venerdì 26 aprile 2019

MI DEVO INFORMARE

ovvero
San Benedetto del Tronto e Bella ciao negata

San Benedetto del Tronto. Cronaca di un 25 Aprile annunciato.

        Di annunciato c’è che per il terzo anno consecutivo dell’era Piunti, per espresso diktat del sindaco la banda cittadina non ha suonato, nel celebrare la Liberazione dal nazifascismo, quello che ne è l’Inno intramontabile, ufficiale, universalmente conosciuto e riconosciuto.
        Così stamattina, durante la cerimonia presso il monumento in centro città, Bella ciao ce la siamo suonata e cantata solo noi: gruppetti auto-convocati separatamente e ritrovatisi insieme senza saperlo… Una clavietta e parecchie voci libere. Il corpo bandistico ha atteso che finissimo, poi via doverosamente con l’Inno Nazionale. Ma prima, sfilando per la città, aveva suonato di tutto (tranne Bella ciao): perfino La Canzone del Piave che come ognun sa con la Resistenza partigiana e con la Liberazione dal nazifascismo c’entra un sacco...
        Sfruculiando nel backstage della manifestazione, troviamo:
-         che Sindacopiunti (in armonia con le sue personali convinzioni) s’è volentieri adeguato alla “contrarietà” ufficialmente espressa dall’Associazione Bersaglieri, per bocca del suo presidente, “all’esecuzione di Bella ciao all’interno della Manifestazione del 25 Aprile” (cfr. stampa locale del 24/4); ma non è un segreto che anche altre Armi ed ex di qualcosa erano contrarie.
-         che membri e Presidente della locale ANPI - coloro che più di altri dovrebbero sentirsene offesi - hanno fatto buon viso al diktat [ma nel pomeriggio, con altra manifestazione, “istruiranno” la città sul significato della Resistenza (sic)];
-         che la banda cittadina, come negli anni scorsi, non s’è opposta alla cancellazione di Bella ciao confermando – ebbi a scriverlo due anni fa – che è un triste paese quello in cui uno storico corpo bandistico permette che sindaco di turno e gerarchie militari impongano cosa suonare e cosa no: viene in mente un certo SudAmerica…

        “Verrà suonata nel pomeriggio alle 18” risponde Sindacopiunti da sotto la fascia tricolore, attento a non respirare per non guastare la piega dell’abito blu, quando gli chiedo “Perché ha voluto che non si suonasse Bella ciao?”; e aggiunge sprezzante - com’è giusto si faccia coi sudditi - un lapidario Si informi”.

         Ecco, ora lo so. Mi devo informare. L’ha detto il sindaco.

      Lo farò, Sindacopiunti, accoglierò il perentorio invito e mi informerò sull’esecuzione di Bella ciao nella sua città: dalle ore alle ore, le location, le eventuali repliche su richiesta; cronometrerò la durata degli applausi, conterò il numero delle uscite…. non trascurerò alcunchè.
        Facciamo però che l’impegno sia reciproco: mentre io mi informo su orari e palcoscenici di Bella ciao, lei si informerà sulla storia patria, con particolare riguardo ai fondamentali capitoli: Significato della Resistenza, Significato della Liberazione, Significato del 25 Aprile. Le consiglierò qualche buon libro. Di facile comprensione, non s’allarmi.

          Vi è più d’una chiave di lettura in tutto questo, e nessuna confortante.

      Vi è un sindaco di destra a cui le celebrazioni del 25 Aprile vanno strette e prova a mescolarle, tipo brodetto sambenedettese, in una celebrazione ad ampio spettro di tutti “gli italiani caduti per la patria in epoche e circostanze diverse” (come da indimenticato suo comunicato ufficiale di tempo fa); che in questo trova alleate e sodali le locali gerarchie militari e diverse associazioni di ex-qualcosa: l’uno (il sindaco) e le altre fiutano il vento di reazione e di revisionismo storico di un’Italia in metastasi, e più disinvoltamente fanno la voce grossa…
(Ah Sudamerica, Sudamerica canta Paolo Conte, con altri intenti…)

         E vi è un territorio, quello sambenedettese, in cui queste metastasi non trovano anticorpi.
Perfino l’ANPI si piega: il sindaco è bravo, concede perfino spazi in città, e stasera alla celebrazione di serie B (o Z) - dove graziosamente concederà forse che si canti Bella ciao! - invierà addirittura qualche Consigliere di discendenza partigiana o con genitori antifascisti; e poi il rapporto è cordiale, il sindaco li ha anche pubblicamente ringraziati… “guardiamo ai fatti”, no? (e il valore immateriale di un simbolo diviene barattabile...)

