Royal Ballet School di Londra.

mercoledì 19 giugno 2013

Pesaro Nuovo Cinema: il Concorso. Premio Lino Miccichè

L'estate sta finendo di Stefano Tummolini
Sezione a concorso con sette film provenienti dai punti caldi della produzione cinematografica mondiale, tutti all’insegna del Nuovo Cinema. Come sempre il Concorso proporrà una ricognizione a 360 gradi sulle migliori opere prime o seconde di registi, generalmente giovani, che altrimenti non avrebbero modo di arrivare nel nostro paese. Emerge fortemente quest’anno la presenza di donne registe, ben quattro, a sottolineare uno sdoganamento sempre più consistente negli ultimi anni. Ad aprire il Concorso sarà infatti la regista e sceneggiatrice slovacca Mira Fornay che presenta My Dog Killer, già premiato a Rotterdam. Un intenso dramma filmato con notevole realismo sul razzismo e sui conflitti etnici e, soprattutto, sulle scelte sbagliate; quelle di un ragazzo abbandonato dalla famiglia, il cui unico amico è il cane Killer, e che finisce col frequentare skinhead, in cerca di un senso d’appartenenza. Arriva invece dalla Romania Alexandra Gulea, documentarista che porta in Concorso la sua prima opera di finzione dal titolo Matei Child Minder, ambientata in una zona mineraria del suo paese e incentrato sul piccolo Matei che vive col nonno e vuole scappare di casa, mentre i genitori lavorano in Italia. Il film coglie il giovane protagonista in un momento fondamentale per la sua maturazione, quando le illusioni si dovranno scontrare con la durezza della realtà. Halley, una storia gotica ambientata ai giorni nostri diretta dal messicano Sebastián Hoffman, con Beto, lo zombie umano che si va spegnendo. Nel corpo in disfacimento rimane una mente lucida. Kayan, l’esordio nel lungometraggio della regista di origine iraniana Maryam Najafi, è un potente ritratto femminile, incentrato su una donna proprietaria di un ristorante dove si riunisce la comunità libanese di Vancouver. La dura quotidianità e i piccoli grandi ostacoli che si presentano nella sua vita, contribuiscono a far emergere le problematiche di una comunità costretta a relazionarsi con un contesto culturale alieno. Non poteva mancare l’Italia, rappresentata quest’anno da ben due opere, a cominciare dalla seconda regia di Stefano Tummolini, L’estate sta finendo, che racconta un “tranquillo week-end di paura” di un gruppo di ragazzi (tutti interpretati da promettenti giovani) in una casa al mare, dove un incidente imprevisto trasformerà la loro vacanza in un incubo. Pesaro presenterà anche l’esordio di Fabiana Sargentini, Non lo so ancora: scritto a quattro mani con uno dei più amati critici cinematografici italiani, Morando Morandini, attraverso una storia liberamente ispirata alla loro "amicizia a prima vista": una mattina di fine estate una giovane donna (Donatella Finocchiaro) incontra casualmente un uomo di oltre ottant'anni (Giulio Brogi). E passano "una giornata particolare" insieme, dopo la quale la vita di entrambi non sarà più la stessa. L’ultimo film in Concorso non poteva che provenire dal Paese protagonista di questa edizione, il Cile, rappresentato da La chupilca del diablo di Ignacio Rodriguez, nel quale un uomo, giunto alla fine dei suoi giorni, tenta di riconciliarsi con la famiglia dopo una vita passata in solitudine (anche a causa delle sue simpatie per la dittatura), cercando al tempo stesso di salvare la sua piccola distilleria di liquori.
La giuria chiamata a decretare il vincitore del Concorso è composta dalla regista Costanza Quatriglio (ha esordito nel lungometraggio con L'isola, Nel 2006, alla Festa del Cinema di Roma ha presentato Il mondo addosso, lungometraggio documentario, con Terramatta, designato Film della Critica 2012 dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, ha vinto l'Efebo d'Argento e il Nastro d'Argento per il Miglior Documentario 2012), dall’attrice Anna Foglietta (nominata al David di Donatello come miglior attrice non protagonista per Nessuno mi può giudicare), dal regista Vincenzo Marra (Tornando a casa, Vento di terra, L’ora di punta), dai critici e giornalisti cinematografici Massimo Lastrucci (Ciak) e Federico Pontiggia (Cinematografo.it, Il Fatto Quotidiano).


