28/01/22

QUIRINALIADI ovvero CARNEVALE ROMANO

 Illustrazione E.Ponzi


“Oltre” Saramago.                                                                                                                       
 
Se i nostri politici usassero leggere (così pure i giornalisti, questuanti pronti a planare sul primo signor nessuno “grande elettore” che si offre ai microfoni e spara scemenze), troverebbero sinistre affinità tra l’indegno spettacolo offerto in questi giorni al paese (non che in tempi normali vada meglio) e quanto accade nel Saggio sulla lucidità di José Saramagoromanzo che sembra scritto oggi. 
Tuttavia neppure la lettura li salverebbe dal produrre sguaiatamente il peggio di sé, né dal presentare - indecenti essi stessi - candidati indecenti: in questo sono “oltre” Saramago.
 
Ma vogliamo aiutarli, hai visto mai che un sussulto di vergogna li sfiori, specchiandosi in questa narrazione:
   
 *  … I commentatori che nelle varie televisioni seguivano il processo elettorale, facendo congetture in mancanza di dati certi di valutazione, deducendo dal volo e dal canto degli uccelli la volontà degli dei, lamentando che non sia più autorizzato il sacrificio degli animali per decifrare dalle loro viscere ancora palpitanti i segreti del cronos e del fato, si destarono improvvisamente dal torpore in cui le prospettive più cupe dello scrutinio li avevano fatti precipitare e, certamente perché gli sembrava indegno della loro educativa missione sprecare tempo a discutere di coincidenze, si avventarono come lupi sullo straordinario esempio di civismo che i “grandi elettori” stavano dando al paese in quel momento.

[…]

Quanto ai partiti in lizza, essi resero pubbliche dichiarazioni gratulatorie nelle quali, fra altre beltà stilistiche si affermava che la democrazia godeva buona salute. Sempre in termini simili, punto più virgola meno, si espressero anche, con la bandiera appesa dietro, prima il capo dello stato nel suo palazzo e, dopo, il primo ministro nel suo palazzotto.
C’era la chiara coscienza che si stava vivendo un momento storico unico.

[…]

Era passata la mezzanotte quando lo scrutinio terminò.
I voti validi non arrivavano al venticinque per cento, distribuiti fra il partito di destra (13%), il partito di mezzo (9%), e il partito di sinistra (2,5 %). 
Pochissimi i voti nulli, pochissime le astensioni. 
Tutte le altre schede, più del settanta per cento del totale, erano BIANCHE.

[…]

Lo sconcerto, la stupefazione, ma anche lo scherno e il sarcasmo, spazzarono il paese da un capo all’altro, indirizzati a quei partiti che avevano cominciato a giocare con le schede bianche come se fossero una vigna da vendemmiare e loro i vendemmiatori; ai giornali e agli altri mezzi di comunicazione sociale per la facilità con cui passano dagli applausi del campidoglio alle precipitazioni dalla rupe tarpea, come se non fossero essi stessi una parte attiva nella preparazione dei disastri.

[…]

Sotto l’agitazione politica si coglie l’inquietudine. Che succederà quando l’elezione sarà ripetuta, è questa la domanda che si pongono tutti  a bassa voce, per non svegliare il can che dorme. C’è chi ritiene che sia meglio non conficcare la bacchetta nelle costole della bestia, lasciare le cose come stanno, il p.d.d. al governo e far finta che non sia accaduto niente, immaginare per esempio che nella capitale sia stato dichiarato lo stato d’eccezione e che di conseguenza siano sospese le garanzie costituzionali e, trascorso un po’ di tempo, quando il nefasto accaduto sarà entrato nella lista dei trascorsi dimenticati, allora sì, approntare nuove elezioni, iniziando con una ben studiata campagna elettorale, ricca di giuramenti e promesse, e intanto cercare di prevenire con tutti i mezzi, senza storcere il naso davanti a qualche piccola e media illegalità, il ripetersi di un fenomeno che ha già meritato da uno stimatissimo specialista in queste materie la dura classificazione di teratologia politico-sociale. 
Ce n’è anche di quelli che esprimono un’opinione diversa, che le leggi sono sacre, che quello che è scritto deve essere rispettato, dolga a chi dolga, e se imbocchiamo il sentiero dei sotterfugi e la scorciatoia degli intrallazzi sotto banco, andremo diritti filati al caos e alla dissoluzione delle coscienze. Insomma, se la legge determina che le votazioni debbano essere ripetute, dunque che si ripetano la prossima domenica, e sia quello che dio vuole, che ci sta apposta.

