31/03/15

I migliori ‘salti’ a tutti



Ogni tanto occorre fare un salto fuori dall’ordinario e omologato. Più spesso lo si fa, più ci si sente liberi, anche fosse il primo... 

Francesco Del Zompo

26/03/15

Teatro dell’aquila di Fermo, Milenkovich suona Sibelius: “Corrispondenze”

Quanta natura possiamo vedere, sentire, toccare, nel chiuso d’un teatro? Infinita. L’abbiamo “navigata” con le note di Santoni, attraversata in volo con le gru di Sibelius, assaporata col suo primitivo vigore nel Pulcinella di Stravinskij. Navigando con l’Ouverture del venticinquenne Saverio Santoni, in una sorta di “deragliamento dei sensi” abbiamo solcato scenari di acque e di venti, visto onde fluire, udito dialoghi e fremiti di quel tempio che è la Natura, colto atmosfere alla Debussy: prezioso impianto impressionista di una giovanissima creazione che devotamente accoglie e fa sua la lezione dei grandi. Con sicuro talento l’autore ricrea musicalmente i rapporti e le suggestioni che emanano dalle cose, quelle “Correspondences” per le quali Baudelaire scriveva che è “con la poesia e attraverso la poesia, con e attraverso la musica che l’anima intravede gli splendori posti al di là della tomba”. Ed è ancora Natura, ma terrena e sanguigna, nel paesaggio a tinte forti e nella rutilante napoletanità del Pulcinella stravinskijano, Suite per orchestra che nella precedente versione in balletto aveva goduto, per le scene e i costumi, del genio di Picasso. Tanto quest’ultimo pittoricamente scompone gli elementi fisici nello spazio, tanto Stravinskij musicalmente destruttura il rigoroso impianto delle creazioni del Pergolesi a cui si ispira, e innesta sulla leggiadria del modello settecentesco una sensibilità colta e, pur nella sua modernità, vicinissima alla popolana intensità della Commedia dell’Arte e della travolgente maschera acerrana. Genialità compositiva che del modello originale opera una metamorfosi straniante, ne altera le simmetrie, ne sposta gli accenti, e saldando presente e passato fa di questa Suite “la quintessenza del Neoclassicismo di Stravinskij”. La Filarmonica Marchigiana e la direzione di David Crescenzi (come sempre a memoria e giocando di fioretto con la bacchetta) ci restituiscono sapientemente, in un’eccellente esecuzione, la solarità dell’ispirazione stranviskijana, e dissonanze ed esuberanze di una strumentazione dagli effetti ricchissimi e sorprendenti, qua e là perfino caricaturali: l’intera gamma di colori di una struttura compositiva le cui asimmetrie hanno sullo sfondo l’intensa lezione di Picasso. Illumina e riempie di sé ogni spazio del teatro, il violino fatato di Milenkovich, nella seconda parte del concerto. Stefan Milenkovich, artista in residenza, cittadino serbo e del mondo, “Most Human Person”, mago del violino che ci sembra di conoscere ormai da sempre: con lui siamo certi che voleremo. Il suo rosso papillon è già presagio di volo, nei cieli e sui paesaggi finnici trascorrenti nei suoni di Sibelius. Nitidamente nordica la melodia di questo Concerto dalla elaboratissima scrittura violinistica che in Milenkovich trova l’interprete ideale. Corrispondenze, ancora: nel dialogo del solista con l’orchestra echeggia il potente respiro della Natura, che Sibelius innalza a vette di impensato lirismo. Stefan sa trarre, dall’ultima corda del violino che usa con più intensità, acuti e fraseggi che stupiscono per agilità e tecnica ma soprattutto per la sensibilità unica. Vi cogliamo lo squillante grido delle gru dalle estenuanti migrazioni, che Sibelius sentiva irrompere in quei cieli. “La melodia del suo paese gli scorre dal cuore nella penna” scrisse di lui Ferruccio Busoni, e il violino che oggi ricrea quelle melodie nel dialogo concertante con l’orchestra è più di uno strumento, è voce stessa della natura, fluire di onde e alitare di vento, è grido di uccelli, strida di gru che “van cantando lor lai, / faccendo in aere di sé lunga riga…”.
Finisce, il concerto, ma non si può lasciarlo andare: e il giovane Stefan scherza col pubblico amabilmente sugli “otto bis” che ha preparato e che va bene, adesso vi farò tutti insieme; invita nel foyer dove farò il divo e firmerò autografi. Saranno invece tre, i pezzi che ci regala in appendice, tre magnifici preziosi assolo bachiani. L’Orchestra ascolta, come noi deliziata, per una volta “pubblico” anch’essa.

Sara Di Giuseppe


24/03/15

Mark Turner Quartet al CottonJazzClub di Ascoli. Il concerto dell’eclissi

Un concerto come questo potrebbe ricapitare non prima del 2026, come l’eclisse di sole di oggi. Roba rara. Abbiamo cercato d’andarci un po’ preparati e attrezzati, spurgandoci di altra musica, anche di altro jazz, ma ne siamo rimasti ugualmente “accecati”. L’orbita di Turner ha un’equazione molto complicata, nulla di scontatamente geometrico o ellittico (armonico), devi cercarla nello spazio con pazienza e nello stesso tempo astrarti. Non distrarti. E quando la incontri e la riconosci, al suo passaggio, è un attimo: se riesci ad agganciarla come un’astronave e a farti trasportare, bene. Altrimenti il concerto è perso. Così, abbiamo piazzato i nostri occhi e soprattutto regolato le orecchie come telescopi. Ci siamo concentrati in silenzio, escludendo anche le parole, che in certe musiche “intellettuali” sono d’aiuto. Abbiamo provato ad essere bambini curiosi, esasperando l’attenzione, per cercare di capire al volo un gioco nuovo molto difficile o per “grandi”. Un rebus.

