28/09/23

PICCOLI PISTOLERI CRESCONO

 


Sono cresciuti: se non in sapienza e bontà (ce ne vuole!) di certo in numero e stazza, i vigili pistoleri della Colonna Mobile Blu del Consorzio dei Comuni Montani dei Monti Azzurri (e della Fata Turchina). 

All’inizio - l’anno scorso o poco più - ne veniva uno solo, la domenica mattina: sbarcava assonnato sulla piazza principale di Ripatransone, caracollava su e giù facendo dondolare il pistolone, spostava due transenne, i ripani lo guardavano incuriositi, qualcuno si faceva appioppare una multa qualsiasi come per fargli un favore…

Oggi sono di più, i pistoleri, ci sono anche i “capi”, e con loro sono cresciuti anche i macchinoni: ruggenti come carri armati Panzerjäger Tiger Elefant, adeguati al peso-per-altezza degli occupanti, nonché al fiero cipiglio del comando. Li riconosci da quello, i capi: hanno le physique du rôlee quell’aria un po’ cosi, li vedi studiare la topografia della piazza, distribuire ordini ai sottoposti con gesti perentori. Indicano direzioni e postazioni: quelli si sguinzagliano, penna e taccuino in mano e pistolone ballonzolante al fianco.

Il bottino sarà come deve: cadono nella rete come mosche i disperati ripani incapaci di raccapezzarsi tra i domenicali cartelli di divieti della piazza, in contraddizione fra loro come nelle comiche del cinema muto.


E come nel cinema muto nessuno fiata, né si domanda qual nesso ci sia mai tra l’appiccicar multe per divieto di sosta e l’andare in giro armati come Rambo, dentro paesoni dormienti che non li svegliano neanche le campane spaccatimpani del parroco il settimo giorno.


Però - forse - cipiglio e pistolone e macchinone servono per rendere più suggestivo e minaccioso il set cinematografico de noantri quando si appostano lungo le strade dei dintorni a far multe mentula canis a chi sfora il limite. 

Qualcuno si sarà pure sentito un ferrarista nell’esser multato per eccesso di velocità - ah la vertigine dei 56 km/h! - spingendo con la panda vecchiotta. Con la tentazione di incollarsi addosso la multa come una medaglia…

 

Sembrerebbero scene da uno scadente b-movie di guardie e ladri se non fosse che, non solo qui ma nel territorio e in tutto il belpaese, il tanfo di caserma sta diventando innegabile, palpabile, nauseante. 


Lo senti quando a pochi chilometri da qui, a Grottammare, si danno premi e diplomi finali - a vigili? a poliziotti? - per un corso sull’uso di spray al peperoncino


Lo senti quando la stampa locale strombazza a megafoni unificati l'apertura - sempre a Grottammare - di un centro di “Ginnastica Dinamica Militare” qualunque cosa voglia dire [che se è, come si legge, una “attività sportiva adatta a tutti e per tutti i livelli di preparazione fisica”, ti chiedi che diavolo c’entri l’aggettivo “militare”].


Lo senti nella corsa di tutti i Comuni d’Italia a dotarsi di vigili pistoleri addestrati a sparacchiare in giro.


Lo senti nel ghigno truce di una politica - nazionale e locale - cialtrona e mascelluta oltre che inetta, pronta a mostrare i muscoli (ai deboli, va da sé) spacciando per sicurezza la pazza voglia di pugno di ferro.


Lo senti nelle tante  oscure regole e leggi dal profumo di guerra qua e là sul resto del territorio e sul suolo patrio in genere. 


Allora capisci che è facile, basta unire i puntini et voilà, la matita traccia la linea completa: complimenti, hai appena disegnato il paese militarizzato dei tuoi sogni.

 

Sara Di Giuseppe, 28 settembre 2023

26/09/23

Finalmente a Ripa stiamo FRESCHI! Volevo dire SICURI.