         Dunque, signori, tutte ‘ste storie per una canzonetta?..


 Sara Di Giuseppe - 25 aprile 2019



mercoledì 24 aprile 2019

1ª MOSTRA FOTOGRAFICA SPONTANEA DI PRIMAVERA

San Benedetto del Tronto - via X, numeroY
da ieri visitabile dalle ore X alle ore Y


       La prima mostra spontanea semi-permanente che cè, ma valla a cercare.

       20 fotografie amatoriali in bianco e nero esposte in una tromba delle scale, su 3 piani.

        Lindirizzo è segreto. Posso solo dire che sta in centro, in una tradizionale casa unifamiliare a mattoni restaurata con garbo senza effetti speciali. Sul solido ma ben disegnato portone di larice costruito da un vero falegname dantan, due eleganti geometriche maniglie-a-battente in ferro di gusto futurista. Questo dovrebbe essere lunico indizio. Vedi foto.

        La mostra non è stata inaugurata né lo sarà. Niente manifesti, pubblicità, catalogo, fèsbuc Non verranno assessori e giornalisti, quelli si fanno vedere in Palazzina Azzurra, distante circa 1 km (a Nord o a Sud). Questo secondo indizio non dovevo darlo, ma ormai lho detto.

        20 belle foto documentarie (da pellicola, mica digitali, tutte circa dello stesso formato) quasi scattate per caso. Dico quasi. Quattro i temi trattati: paesaggio, turismo, società, costume. Situazioni di normale quotidianità davanti alle quali passiamo con disattenzione e noia, e dunque facilmente dimentichiamo. Non però il nostro fotografo-per-caso, che mi pare attento e bravo. 

         Originale lambiente espositivo: lampia e luminosa tromba della scala interna; la ringhiera depoca col suo corrimano in legno dallaspetto vissuto; le porte vetrate non di design a doppio battente; un affettuoso appendiabiti con specchiera a parete, di quelli che avevamo tutti in casa ma ce ne siamo colpevolmente liberati; ah, mi pare che il pavimento sia in vera graniglia nostrana, non avanzi di sassi veneti o resina sassuolese. 

        Merita una visita, questa 1ª mostra fotografica spontanea di primavera spuntata come un fiore. Una volta indovinato dovè, basta suonare lunico campanello (terzo indizio): se è in casa e non a correre sul lungomare (quarto e ultimo indizio), il fotografo-padrone di casa aprirà un po stupito, poi vi accompagnerà su per le scale (46 gradini) e vi racconterà la sua mostra in amicizia.

        Non è come andare in Palazzina


PGC - 23 aprile 2019




martedì 23 aprile 2019

“ LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE ”

ovvero 
San Benedetto e la Wonder Wheel de noantri


        Non immaginavamo che lo squallore espressionisticamente rappresentato dal genio di Woody Allen - in uno dei suoi film più pessimisti, ambientato in una Coney Island anni 50 - lavremmo visto plasticamente duplicato in sambenedettese, nel nuovo Luna Park di Piazza Mar del Plata - vicinanze del Molo Sud - dominato dalla ruotona panoramica, la Wonder Wheel de noantri. Qui anche giostre e chioschi, autoscontro e attrazioni e sgocciolanti mangiatorie: fumigante e fracassosa cornice della vera grande meraviglia, fortemente voluta da amministratori giostrai e mercantozzi, benedetta da tutto il cucuzzaro della locale stampa.

        La Coney Island di Woody Allen, col suo alienato Luna Park paradigma di ogni brulicante divertimentificio, non-luogo privo di storia e identità, non è poi così lontana nel suo simbolismo dal brutto paesone che San Benedetto è ormai, irredimibile prodotto di incultura diffusa, insipienza amministrativa, affarismo.

