giovedì 28 gennaio 2021

RIECCOLI...

…quelli che la Shoah e “tutti gli altri crimini contro l’umanità

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“Noi eravamo immersi in una totalità apocalittica”
(Boris Pahor, Necropoli, ed. Fazi 2008)
 
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Rieccoli
, quelli che furbescamente confondono e mescolano la Giornata della Memoria della Shoah al ricordo di tutti gli altri crimini contro l’umanità (alla stregua, ma più vergognosamente, di chi ad ogni 25 Aprile tenta di fare della Festa della Liberazione dal nazifascismo una generica “Festa della libertà”).
Ecco Acquaroli, marchigiano presidente di Regione, che scrive “La memoria è consapevolezza di tutti i crimini contro l’umanità” e la Shoah è “simbolo di tutti gli orrori, le sofferenze, le tragedie del mondo e della storia che hanno calpestato la dignità degli esseri umani”.

Ecco Piunti sindaco sambenedettese, ancor peggio col suo “Quante volte, nella storia recente, questo atteggiamento ha portato al ripetersi di esperienze ugualmente terribili” (!) ed evoca  “le vittime dei gulag e delle pulizie etniche in Jugoslavia e in Ruanda…”
 
NO, cari i miei due signori, la Shoah non è stato né sarà mai un crimine contro l’umanità paragonabile ad altri genocidi e crimini del cui abominio è certamente disseminata la storia della belva umana in ogni epoca e ad ogni latitudine.

E la Giornata della Memoria non nasce per ricordare genericamente “i principi irrinunciabili della pace e della libertà, della giustizia e della solidarietà, in nome della salvaguardia e della dignità di ogni persona umana”.

Essa nasce per ricordare quello che è stato un UNICUM STORICO: uno sterminio studiato scientificamente, “pianificato a tavolino ed avvalsosi di un avanzato grado di tecnologia, cosa che non era mai avvenuta in precedenza”, odio organizzato, “raziocinato, strutturato con attitudine scientifica”.
 
La Storia, signori, non la si adatta alle proprie convinzioni ideologiche, non la si modella sulle proprie necessità di propaganda, magari plasmandola al fuoco della fiamma tricolore che occhieggia nel simbolo del partito di almeno uno di voi due.
Se a fuorviarvi sia, oltre a ciò, anche una probabile scarsa conoscenza della Storia e di ciò che essa ha scolpito indelebile su ogni pietra e zolla di questo infelice pianeta, o se chi scrive i vostri comunicati non è abbastanza attento e dovreste dirglielo, non fa gran differenza.
Perché ugualmente pernicioso è il messaggio che trasmettete, e che la locale stampa diffonde con zelante acritico copia-incolla: il vostro è messaggio di retorica a buon mercato, che non tocca le coscienze. Solo la VERITÀ può toccarle, solo può farlo il riconoscere la natura assolutamente unica di ciò che è stata una “pianificazione ragionieristica dello sterminio, la “più ciclopica azione di rastrellamento, deportazione e sterminio della storia”.
Mescolare come voi fate la verità storica di una macchina scientificamente pianificata al genocidio con “ogni altro delitto contro l’umanità”, è offesa alla verità, alla memoria, a “questa” Giornata della Memoria. Anche trascinare dalla vostra parte le parole di papa Francesco adattandole a generica condanna dei crimini commessi contro l’uomo è operazione scorretta e fuorviante.
Puro esercizio di retorica, perfino grottesco, è agganciare - per far colpo - il tema della Shoah all’attuale tragedia pandemica (è la perla che conclude il messaggio di Acquaroli).
Disonesto è contrabbandare quale messaggio sulla Shoah la “risoluzione del 2019 con cui il Parlamento europeo ha condannato tutte le forme di totalitarismo che hanno schiacciato i popoli europei”.
 
Giornata della Memoria - così scrive ancora lei, Acquaroli, o chi per lei - non può essere patrimonio di parte ed è nostro dovere evitare che possa essere utilizzata come qualcosa di strumentale”.
NO caro signore, la Giornata della Memoria è invece proprio quello, è “patrimonio di parte”, possesso inalienabile di quella parte di umanità che ha vissuto la Shoah sulla propria carne - chiedere alla Senatrice Segre, anche se non la sopportate perché non vi vota - e patrimonio di quanti ritengono primario dovere l’alimentarne e tenerne vivo il ricordo.
A strumentalizzare la Giornata della Memoria siete soltanto voi.
Provo vergogna per voi.
 
