domenica 30 giugno 2019

Brava Carola

-          Brava perché ha deciso di far entrare in porto la sua Sea Watch al momento giusto, né troppo presto né troppo tardi, mandando in tilt tutti gli oroscopi giornalistici.

-          Brava perché non ha travolto la motovedetta della Finanza che voleva platealmente fermarla, ma (da navigata professionista) le ha dato solo un eloquente spallata, come giocando a calcio fanno regolarmente anche le ragazze. Fallo volontario? Bah

-          Brava perché si è presa subito la colpa, si è scusata. Mica voleva affondarla, mica è matta, diciamo un errore di manovra - anche le Grandi Navi a Venezia sbagliano eccome! -

-          Brava perché, lei sì, ha tenuto e tiene un contegno da Capitano, mica come quellaltro nostro, cosiddetto, che ci fa pure il Ministro-di-tutto.

-          Brava perché a 31 anni vorrei vedere voi, noi, tutti quanti.

-          Brava perché si è scelta lei quel mestiere difficile, poteva fare una vita più divertente, comoda, tranquilla, con le cinque lingue che parla, quella testa e quella personalità

-          Brava perché in questa partita mondiale sta accettando le decisioni ingiuste di migliaia di arbitri. Se intorno non giocano sporco, saprà smontare ogni accusa.

-          Brava perché ha condotto le trattative con fermezza, competenza e umanità, ascoltando tutti, ma senza lasciarsi condizionare o intimidire.

-          Brava perché col suo agire limpido valorizza lopera di tutte le ONG, che non vagano nel Mediterraneo per turismo o per affari, ma per salvare vite che nessun altro si curerebbe di salvare, tanto meno di contare da morte.

-          Brava perché adesso - seppur involontariamente - mette in ridicolo anche chi lha arrestata mandandola ai domiciliari non a casa sua in Germania, ma a Lampedusa! Certo rischia anche 12 anni di carcere, il 41 bis come i mafiosi, il rogo come Giovanna dArco, la fucilazione per resistenza a nave da guerra”…

-          Brava perché mai un sorriso di troppo e mai la faccia seriosa da Capitana. Lo sguardo sempre diretto, comunicativo, simpatico. Una ragazza ferma, di cui ti puoi fidare.

-          Brava perché non ostenta il suo grado, anche nellufficialità niente cappelli e luccicanti divise, una maglietta e via. Ma trasmette naturale autorevolezza.

-          Brava perché ha studiato. Per ora 5 lingue le sa, sono gli altri che hanno bisogno degli interpreti.

-          Brava perché dovrà anche superare lo svantaggio di genere: perché il mondo non le perdona dessere donna (e, ahilei, pure in gamba), vorrà ricordarle con ogni mezzo che lo è, e che il suo è un mestiere da maschio; fa lavori più femminili, o stattene composta e a casa, cazzo!

Brava Carola Rackete.


PGC - 30 giugno 2019


Coccooo… cocco bello!!

Grottammare. Abusivo-di-origine-campana vende cocco sulla spiaggia, multa di 5.000 euro



         Nellambito delle salvifiche operazioni SPIAGGE SICURE, giornalieri sono i blitz in divisa o in borghese della Polizia Municipale di Grottammare capitanata dal suo intrepido Comandante sempre in tuta mimetica, ma tutti lo riconoscono.

         Laltro ieri il bottino è stato di 40 borse contraffatte (precipitosamente abbandonate sulla spiaggia dagli abusivi); ieri di 20 scarpe spaiate, alcune ancora galleggiano vicino agli scogli ma è proibito avvicinarsi; il giorno prima, un malfattore-di-origine-campana era stato colto in fragranza di reato mentre tentava la vendita di un frutto di nome cocco. Ne aveva un secchio pieno, le fette le stanno contando e ricontando i Carabinieri. Non solo ricco bottino, ma anche 5.000 euro di multa in un colpo solo, che i vigili con le multe alle auto in sosta ci mettono un sacco di giorni. 

Labusivo-di-origine-campana è andato subito in banca e ha fatto il bonifico.

         Imprese epiche per le quali Grottammare, prima città in Italia, potrà fregiarsi dellennesimo  trofeo ambientale: la Bandiera di Combattimento o di Guerra.

         Verrà consegnata fra qualche giorno in Piazza Kursaal da Papa Alessandro III in persona appena sbarcato dal finto naufragio.


