martedì 26 agosto 2014

Paolo Angeli a Giulianova. Un satiro sardo a due passi dal mare

Il satiro danzante ha chiuso un concerto straordinario, un bis (ma non di più) concesso in una serata che ha regalato al pubblico di Giulianova (TE) un Paolo Angeli in forma strepitosa, nonostante un tour estivo faticoso e la crisi di fame che lo ha torturato la sera precedente facendolo boccheggiare. Lo avevamo ascoltato a Grottammare più di un anno fa grazie a “quelli” di Note di Colore, che riescono a proporre sempre eventi piccoli quanto straordinari e di grande qualità. Ieri sera, sarà stato il mare (a destra), i pescherecci alle spalle, l'odore di salsedine e l'aria tipica di un molo portuale, ma la location giuliese ha caricato il chitarrista sardo come non ci saremmo mai aspettati. Angeli era felice di suonare e di dialogare con gli spettatori raccontando aneddoti sulla sua terra, compreso quello incantevole dell'incontro sulla spiaggia con Peter Gabriel. Così, fra un aneddoto e un brano, la serata è corsa via veloce, impregnata com'era delle note a cascata di un chitarrista che abbiamo finalmente scoperto in tutta la sua pregevole tecnica.

domenica 24 agosto 2014

AMARChORD Duo: Ljuba De Angelis (chanteuse) - Filippo Poderini (chitarra acustica) alla “Rosa dei venti”. Lecce - San Benedetto T. - Bologna - Parigi

LECCE - SAN BENEDETTO T. - BOLOGNA - PARIGI: mi ricordo… sì, era - mi pare - lo scorticato cartello metallico della carrozza ferroviaria sulla quale salivi per andare “solo” a Bologna. Ci incontravi la gente di Puglia, che ancora a Bologna non la smetteva di guardare dal finestrino. Certo, mica andavano a Parigi. Sarebbero tutti scesi a Milano, o Torino, massimo in Svizzera. Ma tu fantasticavi di come era facile andare a Parigi, bastava non scendere mai… ah Montmartre, ah la Senna… e la Tour Eiffel, e i concerti di Aznavour, di Léo Ferré…
Questo tanto tempo fa, perché già da prima del 2004 quel lungo treno non c’era più (o comunque a San Benedetto non fermava). Da Lecce a Parigi, con la modernità, c’andavi a palla allazzata con Ryanair, e da San Benedetto a Bologna ovviamente in macchina, sulla A14. Per cui, nel fatidico 2004, quando a Bologna la chitarra acustica dell’umbro (poi naturalizzato leccese) Filippo Poderini“ s’intreccia” con la voce della sambenedettese (poi naturalizzata parigina) Ljuba De Angelis, chissà com’è andata.

venerdì 22 agosto 2014

Gli uccelli*, ovvero Matteo Renzi e i Gufi. Il grande Aristofane insegna

È nota l’avversione di Matteo Renzi per la specie dei Gufi. Meno noto è che l’astuto boy-scout ha cercato di neutralizzare l’influenza esercitata dagli odiati volatili sulla pubblica opinione e di acquistarne il favore convincendoli con subdoli stratagemmi della possibilità di riacquistare un presunto potere regale sottratto loro dagli dei nella notte dei tempi, e di creare nello spazio aereo che è il loro regno una potente città fortificata, dal fantasioso nome di “Nubicuculia”, sospesa tra il mondo degli uomini e quello degli dei, dalla quale poter dominare sugli uni e sugli altri.
Questi alcuni significativi momenti, fortunosamente intercettati, dei primi approcci con un autorevole rappresentante dei rapaci, e della trattativa successivamente intercorsa.

*Libero saccheggio da Aristofane, Gli Uccelli, 414 a.C. (trad. Alessandro Grilli)

