giovedì 11 settembre 2014

Mostra del Cinema di Venezia: "Belluscone. Una storia siciliana"

"Voglio dedicare questo premio a tutti coloro che lo hanno reso possibile mettendoci passione, dandomi in ogni momento fiducia e amicizia, il sentimento per me più bello e importante. Ma voglio dedicarlo anche alla mia Palermo, che tanto mi fa incazzare ma che resta dentro di me la città della mia vita, quella con la luce più bella del mondo".
Questo nel comunicato Ansa del 6 c.m. che parla del messaggio di Maresco, letto in sala stampa dal produttore Rean Mazzone per il premio speciale di Orizzonti vinto da Belluscone. Una storia siciliana.
Ed è bene partire da qui, poiché per tutta la durata del film ci si chiede, dall’Alpi alle Piramidi, come i Siciliani, e nella fattispecie i Palermitani, l’abbiano presa questa storia siciliana fuori tempo massimo.
Dunque la città con la luce più bella del mondo.
Cosa si può dire di più e di meglio del posto in cui siamo nati e abbiamo scelto di vivere?
E’ normale, allora, che ci s’incazzi se dai suoi tombini, lasciati colpevolmente aperti dagli addetti allo spurgo, escano topi di fogna, no?
I nomi?
Eccoli:
don Stefano Bontate, (sì, così sulla sua tomba, non Bontade, come su molta stampa e nella pronuncia vulgata), il principe di Villagrazia, morto ammazzato nel 1981, mafioso su cui val la pena di rispolverare qualche notizia da Wikipedia:
Sposò Margherita Teres, proveniente dall'alta borghesia siciliana, e instaurò saldi rapporti con personalità influenti come il conte Cassina, il principe Vanni Calvello di San Vincenzo e Marianello Gutierrez Spatafora. A Palermo frequenta con la moglie i salotti borghesi più ambiti, che lo accolgono come un uomo ricco e di piacevole conversazione. Alterna al lavoro viaggi di piacere in Svizzera, in Francia, ma anche a Roma e in Toscana. Importante per lui sarà l'iniziazione in una massoneria segreta detta "Loggia dei 300", che aveva al suo interno personaggi di rilievo nella Palermo degli anni sessanta e settanta con i quali Bontate intraprese collaborazioni e rapporti d'amicizia…
La bara di don Stefano venne esposta nella villa di famiglia: i cittadini della borgata attraversarono con il cappello in mano il giardino in cui Bontate teneva gli oltre 20 cani e cavalli, che usava per battute di caccia alla pernice (suo grande hobby, insieme al tennis e le belle arti). La salma fu poi condotta in un grande salone dove gli oltre 200 affiliati della Santa Maria di Gesù resero omaggio al boss, per di più passando dalla porta posteriore sotto l'accoglienza della moglie Mariella. I funerali si svolsero nella chiesa della borgata della Guadagna, dove sfilarono ben cinque camion ricolmi di corone di fiori. La morte di Bontate restò indifferente a numerosi giornali, che citarono a malapena l'evento in una manciata di righe. Il suo nome però sarebbe tornato fuori durante il maxiprocesso alla mafia, dove rivestì un ruolo cruciale per numerose indagini e dichiarazioni”
Marcello Dell’Utri, nome noto da Arcore a Beirut, stretto collaboratore di Silvio Berlusconi fin dagli anni settanta, fondò con lui Forza Italia. Condannato in secondo grado di giudizio con pena di 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza considera Marcello Dell'Utri il tramite intermediario tra la mafia e Berlusconi. Espatriato poco prima che venisse spiccato nei suoi confronti un provvedimento di arresto è stato rintracciato ed arrestato il 12 aprile 2014 a Beirut dalle forze dell'ordine libanesi. Il 9 maggio la Corte di Cassazione, dopo quattro ore di camera di consiglio, ha confermato in via definitiva la sentenza d'appello bis. Il 13 giugno 2014 viene estradato in Italia e tradotto presso la casa circondariale di Parma.”
