27/12/23

LABIRINTO BIC

“Un giardino è cominciato, l’altro non esiste più”

 VIRGINIA MORI  /  A cura di Alex Urso

Ripatransone – FIUTO ART SPACE – Dicembre 2023 / Gennaio 2024


Siete mai entrati in un labirinto? La domanda non vuole una risposta, ma è un pretesto per farvi guardare - intanto - come sono animati e cosa c’è dentro questi 4 labirinti di Virginia Mori disegnati con la penna BIC. Storie strane, talvolta cupe, da interpretare. Labirinti per farti pensare, per metterti qualche paura (ti puoi imbattere in un rinoceronte, ma è finto!... in un lupo-cattivo che è solo un cane… in un delitto che non c’è, in una borsa sospetta, ahi, esploderà?). Racconti fiabeschi illustrati, senza finale. Sogni intricati sulle tracce delle idee, che (non) s’interrompono e che turbano. Labirinti di foglie del tempo. Rebus. Specchi rotti che vorresti ricomporre e non sai, se non hai la calma ragionante. Altro che i labirintelli di Luna Park.

Le altre opere di Virginia, senza ulteriori labirinti da decifrare, appaiono più giocose. Ma l’imprevedibilità e il sentimento che le lega sono gli stessi, un po’ d’ansia, un po’ di mistero, un po’ d’ironia. Alla fine sono sorrisi. Una ventina di quadri di piccolo formato da meditare, per scoprire un po’ sé stessi e gli altri. Grazie alle BIC.

     La BIC nera classica, Virginia Mori usa solo quella. Non solo perché è leggera, economica, universale, pratica, “eccellente nel tratteggio” e dura 3 chilometri. Ma perché è un oggetto iconico del secolo scorso, una sorta di Coca-Cola della scrittura che desiderava affrancarsi dalla noia di protagonismo a basso livello: va bene scrivere, ma perché anche non disegnare? La BIC sapeva di avere un certo fascino, quasi un diritto. Eppure, all’inizio, ai primordi del loro arrivo in Italia (a metà anni ’50), le BIC a scuola erano proibite! Perché, diventate presto il nostro oggetto del desiderio - stufi di pennini inchiostro e calamaio incorporato sui banchi - ne facemmo subito un uso sfrenato. Le BIC ce le mangiavamo! Così diventammo tutti viola, dita faccia bocca ginocchia (braghe corte sempre) più vestiti, libri, quaderni… Le prime BIC spandevano da matti. Poi a casa lava, lava, lava… Così per un anno o due a scuola niente BIC, rischiavi un votaccio o 7 in condotta. 

     La BIC nera di Virginia Mori mi ricorda le “matite ben appuntite” di Lisa Ponti alla Palazzina Azzurra (2001 e 2011), anche quelle “arnesi” essenziali, iconici, contenitori potenziali di arte: “suggeritori” di racconti e di favole, con animali (amici o nemici) disegnati con segni leggeri e acrobatici (tristi o che ridono), sempre comprensibili. Lo stesso spirito libero e profondo… con giardini cominciati e altri che non esistono più.


      PGC a Natale, prigioniero nel mio labirinto  - 25 dicembre 2023

 

20/12/23

27+3*

*stasera 12+3 [per ragioni di spazio]  Ovvero quando la copertina del CD può raccontare un concerto

“THE STRINGS OF MY HEART”

Trio PAOLO DI SABATINO con l’orchestra d’archi BENEDETTO MARCELLO

Ascoli Piceno – COTTON LAB   15 dicembre 2023  ore 21

      Contando - col dito come i bambini - gli strumenti sulla copertina del disco, che sono 27+3, m’immagino che le 27 strings in doppia fila siano l’orchestra d’archi Benedetto Marcello (quasi al completo). E visti dall’alto: di Luca Bulgarelli sia il contrabbasso, di Glauco Di Sabatino il piatto della batteria e di Paolo Di Sabatino il pianoforte a coda (Fazioli?), il cui grande coperchio dall’iconica forma curvilinea sarebbe il suo heart dipinto ad ispirati arabeschi irregolari: come tracce, scie dei suoni e delle emozioni delle sue composizioni.