 […]

La sera, il primo ministro è andato in televisione ad annunciare al popolo che in accordo con norme vigenti, le votazioni si sarebbero ripetute domenica prossima e ha aggiunto, dando al sembiante un’espressione di gravità e accentuando intenzionalmente le sillabe forti, che confida nella dignità e decoro con cui si è sempre votato in passato.
Il messaggio del capo dello stato è stato rinviato invece a chiusura della campagna, ma la frase che dovrà concluderlo è già stata scelta: 
Domenica (venerdì?), cari compatrioti, sarà una bella giornata.
 
 *quasi saccheggio da:     José Saramago - Saggio sula lucidità, 2004
                                                              ed.Feltrinelli  - trad.R.Desti


Sara Di Giuseppe - 28 gennaio 2022

26/01/22

“GIORNATA DELLA MEMORIA” 27 GENNAIO 2022


Agli amministratori e ai politici destrorsi, fascisti, fascistoidi, fascisti a loro insaputa


Consiglio preventivo:


Domani 27 gennaio statevene a casetta vostra e non parlate a vanvera. 


Fateci il piacere di evitare di aggregarvi - come fate anche tutti i 25 aprile - alle “nostre” Celebrazioni farfugliando furbescamente, come avete già fatto, di memoria come “consapevolezza di tutti i crimini contro l’umanità”, di tutte le pulizie etniche della storia da quello sciagurato di Adamo in poi, e della Shoah come “simbolo di tutti gli orrori e le tragedie del mondo” e giacchè ci siete pure di Covid che non c’entra niente.

 

La “Giornata della Memoria”, cari signori, è stata istituita per ricordare lo sterminio del popolo ebraico, pianificato a tavolino e strutturato con attitudine scientifica; le leggi razziali del nazi-fascismo; la persecuzione italiana contro i cittadini ebrei; gli italiani che hanno subito la deportazione e la morte nei campi di concentramento e quelli che si sono opposti rimettendoci la vita o rischiandola. Punto e basta. Ma proprio basta.


Invece ogni anno voi parlate, parlate, parlate. Sparlate. Per fingere di non capire, per sminuire le vostre collusioni ideologiche, per confondere, per accusare. E, anche, per ignoranza.


Quest’anno non fatelo. Statevene a casa. 


Guardate la tivù, studiate, pregate… Pensate ad altro: ai vaccini, al calcio, alle elezioni… 

 

Riposatevi. 


Non vi disturberemo 



 PGC - 26 gennaio 2022    

25/01/22

ALTERNANZA SCUOLA - [morte sul] LAVORO

ovvero

Ridateci la cattiva scuola

La scuola o è un processo collettivo, oppure non è. Quando la scuola si trasforma in un corso di formazione al lavoro, tra l’altro esternalizzato presso strutture commerciali private a cui fornisce manodopera gratuita (gli studenti), allora semplicemente quella non è più scuola”
(Saverio Tommasi, 23.1.’22)

      Nel Belpaese si può morire a 18 anni come Lorenzo, schiacciato da una putrella nel suo ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro. Effetti collaterali della renziana Buona scuola da una parte; strage continua di lavoratori che non risparmia gli studenti sfruttati in stages di presunta formazione dall’altra: mostruose facce della stessa nera medaglia appuntata sul petto di un paese senza futuro e senza speranza.
 
La riforma che senza pudore fu chiamata “Buona Scuola” dal governo Renzi (lo stesso del nefando Jobs Act che cancellava diritti scomodi e conquiste del lavoro) completò tragicamente il processo di aziendalizzazione della scuola stessa introducendo nel 2015 l’obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro.
Scelleratezza che da allora permette alle imprese di sfruttare manodopera giovane (minorile) a basso costo o gratis in esperienze di lavoro per lo più di bassa o di nessuna qualità formativa; che rapina gli studenti di quel tempo insostituibile che solo nella scuola, e nella collettività che in essa si crea e si amalgama e fiorisce, può essere dedicato allo sviluppo dei saperi, alla formazione del pensiero e della coscienza critica, all’educazione alla cittadinanza e alla cultura del lavoro, alla consapevolezza dei diritti: alla crescita dunque di uomini e donne e non di mano d’opera.
Tempo scippato allo studio, con una logica classista che stabilisce meno ore obbligatorie (200) per i licei e il doppio, 400, per le scuole tecniche; la stessa che nel ventennio fascista destinava la scuola complementare di avviamento al lavoro a formare ceti lavorativi subalterni. 
 