        Eppure qualcosa resisteva, qui, allo squallore e allincuria: qualche zona franca con impressa la sua forte identità marinara, spazi che saprebbero ancora di mare e di porto e di pesca, ai cui bordi larraffo e lo scempio seran quasi fermati, e dove il respiro rivolto al mare aperto sembra(va) farsi più ampio e fiducioso 

        Da quegli spazi salgono ora i fumi unticci di kebab e friggitorie, il rombo dei generatori, gli urli spaccatimpani degli adescatori dagli altoparlanti, il martellare dei decibel fuori controllo di deficienti musiche radio-azzurre. Nella rutilante bolgia la ruotona delle meraviglie svetta coi suoi 15.000 punti luce a led, 250.000 evoluzioni di colore e illumina dimmenso le folle bimbi-munite in emozionata coda per quel giro di giostra

        I gioiosi politici, sindaco in testa, vollero per primi posarvi i sussiegosi lombi, contestualmente brindando al successo, i giostrai ringraziarono con occhi lucidi, gli aedi di corte intonarono peana e i giornali in estasi documentarono folle oceaniche scalpitanti alle casse.

        Diciamolo: la ruotona è una ruotina di circa 30 mt di altezza che fa perfino un po pena (ma migliorerà lappeal di San Benedetto, pensa un po) e quello che le sta intorno è il più squallido e trito e datato dei Luna Park (confezionata per la credulità dei gonzi, poi, la favoletta che resteràsolo fino al 19 maggio).

         Ma che tutto questo, piuttosto che in una qualsiasi - possibilmente dignitosa - periferia urbana, venga collocato nello spazio più di altri in cittàabitato dal genius loci, più di altri connotato da identità ambientale, sociale e storico-culturale, e che a questa idiotissima barbarie si innalzino ovazioni istituzionali e mediatiche, è triste marcatore - certo non il solo - della stolidità al potere, specchio della disgregazione culturale di un presente deragliato e mercificato, che da molto lontano un profetico Pasolini aveva visto affacciarsi con la sua orgia di cinismo, brutalità pratica, compromesso.


Sara Di Giuseppe - 23 aprile 19 


sabato 20 aprile 2019

Riceviamo e pubblichiamo esimendoci da ogni responsabilità: Buono Pasqua 2019

La modernità ci facilita la comunicazione allargata e a zero costi, liberandoci dalla 'materia' e risparmiando energie… Ma a mio modo, come spesso e volentieri mi accade, mi dedico del tempo per condividerlo con voi o chi in vece vostra. E allora, anche in questa solenne, pensosa e cristiana circostanza vi rivolgo questo mio pensiero… Forse dispendioso, ma garantito dal mio prossimo e generosissimo RdC.


PS: Buono splendibile solo nei negozi condizionati.

20 aprile 2019 - Francesco Del Zompo


venerdì 19 aprile 2019

Notre-Dame al rogo, disastro perfetto

         Alla fine sarà convenuto a tutti. Un disastro immane ma circoscritto e breve, dalla bellezza sublime avrebbe detto - non capito neanche sta volta - Gillo Dorfles. Innocuo. Senza morti e feriti, senza sfollati, nessuno ha perso la casa. 

Perfetti pure data e orario: cielo sgombro da nubi e prima chiaro e dopo scuro il giusto per riprese ideali da ogni dove. Sembra tutto organizzato come sul set di un film: i pompieri - almeno due loro caserme stanno proprio dietro lOpera - li diresti appena usciti dal trucco, lavorano con certezza chirurgica manovrando lunghi tentacoli bianchi. 

Intorno niente polvere, nessuno grida, nessuno scappa. Bocche aperte. Il popolo spettatore ordinato in fila sulle Rive-Gauche e Droite a puntare smartphone e lacrime. I francesi che non sincazzano.