Anzi, questa potrebbe essere anche la giusta riproduzione grafica dell’umore (delle corde del cuore) di ognuno del pubblico di stasera al Cotton. Uno strano elettrocardiogramma senza punte, senza assi di riferimento, quasi senza capo né coda, ma sincero come quei ghirigori dei bambini che scarabocchiando un foglio in libertà - con innocente violenza o con la leggerezza di uno Chagall - esprimono non sorvegliati sentimenti e talvolta arte. Chi lo strappa e chi lo conserva, quel foglio. Così, se di ogni pregevole concerto cui assistiamo disegniamo noi il suo arabesco - testimoniale come una nostra impronta digitale - e lo conserviamo come un quadro, succederà forse che basterà guardarlo ogni tanto anche solo di bolina per ricevere “dalla parte del cuore” ricordi allargati di quel concerto: l’atmosfera, gli odori, le vibrazioni intime. Oltre la musica.

Per restare tra le nuvole con questi pensieri (che mai mi sarebbero venuti in mente se il concerto non mi avesse sorpreso… anche nella sua forma grafica), se io fossi l’ing. Fazioli costruirei davvero una serie speciale di pianoforti a coda lunga, neri, "THE STRINGS OF MY HEART", col coperchio intarsiato di arabeschi. Magari su disegno del cliente. Con supplemento di prezzo ma anche no. Con quello che costa un Fazioli… 

PGC . 19 dicembre 2023

18/12/23

La Befana del Vigile

 

 

      Con gaudio incontinente e ad inginocchiatoi unificati la stampa picena annuncia cubitale alle trepidanti folle l’inizio del percorso di addestramento dei Vigili Urbani pistoleri: fortemente voluti, questi ultimi, da governi locali di specchiata fede fascista [fulgidamente testimoniata dalla partecipazione - un 28 ottobre di qualche anno fa - del sindaco ascolano Fioravanti, del presidente di Regione Acquaroli, di rappresentanti istituzionali piceni assortiti, alla cena fascistissima e menu littorio conseguente, in ricordo del 97° anniversario della gloriosa Marcia su Roma].

 

Sono soddisfazioni.

 

 A circa un anno dall’annuncio trionfale e va da sé genuflesso della stampa locale, che velinava senza muovere muscolo o sopracciglio: C’è l’ok per le pistole ai vigili urbani” - dove l’ok era quello del Consiglio Comunale di Ascoli  -  ecco che il sogno si realizza, ecco “i passi concreti”, ecco “I vigili con le pistole al campo di tiro”, ecco  il passaggio “dalle norme e procedure ai fatti”. 

Ecco l’addestramento, i test attitudinali, ecco l’acquisto del materiale necessario –  armi, of course, affarone mica male per un sacco di gente – ecco i percorsi di formazione e addestramento.

 

Una macchina da guerra, insomma, me cojoni! A guidarla, compiaciute e convinte - ognuno si convince di quello che può, nella víta, meglio se fa bene alla carriera - con sicuro seguito di altre figure istituzionali e della pubblica opinione, la Comandante dei Vigili ascolani e la Prefetta di Ascoli

Curiosamente due figure femminili, a cui piace credere alla sicurezza affidata alla forza, alle pistole e ai pistoleri. Contente loro. Già, ma noi?

 

Noi, persuasi che il machismo e le scelte muscolari fossero prerogativa di maschi forzuti e frustrati, ci sbagliavamo, è evidente

[La truce Fratelladitaglia che comanda e (s)governa il paese con ringhio feroce e piglio borgataro dal basso dell’inutile tacco 12 è lì a testimoniarlo ahinoi oltre ogni ragionevole dubbio]. 


Siamo certi, naturalmente, che il luminoso esempio verrà presto seguito dagli altri comuni piceni: San Benedetto, Grottammare, Comuni di  monti e di mare e collina scalpitano e mordono il freno (e già da tempo la paccutamente armata e carrozzata Colonna Mobile Blu dei Monti Azzurri si copre armocromaticamente di gloria blu su e giù per le valli). 

Anche noi, anche noi! è il grido unanime a stento trattenuto degli amministratori del circondario, vogliosi anch'essi di pistole e pistoleri, e di armi e poligoni di tiro e armerie e stanze blindate. Non stanno nella pelle e li capiamo: suvvia, chi non vorrebbe una volta nella vita sentirsi un po’ Rambo, sia pure per conto terzi e per interposto vigile urbano?


Perché è fuor di dubbio che ha attecchito benone nel nostro tempo triste, come infestante gramigna, la mala pianta delle politiche forzute che sempre trova corifei e trombettieri di ogni peso e risma, istituzionali e non, nazionali e locali, con stampa da riporto. 

E profondo sempre più, incolmabile ormai, è il deficit di civiltà che attraversa il nostro tempo e le nostre latitudini: la sicurezza dei cittadini delegata alla repressione e alle armi [e prima ancora agli spioni all'amatriciana del "Controllo di vicinato" nei nostri Comuni] è l'ultima sconfitta del vivere civile. 