C’è un tragico, evidente nesso fra questa aberrante concezione della scuola e le 1.404 persone morte nel 2021 per infortuni sul lavoro (695 sui luoghi stessi di attività).
 
Una scuola umiliata rispetto al suo ruolo primario di educazione alla cittadinanza secondo il dettato della Costituzione, cenerentola negli investimenti di ogni governo e impoverita di mezzi e risorse professionali, dove il tempo da dedicare alla formazione del pensiero è sottratto agli studenti e messo a disposizione di aziende e mercato, è la migliore palestra per formare individui ammaestrati all’obbedienza, esposti alla disoccupazione e al ricatto del lavoro sottopagato e precario, all’arbitrio di gestioni aziendali che risparmiano perfino e soprattutto sulla sicurezza.
 
C’è un nesso, se il burocrate ministro-ectoplasma dell’Istruzione può incredibilmente dire a commento della morte di Lorenzo, “il tirocinio dev’essere un’esperienza di vita” senza che venga rimosso all’istante dalla poltrona che incomprensibilmente occupa. E se il leghista Fedriga, da presidente regionale, può invitare al “rispettoso silenzio”: espediente sempre utile in attesa che le acque si plachino e tutto possa ricominciare come prima peggio di prima (“sopire, troncare, padre molto reverendo, troncare sopire…”).
  
Non è un paese per giovani né per nessuno, il Belpaese nel quale si può morire di scuola-lavoro come Lorenzo; di fabbrica che stritola i 22 anni di Luana a Prato nell’orditoio a cui per risparmiare è stato tolto il dispositivo di sicurezza; nel quale i giovani che protestano contro quest’orrore vengono manganellati pesantemente in piazza del Pantheon a Roma dai poliziotti del governo Draghi.
 
Vogliamo indietro la cattiva scuola, se questa è la buona. Vogliamo indietro la scuola che insegnava a pensare e che perciò una certa classe politica "doveva" smantellare: come ha fatto con precisione scientifica governo dopo governo, perché una popolazione ignorante e rassegnata scende al livello della classe politica che la rappresenta e tutto si tiene; vogliamo indietro la scuola che formava individui liberi di scegliere se diventare operaio o astrofisico, medico o artigiano; liberi di rifiutare il ricatto del precariato e la morte sul lavoro per dolosa sottrazione di sicurezza; liberi di respingere l’ingiustizia della scuola-lavoro senza essere manganellati.
 
Ridateci la cattiva scuola.
 
Sara Di Giuseppe - 25 gennaio 2022 


23/01/22

ECO-MOSTRI da BandieraBlu

 “L’inconsapevolezza e la convinzione di essere, comunque, dalla parte del giusto” (A.Viganò)


San Benedetto, gennaio 2022, esterno giorno
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Mentre la troupe filma arrapata e scatta foto, mi svolazza vicino la lercia Bandiera Blu 2019 di un orrido chalet chiuso. 

No, la Bandiera Blu non è in pericolo. Anzi, continuando così è assicurata per sempre, anche quelli della FEE ormai ragionano coi cervelli farciti di cemento e di soldi: la nuova vincente cultura turistico-ambientale e sociale passa per gli eco-mostri e noi ne abbiamo e ne produciamo liberamente in quantità industriali. 

C’erano una volta i “famigerati Piani Regolatori”, grazie ai quali qualche buona regola condivisa da rispettare esisteva. 

Ma sono un ricordo. Oggi - udite udite - perfino l’archistar Jean Nouvel afferma impunemente che i Piani Regolatori uccidono le città(cfr. La Lettura n. 529) e Domus, con l'inchino come ad un santo, gli offre pure la direzione annuale della rivista, che se lo sapesse Gio Ponti… Insomma, si sostiene che sarebbe lecito costruire come e dove si vuole: certo, infiocchettando con un po’ di acrobatica pseudo-arte è meglio. Neanche serve più ricorrere alle pensose scappatoie delle Varianti Edilizie d’antan: da tempo abbiamo i Bonus di Cubatura e di Superficie, gli ingrassanti Piani Casa e adesso i paradisiaci Super-Bonus del 110%, che fanno lievitare i prezzi più della luce e del gas. Basta saper moltiplicare, non servono i geometri, gli architetti firmano. Mortale carta-moschicida edilizia, ma trucchi perfettamente e furbescamente legali.