Renzi
Per Eracle, e questa che bestia è? E quel piumaggio? Apollo, proteggimi tu, che becco spaventoso!
Gufo
Mi prendi in giro per il mio piumaggio e per il becco? Non mi sai dire niente di più gentile? Eppure anch’io, o straniero, ero un uomo. Ma dimmi un po’, tu chi sei? E qual bisogno ti ha spinto da queste parti? Perché volevi incontrarmi?
R.
Io? Sono un mortale. Volevo incontrarti, primo perché una volta eri un uomo come noi; ed eri pieno di debiti come noi; e ti piaceva non pagarli, proprio come a noi; poi, perché ti sei trasformato in uccello e ormai ragioni in tutto e per tutto come un uomo e come un uccello insieme; e poi, perché vedo un grande progetto per la stirpe degli uccelli, che vi darà il potere, se date retta a me. Potreste fondare una città nell’aria, cioè nello spazio degli uccelli, che sta a mezza strada fra il cielo e la terra; vi basta insediarvi in questo posto e fortificarlo: si chiamerà “Stato degli uccelli”, e da lì voi comanderete gli uomini e gli dei: comanderete gli uomini come le cavallette, e gli dei li sfinirete per fame.
G.
Evviva! Per la terra, per tutte le tagliole, le ragne e le reti! Non avevo mai sentito un’idea carina come questa; sì sì, voglio fondarla, questa città, se anche gli altri uccelli sono d’accordo.
Venite tutti qui, stirpi degli uccelli dal collo flessuoso! E’ giunto un giovane sagace e pieno di idee nuove e capace di opere nuove, un sottile ragionatore! Venite tutti qua a sentire! E’ una volpe sveltissima, uno che escogita, azzecca e che sistema, un fior di parlatore!
R.
(Per Apollo, che massa d’uccelli s’è radunata, da far paura! Ma… non ce l’avranno mica con me? Ahimè, mettila come ti pare, ma questi spalancano il becco e guardano proprio verso di me!)
G.
L’uomo è creatura infida sempre e comunque, per natura: ma vi dico che dalla terra degli uomini è venuto qui un giovane, e ci porta il cespite di un’impresa formidabile! Sarà anche nemico per natura, ma è venuto qua per insegnarvi qualcosa di utile. Ma parla tu stesso, avanti, sei venuto qui per convincerci di un tuo progetto: coraggio, parla! Un discorso collettivo, sicuro, giusto, utile e dilettevole.
R.
Ebbene… ehm… sì, ecco: sono a tal punto addolorato per voi che un tempo eravate re…
G.
Noi? Re? E di che? Questo proprio non lo sapevo, per Zeus!
R.
….E’ perché siete ignoranti e non avete studiato Esopo, che nelle sue favole dice che l’allodola è l’uccello che esisteva prima di tutti in assoluto: e se sono venuti al mondo prima della terra e prima degli dei, non sono loro i sovrani di diritto, in quanto più vecchi? E’ chiaro da molti indizi che un tempo non erano gli dei ma gli uccelli, a regnare sugli uomini: ad esempio potrei cominciare dal gallo, che è stato il primo sovrano e tiranno di tutti i Persiani, ecco perché ancora adesso è l’unico uccello che incede come il Gran Re, con la cresta tutta dritta. E all’epoca era così potente che ancora adesso per effetto della sua potenza di prima, basta che canti la mattina e tutti saltano in piedi per andare a lavorare: fabbri, vasai, conciapelli, calzolai, bagnini, e pure chi vende granaglie, tornisce lire o aggiusta scudi. Si mettono le scarpe e via, che è ancora notte. Dopo di che fu il nibbio a prendere il comando e a regnare sui Greci. Poi fu il cuculo a regnare sull’Egitto e su tutta la Fenicia. E ogni volta che faceva cucù, tutti i Fenici nei campi mietevano fave e piselli. Avevano allora un potere tale che, anche se regnava un qualche Agamennone o Menelao, un uccello gli si metteva sullo scettro per avere anche lui la sua parte delle regalìe. Ma la prova decisiva è che Zeus, che regna in questo momento, tiene sempre un’aquila sulla testa, anche se è lui il re; e sua figlia una civetta; e Apollo, come un attendente, un falco. E poi una volta nessun uomo giurava per gli dei, ma tutti per gli uccelli.