lunedì 17 giugno 2013

Spoleto56. Festival dei Due Mondi dal 28 giugno al 14 luglio. La presentazione

Il Festival dei Due Mondi di Spoleto si svolge quest’anno dal 28 giugno al 14 luglio.
Alla sua 56a edizione, il Festival conferma l’intuizione originale che lo rese storico luogo di incontro tra culture diverse, fornendogli un carattere inimitabile, e mostra, nel suo successo di oggi, il prestigio di un grande appuntamento internazionale. Oggi più che mai offre una vetrina importante,
in un clima speciale, ai grandi artisti della scena come a quelli emergenti e soprattutto è officina di produzioni originali.
Sotto la guida di Giorgio Ferrara, riconfermato direttore artistico del Festival per il secondo quinquennio, Spoleto è tornata a essere il luogo affascinante nel quale ogni estate, da ogni parte del mondo, convergono le grandi arti della scena: Opera, Musica, Danza, Teatro. Con uno sguardo attento anche sull’arte contemporanea. Un incontro che riprende il filo del dialogo tra passato e presente, tra storie, discipline e sguardi diversi. In una continua ricerca dell’eccellenza nel panorama contemporaneo.

domenica 16 giugno 2013

Ripensando ai “Fiumi” di Ettore Mo. Quando il grande giornalista venne da queste parti. Nota a quattro mani di Pier Giorgio Camaioni e Massimo Consorti

Il 6 agosto del 2006, Ettore Mo venne dalle nostre parti a presentare quello che allora era il suo ultimo libro, “Fiumi”. Fu una serata memorabile, non per la bravura, la s-costanza, il ghigno cinico, la mala sopportazione della gente da parte di uno dei più grandi giornalisti, inviato di guerra, che il Corriere della Sera abbia mai avuto (Indro Montanelli e Oriana Fallaci su tutti), ma per il clima che si era creato in uno chalet in cui, oltre alle stupidaggini che quotidianamente volano nei divertimentifici italiani, quella sera ci capitò di avere finalmente chiaro il concetto di “analfabetismo di ritorno”. Gli analfabeti di ritorno sono coloro che apprendono di nuovo l'uso di una lingua. Di solito appartengono alle categorie dei professionisti: avvocati, ingegneri, medici, notai, commercialisti, matematici, scienziati, insomma, spesso, fior di professionisti che, arrivati a una certa età, si accorgono che qualcosa gli manca e scoprono di botto la cultura. Si iscrivono ai cineclub, ai circoli letterati (compresi quelli intitolati a Jane Austin), scoprono Philip Roth, si addentrano in spericolate discussioni sul cinema giapponese e pure su quello thailandese (non capendone una mazza), iniziano a percepire cos'è una nota musicale e, appena scoperta la differenza che passa fra un Do e un rutto, idolatrano Keith Jarrett e stravedono per Pat Metheny.

Le ragioni per amare un Festival. La terza serata del “Ferré” e le considerazioni finali

All’ultima serata del Festival Ferré, alla sua diciottesima edizione e a vent’anni dalla morte di Léo, è di scena la raffinatezza dell’espressione musicale. Non sapremmo come definire altrimenti il cammeo di emozioni che ne sono scaturite da parte di artisti che hanno incontrato la strada di Ferré dandone un’interpretazione al tempo stesso personalissima e vibrante.
Dopo l’omaggio vigoroso di un pianista di rango, dalle sorprendenti doti di abilità improvvisativa e dallo stile modernissimo, dai variopinti timbri musicali, come Lucio Matricardi che ha accompagnato il poeta Paolo Cristalli, anima amante del lirismo ferreiano, presenza “carmelobeniana” di rottura, la serata si è letteralmente riempita di fascino impregnandosi delle melodie di Carmine Torchia. Architetto prestato alla musica, già segnalato come artista dalla marcata personalità, vincitore dei primo “Musica Controccorrente” e “Musicultura

venerdì 14 giugno 2013

Festival Ferré. La serata di Baccini e dei Têtes de Bois. Ma anche di Giovanni Passannante, anarchico.