       Bello bello, oggi è arrivato il primo Pick up armato (n°08) della “Colonna Mobile Blu” dell’UNIONE MONTANA MONTI AZZURRI. Nuovo di zecca (50.000 euro), zeppo di scritte e strisce colorate e bianco brillante (per ora). Preso possesso delle 3 piazze stamattina alle 10, ha poi pattugliato tutto il centro (solite multe, per ora). Nella doppia cabina, 2 occhiuti vigili armati di pistolone Beretta, munizioni e forse fucili, ma il cassone dietro (cm.152x147) vuoto (per ora). 

Però, guardando in televisione i pick-up come questo (mimetici o color sabbia) spadroneggiare da terribili macchine da guerra in Libia, Egitto, Iraq, Afghanistan… sappiamo che potrebbe trasportare 2 mitragliatrici Browning M2 o un “cannone-vampiro anti drone” (!), più due o tre serventi-vigili pistoleri bravi, di quelli che fanno tutti centri ai poligoni dei Monti Azzurri dove s’addestrano.

Intanto pazienza. Se agli spaesati vigili pistoleri extra a pagamento, con auto e furgoni appostati fin nelle agricole contrade ci abbiamo ormai fatto il callo, e gli diamo la precedenza - non si sa mai - alla toilette e sono diventati quasi amici di bar e di carte, con questi grossi pick up armati ci vorrà un po’ più di tempo per raggiungere finalmente - a Ripa - il massimo della sicurezza: più multe a cazzo (pagate zitti e mosca) e ciao colpi in banca, ciao rapine al supermercato, da Carletto, in teatro e alla cassetta delle elemosine in chiesa.

Eh, a Ripa stiamo SICURI. Volevo dire stiamo FRESCHI! (ma non perché oggi la temperatura s’è abbassata).     

 
PGC - domenica 24 settembre 2023

 

21/09/23

“Non si può essere seri…”

16 Settembre 2023 h 21.15
San Benedetto del Tronto
chalet enoteca n°80 “Vino ammare
 


Non abbiamo bisogno di economisti che ci macellano, abbiamo bisogno degli aedi che ci ricompongono.

(M.Macario, Festival Ferré 2012)


Una ventata d’aria fresca, questo  Revival Ferré con i Têtes de bois in trio: concerto senza politici, autorità, sindaci, amministratori, stampa embedded, posti riservati e bella gente. Che d’altra parte quasi mai ci furono, ai gloriosi Festival dedicati a Léo: neppure quando, a interpretare e rendere omaggio a quel grande, arrivavano a San Benedetto personaggi come Juliette Gréco, George Moustaki, Jane Birkin, Gino Paoli, Paolo Fresu, Dee Dee Bridgewater, Nanni Svampa, Gianmaria Testa,  Francesco Guccini e tanti altri…


(Ci furono tempi di leggenda / ma sono passati)


Rispondevano prontamente all’invito irresistibile di Pino Gennari: Pinox, inossidabile geniale folletto che nelle aule scolastiche per decenni innamorò di Léo legioni di studenti. Instancabile ancor oggi a differenza di noi che vorremmo la sua stessa voglia di correre e ancora sognare.

Un “tête de bois” anche lui, oggi come allora; legno di quelli pregiati, di quelli con cui fanno violini e chitarre e pianoforti  e più invecchiano più crescono di valore.


Così i Têtes de bois, provvisoriamente in trio, diventano quattro con lui, cinque con Carmine Torchia e il “suo” Ferré che ti arriva al cuore come una freccia degli Arapaho: e a noi 4 gatti in ascolto pare d’essere sui tetti di Parigi, col cuore ancora giovane come gatti proletari in amore. 


Non si può essere seri a diciassette anni - cantava Ferré - e noi, diciassettenni di secoli fa, lo siamo di nuovo oggi, dimentichiamo d’esser seri e ci abbandoniamo alla sera: alla voce di Andrea, alla tromba di Luca, alle tastiere di Angelo, scopriamo un po’ di cielo in mezzo a qualche ramo, ritroviamo il mare a due passi dalle stelle. 

E siamo perfino degli Anarchistes anche noi, con la malinconia per compagna di danza: perché stasera la voce di Andrea ricompone per noi il Léo dalla voce scoscesa e dai pensieri urticanti, il Léo della rivolta e dell’amore, il Léo poeta della musica e musicista della parola.