Ecco fino a che punto prima vi consideravano importanti e venerabili, mentre adesso vi trattano come i figli della serva, vi catturano e vi vendono dieci un soldo e una volta che vi hanno comprato vi fanno arrosto e vi portano in tavola; e vi grattano sopra pure formaggio, olio, silfio, aceto, poi anche un battuto dolce, bello unto, e ve lo spargono sopra caldo caldo, come su carogne rinsecchite.
G.
Quante cose tremende, terribili, ci hai raccontato! Ma tu sei giunto a salvarci, per fortuna e per volontà del cielo: ora vogliamo vivere così, affidando a te noi stessi e i nostri pulcini. Ma dicci cosa dobbiamo fare, per noi la vita non ha più senso se non recuperiamo ad ogni costo la nostra dignità di re.
R.
Allora innanzi tutto i Gufi devono riunirsi in un’unica città, e poi devono fortificare il cielo intero e tutta l’aria in mezzo con mattoni cotti, come a Babilonia; poi si chiede a Zeus di restituire il potere; se rifiuta e non viene subito a patti, gli si dichiara una guerra sacra. Agli uomini dovete mandare questa ambasciata: d’ora in avanti i sacrifici vanno fatti agli uccelli perché a regnare sono gli uccelli; agli dei si potrà sacrificare solo dopo, inoltre a ciascun dio va affiancato l’uccello che meglio gli si adatta.
G.
Ma come faremo a farli diventar ricchi? Sai bene che questa è la loro grande passione!
R.
Loro vanno sempre in cerca di auspici: dunque gli uccelli gli faranno trovare le miniere, e diranno agli indovini quali spedizioni renderanno bene, ecc. E se gli affari andranno bene, essi si sentiranno anche in salute, e gli uccelli gli allungheranno la vita anche di trecento anni!
G.
Per la miseria, eri il più odioso dei bellimbusti, ma adesso sei diventato quello a noi più caro! Nessuno ormai ci impedirà di tener dietro alla tua idea! Le cose più importanti gli uomini le devono tutte a noi uccelli; un auspicio, un uccello augurale è la prima cosa che andate a cercare per qualsiasi progetto, che si tratti di un viaggio d’affari, d’un acquisto di beni, d’un matrimonio. Insomma, se ci considerate degli dei potrete contare su di noi, vi staremo vicini e vi daremo ricchezza e salute, pace e abbondanza, allegria e gioventù, danze, feste e latte di gallina. Vi sfiniremo a forza di regali, a tal punto vi faremo ricchi, tutti quanti.
Ma prima di tutto bisognerà dare alla città un bel nome che sappia di nuvole e di spazi celesti, una roba bella gonfia. Che ne dite di Nubicuculia? Sì, magnifico, ho trovato proprio un nome bello e grande. Sarà un lavoro splendido e imponente, il muro sarà così grosso che ci potrà passare anche Prossenide di Sparalagrossa con due carri tirati da cavalli come quello di Troia! E lo faranno gli uccelli, tutto da soli! E se Zeus ci darà fastidio, chiamerò le aquile flammigere e gli ridurrò in cenere la casa!
E a te, Matteo, tutti i popoli rendano onore e ti incoronino per la tua sapienza, per aver fondato nell’aria questa gloriosissima città! Alata stirpe degli uccelli, tre volte beata, prospera in tutto, accogli il tiranno nella sua casa felice. Eccolo che avanza. Mai stella lucente brillò tanto nella sua corsa dorata, né mai splendore raggiante del sole altrettanto rifulse. Un profumo indicibile si spande in alto nel cielo, brezze leggere muovono il fumo che si leva dagli incensi. Schieratevi in fila, fate spazio! Volate intorno al fortunato e portategli fortuna. Grandi sorti davvero arridono alla stirpe degli uccelli per mezzo di quest’uomo: suo è il tuono che scuote la terra, le saette infuocate di Zeus, il lampo terribile della folgore. Venite dunque alla festa! Alalà, urrà, peana! Vittoria! Evviva il vincitore, dio supremo!

