lunedì 14 settembre 2020

Tanta di quella Forza Pubblica...


Tanta di quella Forza Pubblica da mandarci tutti all’OSPEDALE

     San Benedetto, Rotonda Giorgini, sabato 12 settembre, ore 18,30 circa: sul palco, una sparuta rappresentanza ibrida di Candidati Regionali; in basso - distanziato a casaccio e avaro di mascherine - il “folto pubblico” (forse così ai giornali è stato ordinato di dire e così dicono) di un’ottantina di anime, tra precettati, inconsapevoli passanti e cotti turisti.  
Per accattare voti si dibatte di OSPEDALI (urca!): dei due “vecchi” (Ascoli Piceno, San Benedetto) e dell’ipotetico “nuovo” (a Centobuchi? a Pagliare? sulla costa ‘ndo cojo cojo? magari su ruote per spostarlo dove si vuole?) che quasi nessuno dei colti oratori - disorientati anche dalle sonore fischiate - dice con chiarezza di volere ancora, ma fino a ieri eccome se lo volevano.

      Un prudente comizietto, insomma, modestissimo non solo nei numeri... Ma blindato da matti.
Sì perché impressionante ed eccessiva - sempre che non fosse una mascherata teatrale con comparse ben truccate e addestrate - è la cornice di Forze dell’Ordine parcheggiate ai bordi della Rotonda, schierate in minacciosa evidenza, armate fino ai denti che nemmeno la temibile Gendarmerie di Macron contro les gilets jaunes.
Polizia, Carabinieri, Finanza, Guardia Costiera, Vigili urbani… e poi, va da sé, i “protettori civili” dalle divise fluorescenti taglia 4XL, non mancano mai.

     Hanno tutti il cipiglio da grandi grossi e cattivi, ti guardano, ti osservano, ti soppesano. Gente anche venuta da fuori in trasferta, poi piangono che non hanno i soldi per la benzina. Perfino 2 potenti furgoni blindati, con reti di ferro alle finestre, da riempire di gente menata e ammanettata.
      Quando s’alzano i fischi drizzano le orecchie, quando serpeggiano i mormorii fanno un passo avanti buttando la sigaretta: pronti e scattanti (si fa per dire). Se comandati a cazzo, interverrebbero anche con le cattive - mica sono venuti a fare le belle statuine - per mandarci tutti all’Ospedale, cioè ai 2 Ospedali che ci sono, buoni e dignitosi pur se cronicamente in affanno nei Pronto Soccorso, si sa.

          Per questo i nostri politici vorrebbero un nuovo Ospedale? O piatto ricco mi ci ficco? La seconda.
 


PGC - 13 settembre 2020

Immagine a puro scopo illustrativo

lunedì 7 settembre 2020

Un altro MAGRITTE a RIPATRANSONE


         Il primo Magritte-cappello di agosto si era improvvisamente volatilizzato  -  un colpo di vento, o era stato rubato - ma è subito arrivato il Figlio, che si è sistemato sullo stesso alberello del Padre. All’ingresso del Duomo. Anche lui non in bombetta ma con un informale “panama” - marchigiano? - abbastanza vissuto, poco elegante per quel nastro bicolore proprio stonato, e pure un po’ spavaldo per l’assetto troppo sulle ventitré. Ma l’importante è che Ripa non sia rimasta senza un Magritte, accontentiamoci.

         Il parroco ancora non se ne cura (forse sta cercando un bravo regista per filmarlo), mentre i tiepidi “messaroli” già si sono abituati a questa abusiva presenza davanti alla loro casa, al massimo gli buttano sguardi compassionevoli senza fargli la carità. In compenso, il nostro “figlio di Magritte” riscuote grande successo tra i testardi turisti che finalmente hanno qualcosa da fotografare, e anche tra gli sfatti ciclisti prima dello svenimento, che lo prendono per una Visione anche se non mistica; alcuni maturi olandesoni arancione col bel logo stilizzato 076 sulle magliette, dopo svariate birre, quasi volevano portarselo al museo di Amsterdam per piazzarlo vicino alla “Pipa che non è una pipa”… 


         In questi tempi di volo basso, lo puntano con sguardo avido perfino i Candidati Consiglieri alla Regione che negli orari giusti pattugliano la piazza in formazione compatta, indecisi se stendergli il santino col nome e la foto: bisognerà dirglielo, a questi, che il saggio Magritte non vota…
Ma soprattutto diverte da matti i bambini,che anzi lo amano: titubanti gli s’avvicinano, lo sfiorano, lo accarezzano, ci parlano! e ridono ridono…

Mi sa che gli unici successi dell’estate ripana sono questi due Magritte-di-Chiesa: Padre e Figlio.
Saremo famosi.



PGC - 7 settembre 2020


venerdì 4 settembre 2020

Philippe Daverio inascoltato a San Benedetto


    Saremo stati più di 500 all’Auditorium comunale di San Benedetto, anche in piedi, il 18 giugno di 10 anni fa ad ascoltare la “Lectio Magistralis” di Philippe Daverio. Pubblico vario delle grandi occasioni. Tra gli immancabili sfaccendati attirati solo dal nome illustre, c’erano anche fior di amministratori, politici, tecnici, professori, intellettuali, professionisti… oltre a una sparuta rappresentanza di architetti in erba della facoltà di Ascoli organizzatrice dell’evento.

      Daverio, al solito, fu splendido. Ma letteralmente ci bastonò, ce ne disse di tutti i colori, di come avevamo ridotto il nostro bel territorio, l’ambiente, le case, le strade, i luoghi pubblici, gli alberghi… “L’architettura qui non esiste”. Ci diede tutti voti negativi, più che negativi. Bocciatura solenne. Abbiamo applaudito sorridenti.

