mercoledì 21 ottobre 2020

Ispettore Callaghan, il caso Geneviève è tuo

ovvero
Lo strano caso della targa sparita

 
       Si tinge di giallo la vicenda-Geneviève. Sparisce nottetempo la targa appiccicata sul moncone del fu motopeschereccio, recante i nomi dei Sette Santi Fondatori, pardon, dei Sette Amministratori Comunali - dal sindaco in giù - che fortemente hanno voluto il fasullo costoso monumento e tanto si sono adoprati  perché anche di loro medesimi resti imperitura memoria.
 
       Sugli autori della sparizione gli investigatori non escludono, al momento, alcuna pista. Tuttavia, pur trovandosi ormai vicini alla soluzione data la consistenza degli indizi, hanno deciso di affidare la conclusione delle indagini al rude Ispettore Callaghan, del quale sono noti i metodi a volte poco ortodossi ma sempre risolutivi.

Perché il tempo stringe, e i sospetti che gravano sui sette amministratori autocitati/autocelebrati, a cominciare dal sindaco, gettano un’ombra sinistra su questo peraltro fulgido Comune.
   
Gli indizi a carico dei Nostri sono pesanti, ahiloro, e la pista sembra condurre dritta proprio in Comune. C’era il movente e c’era il modo.

       Il movente, intanto: accortisi, per averlo letto in giro (improbabile ci siano arrivati da soli), che la monumentale cazzata li ha coperti di ridicolo (non che mancassero corposi precedenti, eh) i sette nani pardon amministratori, potrebbero aver goffamente tentato di rimediarvi facendo sparire la targa incriminata
       Potrebbero infatti aver scoperto, con attonito stupore, che autocitarsi su una targa-ricordo appiccicata (da loro) su un “monumento” (si fa per dire) non è solo il Guinness della vana-gloria, ma che – per un più di ridicolo - la targa appariva, più che celebrativa di loro medesimi, commemorativa di cari estinti (essi stessi? copertisi di glorie marinare? immolatisi in eroico naufragio?).
Via dunque la targa, avanti un’altra: al posto della prima, un temino di ringraziamento da terza elementare di scolari del maestro D’Orta. Come sempre risultando la toppa peggiore del buco, la risata stavolta è oceanica come la pesca che si sta celebrando.
 
       Il modo, poi: gli autori di sì audace blitz hanno agito sicuri, e chi più dei Nostri poteva farlo, nella certezza che non sarebbero stati “disturbati” dai tutori dell'ordine?
 
       Insomma gli indizi sono pesanti e occorre fare chiarezza, Callaghan dovrà sbrigarsi.
 
       Perchè, oltretutto, quella targa ormai è preziosa e ambita, forse ha già preso il volo, abbiamo due aeroporti vicini, anche se sono della mutua… E quella targa è unica, nessun Comune ha mai fatto una cazzata del genere.
Già le sue quotazioni sul Bolaffi salgono di giorno in giorno, e c’è chi pagherebbe qualsiasi cifra per averla: un collezionista, un Museo degli Orrori, Sotheby’s a Londra, il Banco dei Pegni, il Vaticano… 
Addirittura, se è nelle mani di ladri senza scrupoli, potremmo trovarci a dover pagare riscatti milionari!                         
 
Insomma sbrigarsi.  Dài ispettore Callaghan: il caso Geneviève è tuo.

 

Sara Di Giuseppe - 21 ottobre 2020

Lunedì 19 ottobre ore 19:32 (ph Isp. Callaghan)

 
 

 
 
 

lunedì 19 ottobre 2020

Nuovo Cinema Geneviève

         Si chiama Nuovo Cinema Geneviève, il “nostro” Cinema Paradiso sambenedettese sul mare, però funziona solo di notte e danno sempre lo stesso film: una triste sfilza di nomi di barche morte proiettata su uno “schermo” di ferro sghembo blu-scuro. Niente immagini, niente movimento, muto. Per lo spettacolo non si paga biglietto né occorre essere sedia-muniti, si sta in piedi, dura come un “corto”… Se piove, ti bagni, se dalla strada un SUV imbizzarrito sbanda e ti accoppa, amen.