Sara Di Giuseppe



domenica 17 agosto 2014

“Alleg(o)rie”, la mostra di Gianluigi Capriotti in Palazzina Azzurra. La Divina Commedia sotto i mari

Non ho potuto accaparrarmi nessuna “cartolina” di queste ALLEG(O)RIE di Gianluigi Capriotti, come invece avevo agilmente fatto all’altra sua indimenticata mostra“VAN DOG” una quindicina di anni fa, sempre qui alla Palazzina Azzurra. Forse Gianluigi ne ha stampate poche e sono andate via come il pane, o forse proprio non le ha fatte. Ma può anche essere che io abbia frequentato un po’ meno la mostra, d’altra parte la Palazzina Azzurra senza Adelchi non è più la stessa…

mercoledì 13 agosto 2014

Il Laboratorio Teatrale Re Nudo a Grottammare: “All’alba un palpito di mare”. Noi siamo solo andata

E faceva spavento, respiro di quella belva che era il mondo, il suono del mare…”: l’incipit del racconto di Sciascia - Il lungo viaggio - saluta il sole già saldo sulla linea dell’orizzonte con il gruppo di migranti siciliani, ignoranti e ingannati, convinti di arrivare in America (duecentocinquantamila-lire-metà-alla-partenza-metà-all’arrivo al trafficante) e sbarcati dopo undici notti di “traversata” a Santa Croce Camerina, Sicilia (“Si buttarono come schiantati sull’orlo della cunetta perché non c’era fretta di portare agli altri la notizia che erano sbarcati in Sicilia”).

lunedì 11 agosto 2014

Presentazione di UT Il Viaggio. Mercoledì 13 agosto ore 21.30, Ragn'a Vela


UT/2/2014/8°anno

Il viaggio
quarantaquattresimo numero di UT

mercoledì
13/08/’14/21.30
day / month / year / hour

Circolo Nautico “Ragn’a Vela"San Benedetto del Tronto (Lungomare Sud – tra conc.71 e 71bis)



Saranno presenti personalmente o con i loro testi e opere:
Francesco Accattoli, Theocharis Bikiropoulos, Georgia Chaidemenopoulou,
Emily Forlini, Enrica Loggi, Alceo Lucidi, Mariagrazia Maiorino, Americo Marconi, Alessandra Morelli, Michele Ortore, Gino Piergallini, Giuseppe Piscopo, Ivan Pozzoni, Ambra Simeone, Dante Marcos Spurio, Nima Tayebian,
e... il trio di UT.
*Prenota una o più copie di UT ‘Il viaggio’ rispondendo a questa mail fino al giorno della presentazione.
Potrai averla a € 10,00 anziché € 15,00. 

Vedi tutti i numeri precedenti al
http://www.ilmondodiutblog.blogspot.it/p/le-copertine.html