Ed ecco così che il familiare vigile urbano - il simpatico romanesco pizzardone - da sempre parte rassicurante del nostro quotidiano, cambia fisionomia e si trasforma sotto i nostri occhi, come in un horror di quarta serie, in plumbea maschera ringhiante e armata, proprio come chi li comanda a livello nazionale.


Per alleggerire dunque l'atmosfera di questo tempo fosco, e poichè ricordiamo, noi diversamente giovani, la benevola figura del vigile urbano che in anni lontani, dal dopoguerra in poi, nel periodo natalizio era destinatario di doni che chiamavamo Befana del Vigile, propongo di ripristinare la simpatica pur se datata usanza. A patto di mettere,  intorno al cilindro dal quale il pizzardone si sbraccia nel traffico come faceva una volta, non già panettoni, dolci, liquori, giocattoli, peluche, ma tante e tante e grosse e luccicanti e paccute, minacciose e sparacchianti …

 

PISTOLE!

Sara Di Giuseppe - 16 dicembre 2023

 

14/12/23

Querelatemi ma voglio un calendario, anzi due.

    Uno lo appendo in cucina sopra il forno. Con l’altro ci fodero i vetri della macchina (lasciando dei buchi per vedere la strada). Facessi il camionista, il gommista, il meccanico o il carrozziere, ingrandirei al naturale le foto e le appiccicherei bene in vista sul posto di lavoro per essere carico tutto l’anno. E se fossi un barbiere, ne farei un libriccino profumato come quelli ingenuamente peccaminosi che una volta a Natale si regalavano ai clienti fidati che si facevano far di tutto, barba-frizione-capelli-shampoo, più ‘na ‘mpappata di brillantina al petrolio. 
    Queste 2 copie del prestigiosissimo calendario artistico Miss Grand Prix 2024 le chiederò in ginocchio direttamente ai boss Claudio Marastoni e Claudio Marastoni (sono due o doppi, loro si annunciano così, buffo no?), ma prima che querelino tutto il mondo subacqueo della spiaggia. Oppure a Spazzafumo sindaco illuminato a sua insaputa e alla sua fresca Assessora alla Cultura che, per cominciare, ma come balli bene bella bimba, bella bimba, balli ben…
    L’affare di Natale: 7.000 euro - diciamo 7.000 Ducati rossi  “che nessuno ha pagato” (Babbo Natale sei grande!) - per "pubblicizzare a 360 gradi" (sic) San Benedetto con “fasciate” (qualunque cosa voglia dire) in costumini-ini da bagno. Vestite costavano di più. Brave figlie trovate per strada o al bar o al mercato o a scuola o in fabbrica, impigliate in una rete da pesca, appena scese di bicicletta che si stiracchiano, sedute pericolosamente sulla balaustra, sotto Lu Mammùcc di Kostabi che le frusta, sfaticate sotto la scultura di parole Lavorare Lavorare Lavorare di Nespolo, accosciate sotto al povero Gabbiano di Lupo, appoggiate pensose al muro di mattoni, all’ombra dei banani, vicine al faro ritto forse troppo grande per loro, vive tra le statue del porto, legate (per finta) con grosse corde. Appetitose Eve in pose naturali di faticata vita normale. Foto d’ambiente spontanee “per far risaltare bellezza e cultura”. 
Ma “le ragazze sapevano”. Comprese le minorenni dai genitori entusiasmati.
Ragazze della porta accanto. Ah, io non ho neanche la porta…
    Comunque voglio 2 calendari. Peccato che non c’è neanche un centimetro libero per scriverci le scadenze delle bollette, le date delle analisi, delle vaccinazioni, dei compleanni, dei funerali, delle cazzo di rate del mutuo… Toccherà scrivere bavosi sulle gambe sui culi e sulle tette, non va bene.  
    Potevate essere più professionali, cari Marastoni & Marastoni. E mo’ pure le querele. 2 a testa?    

 

    calendari & querele di questo dicembre 2023       PGC  

11/12/23

Hey Jimmy

Hey Jimmy *

*Jimmy Villotti, per l’ultima volta con Paolo Conte alla Scala, e al cinema.