      Il giorno dopo relazionai intitolando “Che è successo a San Benedetto?”, le precise parole di Daverio.*
      Adesso Philippe Daverio ci ha lasciato. [Se ne vanno i migliori, i peggiori restano. Anche nel suo campo]
Noi oggi guardiamoci intorno e ammettiamolo: Daverio qui è passato invano, non l’abbiamo né ascoltato né capito.
     
      Siamo perfino peggiorati, di brutto. Altro che Passepartout.

PGC - 3 settembre 2020         


***

* “Che è successo a San Benedetto?”

*BID  Biennale Int. del Design   PHILIPPE DAVERIO: Conferenza   18. 6.10 h 17.30   Auditorium S. Benedetto Tr.


       Non gli perdono, almeno io, l’ora di ritardo [mi dicono che Daverio c’è abituato, ad arrivare ore dopo]: se non altro perché, costringendomi nell’attesa a ri­-osservare automaticamente l’architettura del posto, ancor più m’irrito e mi deprimo. E qua parlano di Design...
Né mi consolo quando lui quasi subito, ad inizio conferenza ci mette il carico stroncando l’estetica del nostro relativamente nuovo Palazzo di Giustizia. Per nostra/sua sfortuna c’è passato davanti poco prima d’arrivar qui. Inizia così, con un violento e raffinatissimo affondo contro la nostrana urbanistica fluida - “dove è caduta è caduta” - senza grammatica, in piena rottura di linguaggio nel suo rapporto col paesaggio.
 

       “Che è successo a San Benedetto? ” se ne esce accorato, dopo 5 ore di  macchina da Firenze.
 E’ vero che la Toscana l’hanno troppo e leziosamente ricostruita che pare finita ieri sera, ma un po’ di cipressi ancora resistono. E’ vero che l’Umbria l’hanno saccheggiata a colpi di voluttuosi Bed & Breakfast e di spaventosi Centri Commerciali, ma le Marche almeno all’interno sembravano un po’ salvarsi, con alcuni passaggi esaltanti, tra colline parallele e spontanee, inseminate di non troppe case simil-coloniche rimesse a posto con sufficiente garbo e rispetto. Quasi come certo sud della Francia o certe lande tra Svizzera Austria e Baviera. Dai guai della moderna trasformazione post-bellica Daverio, dell’Europa, salva poco, pochissimo dell’Italia. Forse esagera. Certo non salva nulla di qua, della Riviera. E a ragione.

       Dovrebbe parlare di Design, Daverio. Ma come se ne può parlare, se prima non si rimette mano al paesaggio, riordinandolo - “il paesaggio non è Dio, ma l’Uomo” - e non se ne riscoprono con umiltà la Grammatica e la Poesia?  E’ una serissima questione sanitaria. Vivendo nel degrado visivo (oltre che sociale, politico, economico ecc.), magari tra mobili Aiazzone o, peggio, tra specchi e arredi finto-Luigi14, non puoi né pensare né concepire il bello. Ti abitui al brutto, cosa che col bello non succede:  al bello non ci s’abitua, al brutto sì. E pure senza dolore.
Quindi, prima devi togliere le brutture, “magari col tritolo”. Solo dopo puoi riprogettare e ridisegnare, ma ricorda: la creatività si forma sul linguaggio, il linguaggio sulla grammatica.
Il Design viene dopo, è altra cosa. E’capacità di progetto sano e semplice che affonda sì nel talento, ma che oggi necessita anche di tecnologia, di comunicazione efficace, di ricerca… e di mercato. E poi basta con questo fallimentare Capitalismo da Concessione, si passi al Capitalismo Competitivo, si superino le vetuste contraddizioni tra Industria e Artigianato.

      Per compiere in fretta (non c’è più tempo!) tutto questo processo serve una RIVOLUZIONE . Punto.

      Certo che si può fare. Oggi, nel pianeta, noi-Italia siamo una micronicchia, che per risorgere ha bisogno “solo” di un’altra micronicchia. L’1% che cerca un altro 1%. Non serve conquistare la Cina. Ma dobbiamo essere rigorosi, concentrati, implacabili, fino - magari fosse - alla confisca dei beni dei colpevoli (che conosciamo e sono tra noi) del massacro architettonico, ambientale, abitativo ecc. Cambiar registro.

      Dopo Cesare Augusto, dopo Cosimo il Vecchio, ci può essere una 3ª volta in cui noi italiani (Daverio non lo è, lui è mezzo francese, per forza ama poco Dante Tasso e Leopardi, ma poi non ci credo, a lui piace giocare e provocare, ma che classe…), dalla formidabile e unica eredità culturale, ci riprendiamo la posizione di leader per campare meglio di adesso e meglio degli altri, che hanno altri DNA.

       Grande Daverio…davvero. Doveva parlare di Design e ha parlato invece di Grammatica e di Linguaggio. Non di Poesia, non di Arte. Ha parlato di vita, di politica. No alla Repubblica Presidenziale e SI alla “Rivoluzione”. NO al capitalismo da concessione e SI a quello da competizione. SI all’Eredità Culturale e NO al Bene Culturale. SI al Museo di città diffusa, vivo, con strumenti che suonano e non mummificati (S. Cristina di Bologna), NO a Biennali imbarazzanti o a Maxxi di malefiche quanto furbe archistar…

       Quanti PASSEPARTOUT, per guarire i guai. Poi ci sarebbe il Design, si capisce. Ma è un’altra storia.


PGC - 19 giugno 2010