PGC - 29 giugno 2019


Nota importante:  In questo pezzo alcune notizie sono vere, altre false. Al lettore intelligente il compito di distinguerle. Se non ce la fa pazienza. Potrà sempre darsi al giornalismo


venerdì 28 giugno 2019

Lavorare lavorare lavorare preferisco la prua della Geneviéve

 LAVORARE

LAVORARE

PREFERISCO

LA PRUA DELLA

GENEVIÈVE



             Caro Ugo ti scrivo così ti informo un po.

        Succede che stanno oscurando la tua Scultura di Parole, che da anni fa bella mostra allinizio del lungomare di San Benedetto.

 Tu sai che purtroppo non è stata mai digerita da una buona fascia (destrorsa) di sambenedettesi cosiddetti doc. Beh, ora questa gente governa. Quindi, quello che non gli riuscì con scomposte proteste e perfino con una fallita raccolta di firme - per smontarla, sbatterla chissà dove o volgarmente rispedirtela a Torino - lo mettono in pratica oggi. Perché sono maggioranza? Perché non esiste lopposizione? Perché manca anche lombra di un civile contrasto? Perché non gliene frega niente a nessuno? Non so, scegli tu. 

        Come te la massacrano la tua LAVORARE LAVORARE LAVORARE PREFERISCO IL RUMORE DEL MARE? Ma con lArrrte (come la intendono loro), sono furbi e spregiudicati questi. Gli piazzano subito dietro - a mo di sfondo - labusiva prua della Geneviève, un rottame dellultimo peschereccio atlantico innalzato erroneamente a simbolo della compianta marineria locale. Il Monumento più importante della città sarà un invadente pezzo di ferro restaurato a caro prezzo.

        Non ho niente contro quella povera (brutta) prua, figurati. Anzi, nel mio piccolo, avevo fatto varie proposte alternative (più creative che banali) riguardo alla sua collocazione, sempre rifuggendo il solito decadente orgoglio marinaro o il retorico municipalistico gigantismo. Ma adesso è come se di fianco al Colosseo mettessero su un piedistallo il muso arrugginito o riverniciato di una Balilla; come se, in un museo, accanto a un quadro di Braque appendessero la crosta di un pittore marchigiano; come se ai piedi di una statua greca allungassero un mercato di scarpe civitanovesi

        Questo volevo dirti. Magari per lincazzatura ti salta luzzolo di affittare un TIR per venire a riprenderti la tua LAVORARE. Sta tranquillo che qua sarebbero contenti, non capirebbero neanche la vergogna, lo smacco, la patente dignoranza che li avvongolerebbe.

        È San Benedetto, bellezza!

Saluti           PGC

26 giugno 2019


giovedì 20 giugno 2019

I contrabbandieri del Ferré

Centro Culturale Ferré      REVIVAL LÉO FERRÉ    Accademia Musicale Malibran 

               
    Roberto Nardin, Lucio Matricardi, Paolo Cristalli, i “Têtes de Bois”, Rossella Marcantoni e David Martelli, Gerardo Balestrieri, Giuseppe Gennari

San Benedetto del Tronto   15/16 giugno 2019   chalet/enoteca Vinoammare
ENREGISTRÉ PAR RADIO MONTPELLIER


Sembrano la piccola Banda della mano nera
i contrabbandieri del Ferré radunati sul mare.
Si guardano, si riconoscono, si abbracciano, si contano.
Ne mancano.

Radunati sul mare tra la spiaggia e il boulevard, senza un teatro
“sul palco le voci che vengon dalle onde”
 I contrabbandieri del Ferré trasportano libertà, senza venderla.

Nella strana banlieu dagli ombrelloni chiusi,
radunati sul mare tra l’indifferenza dei turisti-per-caso
i contrabbandieri del Ferré sparigliano, si ascoltano, fremono.

D’improvviso radunati sul mare non è stata una questione di scena
 anzi, c’è rischio che glielo proibiscano…
Ma i contrabbandieri del Ferré - strani tipi, senza amici nella polizia - resteranno anarchici
sotto l’ala delle sue canzoni.


PGC - 18 giugno 2019


 

mercoledì 19 giugno 2019

Le guardie armate di San Benedetto

Sindacopiunti chiede, e il Prefetto di Ascoli signora Stentella agli ordini di Salvini non stenterà ad esaudirlo: “Le mie guardie - col loro sindacato - vogliono i bastoni estensibili”. Per difendersi, dicono. Hanno paura, dicono. 
Ci sono situazioni in cui per non soccombere devi bastona’, dicono. Che ci fai con le bombolette spray al peperoncino, ci puoi condire gli spaghetti…