         Chi prega lo copiano subito. Interviste a migliaia: nessuno spinge, i microfoni non mancano. Dicono tutti le stesse cose in tutte le lingue, non serve tradurre. Mentre la crème intellettuale e la France che conta, non ancora smessi gli abiti blu, comme-il-faut, non si fa trovare impreparata: con le facce grigie e solenni come al Fondo Monetario, scendono lesti e felpati dalle blindate voiture-bleu, hanno casa o hotel nel 16° arrondissement mica nelle banlieue. Ah, sospenderanno (per un po) la Campagna Elettorale, quella normale, chè questa è meglio 

         Disastro improvviso e perfetto. Poco più lungo di una scossa di terremoto, ma senza il pericoloso sciame sismico. Infatti, spento il fuoco sul tetto ligneo - fa più scena dire sulla foresta - non se ne riaccenderanno cento. E per fortuna niente Canadair, Trump voleva la Cattedrale rasa al suolo, è la prima volta che gli si disobbedisce. 

      E domani arrivano subito i soldi: già più un miliardo dai paperoni, che cuore. [Mentana battuto sul tempo prima di poter dare uno straccio di numero di conto corrente o tirarci su una maratona delle sue] Poi, vuoi mettere amici e nemici che si commuovono, i messaggi di pensoso dolore pure dagli esquimesi e dagli extra-terrestri, i cristiani che abbracciano i maomettani, presidenti e papi costernati, i baldi gilet gialli scoloriti di colpo che ritornano nelle macchine da dove erano usciti

         Un disastro perfetto è raro, come la tempesta perfetta o il delitto perfetto. E un puzzle che spettacolarmente esplode ma provvidenzialmente non si rompe, dove i pezzi espulsi anziché disperdersi prolificheranno - non per magia, eh - più grandi più belli più complicati e più ricchi che pria, auto-rimettendosi a posto con soddisfazione di tutti. 

         Vabbè, proprio di tutti tutti no; catastrofismo e misticismo a frammentazione, delirio mediatico ad alto tasso di webetismo, ignoranza caprina dei giornaloni, melassa da diabete, lacrimose emozioni a pulsante, salotti tivù col plastico fumante di Notre-Dame e la guglia del diavolo che ri-precipita e si ri-alza come in un videogioco, opinionisti-pompieri che si rileggono di corsa il bignamino su Victor Hugo: questi sì, ci uccideranno, più in fretta dun terremoto o di un incendio. 

         Però piangiamo e preghiamo. Ma per chi, se alla fine sarà convenuto a tutti?

PGC - 17 aprile 2019


Omaggio a Lisa nella sua Domus

Lisa Ponti ha aspettato di conoscerci (noi 'marinai' di Sben) e che mantenessimo la promessa fatta... Poi se n'è andata martedì 9 aprile. 
Geniale e tenerissima figura dell'arte, Lisa è riuscita, nonostante l'imponente figura del padre, a liberare la sua fantasia in tutto ciò che amava, scrivendo e disegnando.

https://service.exibart.com/comunicati-s…/cosa-non-si-domus/
I suoi fan di Sben


domenica 7 aprile 2019

“Cosa non si fa per una DOMUS”

Sabato 6 aprile 2019 si è svolta la conferenza stampa del progetto Lisa Ponti Domus, presso la Sala Verdi della Fondazione Stelline di Milano.

La partecipazione numerosa (quasi inaspettata) di pubblico e giornalisti, alla presenza dei familiari di Lisa Ponti, ha dato modo al comitato scientifico del progetto di esporre l'idea per un museo permanente a lei dedicato da allestire a San Benedetto del Tronto.

Ringraziamo i presenti alla conferenza e soprattutto quanti sosterranno il sogno-desiderio-volontà della stessa Lisa.

Sotto è riportato il testo del comunicato stampa:
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Ciao, cara Lisa,
gli acrobati c’insegnano che tutto è immaginabile e possibile,
al di là dei limiti, ma con lietezza, forza, coraggio e giovinezza,
immaginazione, bontà!
Tuo padre Gio

“Cosa non si fa per una DOMUS

     Anche se da Milano dista 1h d’aereo - 5 di treno, 20 di bici, 200 a piedi - quando la tua DOMUS la desideri proprio là, non senti nessuno.

     Quel posto LISA PONTI ce l’ha in testa da tanto tempo: per caso fece lì una mostra, un’altra dopo dieci anni e meno per caso. Il primo pensiero rimase su una nuvola, il secondo lo disegnò, con la sua matita ben appuntita… E divenne desiderio.

