lunedì 23 giugno 2014

“Alla nostra maniera”. Ovvero: scusaci, Lito. Note sul concerto di Lito Fontana e la Brassband Fröschl Hall a San Benedetto del Tronto

Caro Lito scusaci, se ti abbiamo accolto “alla nostra maniera”: col rumore e la disorganizzazione.
- Non ci voleva tanto (ma ai nostri amministratori-in-festa evidentemente sì) per capire che un concerto di un’orchestra di ottoni di questo livello non andava allestito alla Rotonda Giorgini, il posto più rumoroso e più acusticamente infelice della città ma, caso mai, in Piazza Matteotti.
- Non ci voleva tanto per capire che nella sera di un caldo sabato di giugno il chiasso e il vociare degli adiacenti 3 (o 4, o 5?) caffè-restaurant all’aperto sarebbero stati insopportabilmente molesti.
- Non ci voleva tanto per capire che lo zampillo della fontana andava azzerato e non semplicemente ridotto.
- Non ci voleva tanto per capire che altri potenti rumori di fondo sarebbero giunti dal parco-giochi sotto la pineta, dal fiume di auto in transito e in cerca di parcheggio, dai nuguli di scooter e di Hearly Davidson in parata, dal mercatino sotto il faro…
- Non ci voleva tanto per capire che ogni attività turistica lì intorno alza alla follia il suo TUN-TUN per imbarbarire il popolo già imbarbarito.
- Non ci voleva tanto per sapere che lì il terribile trenino per bambini passa sempre ad orario. Infatti ogni 4 minuti sfiorava le sedie.
- Non ci voleva tanto per sapere che lì d’estate non mancano altri optional: artisti di strada, chitarristi e fisarmonicisti (pure bravi), mimi, venditori di rose-occhiali-borse-copritelefonini, mangiatori di fuoco, lancia ombrellini luminosi con paracadute incorporato…
- Non ci voleva tanto per constatare che i nostri vigili quando servono non ci sono mai. Durante la partita dell’Italia, lungo il Corso deserto ce n’erano sette. Ieri sera nessuno visibile. Ne sarebbero bastati due: uno per invitare il trenino-delle-oche dei bambini a fare un giro diverso, un altro che facesse abbassare il TUN-TUN dei locali intorno.
Certo non sarebbe bastato. L’acustica della “Rotonda” è assurda. Per la musica è il luogo più sbagliato. Troppo “aperto”. Per un concerto occorrono le quinte, anche se fatte banalmente di orribili case e palazzi come in Piazza Matteotti. Servirebbe anche un impianto di amplificazione serio, di potenza giusta e ben equalizzato. Che è mancato del tutto, se non – a sprazzi – per rendere sgradevoli gli spiker.
Ma soprattutto: per la musica (seria) occorre il silenzio. La musica PARLA con il silenzio. “Il silenzio che precede o segue un suono è fondamentale per capire da dove viene, quale cellula ha generato quella musica”. Gli ottoni, che vanno ad aria e basta, si nutrono di silenzio. Anzi, il silenzio è la loro materia prima. E le persone che ascoltano devono “farlo”, il silenzio.
Invece noi italioti, quando va bene, adoriamo la musica-da-sottofondo (magari ad altissimo volume), quella che ci consente di continuare a fare i nostri comodi senza venirne disturbati. E non abbiamo la cultura dell’ascolto perché non abbiamo la cultura del silenzio. Tutto il resto è conseguente. Tu lo sai bene, Lito, che hai avuto il coraggio di vivere in una nazione civile (oltre che musicalmente attrezzata). Quindi scusaci. Anche con i tuoi eccellenti amici musicisti austriaci, che purtroppo abbiamo accolto “alla nostra maniera”. Quella sbagliata. È Sammenedette, bellezza!


Pier Giorgio Camaioni

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