       Si tratterebbe del bastone (o manganello) estensibile/telescopico in nylon e fibra di vetro “TACTIC 580”, tecnologico, leggero, ergonomico, sicuro, italiano. Che funziona da dio, lo testimoniano il 100% dei Pronto Soccorso. Costo: 59,90 euro. Sconto 15% ai fascisti. Certo sarebbe meglio lo “SWAT” americano a forma di “T” che costa 99,99 dollari (o 119,95 con torcia applicata all’impugnatura, per non menare al buio…), più affidabile e tosto, lo raccomanda Trump.
Ma già che ci siamo, perché non dotare le nostre guardie anche di:
-  “PiùVolt”: dissuasore elettrico da 190.000 Volt. Raccomandato contro gli sportivi bavosi, risolutivo per vu-cumprà mendicanti e cani al seguito. Peso 225 gr. Ricaricabile a casa propria. Costo 71 euro.

-  “Guardinox”: moschettone con lama (multiuso) estraibile, prodotto a Maniago del Friuli. Solo euro 23,40. Grazioso come un coltellino Victorinox, ma può farti a fettine. Ideale anche per suicidarsi.  

-  “Lazomatic”: lazo lungo 115 piedi (35 metri), con l’estremità rinforzata a forma di cappio chiodato. Costo 48 dollari australiani. Rassomiglia ai lazos dei cowboy e dei gaucho, ma cattura e strangola le bestie umane. Si può lanciarlo dal finestrino (dopo aver azionato il lampeggiante, sennò non vale).

Se sindacopiunti fosse poi andato all’INTERNATIONAL SECURITY FAIR 2019 di Pyongyang avrebbe visto, oltre ai terribili ma economici missiletti atomici anti-uomo anti-donna anti-bimbo, oltre ai magli perforanti d’ispirazione giapponese alla Goldrake [avambracci con lame taglienti ribaltabili che si sganciano dal corpo e ruotando velocemente diventano penetranti come trivelle], altre novità (locali) rozze ma di sicuro difensive-e-basta (a volte la Corea del Nord insegna…); come il

-  “PARAKUL”: simil-padella anatomica in acciaio verniciato (taglie S-M-L-XL) applicabile con semplici ganci “sopra” ai pantaloni della divisa. Quello in Fiera era un prototipo, l’indossatore-guardia ci camminava male. Ma è intuitivo che serve, se te lo vogliono rompere. Costo a seconda della taglia.

-  e il “PARAMERD”: agile ma efficace ombrello automatico marron, con infallibili sensori olfattivi digitali. Usa-e-getta come i Kleenex, non riciclabile (in Corea). Costo a seconda della merd.

        Adesso facciamo i seri, più misurati ed “eleganti” di quanto le brute descrizioni tecniche non abbiano sopra consentito. E dunque: serve proprio incrementare così pericolosamente l’armamentario dei nostri Vigili? A parte che poi ci vorrebbe uno sherpa per ciascuno, e un rimorchietto per ogni auto di servizio, adibito al trasporto di tutte queste “armi-di-difesa”, ma non si faranno male da soli i nostri eroi? Con tutta la miriade di telecamere di sicurezza capillarmente installate (e pagate da noi), basterà dar loro piuttosto delle comode sedie con poggiatesta e dei tablet, e niente sfuggirà all’occhiuta vigilanza!
Le retate dopo, con comodo. Magari con gli Assaltatori dell’Esercito, la Folgore, i Paracadutisti, l’Aeronautica, le Frecce Tricolori…


PGC - 17 giugno 2019




venerdì 14 giugno 2019

ROCKETMAN. AL CINEMA.

       UOMO RAZZO : titolo fuorviante, anche se è quello di un suo storico pezzo e di un video minimalista. Perché non semplicemente ELTON JOHN

        Oso dirlo da deculturato non appassionato di cinema, da non consumatore abituale, non recensore, non commentatore Sì, perchè al cinema io sono un optional. Mi ci portano quasi di peso, ma guido buono la macchina, non disturbo, non mi commuovo né mi esalto, non consumo pop-corn Neanche il titolo chiedo. Stringo i denti e mi addoloro - in silenzio - solo allinizio, fra i tuoni espansi, gli stridori siderali, gli SWISSCC tempestosi e perforanti dei trailers. Poi il film vero lo dimentico subito, non porto rancore anche se è una stupidata. Aspetto il prossimo, che sarà uguale.

        Ma stavolta son rimasto contento. Anzi, mi sa che sto film ci torno a rivederlo, di nascosto.

