domenica 22 settembre 2019

Chi rompe NON paga, Chi sporca NON pulisce, Chi inquina fa festa

Domenica 15 settembre: 
un fiume di veicoli 4X4 in processione veloce in un loro circuito
tra Ripatransone, Cupramarittima, Grottammare e dintorni. 


Chi rompe NON paga, Chi sporca NON pulisce, Chi inquina fa festa

I nostri fragili centri storici, le nostre quiete agricole contrade, le nostre malandate strade sterrate avevano proprio bisogno della ripassata annuale degli specialisti off-road a bordo dei loro muscolosi fuoristrada dallaria guerriera.

Eravamo stati avvertiti: centinaia di strisce di plastica arancione (cm 150X11 circa) con scritte misteriose (WARN ARB 4 TECHNIQUE \ OLD MAN EMU 4x4 questi così parlano) pendevano da qualche giorno da tronchi e rami dalbero, siepi, pali della luce, ringhiere e muretti lungo tutti i km del percorso (circa 40 km). Come dire: attenti, arriviamo, sciò, si salvi chi può.

Finchè domenica la falange si è annunciata con impressionante rumore di stormo delicotteri militari -  pareva Apocalipse now reloaded - ma non erano elicotteri. Non si capiva. 

Finalmente li vedo, in mezzo al fuggi fuggi di gatti e altre bestie: ne conto 32 ma sono di più le ruote più grandi di loro, polvere, sassi che schizzano, frastuono di motori e ferraglia varia, puzza acre di scarichi liberi, fumo, fumo Chiudi le finestre! Chiudi tutto!

Aspettiamo che passi, barricati come in guerra Alla fine passa. Adesso tocca al bosco, laggiù dove salza serpeggiante un largo pennacchio di fumo chiaro-scuro. Almeno qui siamo salvi.

Poi - vengo a sapere - sempre in processione veloce, tutti in paese (Ripatransone) fin nella piazza del Municipio: lì allunisono, come militari ben addestrati, tirano fuori tavoli e sedie per il pranzo autarchico portato da casa: niente ristorante per gli uomini duri. Poi via ancora verso lavventura, chi con le giacche mimetiche, chi con le divise da pilota tutte pecettate, chi coi cappelli western. 

Trazioni integrali, marce ridotte, differenziali auto-bloccanti, gomme alte e grasse dai tasselli giganti capaci di scavare voragini. 

Devessere esaltante guidare questi fuoristrada cattivissimi, scorrazzare per ogni dove (pure per fiumi!), arrampicarsi, guardare tutti dallalto in basso Tanto nessuno fiata. 

Mi va bene quasi tutto (non è vero ma ci provo). Però:

-  Perché non ve ne state per conto vostro nei vostri circuiti privati o sulle vostre benedette terre a giocare, liberi di correre scontrarvi ribaltarvi affumicarvi?

-  Perché dobbiamo, noi umani regolamentari non fanatici di ruote e motori, respirare per ore le vostre puzze, assordarci coi vostri rumori, coprirci di polvere e sassi, temere per i nostri animali?

-  Perché vi si consente di massacrare ancora di più le nostre povere strade, già in condizioni pietose e nessuno che le metta a posto? Perché vi si lascia inquinare pesantemente l'ambiente naturale e l'habitat animale creando stress, scompiglio e morte nella fauna locale? 

-  Perché vi permettete di deturpare il paesaggio con quelle vostre strisce arancioni appese dappertutto sul verde-marron come stupide decorazioni natalizie? Le avete lasciate per più di una settimana, solo oggi le avete tolte.

-  Perché i sindaci dei Comuni autorizzano tali scorribande che sconvolgono i territori senza neanche [ammesso che basti a giustificare il tutto, ma ovvio che non basta] lombra di un ritorno economico? (Il catering al sacco, manco al ristorante!)

Voi rompete e non pagate, sporcate e non pulite, inquinate e nessuno vi multa. BRAVI! Clap-Clap! Quasi quasi mi compro una Gip


PGC - 22 settembre 2019


sabato 21 settembre 2019

La Tragedia di ADELCHI

Conosceva la sua Palazzina Azzurra come nessuno.