 

         “Scendo giù a prendermi un caffè, scusami un attimo…”

            Te ne sei andato con il vento d’autunno, Jimmy uomo-camion

          - un artista fortissimo - 

            la chitarra entusiasmata ingolfata di swing e di lacrime

            a masticare vecchie rumbe (che forse sono un’allegria del tango) 

            vicino ai saxofoni con la parlata grassa

            Parole d’amore scritte a macchina, a velocità silenziosa, con roteante fluidità

            un sorriso di tregua ad ogni accordo

            Quintali di poesia, ballando, recitando e inventando, arredando il silenzio giù nel fondo

            con un gelato al limon…

            Jimmy dalla genialità di uno Schiaffino

            Neanche più un pranzo da pascià a questo punto della vita.

                      Jimmy e Paolo, le chic et le charm, ladri di stelle e di jazz, maestri nell’anima

                      C’era tra voi un gioco d’azzardo, gioco di vita, duro e bugiardo

                      Quante vicissitudini…

                      ah, la comedie…  ah, che rebus…

                      E’ inverno, neanche girano le lucciole nei cerchi della notte

                      Ma cos’è che luccica sul grande mare, onda su onda…

                      forse sarà un pianoforte da concerto, o forse parole, che sembrano pianto…

            Certi gatti, o certi uomini, mai più ritorneranno.

            Jimmy, la tua sarà un’altra vita

            oltre le lune e gli uragani

            In un sonno gigante. Sonno elefante.

 

         “Non piangere, coglione, ridi e vai ”

 

10 dic. 2023           PGC  [ogni parola è di Paolo Conte] 

10/12/23

“C’erano gli dei, in quel trattore”

ovvero 
 della “sorpresa”

      Così, sorprendentemente, Paolo Conte risponde alla domanda su quali siano state le prime intuizioni musicali della sua vita: dice di quando, ragazzo, al passaggio del trattore nella sua campagna astigiana ne registrava mentalmente lo stridio e il suono, le variazioni e i contrappunti del suo percorrere il perimetro del campo, le discese ardite e le risalite che divenivano, nell’allontanarsene, suono profondo e lungo, di onirica magia… c’erano gli dei, in quel trattore, dice quasi sussurrando. 

Il disegno animato colora la scena del biondeggiare del campo e del rosso trattore, col ragazzo che osserva e ha già la sua musica in testa (o gli dei, che sono poi la stessa cosa).

 

E’ fatto anche di questo, il film che segue il musicista prima e durante il Concerto alla Scala di Milano del febbraio di quest’anno. 

Un breve addentrarsi delle riprese nel foyer del teatro, nell’inestirpabile onnipresente vegetazione dell'inteligentsjia nostrana, poi tutto il resto è regia sobria, raffinata e colta, musicalmente dotta, attenta ai particolari. 


È un Conte che si racconta pacato, seduto al tavolo nel suo studio di “Avvocato Conte”: lo fa con quella pronuncia astigiana un po' così, con quella voce ruvida e il maglione, e le matite colorate dalla punta perfetta in bella vista. E mentre parla riempie di colore le forme e le linee di astratti disegni suoi; dice, come tra sé, che un artista non può non essere prima un artigiano, pena l’evanescenza della sua arte non sostenuta da una solida struttura; dice che nelle sue creazioni la musica c’è sempre prima del testo, e il testo ruba parole e quadri alla vita, al quotidiano e al sublime, alle ombre e alla luce, al vicino e all’altrove e perciò ogni composizione ha un’etnia musicale dentro.


Ma il film è poi musica soprattutto, ed è Conte: lui e la sua voce sghemba, lui e il pianoforte e il buffo kazoo dentro cui soffia ogni tanto e che “dopotutto è rimasto la mia orchestra preferita”,  e le mani che suonano anche quando non suonano. Dietro e vicino, l’eccellenza dei suoi musicisti: i quadri d’insieme dicono anche plasticamente di una simbiosi perfetta tra quelli e il maestro. 

Perché il maestro è nell’anima ma è anche in quelle chitarre vorticose e nelle dita che mulinellano senza sosta sulle corde fin quasi ad avvitarsi; è nella chitarra di Jimmy Villotti che ormai da qualche giorno suona in un altrove molto più in alto di noi; è nei sax, nei timpani, nel vibrafono, nel violino e nei contrabbassi, nel bandoneon e nella fisarmonica, è nelle coriste; è in tutta l’impareggiabile orchestra e nei solisti che si scatenano virtuosi in un delirio di variazioni acrobatiche quando Diavolo rosso irrompe sul finale in un valzer di vento e di paglia , mentre contro luce / tutto il tempo se ne va...