18/03/15

“Gentilissime donne…”

Decisiva per la sua assoluzione al processo Ruby, la lettera circolare inviata da Silvio Berlusconi alle sue olgettine. Eccola, intercettata dai nostri zerozerosettete



“Dicono dunque alquanti dei miei riprensori che io fo male, o giovani donne, troppo ingegnandomi di piacervi, e che voi troppo piacete a me.

16/03/15

FORM sempre in forma. Danilo Rea meets FORM /Classic in Jazz

La normale procedura degli orchestrali quando entrano in palcoscenico: sbucano dalle ali e prendono posto in ordine senza fretta e senza indugi, mai nessuno che sbagli sedia. Tutti in uguale scuro, ovvio, ma più fantasioso il nero delle musiciste alle viole, ai violini, al primo violino, che dà anche il La. Qualcuno lo riconosci, specie abbinandolo al proprio strumento. Ma stasera sembrano un po’ diversi, facce nuove, come se per l’occasione si fosse allargato l’organico: le “strane” percussioni, qualche ottone in più, uno-due contrabbassi in meno…

15/03/15

GIUBILEO scherzo da PRETE



Una bergogliata pazzesca
Uno scherzo da prete
Solo che è vero

Non bastava l’EXPO
Ci voleva pure il GIUBILEO
Soldi e Misericordia per tutti!

Adesso ci manca solo un’OLIMPIADE
Un’OLIMPIADE EXTRA
Un’OLIMPIADE per DOPATI
(record a gogò)

Il Paese ce la farà”

La sicurezza? Mavalà!
Arriverà così tanta gente
che i terroristi non troveranno posto.

Uno scherzo il GIUBILEO.
Terribili gli scherzi da prete.

(con lo zampino di Renzi)


PGC



12/03/15

Una riflessione di Francesco Del Zompo. La ballata di 'Silenzi Gino'. Ap-punto sul silenzio ascoltando Alessandro Bergonzoni

Gino andava sempre insieme con altri, non ai partiti ma agli spartiti, scambiando musica con altre note, note solo a pochi, forse a poeti e non agli echi. Dirgli silenzio era fargli un torto perché esso svanisce e vanifica nel rumore dei suoni masturbati del quieto e silenzioso pulpito, salito in cattedra dai banchi gonfi di soli uomini. Donne non ve ne sono in quei scranni sbiancati dalle troppe scommesse fatte a sproposito e indifferenti alla parola non accompagnata da conoscenti e amici prossimi, che di approssimativo hanno il loro esistere in aere. Gino e gli altri Silenzi andavano in tandem come un amen si approssimavano al successivo viaggio nel tempo delle mezze stagioni: in-verno, prima-vera, est-ate, aut-unno. Questo resta come e sempre più di prima nel dirci le stesse cose, come case enormi che mai restano diseguali dalla linea curva e indivisa come un serpente che si snoda nel doppio groppo della parola. Utile gatta buia a doppia mandata, dove la chiave si perde nei tombini delle nostre tasche. Il Silenzi andava sempre con l'altro, quando cugini di colore mal colorati si celavano in edifici periferici e poco cubici. Sbancavano i muretti quando potevano attendere in silenzio ammutoliti da senza gloria e poesia. Ma fratello cosa vuoi? È solo silenzio tra noi e solo le stelle possono scendere per rompere questo fracassato e mai rotto silenzio. I nostri fragori sono fuori, a dar prova del loro nulla.


Francesco Del Zompo

11/03/15

Jack Walrath & Gary Smulyan Quartet al Cotton Jazz Club Di Ascoli. Grandi Operai del Jazz

A guardarli all’opera da vicino mi ricordano quei temerari ma tranquilli operai che costruivano grattacieli a Boston - Chicago - N.Y. negli anni ’30: l’arcinota e abusata foto in B/N (ma si dice sia un primordiale fotomontaggio) con loro seduti in fila sul braccio di una gru a cento e più metri d’altezza, a “riposarsi” in bilico, sicuri e apparentemente felici. Operai-Artisti. Sotto di loro il vuoto, ma anche il Jazz. Certo, questi di stasera sono dei signori operai. Non vestono tute e caschi, non maneggiano chiavi inglesi, cazzuole e martelli. Ma non hanno neanche luccichii da palcoscenico, vezzi da star, arie da maestri.

02/03/15

Praga. Hai visto La Bella Addormentata al Národní Divadlo?

Si dice che i cittadini di San Pietroburgo, dopo quel 3 gennaio 1890, si salutassero non con un “Buongiorno” ma con un “Hai visto La Bella Addormentata?: tanto clamoroso era stato, al suo debutto al Teatro Mariinskij, il successo del balletto, commissionato dal Sovrintendente dei teatri imperiali di San Pietroburgo, principe Vsevolozhsky, aPëtr Il’ič Čajkovskij e da questi realizzato per il Balletto Imperiale Russo con la coreografia e la collaborazione del già acclamatissimo Marius Petipa.