     Sicché in questo posto improbabile i suoi nuovi “amici”, la DOMUS giusta gliel’hanno trovata davvero, senza andare da Tecnocasa. Se il Comune vuole.
Da restaurare, si capisce. Ma è tanto graziosa, quieta, creativa, tra i pini e il mare, ti viene in mente Brassens… Un posto giusto per l’Arte.


     A guardare il progetto di Enzo Eusebi, anche suo padre Gio sarebbe contento…

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Lisa Ponti Licitra
Franca Bernardini (amica e curatrice di Lisa), Giorgio Camaioni (copywriter),
Enzo Eusebi (ingegnere e architetto), Franco Toselli (gallerista)
Fondazione Stelline, giardino interno
Michaela Menestrina (collaboratrice gruppo lavoro) e Matteo Licitra - centro foto
(figlio di Lisa Ponti)
Copertina della cartella stampa
Pubblico in Sala Verdi - Fondazione Stelline
Franca Bernardini, Enzo Eusebi,
Franco Toselli, Elena Pontiggia (storica e critica d'arte)
Giorgio Camaioni, Enzo Eusebi, Franco Toselli, Elena Pontiggia
Salvatore Licitra (figlio di Lisa Ponti)
Il "posto riservato" restato vuoto... poi occupato da altri uditori più attenti

Fondazione Stelline, interno edificio

Francesco Del Zompo
(graphic designer del gruppo - fuori obbiettivo... perché impegnato a fotografare)





INFERNA DANCTIS ORKESTRA

OFFICINA TEATRALE 2018/19
INFERNA DANCTIS ORKESTRA
INFERNO DI DANTE A CONCERTO

Canti I-X e XIII

a cura di 
Vincenzo Di Bonaventura
con
Vincenzo di Bonaventura, Lirim Gela e con Luca Giulivi alle percussioni

Ospitale delle Associazioni - Grottammare Paese Alto - 31 marzo 2019  h17


      Viaggio del pellegrino, quello di Dante: così lo definisce Di Bonaventura nel riproporre quellInferna Danctis Orkestra che fu avanguardia ventanni fa nel suo Teatrodue e - replicato in Festival internazionali e in tutte le possibili vie e vicoli del passato e del presente - è avanguardia ancor oggi, con buona pace di paludati recital o di benignesco Dante-spiegato-al-popolo-e-alle-scuole.

       Abbatte schemi e rovescia canoni questo Concerto per voce sola, percussioni e immagini: qui lattore canta e il musicista narra; qui lendecasillabo dantesco è partitura musicale che dallOuverture dei primi tre Canti dispiega il tema nei successivi, è evento sismico che scuote e sovverte.

Dovrete tornare fra trentanni, e lo capirete, scherza lattore. Ci saremo, in qualsivoglia forma

       Il brivido allucinatorio che amalgama alla sonorità del verso quella della musica percussiva ci scaglia al di là di noi (al di là di Andromeda dirà lattore), dentro loltremondo dantesco e dentro quellineguagliata architettura linguistica, la più alta che dal Trecento in qua mente umana abbia innalzato.

       Il disperato loco dogni luce muto, lorrore dei corpi attorti nella pena senza fine: sulla parete ne scorrono le immagini nelle forme che la visionarietà artistica ha prodotto; con altra forza ci percuotono il verso e il respiro solenne del metro dantesco, la duttile materia dellendecasillabo che nelle Comedìa non teme dissonanze audaci e contrasti.

       Il tamburo fiammante dilata landamento ritmico dei canti che voce e percussioni scandiscono in movimenti. Se nelle terzine "sentiamo la robusta architettura intellettuale del suo poema (Fubini), lattoriale memoria metabolica si fa oggi, di quellarchitettura, macchina narrante e concertante, tessitura poetica e musicale che dalle atmosfere ancora sospese dell'apertura e dalle tonalità calde dellincontro con Virgilio - intima vibrazione che avvicina i duepellegrini delloltretomba - sinarca poi nel ribollente magma dei gironi infernali, distorce in gorgoglìo aspro di pena la voce dei dannati.