In fondo è la storia di Giovanni Passannante, l'anarchico che il 17 novembre del 1878, armato di coltello, attentò alla vita di Re Umberto I° di Savoia. Passannante, alto un metro e 61, venne lasciato in una cella alta un metro e 40 centimetri, senza grate e con una catena lunga due palmi inchiodata al muro, per 14 anni. Si ammalò praticamente di tutto, fino a diventare cieco. Liberato, si fa per dire, terminò i suoi giorni nel manicomio criminale di Montelupo. Subito dopo morto, gli tagliarono la testa e misero il cervello in un barattolo pieno di formalina, per farne oggetto di studio e per mostrarlo al museo criminale di Roma. Andrea Satta (voce dei Têtes de Bois) e Alessandro De Feo, giornalista dell'Espresso, condussero una battaglia epocale con i ministri della giustizia dei governi di destra e di sinistra, per dare una degna sepoltura a quel cervello. Dopo anni di lotte, arrivato il momento di trasportare quello che restava dell'anarchico a Salvia di Lucania (divenuta nel frattempo Savoia di Lucania), arrivarono quelli della Digos e il sindaco del paese che, quatti quatti, per ragioni di ordine pubblico, infilarono in silenzio i resti in una fossa.

giovedì 13 giugno 2013

Partito il Festival Ferré. Ladies and gentlemen: Tiziana Ghiglioni.

Lady'n'Jazz, come si scriveva una volta per il rythm'n'blues più arrabbiato, illumina la scena. Parte con Le chien, Léo, ed è tutto dire. Tiziana Ghiglioni è oggi la punta di diamante del panorama vocale italiano. Usa la voce come le aggrada, la tira e la molla come se le corde vocali fossero elastici e non parti anatomiche. Quelli che escono dalla sua gola sono suoni perfetti, quasi gorgheggi, che però finiscono per comporre una sequenza di note che sembra infinita. Quanta tecnica c'è nel suo canto! Lo “scat” predomina e duetta a volte con il sax di Piero Bittolo Bon (eccellente), altre con i tasti (e le corde) del pianoforte di Alfonso Santimone. Tre assoli, di cui uno vocale, non è roba da tutti i giorni e se ne resta folgorati prima, estasiati poi, quando le note fluiscono come un sorso di vino buono nell'esofago. E arriva Se stasera sono qui, e il cuore canta con Lady'n'Jazz, non perdendosi neppure una parola, un sospiro, uno dei refoli che Luigi Tenco prima avvertiva sulla pelle e poi scriveva sul pentagramma. L'interpretazione di Tenco da parte di Tiziana Ghiglioni, ci ha commosso, che gran cosa quando una voce riesce ad entrare nell'anima delle persone fino a farle sorridere!

Francesco Baccini al Festival Ferré di San Benedetto del Tronto. La conferenza stampa.

Più che una conferenza stampa è un piacevole monologo di Francesco Baccini, cantautore genovese (che grande scuola!), a San Benedetto del Tronto per il 18 Festival Ferré, cantautore francese (che grande scuola!). Baccini è un cinquantenne che di anni ne dimostra 20. Curioso, arguto, ironico, attento, un po' guascone, fuma nella sala della giunta comunale: tabagista reo-confesso e poco attento alle regole. C'è molta storia. La passeggiata con De Andrè, una spruzzata di Gino Paoli, una nota su Umberto Bindi, una citazione di Giorgio Gaber, Fossati che entra di struscio, i capelli ricci di Bruno Lauzi e le morti eccellenti di Jannacci e Califano, tornati ai vertici delle classifiche dei dischi venduti, ma post-mortem; se uno si tocca gli attrezzi, non bisogna prenderla a male. “La morte che diventa cultura”, dice Francesco nascondendo le mani. Poi parla di un'altra cultura, quella cantautorale, che non vive più: non ha spazi, mercato, passaggi televisivi e radiofonici e anche su YouTube non è che sia messa tanto bene.

mercoledì 12 giugno 2013

La Nueva ola chilena. Dal 24 al 30 giugno la 49 edizione del Pesaro Film Festival



La 49 edizione del Pesaro Film Festival, festeggia la vitalità del nuovissimo cinema cileno e dedica l'evento speciale alla "Meglio gioventù" sperimentale italiana. Nel concorso "Pesaro Nuovo Cinema", l'Italia è rappresentata da ben due film: L'estate sta finendo di Stefano Tummolini e Non lo so ancora di Fabiana Sargentini.