Non c’è più l’abusivismo (che faceva quasi tenerezza) di una volta, signora mia: quello dei poveracci, per intenderci.  Oggi “è tutto in regola”. E gli arrembanti eco-mostri, orgogliosamente firmati come mutande intimissime, sono perfettamente in linea con le ambizioni, le mode, i gusti marci dei consumatori seriali di case. 

Eco-mostri - fenomeno quasi unicamente italiano - “edifici gravemente incompatibili con l’ambiente naturale circostante, con la cultura, con la storia e il buon gusto: una volta si provava ad abbatterli e in qualche caso ci si riusciva, anche se le ferite sul territorio restavano. 

Oggi invece sono un investimento e si corre con fierezza a comprarli, inconsapevoli della loro bruttezza, anestetizzati dalla loro invadenza e inutilità, dalla loro violenza armata mascherata da elegante prepotenza borghese. Edifici squadrati (ma anche baroccheggianti), massicci, arroganti, imperturbabili, truci, sprizzanti ovviamente sicurezza, per quell'aria militaresca di caserma... Sempre senza alcuna connessione con il contesto circostante. Come piovuti da Marte. Come vomitati da un vulcano. Toccherà tenerceli?

PGC - 23 gennaio 2022 

19/01/22

IL LATO B.

 ovvero
Ipotesi di una Storia d’Italia come la scriverebbe oggi il Guicciardini


“L’Italia di Berlusconi finirà male, malissimo, nella vergogna e nella corruzione. 

E sarà stato inutile avere ragione”
(Indro Montanelli, 1994)
 
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 “… Sarebbe difficile immaginarsi un paese tanto sconquassato e mal regolato quanto era il nostro. E tutto il male procedeva dal non vi essere uomini che vegliassero con capacità le cose pubbliche e che non procedessero con esitazione e lentezza e che non trattassero le cose pubbliche come cose di altri e non appartenenti a sé.

Da questi difetti nasceva che si viveva al buio degli andamenti e moti di Italia; non si conoscevano i mali nostri prima che fussino venuti; i denari, senza diligenza di chi li amministrava, erano prima spesi che fussino posti, in modo che si gittavano via senza frutto e quello che si sarebbe potuto prima fare con cento ducati non si faceva poi con centomila.
Questi modi dispiacevano ai cittadini savi, perché vedevano le città rovinare e andare alla ‘ngiù cento miglia per ora, vedevano essere spogliati di ogni reputazione, e sommamente desideravano che il governo presente si mutassi o almeno si riformassi, in modo che il Paese fussi ben governato. E giudicarono che fussi eletto un capo dello Stato savio e dabbene e che godendo la fiducia del popolo sarebbe il vero mezzo a condurre facilmente a effetto le cose di importanza.

 Ma ecco che, nel colmo delle maggiori speranze, si disordinarono gli instrumenti della quiete e concordia italiane, e per maggiore infelicità e acciocchè non si diminuissero le nostre vergogne, candidossi alla più alta carica dello Stato nell’anno domini Duemila e Ventidue quel tale Silvio B. per la venuta del quale già un tempo si causarono tanti mali, e nuovi abiti e nuovi costumi insino a quel dì non conosciuti e variazioni di quasi tutte le cose furono portati da quegli: il quale, sebbene dotato così ampliamente de’ beni della fortuna, spogliato era di quasi tutte le doti della natura e dell’animo.

* (…) Perchè è certo che Silvio B. fu, insino da puerizia, di complessione molto debole e di corpo non sano, di statura piccolo, di aspetto bruttissimo; animo cupido di imperare ma abile più a ogn’altra cosa, e se alcuna cosa pareva in lui degna di laude, risguardata intrinsecamente era più lontana dalla virtù che dal vizio. Egli, con la sua immoderata ambizione e con tutti gli esempi di mostruosa libidine e di inaudita avidità, aveva attossicato tutto il mondo, e nondimeno era stato esaltato con rarissima e quasi perpetua prosperità dalla prima gioventù fin quasi all’ultimo della sua vita, desiderando sempre cose grandissime e ottenendo più di quello che desiderava. Esempio potente a confondere l’arroganza di coloro i quali affermano ciò che di prospero o di avverso avviene agli uomini procedere da’ meriti o da’ demeriti loro: come se tutto dì non apparisse molti buoni essere vessati ingiustamente e molti di pravo animo essere esaltati indebitamente. E solo la amplitudine della giustizia e della potenza di Dio, in altro tempo e in altro luogo, riconosce i giusti dagli ingiusti”. ( … )