domenica 3 agosto 2014

Montanelli in retrospettiva nelle parole di Paolo Di Paolo

Vi sembrerà strano ma è così: un ragazzino poco più che diciottenne, fresco di diploma, si scopre improvvisamente uomo e alla svolta di un secolo. Un giovane, appassionato di giornalismo e di scrittura, prende congedo da uno dei più controversi ed appassionati intellettuali e giornalisti del Novecento: Indro Montanelli.
Montanelli lo aveva guidato alla scoperta del suo secolo ed aveva tessuto attorno alla sua ingenua visione del mondo una rete possente di rimandi, riferimenti, esiti, interpretazioni sul mondo. Non con il metodo delle certezze acquisite o delle prese di posizione ideologiche, neanche delle opinioni “fatte” e ricevute, quelle buone per ogni stagione, dietro le quali – spesso – si nascondono i piccoli “acquisti” di visibilità legate alle convenienze. Niente di tutto questo nella libertà di pensiero, e di spirito, nell’onestà intellettuale caparbiamente difesa, di Montanelli. Un uomo in grado di polarizzare enormi dibattiti, di avvincere e deludere, dividere e riunire l’umore scostante e sfacciatamente conformista degli italiani.
La morte appresa al telegiornale, intorbidita dalle immagini gravi e incancellabili dei fatti di Genova del 2001 – Montanelli scompare lo stesso giorno della tragica morte di Carlo Giuliani, durante gli scontri con la polizia, in una delle pagine più nere della nostra storia repubblicana – spostano le lancette della vita del giovane Paolo Di Paolo in avanti.
Si capisce allora come il libro – da poco uscito per Rizzoli – incentrato sulla vita di Montanelli dell’ormai affermato scrittore Di Paolo, non sia né una biografia – troppo poliedrico il personaggio per riassumerlo in una rassicurante traiettoria – né un saggio – troppo sentita la vicinanza all’uomo, con le sue contraddizioni, per tentarne un’analisi distaccata – né un inutile, inservibile panegirico, date la dimensione della figura di Montanelli densa “di ombre”. Piuttosto un diario – la scansione a ritroso degli eventi che lo legano a Montanelli ne è, forse, la riprova – o anche il racconto – non troppo coinvolto però, tanto da non divenirne un’agiografia – sul polemista incessante, il critico inesausto del costume italiano, il liberale irriducibile ad ogni scontato buon senso che sa di arrendevolezza di fronte alle mille manifestazioni del potere.
L’allora aspirante scrittore Di Paolo fu attratto dallo stile caustico ed ironico, dalle verve giornalistica, la precisione e la compatezza formali degli scritti di Montanelli. Divenne un lettore fedele nel tempo delle rubriche sul Corriere della Sera – le famose “Stanze” – dove nel frattempo il giornalista di Fucecchio era tornato, a seguito della breve esperienza, durata un anno, de La Voce, fondata a 85 anni, quando altri non saprebbero fare altro che rassegnarsi alla vecchiaia, e dopo la lunga parentesi, invece, de “Il Giornale” – altro quotidiano “corsaro” da lui fondato prima dell’ingresso di Berlusconi nella gestione societaria. Lo colpiscono la freschezza di sguardo, l’imprevedibilità e l’immaginazione mobile del giornalista, l’intransigenza di chi sa, al tempo stesso, mettersi all'ascolto. Di culture altre, della diversità di pensiero, laddove esso sia scevro dalle scorie dei condizionamenti ideologici. Ricordiamo qui i suoi incontri con Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, lui ateo convinto.
Di Paolo comincia a scrivere a colui che era divenuto, indiscutibilmente, una voce autorevole del giornalismo e ne riceve delle risposte altrettanto originali e simpatiche, sopra le righe. Fino al momento dell’incontro con gli studenti di un liceo di Milano, dove Montanelli allunga una carezza al giovane ardimentoso che gli si era fatto avanti.
Insomma una visione di Montanelli, quella di Di Paolo, che, senza pretese di esaustività, ne fornisce un ritratto dai colori palpitanti e, direi, preciso, non solo per rendere conto di Montanelli ma anche per testimoniare di un secolo, controverso e denso di fatti, come appunto il Novecento. Ossia “vedere un uomo di talento alla prova del suo secolo. Vedere come ci si guadagna spazio nel mondo – con quanta ostinazione, con quanta costanza, con quanta energia, e, mentre il mondo cambia, cambiare senza tradirsi.”
Cambiare senza tradirsi: ecco la chiave di lettura dunque. Dall’adesione al Fascismo, alla sua rinuncia, dalla parentesi in Africa al seguito delle sguarnite truppe italiane nel ’35 alle Guerra di Spagna, dai fatti di Ungheria e la relativa denuncia della repressione sovietica, vissuti da inviato in prima persona, al processo ideologico subito dal “reazionario”, nel 1968, dal nemico giurato di Berlusconi alle tirate sugli italiani – “rimarremo quello che siamo: un conglomerato impegnato a discutere con grandi parole di grandi riforme a copertura di piccoli giochi di potere e di interesse”. Nonostante queste parole d'amore sul suo paese – in cui Montanelli aveva ora smesso di credere e da cui amaramente si congedava a conclusione della sua imponente, anti-accademica impresa sulla “Storia d’Italia” – volle, invece, salutare il suo pubblico di lettori, affezionatissimo e fedele al suo stile inconfondibile, con la lapidaria fase, dettata in punto di morte, in un ospedale di Milano alla nipote: “Giunto al termine della sua lunga e tormentata esistenza, prende congedo dai suoi lettori ringraziandoli dell’affetto e della fedeltà con cui lo hanno seguito”. Il lettore come punto di partenza ed arrivo della sua parabola professionale, la famiglia di adozione, il punto di riferimento irrinunciabile al pari della sua inseparabile “Lettera 22”, da cui sgorgava, puro e severo, il suo pensiero. Il pensiero di un italiano autentico.

