lunedì 21 ottobre 2013

Archeologia a pezzi. A rischio la Scuola Archeologica Italiana di Atene

Insieme per salvare la Scuola Archeologica Italiana di Atene che è a rischio chiusura. Una petizione invita il governo a riflettere sull’austerità. Erano 15 dipendenti, ora sono 9. Parliamo dell’unico centro di ricerca italiano all’estero. La SAIA, acronimo di scuola Archeologica Italiana di Atene, ha sempre avuto studenti e ricercatori e con 24 camere e 50.000 libri in biblioteca, concorrente di istituzioni analoghe della Germania, Usa, Francia.
In Italia, i ricercatori che lavorano nelle università non possono andare in biblioteca oltre il primo pomeriggio perché durante il giorno lavorano e alle 17 le biblioteche chiudono. Se si vuole lavorare di notte non è possibile, mentre è possibile farlo solo ad Atene e in questa scuola italiana. Ecco perché si desidera andare in Grecia e ad Atene per periodi di due o tre settimane. Gli studiosi di questa scuola hanno accesso alla biblioteca sempre. Si può lavorare di notte e la domenica. I ricercatori esterni hanno accesso alla Biblioteca solo dal Lunedi al giovedì dalle ore 9 e il venerdì mattina, il venerdì pomeriggio e fine settimana la biblioteca è chiusa e naturalmente ci vuole un permesso per essere ammessi. Che fine farà l’archeologia greca? Diventerà privata? Penso che prima di tutto bisognerà garantire la protezione dei siti e questo al momento si fa, ma le pubblicazioni degli scavi sono, solo in rari casi, bilingue e questo rende più difficile la fruizione delle documentazioni archeologiche. In ogni scavo di università straniere e anche greche dovrebbe esserci un supervisore in grado di assicurare la trasparenza e la correttezza dello scavo e della catalogazione dei materiali. C‘è un supervisore anche in Italia? Si pensi che a Roma ci sono 22 missioni straniere. Gli stranieri hanno pezzi della Grecia. Chiaramente Delphi non è francese, Olimpia non è dei tedeschi ma i risultati sono di tutto il mondo. La scuola archeologica italiana di Atene, nata con regio decreto nel 1909, è stata preceduta da una lunga fase tra il 1884 ed il 1908 durante la quale ha operato Federico Halbherr, recatosi in Grecia nel 1884 su invito del suo maestro Domenico Comparetti, che aveva iniziato nell’isola di Creta una fervida attività di ricerca che lo avrebbe condotto alle sensazionali scoperte di Festòs, Haghia Triada, Priniàs, Gortyna, Antro Ideo, Axòs, Lebena, Kamares, Arkades, per citare le più note. Proprio a Creta, Halbherr nel 1884 durante lo scavo di Gortina mise in luce nell’agorà della polis la Grande Iscrizione, un testo in dodici colonne iscritto sulle pareti interne di un edificio pubblico databile ad età classica e in parte reimpiegato nell’Odeum costruito probabilmente in età ellenistica e restaurato dall’imperatore Traiano. L’esplorazione dell’agorà rappresentò così il primo intervento di scavo in una città della Grecia e con la scoperta di un edificio quadrato e fondazioni di una stoà. L’edificio fu meglio noto solo più tardi grazie alla pubblicazione di un saggio di Pernier nell’Annuario del 1925. È da oltre un secolo attiva, dapprima come spedizione scientifica di singoli studiosi, poi come Missione stabile che è diventata la Sede ateniese per ricerche e scavi archeologici in Grecia e in particolare nelle aree di civiltà ellenica. Proprio per la formazione e la specializzazione di giovani studiosi questa Scuola è il punto di riferimento di tutti gli archeologi e gli storici dell’antichità che dalle Università, dal CNR o dalle Soprintendenze svolgono attività di ricerca in Grecia. Diciamola tutta! Non è facile essere ammessi ai corsi e alle ricerche e anche partecipare agli scavi. Stiamo parlando di professionalità pregiate che per i governi di “era euro” è come se non esistessero. Eppure era nata per favorire l’alta formazione dei funzionari delle Soprintendenze archeologiche italiane e come centro di coordinamento delle Missioni italiane in Grecia, e si tenga conto che per un certo tempo è stata anche per quelle operanti in Oriente. Ha costituito sin dall’inizio la sintesi tra due funzioni basilari: formazione e ricerca, ospitando anche laureati in architettura che si occupano di restauro, conservazione e studio dei monumenti. Grazie anche all’attivismo di Emanuele Greco, Direttore della Scuola, è anche attenta alle innovazioni che si producono nella cultura europea in quanto è aperta a tutte le discussioni ed ai suggerimenti che vengono da singoli studiosi o associazioni come ad esempio la Consulta degli Archeologi Classici. La petizione presentata da Simone Foresta, “Troppi tagli, rischio chiusura della SAIA” chiede al governo che intervenga e che rifletta sull’austerità che ha in programma. Ecco il testo: I due tentativi operati in passato (2009 e 2010) ne prevedevano la chiusura in modo esplicito, oggi la situazione è cambiata: il procedimento è persino più raffinato. L’Istituzione deve vivere con un bilancio talmente esiguo che decretarne la morte per legge sarebbe quasi un sollievo. Tra il 2001 ed il 2011 il finanziamento è passato da 1 milione di euro a 400.000, ora la situazione è cambiata, perché

1) il finanziamento 2013 sarà di 370.000 euro

2) per permettere il funzionamento della SAIA nel 2012 è stato necessario ricorrere ai risparmi accumulati negli ultimi anni con la conseguenza che non disponiamo più di quella risorsa.
La Corte dei Conti ha inviato poche settimane fa al Parlamento della Repubblica il suo rapporto annuale nella quale chiede due cose:
1) che il governo mediti sul futuro di questa istituzione che ha un bilancio nel quale le entrate servono solo a pagare stipendi.
2) che la Corte dei Conti sia sollevata dal fastidio di occuparsi di questi pezzenti.

Felice Di Maro

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