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[*Così, nel ritratto che ne fa il Guicciardini, Carlo VIII re di Francia, la cui discesa nel 1494 avrebbe avuto conseguenze sconvolgenti per l’Italia]

Spudorato saccheggio da:
 F. Guicciardini 
Storie fiorentine (1508/9);  Storia d’Italia, I, IX  - VI, IV (1538/40)
 

 

 

Sara Di Giuseppe - 18 gennaio 2022

14/01/22


Vignetta di Natangelo, Il Fatto Quotidiano 7/12/'21

Ovvio che siamo inimitabili. Noi italiani, s’intende. Specie da quando abbiamo i Migliori (sullo Zingarelli, v. alla voce “Governo dei”): geni si nasce e loro, modestamente, lo nacquero.

Oggi sono le nuove norme su green pass base, super pass o pass rafforzato-rinforzato-forzuto a suscitare nei partners europei attacchi d’invidia nei nostri riguardi e scomposte spinte emulative, peraltro inutili perchè i fenomeni al governo li abbiamo solo noi. Provate a imitarci.

Norme come queste appena entrate in vigore, prive di qualsivoglia complicazione, vaghezza, contorcimento logico-linguistico, memorizzabili da qualunque cittadino normodotato sopra i tre anni, non altri che i Nostri potevano concepirle.
 
Basta vedere come sia facile ricordare cosa puoi frequentare col Green Pass base e cosa col Pass Rafforzato (confidenzialmente Super Pass); e che col basico il non vaccinato tamponato può andare sì a matrimoni, battesimi e comunioni, non però a feste di compleanno e laurea, riservate queste ultime a quelli col super (la ratio è certamente che su matrimoni - religiosi - e battesimi, comunioni ecc. c’è l’ombrello della Chiesa che ripara dal contagio, mentre lauree e compleanni esulano dalla celeste supervisione quindi meglio se il vaccino ce l’hai). 

Facile poi ricordarsi su quali treni – regionali veloci e regionali lenti, lunga e breve percorrenza, alta e bassa velocità, Transiberiana Mosca-Vladivostok, Trans Europ Express, Orient Express – serve il modello super e su quali il taglio basic

E quello che puoi o non puoi fare se la tua Regione si colora d’arcobaleno (senza dimenticare che col modello basico puoi mangiare al ristorante sì ma all’aperto: che è il must dell’inverno, vuoi mettere. Sempre a patto di non essere arancioni). 

E con quale pass puoi far shopping al centro commerciale da lunedì a giovedì, con quale da venerdì a domenica, ma solo se indipendentemente dal pass la regione ha il colore giusto sennò tornare alla casella di partenza please. E se il caffè al bancone puoi prenderlo liscio o ti serve il super (pass). 
E con quanti alunni positivi la scuola va in DAD e con quanti basta invece chiuderli in bagno per la durata della lezione.
Che ci vuole.

Insomma siamo gran bravi cittadini noialtri italiani, a dispetto delle apparenze - addirittura eroico l’apparato sanitario pubblico furiosamente depredato a favore del privato in decenni di gestione regionale - se nonostante i Migliori, nonostante la scombicchierata maggioranza di governo, nonostante le impresentabili amministrazioni regionali e locali, nonostante l’imbecillismo no-vax, ce la stiamo cavando dignitosamente bene col contagio.
 
Ed è meglio che Frau Merkel, assorta nell’elogio del sistema italiota e rapita nell’estasi indotta da Super Mario migliore-tra-i-migliori non si sia accorta di autobus e metro di pendolari e studenti nelle città ammucchiati come sardine senza che Ministeri preposti e Regioni abbiano ovviato minimamente al problema, e senza nessun obbligo di green pass fino a ieri; né delle scuole con le classi pollaio dove è saltata qualsiasi illusione di distanziamento interpersonale e adeguamento degli impianti (in fondo far lezione d’inverno con le finestre aperte rafforza il fisico e il carattere); né dei docenti universitari non obbligati al vaccino diversamente dagli altri insegnanti; né delle categorie di lavori finora tenute sciaguratamente fuori dall’obbligo vaccinale. Cosette così.
 
Intanto però stiamo sereni, perché adesso “è previsto anche il rafforzamento dei controlli” e, perfino, “una circolare del Viminale ha tracciato la cornice” (fonte ANSA). 
E come no.
 