Ogni particolare edilizio. E ogni palma, ogni cespuglio, ogni fiore, quasi ogni filo derba del giardino. Mi chiamò disperato, quando tagliarono il grande pino. Quante volte ispezionava preoccupato il malandato mosaico della ex pista da ballo: metteva le tessere che si staccavano in tre sacchetti tre toni dazzurro tante volte mandassero qualcuno a ripararla (Macchè)

Teneva a bada gli espositori, gli artisti, i musicisti, gli assessori, i politici e il pubblico maleducato con la stessa intransigenza: attenti, la Palazzina è fragile, si rompe!

Una mattina lo trovai arrampicato su una sedia di plastica che lucidava con cura il plexiglass della scultura VALE & TINO di Marco Lodola: che poesia, sembrava ballasse con loro

ADELCHI non era solo lo storico custode della Palazzina Azzurra, era proprio una sua parte. Era, soprattutto, un testimone scrupoloso, che si studiava attento e a modo suo ogni artista. Poi me lo raccontava, a modo suo.

Quando andò in pensione la Palazzina ci restò male, come orfana. ADELCHI adesso la guardava da lontano, ci passava davanti in bicicletta, chissà se ci entrò più. Io non riuscii a (ri)portarcelo mai.

Ma le vite della Palazzina e di ADELCHI continuavano parallele, il loro distacco non era una tragedia. Si amavano lo stesso.

La Tragedia è adesso.


19 settembre 2019                  Giorgio


martedì 17 settembre 2019

EUGENIO DE SIGNORIBUS, il nostro “Robinson”

La Repubblica/ROBINSON n°145 (14.9.19): 
Eugenio De Signoribus, così coltivo il frutto poetico


EUGENIO DE SIGNORIBUS, il nostro Robinson


        Chissà quanti siamo, a precipitarci in edicola per comprare ROBINSON appena arriva; ad andare poi subito alle ultime due pagine dove Antonio Gnoli intervista il personaggio della settimana (col relativo ritratto a fianco, disegnato da Riccardo Mannelli). Chissà quanti siamo, è una cosa irresistibile. 

E, sorpresa, lintervistato di ieri è Eugenio De Signoribus!

        Intanto mi stupisco perché i personaggi di cultura che Gnoli intervista nascono in genere negli anni 30, e in confronto Eugenio è poco più che un ragazzo. Mi sorprende poi la coincidenza con lidea volante o peregrina venutami alcuni mesi fa nel leggere lintervista al nostro Tullio Pericoli-illustratore di colline e di paesaggi mentali e fisici: lidea di trovare - su un Robinson - unaltrettanto bella intervista al nostro Eugenio De Signoribus-poeta. Ma è presto, mi dicevo, figurati poi se succederà

Invece guarda, lintervista è adesso, e proprio nella casa di campagna di Tullio Pericoli (che non vede da tempo), che è dalle parti di Cupra Marittima - Lisola che cè - dove da sempre vive Eugenio!

       Ci sono poeti che si riconoscono da come camminano. Hanno il passo evanescente delle occasioni mancate, vestono con la stoffa del loro dolore, parlano come se ogni cosa dovesse aver termine, da un momento allaltro. Eugenio De Signoribus, il poeta più schivo che conosca, sembra sempre sul punto di dissolversi…”

        Antonio Gnoli sa inquadrarlo subito con affettuosi e veritieri tratti da pittore, De Signoribus non è un poeta qualsiasi, è uno specialista di precarietà. Ma anche un artigiano, come suo padre: che faceva il barbiere ed era molto preciso nel suo lavoro: per ottenere una buona sfumatura, diceva che occorreva lavorare con la punta delle forbici. E questo richiedeva tempo. Ed era così, sia per la testa del ricco che per quella del povero. (). La poesia esige lo stesso scrupolo, la stessa precisione: la cura massima della parola, la scelta del tempo giusto, la lotta alle sciatterie di quelli che nello spazio di un mattino si scoprono poeti, musicisti, pittori

        Perché il frutto poetico va coltivato con fatica e silenzio, come farebbe un giardiniere coscienzioso. 