Alceo Lucidi

La grande Mostra Fotografica di Daniele Francavillese. I “guerrieri” del lago

Per i fotografi, Scanno d’Abruzzo è da sempre un posto magico. La storia della fotografia è passata di qua. Ma capitandovi un evento sportivo unico come X Terra Triathlon Off-Road, quando proprio dentro e fuori il suo lago s’accendono le epiche battaglie di strani “guerrieri” che per ore nuotano-pedalano-corrono dando l’anima sotto un cielo d’Irlanda, allora anche i fotografi compiono imprese. Infatti, ai bordi del lago mi pareva d’averlo visto, un Daniele Francavillese col suo armamentario fotografico a cannoncino (protetto alla buona col nylon dalla pioggia), aggirarsi furtivo o di bolina sul campo di gara e puntare e “sparare” anche tra il fogliame. Ma certo che era lui, la raffica di splendide foto è già in rete, la Grande Mostra… c’è già. Quaranta scatti primo-piano in bianco e nero, per ora. Istantanee scavate di volti pensanti o sfiniti. Facce dadaiste. Immagini grintose, dinamiche o al rallenty, silenziose e pacifiche. Foto essenziali e pure, “depurate” cioè dai colori, dal rumore e dal linguaggio. Bravo Francavillese.
Infatti i colori sarebbero stati inutili optional, come la tumultuosa musica sul traguardo sparata in ogni direzione e senza interruzione con la potenza di migliaia di watt, e la martellante fonica d’incoraggiamento (?) con la parola “guerrieri” ripetuta ossessivamente 500 (cinquecento!) volte.
Così, mentre ero lì, ho immaginato a lungo questa splendida gara srotolarmisi davanti (“come di un film la pellicola”) a singoli fotogrammi, da rimontare poi a piacimento come un gioco, a velocità buffe… Ho immaginato, intanto, più speakers sul terreno (anziché uno solo e col guinzaglio del microfono), sparsi lungo il circuito, ad incitare i concorrenti con zelo commovente come fossero figli o parenti stretti, unicamente con l’aiuto di rudimentali megafoni umani conici di latta (tipo Capossela in Canzoni a manovella), vagamente futuristi nell’aspetto ma affettuosamente primitivi…; poi, senza l’assordante musica TUN–TUN-TUN da mp3, alle partenze delle frazioni-nuoto, eleganti musicisti in carne e ossa dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese (li ascoltammo giorni fa accompagnare Richard Galliano a Chieti), su un quieto palco di legno che suonano con maestria Mozart e Haydn. E agli arrivi (che durano ore!) due-tre-quattro gruppi musicali rock-pop-jazz che si danno il turno suonando pezzi scelti, non banali, rigorosamente acustici e senza amplificazione. E prima, lungo i tosti tracciati della bici e della quasi-maratona, “nella luce del (primo) pomeriggio”, nel bosco ma senza spaventarlo, nelle salite e nelle discese a rotta di collo, per le precipitevoli scalette di Scanno, sui sentieri accidentati e scivolosi fino alle bestemmie, alcuni solisti sparsi semi-nascosti o appollaiati nei posti più improbabili: almeno un oboe, diversi violoncelli, qualche sax-tromba-trombone, violini pochi, meglio le viole, alcune chitarre acustiche, perfino un batterista, e un timpanista tiè. Ah, non manchi un contrabbasso. Dimenticavo: al parcheggio-bici, dove arrivano gocciolanti saltellando in equilibrio precario sfilandosi di dosso le mute, due flauti e un clarinetto. Per sdrammatizzare. Ecco: buoni pezzi di musica a piacere, a intermittenza, secondo i passaggi; brani e canzoni a misura dei faticati concorrenti che transitano solitari o a gruppetti: blues, tanghi, valzer, sarabande, rap senegalesi, bossanova, andanti con brio, marcette, minuetti, pizziche, pure del reggae, dal vivo battito in levare… ah, se ci fossero anche un tenore, un soprano, un piccolo coro…
Musica diffusa, cioè. Corroborante perché di qualità e “discreta”. Dai rimbombi ovattati. Di corta gittata. Ritagliata nel silenzio del lago. Anzi minoritaria, rispetto al silenzio. Da poter udire “l’eco del silenzio”. E sempre versandovi vicino poche parole, mai a casaccio, ché fanno male. La parola “guerrieri” non vorrei sentirla, se non per sbaglio.
Lo so che una gara con un corollario così non esiste, né si farà mai. Ma non posso farci niente se mi è venuta in mente. La Grande Mostra di Daniele Francavillese invece è una realtà. Virtuale, per ora.

PGC


sabato 2 agosto 2014

Quella villa di Francesco Giuseppe nel bosco di Ronzone. Viaggio in montagna fra una crisi che si vede e autoctoni in libertà

Sono andata a trovare la mamma in montagna. Ronzone è l'ultimo paese della Val di Non, in Trentino, dopodiché il bosco. E nel bosco la villa di caccia di Francesco Giuseppe, oggi Hotel Regina del Bosco. Proprio un attimo prima del bosco c'è la fermata Belvedere, quella che riporta a casa in mancanza di altri mezzi. Ieri alle 11.07, come recita l'orario estivo affisso, partiva l'autobus per Dermulo, crocevia con il treno Trento - Malè. S'ha da fare talvolta un esperimento. Ho pensato di raggiungere Verona così. La crisi ha raggiunto le vette del Trentino.