Sara Di Giuseppe - 7 Dicembre 2021

05/01/22

Un fascio di positivi paralleli intersecante due negativi trasversali curvilinei…

 Ovvero
Il teorema dei Migliori
Il decreto emanato il 30 dicembre dal governo dei Migliori per questa nuova fase pandemica è esemplare per logica, razionalità, chiarezza, rigore di calcolo. Assimilabile ai teoremi della geometria euclidea, a cui senza dubbio s’ispira.
Poche e semplici norme, riassumibili - più o meno - nel principio euclideo che un fascio di positivi paralleli intersecante due negativi trasversali curvilinei genera classi di positivi direttamente proporzionali. Questo nei giorni dispari, nei giorni pari si va per l’esponenziale.
È quasi il teorema di Talete. 
O anche nel principio per cui un branco di positivi costruito sull’ipotenusa è equivalente (attenti, non uguale) alla somma dei negativi costruiti sui cateti. Praticamente pitagorico!
 
La neo-lingua dei Migliori, poi, dove il termine boosterizzati suscita più d’un brivido d’emozione, è già prodromo di magnifiche sorti e progressive per il nostro paese e per tutti noi. Come non elettrizzarsi leggendo che “i contatti stretti sintomatici, se boosterizzati, con due dosi, o guariti da meno di 120 giorni […] devono fare solo 5 giorni di auto-sorveglianza e 10 giorni di mascherine Ffp2”.  Facoltativi, dieci Pater - Ave - Gloria al bisogno, per un più di sicurezza. 
È appena il caso di precisare, per i dubbiosi, che l’autosorveglianza non ha a che fare col pur onorevole mestiere del posteggiatore, collegandosi bensì al dominio del sé di lontana origine sciamanica.
 
Di chiarezza solare, ancora, il protocollo sull’isolamento dei positivi, se asintomatici semplici, asintomatici da almeno tre giorni, con tre dosi di ciclo vaccinale da meno di 120 giorni; da non confondere con l’isolamento dei sintomatici, i quali dovranno tornare alla casella di partenza e dunque al teorema di Talete che recita appunto “se un fascio di positivi paralleli interseca…”eccetera. 
 
Naturale che ricondurre una materia così complessa nell’alveo di poche regole chiare, semplici e in grado di funzionare, richieda grande e responsabile impegno. 
 
Ciò spiega perchè nello sforzo ciclopico i Migliori siano incorsi in lievi inadempienze, peccati veniali, quisquilie, in settori del tutto marginali come la scuola e la pubblica amministrazione: tipo dimenticarsi interventi indispensabili per salvare la frequenza sui banchi e scongiurare il ritorno in DAD (d’altronde Bianchi è ministro a sua insaputa); o il brunettiano smantellamento del telelavoro nella P.A. 
 
Ciò che più conta è che nella confusione non ci sia dimenticati di appiccicare sul mimetico petto del piumato Figliuolo la quarta stella: dove di norma ci si ferma a tre (fra i militari gira voce che solo Dio ne ha quattro) e adesso invece ce l’hanno anche loro, la quarta. Anzi Lui. Per ampliare i pettorali onde poterne ospitare di prossime venture in quantità industriali attuerà un intenso programma di body building, mentre la giacca gli è stata intanto aumentata di una taglia per potervi ospitare la stella aggiuntiva. 
Sono soddisfazioni. 
 
Sara Di Giuseppe - 4 gennaio 2022                             

01/01/22

Un cesso di manifesto

[con rispetto parlando]


È apparso nel posto giusto: nell’orrore dell’Albula. 
Inguardabile ma lo guardi per forza. Pure illuminato di notte.
Un manifesto da spazzar via subito, ma resterà lì per tutte le feste.
Brutto, buio, retorico, tecnicamente sbagliato, confuso, 
triste più del Covid.
Sorridente e prepotente.
 
Non volevo dire la mia, che conta zero si capisce. Ma se “il futuro è nelle mie mani” - veramente non volevo, ma se insisti… - nel mio futuro non voglio certi cessi di manifesti. Questione di gusto e di decoro urbano, almeno.
Buon anno sindaco Spazzafumo, ovvio. Solo che cominci male.
Forse, anzi senza forse, hai nella "cabina di regia"che ti consiglia, che collabora, che ti sorride, che ti ubbidisce… che vale meno di te.
 
31 dicembre 2021 - PGC