         Una genialata: al moncone di prua di un ingombrante rugginoso barcone da pesca mezzo-rottamato/mezzo-salvato, aggiungi un luccicoso involucro di soldi pubblici e di sponsor santi subito, infiocchettalo con metrate di appiccicosa retorica sempre a portata di microfono et voilà, il pacco è pronto: il Monumento che mancava. Appena inaugurato in pompa magna - e in tempi di Covid! - Nuovo Cinema Geneviève è già un successo. Con il costruendo adiacente mini-anfiteatro sarà pure teatro. Clap – Clap.

          Ma è un film fasullo, come il suo Cinema. Questa Geneviève non è rappresentativa dell’autentico mondo peschereccio sambenedettese. La sua storia è corta e debole, a tratti oscura. Gli stessi nomi delle barche di quella gloriosa epopea sono sbagliati, alcuni; altri sono abusivi; altri mancano del tutto. Come se un Alfredo locale, scimmiottando l’Alfredo di “Nuovo Cinema Paradiso”, avesse fatto dei “tagli”, per paura o per ignoranza o per tutte e due.
 
  Così è improbabile che i tenaci superstiti del negletto popolo dei pescatori sambenedettesi, trovandosi casualmente - non invitati - in platea, si emozionino, si commuovano, si inorgogliscano al ricordo del loro tempo faticato, malamente e goffamente riavvolto “come di un film la pellicola”, pure senza rispetto e senza poesia.
 
    Solo la “Produzione” e il “Regista” del film, involontariamente ispirati dalla vicina - e a loro indigesta - “Scultura di parole “ di Ugo Nespolo, potranno saccheggiandola mormorare:
 

LAVORARE
LAVORARE
LAVORARE
PREFERISCO
IL NUOVO CINEMA
GENEVIÈVE  


PGC - 19 ottobre 2020


 

venerdì 16 ottobre 2020

"Immuni"

Scarica immuni e (forse) ti salvi

 

Quasi nessun Comune-Provincia-Regione (senza il quasi?) si è impegnato a comunicare la possibile utilità di immuni.

Avrebbero potuto e dovuto farlo. Magari solo con degli adesivi, a costo zero. Invece fanno spallucce, dicono che immuni non serve, che non funziona, che ruba la privacy, che scarica la batteria…

Non si sono neanche attrezzati per farla funzionare. Ignoranza, presunzione, diffidenza, indolenza. 


Ah, i politici! 


PGC - 16 ottobre 2020



giovedì 15 ottobre 2020

La (mancata) sbronza di GENEVIEVE

        L’hanno fatta bere pochissimo, la povera Geneviève. Due le bottigliette di spumante dello sponsor, altro che champagne, ma per lei solo qualche impacciato spruzzo sulla vernice fresca del moncone restaurato. Di solito, ai vari delle navi e delle barche è una festa fracassare la bottiglia (una magnum almeno) lanciandola con forza sulla prua. Qua invece c’è paura e ignoranza.

        Il fatto è che questi ben poco sanno di mare, ancor meno di storia, sono politicucci, sindacucci, assessorucci, lustri militarucci, albergatorucci, pretucci, forse non sanno neanche nuotare. 

Per loro l’importante è spettacolarizzando inaugurare, radunare popolo (anche in tempi di Covid, chi se ne frega, basta far finta di distanziarsi), una cerimonia vale l’altra, capacissimi di inaugurare in pompa magna pure un solo metro di marciapiede, sempre evento memorabile è. Fondamentale mostrarsi in favore di telecamere e giornalisti, sorridenti, eleganti, sicuri e soddisfatti, raccontare con paroloni quanto hanno lottato e “fortemente voluto” e sono stati bravi, non mancando mai di ammonire col sopracciglio alzato o irridere chi la pensa diversamente. Poi, ma anche prima, mandano veline ai giornali. Controlleranno che abbiano ben ubbidito, ovvio.

