lunedì 6 maggio 2013

Ilje, percussionista allo sbaraglio. Se piove ci sono le pentole. Se manca l'acqua, le taniche.


Ilje (nome inventatissimo), è un ragazzo rumeno di circa trent'anni. La sua presenza si sente, non si vede. Quando ti avvicini, perché quel ritmo sostenuto ha attirato la tua curiosità, ti trovi davanti un'attrezzatura da discarica e ripensi a quando anche tu, ragazzino, picchiavi violentemente sulle pentole e sui secchi di latta con il cucchiaio di legno di tua madre. Per noi ragazzini batteristi però, la storia finiva sempre male, nostra madre ci toglieva il cucchiaio dalle mani e ce lo dava sul culo. A Ilje no. Nessuno si permetterebbe mai, anzi. Lui è uno che il ritmo ce l'ha nel sangue. Nativo di Bucarest (tutti i rumeni sono di Bucarest), Ilje preferisce picchiare su pentolame e taniche varie, piuttosto che ricercare vie facili di guadagno con l'oro rosso.
E il ritmo delle sue improbabili percussioni, è sostenuto, vario, incalzante e si presta volentieri a qualche escursione nell'improvvisazione jazzistica. Incontriamo la prima volta Ilje al mattino. La sua valigia, dove poi riporrà i pezzi della batteria, brilla alla luce dei centesimi che un popolo attento e solidale, ha voluto elegantemente porgergli. Lui non alza lo sguardo neppure per ringraziare, è troppo preso dal suo assolo per distarsi e magari sbagliare qualche colpo. Lo rincontriamo nel pomeriggio, sempre dalle parti di Piazza Maggiore a Bologna, luogo dove non si perde neanche un bambino, figuriamoci un rumeno quasi trentenne. Il ritmo è lo stesso e ci chiediamo se sia solo un piacere personale, quello di percuotere contenitori sempre allo stesso modo, o incapacità di variare. Nel pomeriggio, insieme a Ilje c'è anche il suo assistente, un ragazzo da palco indiano, che gli rimette a posto i pezzi della batteria che scappano sull'acciottolato. È una scena incredibile, quella di vederli insieme, uno spettacolo nello spettacolo perché, mentre Ilje continua a suonare la stessa canzone, l'indiano si affanna come un bracciante agricolo di Rossano Calabro a rimettergli a posto l'attrezzatura. La gente continua a mettere soldi nella valigia e, quelli che cadono fuori, vengono prontamente arpionati dall'assistente che provvede a rimetterli nel contenitore-forziere, per la gioia del McDonald a due passi che dovrà contare uno a uno gli spiccioli per due Bigmac.  


Massimo Consorti

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