Lui, “novecentista errante” dipinge i colori di un’epoca e disegna in note il suo tempo e il nostro e tuttavia sembra che suoni in un club vecchiotto fra amici, l’abito un po’ cascante, il passo lento di chi non ha bisogno di barocchismi di contorno perché la sua arte ne risplenda. Ma è l’orchestrazione sontuosa, sono i superbi assolo di sax e poi fisarmonica e poi di violino, è la sua voce scoscesa di troviere  in cui volteggiano parole e musica e poesia, a penetrarci nel profondo, ad intrecciarsi con “le nostre toponomastiche private”, ad evocare voci dal sole e altre voci, a strapparci un sorriso di tregua ad ogni accordo.

Ed eccole una dopo l’altra, le sue “storie in bianco e nero, storie di tutti i giorni, ironiche e profonde” che si congiungono alle avventure quotidiane di noi tutti e avvolgono un gomitolo di commozioni e allegrie, di cui  ciascuno può tirare il filo e dipanarlo e riavvolgerlo nuovamente e all’infinito, legarlo al proprio reale e al proprio immaginario. Tanghi e milonghe dall’eleganza di zebra, blues e jazz, accordi intriganti, silenzi sospesi: tutto c’è, in questa musica che afferra parole e poesia e volteggia con esse, mentre anche noi, eccoci, recuperiamo il cielo ad alta quota.

      Si ha voglia di ringraziarlo. Perché, come ha scritto qualcuno, “tutto ciò che scrive il poeta-musicista aderisce alla nostra aspirazione alla bellezza”. Eppure: Dentro di me c’è sorpresa – risponde il maestro semplicemente, in chiusura, alla domanda su cosa provi di fronte a tanto amore da parte del pubblico - anche soddisfazione, senza dubbio, ma prevale la sorpresa.

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“Arte speciale, la canzone. Il cui discorso, per Conte, torna perfettamente come tutt’uno – se ben fatto, inscindibile – di parole, musica, voce (la quale ultima è in sé sintesi si parola e musica ì). Non c’è bisogno di chiamarlo poeta, non ha bisogno di una falsa aureola in più” (Maurizio Cucchi).

Sara Di Giuseppe - 9 dicembre 2023

 

06/12/23

L’Ospedale su ruote

L’Ospedale su ruote  WHEELED HOSPITAL  ecco la soluzione

        Se non fosse il più serio degli argomenti, se non fossero volgarità le soluzioni cervellotiche delle basse intellighenzie politiche che pretendono il nuovo ospedale nelle proprie aie di riferimento, ecco la soluzione che accontenterebbe tutti:

L’Ospedale su ruote, Wheeled Hospital, l’ospedale mobile che si sposta al capriccio dei politici. Uno-due mesi qua, tre mesi là, un po’ al mare, un po’ in montagna, un po’ in collina, un po’ lungo la valle del Tronto, un po’ vicino ad Ascoli, un po’ vicino a San Benedetto, un po’ tra Grottammare e Cupra, un po’ “tra Acquaviva e Ripa”

ISTRUZIONI:

Si contatti AIRSTREAM (il più prestigioso costruttore americano di case mobili, fornitore ufficiale anche della NASA), e gli si commissioni un ceto numero delle loro argentee caravan bombate multiasse (ma a 2 piani) adibibili a reparti ospedalieri. Agili e attrezzatissimi rimorchi spaziali su gomma agganciabili tra loro, facilmente trasportabili ovunque con motrici idonee, perfettamente coibentati, autonomi dal punto di vista energetico, belli esteticamente e già personalizzati col nome del reparto (Chirurgia, Pediatria, Ortopedia, Pronto Soccorso…). Garantiti 20 anni. Perfetti per un ospedale che si rispetti. In un anno potrebbero consegnarne 100. [AIRSTREAM Inc. / Jackson Center, Ohio 45334-0629, fax 937-596-7939  support@airstream.com] 

Ah, ci saranno tangenti da pagare, qualcuno da ungere, ovvio, più altre cosucce che non dico ma in Regione sanno… Ma niente di complicato, pure le nostre sgangherate BCC sanno destreggiarsi in certe missioni… Tutto legalmente irregolare, ooh yes! 

           Immaginatevi la praticità, l’efficienza, la soddisfazione dei cittadini che - ZAC - potranno trovarsi il nuovo ospedale sotto casa come fosse un Circo Togni arrivato per gli spettacoli coi pagliacci e le bestie feroci, che starà qualche settimana e poi se ne andrà dove l’attenderanno comodi altri malati… ma poi torna… ah, che bello! 

            Allora sì, che ogni politico potrà dire al suo pollaio: questo ospedale-su-ruote-wheeled-hospital-l’ho-voluto-qua-io!Votatemi-ancora. Applausi.  Clap-clap

 

PGC - dicembre 2023