martedì 1 luglio 2014

Cobra do Brasil. Gabriele Mirabassi e Roberto Taufic alla festa di Radio3 di Perugia.

È che il Mirabassi lo chiamano “il Cobra” - come dice Valerio Corzani, per via di quegli avviluppanti guizzi mentre suona - mentre Taufic è brasiliano. Spiegato il titolo. Mi si dirà che i cobra-serpenti bazzicano poco il Brasile preferendo l’Asia e l’Africa. D’accordo, questo infatti è un esemplare unico (e per niente velenoso, anzi) della specie cobra-musicista, che ama i sambisti, i tropicalisti, i bossanovisti, Caetano Veloso ed Elsa Soares, i gemelli Santoro violoncellisti, la musica del mitico Nord-Est, quelli del giardino botanico di Rio, quei pazzi (del Sud mi pare) che con le chitarre suonano Bach alla brasiliana…
E di questa fresca “trasformazione” sarebbe responsabile proprio Roberto Taufic, che avendo suonato con tutti i più bravi del Brasile, ha nelle sue 6 corde anche l’insieme delle atmosfere dei “musicisti indipendenti” tra il Corcovado e il Botafogo, delle funamboliche e popolari “orchestre volanti”, delle squillanti BrassBand di strada, oltre che del pop sperimentale carioca e di ogni altra anima delmelting pot di ritmi di sapore amazzonico.
È stato, in scioltezza e disinvoltura professionali, un colorato cocktail-concert di musiche di continenti diversi, dalle componenti magiche sempre ben distinte, come in sospensione, sul palcoscenico di questo affettuoso “Teatro del Pavone”, ma guarda che nome a tono!
Roba da Brasil, ma non solo. Sempre con eleganza e afflati di jazz, cui Gabriele Mirabassi ci ha abituato da tempo. Qui nella sua Perugia poi, accompagnandosi anche con quelle tipiche (del cobra) acrobazie morbide e senza angoli, ci è parso ispirato e felice come non mai. Tanto che abbiamo immaginato che da dietro le quinte spuntasse d’improvviso l’altro suo corregionale Luciano Biondini con la fisarmonica Victoria a bottoni. Che trio. Ricordando il loro vecchio Cd “Fuori le mura” (2003) penso a come avrebbero suonato, in tre,“Modinha Brasileira”, “Gorizia”, “Um a zero”… Nel primo, Gabriele si sarebbe messo di bolina, strambando ogni tanto, nel secondo avrebbe fatto riposare il cobra che è in lui, nel terzo si sarebbe arrampicato sui palchi. Nessuno sarebbe scappato. Taufic avrebbe forse rotto qualche corda, sorridente, senza batter ciglio.
Ma questo rapido concerto fuori orario (che belle, le programmazioni in diretta-radio, senza ritardi, senza indugi, quella leggera ansia in controtempo…) ci è piaciuto anche per le “parole”. Di solito gli artisti, i pittori, i musicisti, nelle “interviste” sono un disastro. Quasi come i calciatori i ciclisti i piloti e i tennisti. Questi due no. Sarà anche stata la naturale bravura di Corzani, ma abbiamo goduto di una conversazione sciolta e brillante, coinvolgente, mai scontata, mai auto celebrativa. Questi macinano idee, con leggerezza e con ironia: cobra-Mirabassi che sembra un tipo statico e grigio e invece non lo è, Taufic che gioca a fare il turnista di fila e invece quando i ruoli si scambiano è un campione solista. La loro aria nomade li rende interessanti come una carta geografica. Li abbiamo visti guardarsi, inventare, faticare, ansimare e placarsi. Chiudono disegnando gocce.


Pier Giorgio Camaioni

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