D’altronde non ti capita quella cosa teatrale che è morire un 14 luglio come ha fatto Léo, se non sei un anarchiste nell’anima; se non sei un visionario Don Chisciotte e il tuo cuore “ha un peso rispettabile”; se non hai sventolato canzoni e poesia come bandiere, gridato versi in faccia ai potenti dalla voce vociante e dai rimorsi assenti; se non hai travolto convenzioni e generi, se non hai giocato con Baudelaire e Rimbaud, se non sei stato albatro e battello ebbro; se non hai amato infaticabilmente la vita e l’amore e ricomposto in quest’armonia - dentro di te e per noi - le lacerazioni della condizione umana.

 

Da quel tempo “saggio e lontano” la musica di Léo è tornata stasera in riva al mare, con la risacca e i gabbiani: extra e giovanissima sempre, come questi suoi impareggiabili  interpreti che la reinventano e la riconsegnano nuova, e l’intensità e il brivido sono gli stessi di un tempo. E ci pare che sia qui, Léo, a sussurrarci che Ogni barca ha il suo timone / Che la riconduce al porto  / Dal cielo che ne è prigione.


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[…]

Prima di cedere le armi

Prima che la morte mi disarmi

Tal giorno tal ora in tale anno

Senza denaro senza carta senza notaio

È ben magro l’inventario

Di quel che ho messo da parte

 

Ma io lo lascio a te come una canzone tenera

Con la tua fantasia che saprà fare meglio 

E la mia voce persa che potrai risentire

Per calare la tela se vorrai farlo,

Se vorrai farlo

 

[Léo Ferré, Il Testamento, trad. Giuseppe Gennari]

 

Sara Di Giuseppe - 21 settembre 2023


20/09/23

La storia che manca, e mai ci sarà, nel libro “30 ANNI DI STORIE DEI TÊTES DE BOIS”

 
       Emozionante e commovente per noi, il concerto dei Têtes de Bois al 5° Revival Ferré. Ma tecnicamente per i Têtes de Bois in trio è stato normale: hanno avuto tutta l’energia elettrica di cui avevano bisogno dall’ENEL, senza l’ansia per eventuali défaillances muscolari in quei loro fantastici Palchi a pedali, dove le migliaia di watt per il concerto si producono “solo” con un centinaio di pedalatori volontari su cento biciclette.


       Così mi sono immaginato la storia di un concerto “a corrente naturale” - che mai si farà - anche qui a San Benedetto: un “Palco a pedali” in spiaggia alimentato da 98 ciclisti in fila per 6 col resto di 2 (e “quarantaquattro gatti in fila per 6 col resto di 2” a guardare dal tetto dello chalet n°80).
Non sarebbe bello se lo vedessimo funzionare così, il 6° Revival Ferré di sabato 14 settembre 2024, sempre con i Têtes? Sarebbe godurioso soprattutto se i 98 pedalatori fossero obbligati, non volontari. E dunque, per fare intanto un parziale elenco, come minimo dovrebbero esserci:

-     Sindaco Spazzafu’ & Co. (assessori, consiglieri, dirigenti, sponsor elettorali ecc.), quelli che “hanno fatto l’Elettrochoc (sic) alla città”.
-     Gli ideatori della colorata mostra-non-d’arte “Prospettiva Van Orton”, ladri di Palazzina Azzurra... con pure i torinesi gemelli VAN ORTON protagonisti: loro su tandem, ovvio.
-     Gli ideatori di Villaggio Coldiretti - “Campagna Amica”, grandi inquinatori di lungomare, compresi i persi Carabinieri a cavallo - ippomontati (sic) - che pattugliavano il Villaggio.
-     Quelli (del fiasco) della Cena al Porto da 130 euro a cranio, più i 5 chef stellati (e pentiti).
-     Quelli che buttando al… cielo soldi pubblici hanno fatto venire le inutili inquinanti rumorose pericolose e chi ne ha più ne metta FRECCE TRICOLORI (e gli è andata pure bene).
-     Quelle têtes de… che hanno segato i bei pini di viale Moretti davanti alla scuola! e - prima - anche più su. Compreso il Comitato di Quartiere che se ne accorge sempre dopo perché prima dormiva, e mo’ frigna.
-     L’archistar del mezzo-Ballarin-al-prezzo-di-uno, con tutto il cucuzzaro pedestre.
-     Quelle têtes de… che hanno ucciso la “Casa Bassa”, ma anche i parolai che hanno fatto finta di difenderla.
-     Quelli che hanno ucciso la “Casa Rosa” in viale De Gasperi per farci una torre grigia d’appartamenti di lusso.
-     Quelli che hanno progettato e costruito il Nuovo Villaggio dei Pescatori che pare un ossario, o Auschwitz se preferite.
                                   
