venerdì 14 giugno 2019

ROCKETMAN. AL CINEMA.

       UOMO RAZZO : titolo fuorviante, anche se è quello di un suo storico pezzo e di un video minimalista. Perché non semplicemente ELTON JOHN

        Oso dirlo da deculturato non appassionato di cinema, da non consumatore abituale, non recensore, non commentatore Sì, perchè al cinema io sono un optional. Mi ci portano quasi di peso, ma guido buono la macchina, non disturbo, non mi commuovo né mi esalto, non consumo pop-corn Neanche il titolo chiedo. Stringo i denti e mi addoloro - in silenzio - solo allinizio, fra i tuoni espansi, gli stridori siderali, gli SWISSCC tempestosi e perforanti dei trailers. Poi il film vero lo dimentico subito, non porto rancore anche se è una stupidata. Aspetto il prossimo, che sarà uguale.

        Ma stavolta son rimasto contento. Anzi, mi sa che sto film ci torno a rivederlo, di nascosto.

        Non solo un tuffo nella buona bella musica pop rock ormai classica; non solo una storia chiacchierata e convulsa riavvolta in ordine; non solo unintrospettiva analisi di una società moderna bacchettona cinica e spietata; non solo il rutilante affresco di un mondo esagerato, desiderato e invidiato; non solo un tellurico cimitero di emozioni familiari; non solo paradisi, successi

        Cè tanto daltro. Forse di questo film sono le prestazioni che io chiamo secondarie, quelle non in evidenza, non volute, non cercate né previste, a far la differenza. Particolari che diventano sostanza, oltre alla scelta misurata, lodevolmente non commerciale, di canzoni stupendamente arrangiate e interpretate. 

Non gli scontati luccichii, gli abiti strambi, gli occhiali folli, le scarpe con le ali, i travestimenti funambolici. Le immaginabili stranezze del personaggio, i ridicoli armamentari

Sono piuttosto i colpi di genio registico, continui e seminati allimprovviso con naturalezza, inventati con coraggio o incoscienza (come lui bambino sul fondo della piscina con la testa nella palla di vetro da astronauta: Rocket Man / Uomo Razzo, appunto); lesasperata fedeltà dei particolari estetici delle ambientazioni; le ricostruite atmosfere (la british diversa dalla francese, diversa dallamericana); le crudeli perforazioni dellanimo, le fiammeggianti turbe sessuali, lo slancio nelle droghe, gli infiniti imperdonabili eccessi; e le svolte vitali. Sono radiazioni di poesia.

        I particolari: la Jaguar di quel verde strano (scelta tra le sue cento), le regali Rolls Phantom, la mitica Bentley del 56, e in America la Chevrolet dorata, la Ford Sedan del 57, la chilometrica Cadillac Eldorado; limmenso Yamaha ricoperto di moquette azzurra, il modestissimo piano marron verticale (inglese) degli inizi, scordato il giusto e stridulo come quelli di Lubecca di Capossela, ma con i giallastri tasti davorio, il VOX coperchio rosso e tastiera nera (sognato da ogni nostro complessetto di provincia); la facciata del Troubadour riesumata anche nella polvere, lonirica sequenza di lui e del pubblico proprio in quel concerto, sospesi al ralenti in un silenzio irreale alla Mario Brunello; il tumulto di luci e colori nei balli scatenati ipersincronizzati che neanche nei memorabili musical, che ti calamitano nei vortici del rock. (

        E poi le parole, cioè i testi (sottotitolati) delle canzoni! Autentica letteratura. Forse ce leravamo dimenticati, forse non ce neravamo accorti, o li davamo per belli a prescindere. Sono storie nelle storie, pensieri controvento, paesaggi subliminali, ma con un senso! Non canzonette. Quellinizio e quella fine: lui nel corridoio della clinica che avanza imperioso al ralenti, incorporato in un demoniaco abito rosso con le ali! 

        Io per tutto il film sono stato come nella centrifuga di una betoniera, o meglio dentro un carillon verniciato di emozioni mai ripetitive, proprio come quelli de La Gatta Carillon di Sabatino Polce. A un film così è mancato solo un gatto. Chissà Elton, magnetico e imprendibile come un gatto, quanti ne ha avuti, quanti ne ha: non gli serve una collezione, come con occhiali vestiti scarpe ville Rolls e Jaguar, perché i gatti non si collezionano, sono sempre unici. 


PGC - 12 giugno 2019


lunedì 10 giugno 2019

“Sicurezza” è avere una FRECCIA sulla testa

[San Benedetto. Due giorni di esibizioni delle FRECCE TRICOLORI: sul mare, in spiaggia, in città]



       Non parlerò male delle FRECCE TRICOLORI. Anzi, dirò anch’io che sono utili e necessarie, fanno bene alla gente bambina, all’immagine dell’Italia, allo spettacolo, al morale della Nazione. Tutti ce le invidiano.
Finalmente sono arrivate anche a San Benedetto (una congiunzione astrale, Civitanova non le voleva più).