        Non solo un tuffo nella buona bella musica pop rock ormai classica; non solo una storia chiacchierata e convulsa riavvolta in ordine; non solo unintrospettiva analisi di una società moderna bacchettona cinica e spietata; non solo il rutilante affresco di un mondo esagerato, desiderato e invidiato; non solo un tellurico cimitero di emozioni familiari; non solo paradisi, successi

        Cè tanto daltro. Forse di questo film sono le prestazioni che io chiamo secondarie, quelle non in evidenza, non volute, non cercate né previste, a far la differenza. Particolari che diventano sostanza, oltre alla scelta misurata, lodevolmente non commerciale, di canzoni stupendamente arrangiate e interpretate. 

Non gli scontati luccichii, gli abiti strambi, gli occhiali folli, le scarpe con le ali, i travestimenti funambolici. Le immaginabili stranezze del personaggio, i ridicoli armamentari

Sono piuttosto i colpi di genio registico, continui e seminati allimprovviso con naturalezza, inventati con coraggio o incoscienza (come lui bambino sul fondo della piscina con la testa nella palla di vetro da astronauta: Rocket Man / Uomo Razzo, appunto); lesasperata fedeltà dei particolari estetici delle ambientazioni; le ricostruite atmosfere (la british diversa dalla francese, diversa dallamericana); le crudeli perforazioni dellanimo, le fiammeggianti turbe sessuali, lo slancio nelle droghe, gli infiniti imperdonabili eccessi; e le svolte vitali. Sono radiazioni di poesia.

        I particolari: la Jaguar di quel verde strano (scelta tra le sue cento), le regali Rolls Phantom, la mitica Bentley del 56, e in America la Chevrolet dorata, la Ford Sedan del 57, la chilometrica Cadillac Eldorado; limmenso Yamaha ricoperto di moquette azzurra, il modestissimo piano marron verticale (inglese) degli inizi, scordato il giusto e stridulo come quelli di Lubecca di Capossela, ma con i giallastri tasti davorio, il VOX coperchio rosso e tastiera nera (sognato da ogni nostro complessetto di provincia); la facciata del Troubadour riesumata anche nella polvere, lonirica sequenza di lui e del pubblico proprio in quel concerto, sospesi al ralenti in un silenzio irreale alla Mario Brunello; il tumulto di luci e colori nei balli scatenati ipersincronizzati che neanche nei memorabili musical, che ti calamitano nei vortici del rock. (

        E poi le parole, cioè i testi (sottotitolati) delle canzoni! Autentica letteratura. Forse ce leravamo dimenticati, forse non ce neravamo accorti, o li davamo per belli a prescindere. Sono storie nelle storie, pensieri controvento, paesaggi subliminali, ma con un senso! Non canzonette. Quellinizio e quella fine: lui nel corridoio della clinica che avanza imperioso al ralenti, incorporato in un demoniaco abito rosso con le ali! 

        Io per tutto il film sono stato come nella centrifuga di una betoniera, o meglio dentro un carillon verniciato di emozioni mai ripetitive, proprio come quelli de La Gatta Carillon di Sabatino Polce. A un film così è mancato solo un gatto. Chissà Elton, magnetico e imprendibile come un gatto, quanti ne ha avuti, quanti ne ha: non gli serve una collezione, come con occhiali vestiti scarpe ville Rolls e Jaguar, perché i gatti non si collezionano, sono sempre unici. 


PGC - 12 giugno 2019


lunedì 10 giugno 2019

“Sicurezza” è avere una FRECCIA sulla testa

[San Benedetto. Due giorni di esibizioni delle FRECCE TRICOLORI: sul mare, in spiaggia, in città]



       Non parlerò male delle FRECCE TRICOLORI. Anzi, dirò anch’io che sono utili e necessarie, fanno bene alla gente bambina, all’immagine dell’Italia, allo spettacolo, al morale della Nazione. Tutti ce le invidiano.
Finalmente sono arrivate anche a San Benedetto (una congiunzione astrale, Civitanova non le voleva più).

       Ieri, mentre “in allenamento” saettavano per i due lungomari, e al Porto, e sulle case del centro, e al Paese Alto, e a Porto d’Ascoli fino alla Sentina, seguite da inquietanti scie scure che oggi diventeranno tricolori e saranno applausi, mi sono passate più volte sulla testa e mi sono sentito sicuro… Da vicino sono proprio “freccette”, sembrano piccole come gabbiani spaventati che scappano. In effetti quanti i gabbiani in fuga per il frastuono, oltre i gatti del porto. Invece Frecce solo 8 - 9, non 10, ma forse non so contare, o mi son perso il “solista”…


       Mi sono sentito sicuro perché non hanno fatto avvicinare nessuno alla riva: a 10 metri dall’acqua hanno steso 4 km di nastro bianco-rosso da crime scene. Guardie, Protezione Civile, Polizia, Misericordie…


       Mi sono sentito sicuro perché mi (ci) hanno proibito il bagno, hai visto mai che qualche Freccia impazzita s’infila in Adriatico… Ma nel caso, un sacco di barche militari ad aspettarle.


