domenica 2 aprile 2017

I 30 anni di Re Nudo. Una lunga storia che [fortunatamente] continua


Trent'anni non sono pochi. Secondo qualcuno è l'età del bamboccionismo inteso come la voglia irrefrenabile e irrinunciabile di stare a casa. Da questo punto di vista Re Nudo a casa c'è rimasto. È cresciuto, è vero. I capelli sono diventati bianchi e in qualche caso sono scomparsi del tutto, ma la voglia di “starci” e quel vago sapore di lotta sociale e civile che ancora ne segna con un marchio nobile l'attività, è ancora lì a dirci che questo non è solo un paese per vecchi ma anche per i giovani di buona volontà.
Lo spettacolo che Re Nudo ha offerto a un Teatro Concordia pieno come un uovo di struzzo, non è da analisi critica né ci sembra il caso di fare il Quadri della situazione. Qui c'è da segnalare la passione con la quale gli attori e gli aspiranti tali, vivono l'impegno per il teatro e per un mondo che andrebbe tutelato dal WWF e non da Enti Locali distratti e disavvezzi all'idea stessa di cultura. Non è un caso che nessun esponente delle Istituzioni sia presente e a volte, come sottolineato dall'alto del palcoscenico, non va considerato un male se non “necessario”.
Partenza all'insegna dell'impegno, dell'inclusione, della solidarietà e della denuncia. La coreografia di Paola Chiama disegna “Frontiere” e i muri ci vengono addosso come in un sisma che più violento non si può. “Frontiere” è il biglietto da visita, l'incipit, il segnale inequivocabile che il teatro civile si può e si deve.


In scena, (con Pierfrancesco Giannangeli - autore del libro Invisibili realtà. Memorie di Re Nudo e incontri per un nuovo teatro” nel ruolo di filo conduttore), una parte di “Le prove”, primo spettacolo in assoluto di Re Nudo, con testo tratto da “Tingeltangel” di Karl Valentin e gli stessi attori che ne interpretarono i ruoli trenta anni fa. Nessuna ruggine né polvere del tempo trascorso e una interpretazione di Piergiorgio Cinì, in chiave comica, che resterà negli annali del teatro sanbenedettese. Pierfrancesco Giannangeli, docente all'Accademia di Belle Arti di Bologna, ripercorre la storia del Movimento degli Invisibili, fiore all'occhiello di Re Nudo e ultimo movimento nazionale del mondo del teatro italiano. Quell'autoconvocazione, che abbiamo seguito negli anni, era un gesto di profonda rivolta verso il paludato e paludoso teatro italiano classico, figlio della politica e della pubblica assistenza, avvolto su sé stesso e incapace di cogliere quanto si stesse muovendo nel mondo reale. Dagli Invisibili uscirono Ascanio Celestini, Andrea Cosentino ma anche Pierluigi Tortora presente e "animatore" d'eccezione della parte finale della serata con il fisarmonicista Sergio Capoferri.  
I Teatri Invisibili a San Benedetto del Tronto, contribuirono a dare alla città l'etichetta di sperimentatrice di nuove tendenze quando, in molto ambienti, era conosciuta solo come una piccola realtà calcistica di provincia.


E c'è il momento in cui la “sambenedettesità” esplode in tutta la sua arguta e affascinante intelligenza, figlia del mare e dei marinai, del sole e del sale e conseguenza di una identità storica ancora da costruire. A offrirla come fosse un dono, la poetessa Enrica Loggi che smessi i panni dell'intimista potente e tenera al tempo stesso, si trasforma in popolana e regala due perle in dialetto che fanno letteralmente sbellicare dalle risate il pubblico del Concordia.
Il brodetto” e “L'americano” rappresentano infatti, da una parte la sublimazione del piatto storico della tradizione culinaria di San Benedetto del Tronto, dall'altra l'ingenuità, diremmo il candore delle popolane all'arrivo dei soldati americani liberatori in città. Il tutto viene affrontato da Enrica Loggi con la leggerezza e l'argutezza dei grandi commediografi (suoi i testi) e la resa scenica dei grandi attori. E non sembrino parole elogiative buttate sulla carta a caso, perché se alla fine abbiamo riso fino alle lacrime (cosa che non ci capita da Totò e Peppino), una ragione ci sarà.
Carosello finale di tutti i protagonisti di una storia che dura da trent'anni e che speriamo ne duri almeno altrettanti. Nonostante la crisi, l'impoverimento culturale delle nuove generazioni, l'attaccamento psichiatrico al mondo virtuale, la vita, almeno per una sera, è stata qui e noi l'abbiamo presa al volo.

Massimo Consorti


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