       Così dallombra di Francesca sorge roca, come da profondità senza tempo, la narrazione dellamore rovinoso, forza incoercibile e tragica per la quale tignemmo il mondo di sanguigno; il pianto di Paolo accompagna quella voce frantumata e scoscesa che piange e dice, e Dante viene meno - così comio morisse - nellurto con la propria materia di uomo e le sue fragili certezze.

       Perché è sostanza umana quella che il poeta porta con sé, con lui la politica e la storia irrompono nella dimensione ultraterrena.  E se continuo è il trapasso dal particolare alluniversale, dalla realtà effettuale alla norma assoluta, ognuna delle ombre incontrate è tuttavia legata al gesto che ne ha connotato il destino; così Francesca nella bufera infernal che mai non resta è abbracciata a Paolo, essi sono quei due che nsieme vanno; Farinata è scolpito nella fierezza del ruolo giocato nel Concilio di Empoli; Ciacco è, pur nella depravazione del vizio, il concittadino da cui apprendere la sorte di Firenze corrotta e dilaniata dalla discordia, il (quasi) contemporaneo che gli chiede dolente di ricordarlo ancora, quando sarà tra i vivi (Ma quando tu sarai nel dolce mondo / priegoti cha la mente altrui mi rechi).

        La sequenza serrata degli incontri, lineluttabile eternità della pena che sfigura i volti e i corpi in continua tensione tra orrore e grottesco, l’“espressionismo titanico che nella cantica disegna loltremondo infernale: tutto si dispiega nel possente respiro del verso per poi ricongiungersi e fondersi nellimplacabilità delle percussioni, la voce si deforma negli accenti irosi o striduli delle creature infernali, del bestiario medievale che sintreccia al mito antico.

       Caronte, Minosse, Cerbero, Pluto, Flegiàs, le Arpìe, i diavoli della città di Dite sono luniverso allucinato che tuttavia lumanità del poeta vivente e la dignitas del poeta antico sovrastano, pur scosse e provate. Per un Virgilio furente che inveisce contro i diavoli di Dite, cè un Dante vendicativo che respinge il barattiere Filippo Argenti, ben conosciuto in vita, perché sprofondi al più presto nella palude fangosa da cui è emerso.

     È lirriducibile concretezza della vita terrena che continua ad agire nelloltretomba, è temporalità contenuta nelleternità senza tempo che proietta le forme terrene sub specie aeternitatis: è incessante ricerca di significati universali che permea il dialogo ininterrotto con Virgilio - duca, maestro,padre - e si amplia nelle discussioni dottrinali, evoca gli spiriti magni che il poeta colloca nel Limbo. Della magnanimità di quelli, megalopsuchia che è grandezza virtuosa opposta allignavia e allindifferenza, si illumina il poeta prima di lasciare per sempre la queta, il loco aperto, luminoso e alto dal quale s'inoltrerà nel regno ove non è che luca.

    E umana affettuosa pietà, terrena e accorata, accompagna Dante nella selva dei suicidi: la sorte di Pier della Vigna - canto XIII, omaggio finale e intenso del validissimo allievo Lirim - il ramo secco e sanguinante da cui si leva voce che poco ha di umano - Uomini fummo, e or siam fatti sterpi - colpiscono il poeta con insopportabile intensità; così tanto da chiedere che sia Virgilio a rivolgere a quello spirito nuove domande, chi non potrei, tanta pietà maccora.

      Sempre presente e concreto con la sua storia personale, il poeta ritrova, nel personaggio retto, spinto al suicidio dallingiusta accusa e dallinvidia, le ragioni della sua stessa vicenda politica, la dirittura che rifiuta il compromesso, la crudeltà del distacco da quella Firenze che mai rivedrà.

Così è forse anche dello stesso Dante la preghiera di quel magnanimo: E se di voi alcun nel mondo riede, / conforti la memoria mia, che giace / ancor del colpo che nvidia le diede.

      L Inferno di Dante a Concerto ci restituisce interi, oggi, lafflato poderoso e il messaggio umano e morale del poema, la tensione agonistica che è paradigma di unesperienza universale di ricerca.  

      E sono state viaggio - tutto terreno - anche le nostre preziose due ore di catartico, vitalissimo abbandono.


Sara Di Giuseppe - 5 Aprile 2019