        Mi sono sentito sicuro perché mi (ci) hanno severamente avvertito di non intralciare il traffico, di non passare/sostare di qua, di là, di stare attento insomma: e intanto vedevo almeno 3 Frecce in allenamento “pettinare” il lungomare a filo di palme, altre 2 attraversare radenti in acrobazia la rotatoria del Ballarin senza guardare a destra, puntare al campanile del Paese Alto e mancarlo…
Ma sì, sono certo “effetti ottici” per gonzi, come sono finte le figure geometriche che fanno in cielo: il “cuore” che non è un cuore, il “cardioide” che non è un cardioide, la “bomba” che non è una bomba… però quanto sono bravi! Anche se - non lo penso solo io - sarebbe tutto uguale con aerei robot manovrati a distanza come i droni, cioè senza piloti (ma poi come la metti, con l’orgoglio nazionale?..)

        Mi sono sentito sicuro perché, girando per le centinaia di bancarelle spuntate come il morbillo, ho potuto respirare a pieni polmoni gli acri scarichi di kerosene. A Porto d’Ascoli hanno chiuso allarmati le finestre per la puzza ma hanno fatto male, dovevano conservare quel “profumo”, imbottigliarlo anche, per dopo: fa bene, lo dicono pure le centraline del Comune, che neanche lo rilevano, lo dice anche Greta Thumberg…


       Mi sono sentito sicuro perché il Comune con pochi euro ci ha fatto felici. Loro sanno come spendere. 


       Infine, mi sono sentito sicuro perché è più utile che ti passi sulla testa una FRECCIA TRICOLORE piuttosto che se ne fermi una di quelle altre su rotaie - Bianche o Rosse - alla Stazione Ferroviaria.



PGC - 9 giugno 2019





sabato 8 giugno 2019

WINCHESTER* CATHEDRAL

*nel senso di fucile

[Salvini a spasso col Vescovo nella Cattedrale di Ascoli]



        Non sarebbe stato da lui, è vero, ma per lincazzatura SantEmidio avrebbe potuto rivoltarsi nella tomba  con veemenza provocando davvero un terremoto. Proprio lì sotto. Gli bastava far crollare qualcuna delle 64 colonnette in travertino della cripta, veniva giù tutto.

        Il guerrafondaio Salvini, lo sbarratore di porti, quello che la-difesa-è-sempre-legittima-quindi-sparo, il leghista espanso, il comiziante senza freni, il Ministro-degli-Interni-da-internare, che ti passeggia impunemente sulla testa, e pure in compagnia del Vescovo che lo ringrazia, che gli si raccomanda (vuol avere altri fondi per il terremoto), che gli manda parole di conforto…”!

        Ma il nostro SantEmidio è buono (mica per niente è un santo). Si è trattenuto. Ha contato fino a 3. Poi anche a lui deve essere tornata in mente WINCHESTER CATHEDRAL, quel celebre allegro motivetto degli anni 60 che, guarda un po, era contro la guerra! Così è rimasto freddo, impassibile. Ah, quella era unaltra Cattedrale

      Questa nostra di Ascoli invece, dopo il passaggio di Salvini evoca il famoso fucile WINCHESTER dal terribile ma bellissimo scenografico meccanismo a leva che fece morti dappertutto, pure nei film. Poi ce lo ricordiamo Salvini, imbracciare platealmente un fucile (o una mitraglietta, non so) nelle celebrazioni del 25 Aprile, mentre luccicanti militari col cappello e gente bavosa lo accerchiano per un selfie.

       E quante volte labbiamo visto il Salvini, con la divisa del giorno, spadroneggiare baldanzoso tra fucili carrarmati elicotteri navi missili cannoni e bandiere fintamente patriottiche. Quante volte non ci siamo capacitati di come un Ministro sguazzi orgogliosamente così in basso!   ()

        Per cui non so voi, ma io ieri ho immaginato sto Salvini, disgraziatamente pure vice-premier, marciare col Vescovo-in-elmetto nella Cattedrale di Ascoli imbracciando proprio un WINCHESTER-fucile, mentre la Banda dei Carabinieri (tuttora in Festa per il 204° anniversario) intonava WINCHESTER CATHEDRAL: ta tà-ra-ta ta-ttàa ta tà-ra-ta-ta- ttàa Ma stonata. Minacciosa. Senza allegria. 

E via con i selfie!


PGC - 6 giugno 2019