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“... Perciò egli vorrebbe che la dannazione e i suoi segni restassero indelebili, eterne e mai rimarginate cicatrici sul corpo dell’umanità e della storia; sanarle, coprirle, integrarle nella continuità della vita sarebbe un ulteriore oltraggio alla vittime e una - sia pur involontaria – amnistia concessa a una realtà che deve restare inconcepibile”
(Claudio Magris, Prefazione a “Necropoli” di Boris Pahor)
 

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Sara Di Giuseppe - 28 gennaio 2021



 

 

mercoledì 27 gennaio 2021

IL MONDO È SCOMPARSO

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        “Non hai mai pensato, caro Winston, che per l’anno 2050 nemmeno un solo essere umano sarà in grado di capire il significato di una conversazione come quella che stiamo tenendo ora?”
         (G.Orwell, “1984”)
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        Un alieno che calasse per avventura nel Belpaese (ma chi glielo farebbe fare) e s’imbattesse nei notiziari nazionali, si convincerebbe che il pianeta di cui ha sentito favoleggiare lassù si sia ristretto come un tessuto scadente o maldestramente lavato, riducendosi alla sola Italia.
Perché il mondo è semplicemente scomparso dalla nostrana informazione (sia televisiva che giornalistica).
Vero che questa non ha mai brillato per ampiezza di sguardo e di orizzonti: che si tratti di mamma tivù o degli acclamati giornaloni di proprietà e al servizio di chi conta, il provincialismo ne è - da molto o da sempre - la specificità che ci mortifica in ogni confronto col giornalismo del resto d’Europa.
Ma certo la calamità planetaria in corso – no, non Renzi; quell’altra – ne ha ulteriormente ridotto il campo visivo e da circa un anno il resto del pianeta è evaporato dalle cronache, e figuriamoci dagli approfondimenti e dalle inchieste.

Sparite intere aeree del mondo di cui non si sa neanche più, salvo recarsi sul posto, se esistano ancora; di altre - tolte le psichiatriche cronache trumpiane con annesse sovradimensionate “maratone” - si sa appena il necessario per paragonarvi superficialmente le italiche epidemiche vicissitudini o tornano utili all’audience in caso di provvidenziali catastrofi…

Perfino il terrorismo è stato vaporizzato da ogni orizzonte televisivo e giornalistico: praticamente in sonno, pur essendo noto che se lo è - un po’ - in Europa non lo è certo altrove nel pianeta ma, a meno che non ci scodelli una strage vicino a casetta nostra, chissene.
 
        Contestualmente al contrarsi del campo visivo - patologia cronicizzata - si restringe, si minimalizza, s’impoverisce anche il linguaggio della (cosiddetta) informazione; di quella televisiva soprattutto, popolata di metafore che neanche le cronache calcistiche, prestate dalla peggior lingua parlata.

Nessun campo semantico è risparmiato, anzi la crisi politica si somma all’emergenza sanitaria stimolandone di nuovi: si va dal casereccio rimboccarsi le maniche, volano gli stracci, al machista/bellicista scendere in campo, serrare i ranghi; al cinematografico cabina di regia; al funerario andare alle urne (macabro, data la situazione); all’ascetico/ascensionale salire al Colle; all’andante con moto (o senza) e adesso andiamo all’estero; allo scolastico/sintattico il condizionale è d’obbligo; allo scolastico/matematico trovare la quadra; al pittorico mettere nero su bianco che un po’ somiglia all’Indovinello Veronese di 8°/9° secolo ma figurati se lo sanno; al nautico remare contro; all’ inquietantemente ortopedico quarta gamba. E via metaforizzando.
 
Il resto è linguaggio sciatto e poverissimo, spesso improprio, improbabili arzigogoli perditempo e maldestra mescolanza di registri dominata dal parlato, e in tivù come sulla stampa le eccezioni sono meno delle dita di una mano.
 
Stiamo sereni, però, perché a breve l’Italiano sarà finalmente “materia facoltativa a scuola”, e ti saluto e sono.