 (avrebbe fatto il giardiniere, dice Eugenio, se avesse potuto): è un percorso arduo, dallesito incerto, né alcuna legge esiste che obblighi ad accettare un poeta o un verso

      Nel dialogo ampio e sincero che disegna le infinite, intime sfaccettature del poeta, emergono ricordi di poeti conosciuti, amati, e la certezza della sacralità della poesia, della sua forza e della sua solitudine. 

      La verità della poesia non è il frutto di un esperimento che si può ripetere. La verità della poesia è sola. Cresce nel deserto ed è raro che possa essere ascoltata. E la parola estrema e indifesa che cancella ogni certezza. E la semina di un raccolto difficile.

        Si chiude su parole come queste, che non lasciano scampo, il dialogo discreto e profondo col poeta e con luomo; e ancora una volta la speciale scrittura di Gnoli-giornalista mostra di saper estrarre tutto loro che cè da un incontro, da un racconto, da una conversazione apparentemente casuale. Chissà quanti siamo, a raccogliere le sue interviste

        Di certo anche a noi tapini, che da queste parti respiriamo la stessa aria di De Signoribus, che percorriamo (con meno rispetto, noi) le stesse strade di paese dalle Case perdute, che leggiamo talvolta troppo distratti i suoi versi, pare oggi di conoscerlo meglio. Ci aiuta anche l'acuto ritratto di Riccardo Mannelli: con poche rughe, per una volta


PGC - 15 settembre 2019 


giovedì 5 settembre 2019

Quasi quasi mi faccio un incendio

        Devesserci un piromane seriale che imperversa nelle campagne di Cupra-Grottammare-Ripa, ma nessuno lo prende. Sembra agire indisturbato, con la massima libertà e a colpo sicuro. Quando in TV non cè la partita o qualche altra scemenza che adora, lui per non annoiarsi guarda in aria, strabuzza gli occhi come i coatti di Carlo Verdone inUn sacco bello - e trova lispirazione Quasi quasi mi faccio un incendio. Due passi nei paraggi (a piedi, in macchina, in motorino), accende e torna. Poi si gode gratis lo spettacolo di sirene - autobotti - pompieri - elicotteri - canadair - tivù 

       Nessuno mai lo beccherà, se la sequenza dei fatti è questa. E lo è. Senza alcuna efficace attività di prevenzione, lui può continuare tranquillo [a meno che non si dia fuoco da solo], invece noi ci rimettiamo i boschi. 

      Sui giornali la notizia non fa più notizia: le solite veline inzeppate di dati tecnici senza senso per chi legge, diramate con dispiacere precotto misto ad orgoglio: le fiamme, dopo ics ore, sono state domate con sprezzo del pericolo bla bla bla intervento di squadre di Vigili del Fuoco da ogni dove. Costi altissimi per niente: dopodomani, vicinissimo, capiterà un altro incendio. Doloso.

        Eppure qualcosa si potrebbe e dovrebbe fare per proteggere davvero questi nostri territori circoscritti, pure mediamente urbanizzati, e arrestare il piromane pazzo (se è pazzo). Non siamo in Amazzonia.

        La butto là: perché non utilizzare i DRONI? Penso a una decina di droni semi-professionali, del costo di poche migliaia di euro, da tenere permanentemente in funzione (in volo) nei mesi degli incendi. Da una quota di circa 500 metri, coprirebbero palmo palmo tutto il territorio rivelando allistante qualsiasi movimento o azione sospetta ad ununità operativa della Questura la quale, prima che il piromane seriale agisca, invierebbe i gendarmi a catturarlo come un cinghiale. Della sua losca condotta avrebbe prove certe.

      Invece di continuare letteralmente a buttare acqua sul fuoco - con enorme dispendio di uomini e mezzi - quando gli incendi già fanno il loro sporco lavoro, non sarebbe almeno da tentarla, unoperazione chirurgica preventiva come questa?

      A meno che - guarda che vado a pensare! - gli incendi non siano un appetitoso affare per qualcuno o per molti, e allora è tutta unaltra storia, e appena un dettaglio far finta di spegnerli.


PGC - 5 settembre 2019