Ciccio Mira, impresario palermitano “dalla mimica e dalla logica esorbitanti” (definisce, sulfureo, Il Sole 24 Ore).
Sostenitore incrollabile di Berlusconi e organizzatore di feste di piazza nel quartiere Brancaccio, culla dei neomelodici, questo è il profilo facebook (che lui pronuncia fibuk e che merita un’occhiata). Nostalgico "della mafia di un tempo", ci comunica pensieroso, dopo i titoli di coda, col suo faccione scolpito nella pietra, che “oggi la mafia non è più quella”. E pazienza, proveremo ad abituarci anche a questa, intanto chissà se la sua detenzione nel carcere circondariale di Palermo per associazione mafiosa è finita o è in libertà vigilata?
Questo lo staff, degna corona del re dei re, Silvio Berlusconi, cittadino del mondo potremmo dirlo, uno che, nonostante l’accento meneghino, sembra nato a Palermo, tanto deve a quella città e al suo popolo.
Vorrei conoscere a Belluscone è l’inno della scuderia di don Ciccio.
Erik lo smilzo l’ha scritta, l’ha cantata Vittorio Ricciardi, il biondo palestrato tatuato che fa impazzire le succose ragazzotte del Brancaccio con piercing a manetta (ma non manca nemmeno qualche vispa nonnetta che urla assatanata sotto il palco).
L’essenza berlusconiana della Sicilia, così è stata definita questa storia siciliana. Marchio forse un po’ impietoso. A meno che non si voglia intendere la Sicilia come metafora dell’Italia intera, e allora sì, per vent’anni l’Italia è stata questo, differenze regionali a parte.
Tatti Sanguineti fa da guida, arriva a Palermo alla ricerca di Maresco, scomparso al mondo prima di finire il film, pare disgustato da tutte le traversie, denunce, minacce di sequestro e via dicendo.
Non lo troverà, naturalmente, il film lo vediamo lo stesso, senza finale, come è giusto che sia, certe storie sono proteiformi e infinite (infatti c’è pure Renzi che va da Maria De Filippi in un breve flash della serie “a volte ritornano”). Insomma è un gran bel vedere Belluscone, ci si diverte davvero davanti a questo caleidoscopio, sembra di scorrere un album di famiglia.
Passa un bel po’ di gente, tra fantasia (verosimile) e realtà (surreale) abbiamo uno screening completo del belpaese dei limoni (anzi, della granita di limone).
Maresco si conferma uno dei pochi, in Italia, per cui valga la pena ancora di spendere per il biglietto al cinema. Assolutamente consigliato.
Ah, dimenticavo i neomelodici.
Maresco, voce fuori campo, chiede ad un neomelodico:
Cosa significa essere un neomelodico”?
Silenzio
Ma lei è un neomelodico?”
”.
Taccio sulla richiesta, questa volta a don Ciccio, circa un fenomeno di “ibridazione” relativo alle sue scelte musicali. La mimica facciale va vista, nulla che le parole possano descrivere.
E per finire, come nel film, ecco don Ciccio Mira che da fibuk lancia l’ultimo messaggio:
hey ragazzi comunico che a fine settembre ritorna cantiamo insieme di Ciccio Mira con le sue veline jessy, Marianna, con la produzione di Matteo Mannino e Ivana Culotta chi vuole cantare, ballare, telefona al numero 3497230530 ho manda il tuo numero in privato e sarai contattata subito, a dimenticavo tutto si svolgera a tsb vi aspetto in tanti”
Vogliamo conoscere a Bellusconi, olé

Paola Di Giuseppe (Yume su filmtv)

Belluscone. Una storia siciliana
Italia 2014 durata 95’
di Franco Maresco

con Ciccio Mira, Salvatore De Castro, Vittorio Ricciardi, Tatti Sanguineti, Salvo Ficarra, Valentino Picone

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