       Un pezzo di Geneviève è stato salvato dal diventare “tondini di ferro”, e va bene. Ma morta lì: non può diventare, Geneviève, il simbolo della pesca oceanica della marineria sambenedettese perché la storia non è così.

        La sua è piccola storia, a tratti ingloriosa, a tratti poco edificante, a tratti penosa per gli opachi traffici che l’hanno vista ignara protagonista (altro che simbolo di marineria): se i Nostri avessero non dico studiato ma solo chiesto in giro, lo saprebbero.
 
E la sua vicenda successiva parla anche di ottuso sperpero di denaro pubblico.
 
(I pescherecci, quelli “veri” e gloriosi, e di legno, li hanno invece lucrosamente rottamati e/o usati per fochere!)

Perciò Geneviève non può proprio diventare monumento, e parcheggiarsi (fuori contesto) in mezzo al traffico vacanziero quasi sulle strisce blu (e dopo aver scacciato i cani dal proprio legittimo spazio). E’ volgare e offensivo, come quasi tutte le scelte di questo Comune.
 
Anche Geneviève lo sa, lei non ha colpa. Anzi, per la tristezza voleva prendersi una sbronza.

Manco quella. 
 
 

PGC - 15 ottobre 2020 


 

martedì 6 ottobre 2020

SULLA VIA DEL TRAMONTO

Non è un film e neanche il titolo di un libro 'rosa' dai risvolti drammatici, ma un report visivo di una mia passeggiata all'imbrunire (oggi 6 ott. 2020), in compagnia di Balù. Lui annusava il terreno, io osservavo lo stesso, ma dall'alto. Quello che vedevo mi ha sollecitato e ho preso lo smartphone. Questo è il piccolo album fotografico dopo circa un'ora e mezza di cammino. 

Credo che 'l'inizio inchiesta' sia promettente, e anche se fossero lo zero virgola per cento i cittadini poco 'accorti', faranno sempre migliaia di pezzine verdi in giro per la città e in acqua e altrettanti 'burini' in circolo. 

Aggiungo una cosa soltanto, che è più una precisazione: l'avrei raccolte tutte queste mascherine, solo se fossi stato equipaggiato con dei sacchettini (anche a mani nude), ma non li avevo. Sarà per il prossimo giro. 

Un'altra cosa: a Sben è più facile imbattersi con le colonnine dell'Enel, del gas, del telefono, dei pedaggi e delle cassette postali che con dei cestini porta rifiuti. Devo dire che spesso incenso di puzza il percorso che va dalla merda del mio cane al primo cestino disponibile segna-miglio. 

A seguito di queste piccole e modestissime osservazioni, ho pensato che alle prossime consultazioni comunali presenterò / proporrò una lista civica: la CDS, Cura ambientale, Decoro urbano, Senso civico. Credo che per una città turistica come Sben basti questo progetto, e poco più, per far vivere meglio i cittadini e far arrivare, e tornare, i preziosi 'bagnanti' che tanta economia sostengono. Il 'poco più', di cui sopra, è riferito alla gestione di qualche stipendio pubblico e carriera politica. Cose di poco conto... e poca fatica. 

Bene! Voglio essere ottimista sul numero di mascherine che si troveranno a terra, perché penso che l'un percento di noi (cittadini burini) può essere scovato e ripreso con la vigilanza dei vicini e soprattutto dei congiunti. 

Comunque, anche oltre questo recente fenomeno dei DP dispersi in ogni dove, la CITTA' è veramente sempre più SPORCA. Ma do' stanno 'sti spazzini operatori ecologici? Forse saranno più dirigenti in P.A. che responsabili del decoro urbano?! Intere strade e aree pubbliche da mesi lasciate a "fratello Sole e sorella Luna" con l'aiuto di Eolo e Giove. Mi sa che in Comune abbiamo dei grandi santoni che non sanno neanche pregare... 

 

PS: Ci sono due foto che non comprendono mascherine: una è il panorama serale in spiaggia e l'altra è un... Forse levato in acqua perché fastidioso? 

 

Francesco Del Zompo