     Tutti umani mai visti in passato ai “Ferré”, ma che tornerebbero utili far pedalare ai Revival. Ovviamente sotto la sorveglianza volante degli anarchici ALBATROS di Baudelaire-Ferrè, ogni tanto giù in picchiata a beccarli nei momenti di stanca e a bombardarli di patafisica “merdre”. Ma alla fine, anche questi 98 si meriterebbero il carezzevole “Grazie, veramente grazie, grazie di cuore” da Luca per i Têtes de Bois e da Francesco e Giorgio del fu “ZéROdeCONDUITE communications”.

PGC - 19 settembre 2023 
 


 

09/09/23

35.000 papere in fila per 6 col resto di 2

     La sfolgorante generosità di Roberto Capocasa ci stupisce ancora: offre la sua mega-collezione di 35.000 papere di tutto il mondo da insediare nell’antica Torre del Porto della Sentina di San Benedetto. Vicino ai laghetti dove oggi sguazzano annoiate quelle poche papere vere, che così incoraggiate potrebbero però attirarne e ospitarne tantissime altre, stanziali, di passaggio, da formare un’allegra colonia…

     La Torre del Porto della Sentina, che vuota e appesantita da quel tumorale box di cemento non ha senso*, così un senso lo troverebbe diventando la Paperopoli vera del Piceno, altro che quella americana di fantasia; anche attrezzando poi la Sentina circostante con gli altri personaggi disneyani della grande famiglia Duck: Paperino, Qui-Quo-Qua, Matilda, nonna Papera, zio Paperone, Gastone… 

     35.000 papere in fila per 6 col resto di 2 sono 5.833 file di papere (col resto di 2), in pratica 6 km, giusto la distanza dal centro di San Benedetto. Immaginarsi lo spot pubblicitario: un cartone animato in vari capitoli - uno all’anno - che racconti le gustose avventure di viaggio delle 35.000 papere in fila per 6 col resto di 2 dalla rotonda Giorgini alla Torre del Porto. Con il nostro Roberto Capocasa nel ruolo di papero-comandante e “44 gatti in fila per 6 col resto di 2” a far da Servizio d’Ordine. Alè. 

 

*”Voglio trovare un senso a questa Torre

                anche se questa Torre un senso non ce l’ha…”

                                      [saccheggiando “UN SENSO” di Vasco Rossi]

 PGC - 9 settembre 2023 




 

06/09/23

LA VITA IN SUBAPPALTO


      Tanto loro non possono più parlare, gli sventurati operai morti di lavoro lungo una ferrovia nel torinese. Così, a meno di non richiamarli indietro dal silenzioso Ade per testimoniare, alla fine si “accerterà” che è stata tutta loro, la colpa d’essersi fatti sbriciolare dal treno in corsa. 

Giornaloni e tromboni e grancasse di regime sono già pronti alla bisogna. 


Normative sulla sicurezza, italiane ed europee, inadeguate e comunque disattese? Analisi e valutazioni di rischio non effettuate? Mancate verifiche di adeguatezza del Sistema di Gestione Sicurezza? Procedure non adottate da parte dei gestori e delle figure istituzionali deputate al controllo? Bubbole e quisquilie. C’è che se lavori di notte sui binari, un treno che ti spappola è una problematica che ti puoi aspettare [così come se vai in discoteca e ti sbronzi, vai incontro alla problematica che ti stuprino, l’ha detto in tivù il Giambry-compagno-d’Italia. Per dire come siamo messi.].