Scomparso già dalla Maturità il tema d’Italiano, abolita - o quasi - anni fa in molti indirizzi la Geografia, e la Storia non se la passa bene dato che “la geografia spiega la storia e viceversa”, e quanto all’Educazione Civica chi era costei, finalmente politica e informazione, burattini e burattinai non dovranno più darsi la pena di spingere lo sguardo sulla cultura e sul mondo.
 
A tutti loro e a noi per essere appagati e felici basterà che campeggi ovunque quel motto, quello che in eleganti caratteri abbellisce la bianca facciata dell’orwelliano Ministero della Verità:
 

L’IGNORANZA È FORZA

 
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        “…Relativamente al nostro, il vocabolario della neolingua era assai sottile, e ci si adoperava di continuo per trovare il mezzo di ridurlo ulteriormente (…). Ogni riduzione rappresentava una conquista, perché più piccolo era il campo della scelta, più limitata era la tentazione di lasciar spaziare il proprio pensiero”.
         (G.Orwell, “1984”)  
 

Sara Di Giuseppe - 27 gennaio 2021



 

mercoledì 13 gennaio 2021

BELLANOVA "BOSSANOVA"


 

 

 

 

 

 

 

 

 

               “ Oh come balli (parli) male bella bimba
               bella bimba, bella bimba
               Ma come balli (parli) male bella bimba
               bella bimba balli (parli) mal!”   

 
        Si sa che negli assalti alla diligenza tutti sono in ballo, ma la nostra Ministra delle Politiche Agricole costretta dal suo padrone a ballare la bossanova è sempre in affanno. Balla - parla - male.

        Non sarebbe più adatta, la “vilanella” Bellanova (“che pure non fa inamorar…”), a un ruspante valzerotto o a una tarantella campagnola?

        La bossanova è un ballo troppo raffinato per la rozza ITALIA [PIU’ MORTA CHE] VIVA: occorrono eleganza, fantasia, leggerezza, senso del ritmo (medio-lento), anche pazienza e un po’ di jazz… Senza, non è bossanova. Quell’incedere (dialettico) incalzante, le improvvise angolazioni, i muscoli vibranti e minacciosi, i registri troppo forti e i rabbuffi non servono. Mica balli/parli coi lupi.

        Neanche nel repertorio di Orietta Berti ci sono bossanova, ma orecchiabili e innocue canzoni popolari che le hanno portato visibilità e successo (come MA COME BALLI BENE BELLA BIMBA)

        Per fortuna domani il martellante stronzismo guerriero della ministra Bellanova-poco-bossanova, anzi del duo B&B Bellanova & Bonetti, si archivierà da solo. Ma poiché al peggio non c’è mai fine, c’è la probabilità di trovarci “rimpastati” con una ministra pure lei di serie B (come Boschi, poveri noi) senz’altro più sciolta a ballar la bossanova - con tacco 12 - al comando dell’Innominabile affetto da cirrosi mentale.  
 
 
PGC - 11 gennaio 2021

giovedì 7 gennaio 2021

Il TRUMP de noantri

 

Per il 25° emendamento (sez.4) della Costituzione Americana, dopo i fatti di ieri – l’assalto al Congresso di Washington con morti e feriti – è probabile che lo dichiarino INCAPACE, il Trump d’America matto da legare. 
Con rimozione immediata, almeno per fermarne il delirio. (INCAPACE è un eufemismo)

    Per il TRUMP de noantri invece, anche se lo merita, purtroppo non possiamo far nulla: nella Costituzione Italiana il 25° emendamento non c’è.

        Anzi - incredibile ma vero - il “nostro” è al 25% nei sondaggi pure con la mascherina TRUMP.
 
 
PGC - 7 gennaio 2021

mercoledì 6 gennaio 2021

BOCCIAMOLE!

 

Fossero mancate conferme all’essere le amministrazioni regionali (oltre che in sé - post riforma del Titolo V della Costituzione - anche per la qualità dei personaggi che le rappresentano) la peggior calamità d’Italia dopo il Covid, la gestione dell’emergenza da parte di queste ce ne ha date e ce ne dà di ampie e generose.
 
L’ultima in ordine di tempo a farne le spese è la Scuola: della quale a nessun governo centrale e soprattutto regionale è mai importato una cippa, tanto da averla nel tempo sistematicamente spogliata e depauperata di risorse e qualità (una popolazione ignorante si sgoverna meglio), ma che da un anno in qua si ritrova più contesa della secchia modenese.
 