Film di apertura in piazza: A Long and Happy Life di Boris Khlebnikov

Il Workshop con Daniele Gaglianone

Il concorso, il cui premio è dedicato alla memoria di Lino Micciché, fondatore e storico direttore del Festival, presenta sette film provenienti dai quattro angoli del mondo, molti dei quali più volte frequentati in passate occasioni. Il Cile con La chupilca del diablo di Ignacio Rodriguez, il Messico con l'horror "naturalistico" Halley di Sebastian Hoffman, la Romania con Matei Child Miner di Alexandra Gulea, la Slovacchia, con My Dog Killer di Mira Fornay, il Canada con Kayan di Maryam Najafi e L'estate sta finendo di Stefano Tummolini e Non lo so ancora di Fabiana Sargentini.

lunedì 10 giugno 2013

Michele Ortore a “Bologna in lettere”. Il curatore di “Prima era Rima” con i giovani poeti italiani

Un solo giorno, un “numero zero”: Bologna in lettere. Dalle 10 alle 23 di sabato 8 giugno, poeti come piovesse e il senso della poesia, di tutta la poesia, che invade la città in ogni angolo, in ogni giardino, in ogni locale, in qualunque libreria disponibile. È un tentativo, curato da Enzo Campi, che parte ambizioso ma che, come tutti i numeri zero, ha bisogno di trovare una sua identità, i suoi ritmi, i suoi punti di forza, le offerte. Anche una parte di UT è stata presente. Michele Ortore, curatore della rubrica “Prima era rima”, è stato infatti uno dei protagonisti di “Oggetti & Soggetti”, uno delle decine di “frame” poetici che hanno composto il film bolognese delle “lettere sparse”. L'incontro, che si è tenuto alla “Librerie delle Moline”, è stato un momento in cui voci giovani, ma già fortemente caratterizzate, del panorama poetico italiano, hanno proposto i loro lavori, a volte grezzi, a volte ingenui, spesso all'insegna di una emozione fortissima ma che rappresentano ormai più di una linea di tendenza. E se UT, grazie a Michele Ortore, è stata presente, è il segno di una attenzione che la nostra rivista dà alla poesia, destinata sicuramente a crescere nel tempo (già dal prossimo numero sul “desiderio”, in uscita a fine mese).

mercoledì 5 giugno 2013

Pier Paolo Ruffinengo: “... a l'università di Tinella”. Eppure doveva essere solo la presentazione di un libro

L'impatto è degno di Giacomelli, il poeta per immagini delle tonache. E infatti la prima tentazione è stata quella di prendere la macchina fotografica e immortalare, con un clic, il rapporto di (padre) Pier Paolo Ruffinengo con il mare. Il motivo della nostra passeggiata verso il Fish era la presentazione del suo libro “... a l'università di Tinella”, ma dopo averlo visto a contatto con il mare, il libro è passato in secondo piano ed è subentrato l'immenso, o l'infinito o i loro concetti e significati più profondi. Ci siamo chiesti, cioè, quale potesse essere il rapporto di un credente con quella linea d'orizzonte così marcata che uno dei rari giorni di sole di giugno ha regalato. Sappiamo qual è il nostro impatto, il nostro rivolgerci laico alla natura, l'effetto che l'infinito ci provoca, attivando l'essenza più intima del nostro essere uomini.

sabato 1 giugno 2013

È uscito "Hitchcock", il film-memoria di Sacha Gervasi

Ogni commento su Alfred Hitchcock può essere "pesante", data la mole, di nome e di fatto, del personaggio. A indagare sugli aspetti relazionali del Maestro del brivido ci ha provato Sacha Gervasi nel suo nuovo film Hitchcock (USA 2013) appena uscito nelle sale, prendendo a pretesto quella che fu la sua vera e propria sfida al cinema, ovvero Psycho. Dopo i trionfi di La donna che visse due volte e Intrigo internazionale, rispettivamente del 1958 e del 1959, all'alba dei suoi sessant'anni, nessuno poteva immaginare che Alfred avrebbe potuto triplicare il successo. La Paramount alla fine del '59, nicchiava su un nuovo esborso a scatola chiusa, e i coniugi Hitchcock decisero di mettere a