 

      Ci sarebbe quell’altra bazzecola che è l’italica costumanza dell’italiche imprese di subappaltare - legalmente, sia chiaro - tutto il subappaltabile. Anche cosette marginali tipo manutenzione e sicurezza nei cantieri: come fa l’azienda Rfi che subappalta la manutenzione della rete ferroviaria alla premiata - si fa per dire - ditta Sigifer [da cui dipendevano gli operai vaporizzati dal treno in corsa].

 

E sono appena 1.800 i cantieri di Rfi in subappalto in tutta Italia. 


     Criminale roulette russa che il mercato e gli interessi di bottega giocano con le vite degli altri: effetti collaterali, queste, quando si spappolano su un ponte d’autostrada, in fabbrica, in un cantiere qualsiasi o lungo i binari del treno.

Intanto, se le tecnologie avanzate (avanzate?) sono per l’alta velocità - cosiddetta, perchè ne vediamo di ogni pure là - sulla rete tradizionale invece si va avanti a comunicazioni cartacee e carta carbone, telefoniche se il telefono funziona, vocali - del genere “ahò, spostatevi se arriva il treno” – fino ai segnali di fumo che è uno scherzo impararli dagli scout.


      “Abbiamo un sistema ferroviario in enorme ritardo su molteplici aspetti della sicurezza” (A.Mortellaro) ma, alle brutte, premere il tasto “errore umano” funziona sempre. 

Come se l’errore non fosse l’anello finale di una catena di inadempienze, inadeguatezze, colpevoli superficialità, impensabili in una realtà in cui la tecnologia può segnalare un callo sul mio piede a chilometri di distanza, ma per impedire che si lavori sulle rotaie mentre passa un treno di notte siamo ancora alle tavolette del cuneiforme di Uruk.


      E i minimo 1800 cantieri subappaltati da Rfi (molti di più in realtà, considerando l’infinito moltiplicatore che sono  - storia nota - i subappalti dei subappalti) misurano l’estensione del fenomeno lungo tutto il belpaese: dai colossi - sempre impuniti - concessionari di autostrade con relativi gallerie e ponti in odore di sbriciolamento e manutenzioni effettuate ad ogni cambio di era geologica (ponte Morandi docet) - alle imprese di ogni settore senza eccezione, la corsa al subappalto (osceno ma legale, appunto) è la norma. 


      Così come in ogni Comune del belpaese - nord, centro, sud e isole - subappaltare permette di fare ciò che si vuole, come e con chi si vuole, favorendo l’amico o il parente o il potente al minor costo possibile e magari per “correre come una Ferrari” [nell’immaginario preadolescenziale della fratelladitaglia] così che i favori elargiti e le commesse ottenute amplino il bacino del consenso e dei voti di ritorno. 


Pazienza se a sì nobili obiettivi si sacrifica sempre più spesso qualche vita di passaggio, perchè viene sempre in aiuto il salvifico “errore umano”, meglio se attribuibile agli anelli ultimi della catena (all’aria ci vanno i cenci, n’est-ce-pas?). Smacchia ch’è un piacere, quello, lava via responsabilità, colpe, connivenze, insipienza e malaffare ai piani alti e medi, candeggia coscienze meglio di Omino bianco, dovrebbe provare, signora mia.


Ad ogni vita in subappalto che se ne va resta solo da aggiungere lo spettacolo del funerale più o meno di Stato, lo stucchevole rituale di applausi, fiaccolata e palloncini e, perchè nulla ci sia risparmiato, la svergognata retorica dei sepolcri imbiancati di ogni risma.


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 “…Ormai nessuno ci pensava, solamente qualche madre, qualche vecchierello […] al vedere gli altri che parlavano tranquillamente dei loro affari coi galantuomini, [….] col berretto in mano, e si persuadevano che all’aria ci vanno i cenci

[G.Verga, Libertà, 1882]

 

Sara Di Giuseppe - 6 settembre 2023