L’apoteosi è di oggi. Riapertura delle scuole indicata il 7 gennaio dal Ministero, poi il tira e molla delle Regioni costringe a cedere sull’11, ma ecco che alcune Regioni “si sfilano” (come dicono i giornalisti che loro sì, l’italiano lo sanno) e per alcune di quelle no, non va bene, la riapertura slitterà ancora; in qualcuna (Friuli, Veneto, Marche, forse altre) addirittura al primo febbraio, e comunque si procederà in ordine sparso (il motto di ciascun presidente-sgovernatore: faccio-come-mi-pare-dunque-sono).

[Ben vengano intanto nelle Regioni del Nord le riaperture delle piste di sci il 18, così la settimana bianca di studenti e famiglie è salva, giacchè sono in vacanza].

In terra papalina - ex ma non tanto - la giunta regionale marchigiana (a cui manca solo un renziano per peggiorare, se possibile) in piena sindrome compulsiva da comunicato stampa (ne sforna due al dì, prima e dopo i pasti, solitamente uno del presidente e uno dell’assessore di turno, su identico argomento e quasi con le stesse parole, i giornali lo sanno e solerti gli tengono il posto) per bocca del suo presidente annuncia che i fortunati studenti marchigiani torneranno a scuola il 31 gennaio (domenica). Voleva dire il primo febbraio. E la pensosa assessora esterno-ergo-sum ci aggiunge - stesso giorno stessa stampa - il suo bravo comunicato: “Basta con le altalene che ci impone il Governo” e bla bla.
 
Senonchè la poverina, in stato confusionale da eccesso di esternazioni, non si accorge o non gliel’hanno detto, che le altalene non le ha imposte il governo, il quale sull’argomento ha dato linee di indirizzo ben precise
* ma sono i geni che amministrano la Regione, cioè loro, a voler fare dell’incolpevole scuola - e non solo! - terreno di scorribande per l’esercizio del potere.
 
Non contenti di sgovernare la Sanità pubblica - nella migliore tradizione delle Amministrazioni Regionali post 2001 - la scuola torna loro utile come un’aia dove poter razzolare a piacimento.
Tanto l’istruzione è l’ultimo dei loro problemi: lo dimostrano, fra l’altro, anche col desolante linguaggio dei comunicati a pioggia, dalla responsabile ahinoi della Cultura all’assessore prestato dalla Polizia alla Sanità (Marchigiani statesereni) e via a tutti gli altri impudicamente comunicando: altalenante (quello sì) dalla povertà pura e semplice alla scopiazzata pomposità sotto vuoto spinto del politichese/aziendalese.
 
E mentre frignano perché la scuola riapre troppo presto (eh già, fosse mai che ricominci a circolare qualche congiuntivo disperso) non li sfiora l’idea che il problema non sono i contagi a scuola (il 2% dei focolai del Paese secondo l’ISS) ma tutto ciò che alla scuola gira intorno per consentirne la fruizione.

A cominciare dai trasporti.
 
E che, invece di pigliarsela col governo tiranno, la ministra, nonna Abelarda e la Banda Bassotti, potrebbero - certo sottraendo spazio agli imperdibili loro comunicati - guardarsi intorno.
 
Si accorgerebbero che oltre ai mezzi privati da utilizzare per il trasporto scolastico (come hanno fatto Toscana e Lazio) c'è una quantità di mezzi militari da convertire alla bisogna e che questi, oltre a risolvere gran parte del problema (sono perfino completi di autisti e benzina, molti sono anche 4 x 4 per le zone impervie), avrebbero finalmente uno scopo più dignitoso che quello di accompagnare soldatini in maschera a giocare alla guerra o a fare le inutili scorte.
 
Dopo di che, saggiamente e definitivamente, bocciamole senza esami di riparazione, queste calamitose Regioni.


* "La scuola deve restare aperta: decisioni diverse non sarebbero comprese; la scuola ha un ruolo fondamentale" 
     (Lucia Azzolina, 5 gennaio ’21 - Ansa.it)
 
Le immagini appartengono ai legittimi proprietari e sono utilizzate al solo scopo di corredare il testo
 
Sara Di Giuseppe - 6 gennaio 2021