       Ieri, mentre “in allenamento” saettavano per i due lungomari, e al Porto, e sulle case del centro, e al Paese Alto, e a Porto d’Ascoli fino alla Sentina, seguite da inquietanti scie scure che oggi diventeranno tricolori e saranno applausi, mi sono passate più volte sulla testa e mi sono sentito sicuro… Da vicino sono proprio “freccette”, sembrano piccole come gabbiani spaventati che scappano. In effetti quanti i gabbiani in fuga per il frastuono, oltre i gatti del porto. Invece Frecce solo 8 - 9, non 10, ma forse non so contare, o mi son perso il “solista”…


       Mi sono sentito sicuro perché non hanno fatto avvicinare nessuno alla riva: a 10 metri dall’acqua hanno steso 4 km di nastro bianco-rosso da crime scene. Guardie, Protezione Civile, Polizia, Misericordie…


       Mi sono sentito sicuro perché mi (ci) hanno proibito il bagno, hai visto mai che qualche Freccia impazzita s’infila in Adriatico… Ma nel caso, un sacco di barche militari ad aspettarle.


        Mi sono sentito sicuro perché mi (ci) hanno severamente avvertito di non intralciare il traffico, di non passare/sostare di qua, di là, di stare attento insomma: e intanto vedevo almeno 3 Frecce in allenamento “pettinare” il lungomare a filo di palme, altre 2 attraversare radenti in acrobazia la rotatoria del Ballarin senza guardare a destra, puntare al campanile del Paese Alto e mancarlo…
Ma sì, sono certo “effetti ottici” per gonzi, come sono finte le figure geometriche che fanno in cielo: il “cuore” che non è un cuore, il “cardioide” che non è un cardioide, la “bomba” che non è una bomba… però quanto sono bravi! Anche se - non lo penso solo io - sarebbe tutto uguale con aerei robot manovrati a distanza come i droni, cioè senza piloti (ma poi come la metti, con l’orgoglio nazionale?..)

        Mi sono sentito sicuro perché, girando per le centinaia di bancarelle spuntate come il morbillo, ho potuto respirare a pieni polmoni gli acri scarichi di kerosene. A Porto d’Ascoli hanno chiuso allarmati le finestre per la puzza ma hanno fatto male, dovevano conservare quel “profumo”, imbottigliarlo anche, per dopo: fa bene, lo dicono pure le centraline del Comune, che neanche lo rilevano, lo dice anche Greta Thumberg…


       Mi sono sentito sicuro perché il Comune con pochi euro ci ha fatto felici. Loro sanno come spendere. 


       Infine, mi sono sentito sicuro perché è più utile che ti passi sulla testa una FRECCIA TRICOLORE piuttosto che se ne fermi una di quelle altre su rotaie - Bianche o Rosse - alla Stazione Ferroviaria.



PGC - 9 giugno 2019





sabato 8 giugno 2019

WINCHESTER* CATHEDRAL

*nel senso di fucile

[Salvini a spasso col Vescovo nella Cattedrale di Ascoli]



        Non sarebbe stato da lui, è vero, ma per lincazzatura SantEmidio avrebbe potuto rivoltarsi nella tomba  con veemenza provocando davvero un terremoto. Proprio lì sotto. Gli bastava far crollare qualcuna delle 64 colonnette in travertino della cripta, veniva giù tutto.

        Il guerrafondaio Salvini, lo sbarratore di porti, quello che la-difesa-è-sempre-legittima-quindi-sparo, il leghista espanso, il comiziante senza freni, il Ministro-degli-Interni-da-internare, che ti passeggia impunemente sulla testa, e pure in compagnia del Vescovo che lo ringrazia, che gli si raccomanda (vuol avere altri fondi per il terremoto), che gli manda parole di conforto…”!

        Ma il nostro SantEmidio è buono (mica per niente è un santo). Si è trattenuto. Ha contato fino a 3. Poi anche a lui deve essere tornata in mente WINCHESTER CATHEDRAL, quel celebre allegro motivetto degli anni 60 che, guarda un po, era contro la guerra! Così è rimasto freddo, impassibile. Ah, quella era unaltra Cattedrale

      Questa nostra di Ascoli invece, dopo il passaggio di Salvini evoca il famoso fucile WINCHESTER dal terribile ma bellissimo scenografico meccanismo a leva che fece morti dappertutto, pure nei film. Poi ce lo ricordiamo Salvini, imbracciare platealmente un fucile (o una mitraglietta, non so) nelle celebrazioni del 25 Aprile, mentre luccicanti militari col cappello e gente bavosa lo accerchiano per un selfie.

       E quante volte labbiamo visto il Salvini, con la divisa del giorno, spadroneggiare baldanzoso tra fucili carrarmati elicotteri navi missili cannoni e bandiere fintamente patriottiche. Quante volte non ci siamo capacitati di come un Ministro sguazzi orgogliosamente così in basso!   ()

        Per cui non so voi, ma io ieri ho immaginato sto Salvini, disgraziatamente pure vice-premier, marciare col Vescovo-in-elmetto nella Cattedrale di Ascoli imbracciando proprio un WINCHESTER-fucile, mentre la Banda dei Carabinieri (tuttora in Festa per il 204° anniversario) intonava WINCHESTER CATHEDRAL: ta tà-ra-ta ta-ttàa ta tà-ra-ta-ta- ttàa Ma stonata. Minacciosa. Senza allegria. 

E via con i selfie!


PGC - 6 giugno 2019