sabato 30 marzo 2013

Quando a Richard si permette di fare il... Gere: “La frode”.


Premetto. Non ho perso un film con Richard Gere dal 1978, quando Terrence Malick lo diresse ne I giorni del cielo. Mi piace ricordare che per quel film Richard Gere, vinse il David di Donatello come miglior attore straniero. Seguirono poi film di grande successo commerciale come American Gigolò e Ufficiale gentiluomo, e la sua carriera imboccò un'altra strada. Ritengo che Gere sia il più sottovalutato attore del cinema americano, prigioniero del suo aspetto fisico che lo ha incanalato in ruoli da bello e basta. Il giovane regista Nicholas Jarecky con il suo primo film Arbitrage,
malamente tradotto in italiano La frode, produzione indipendente, girato in un solo mese ed acclamato al Sundance Festival 2012, è riuscito a dirigere Gere in modo da mettere in luce la sua tragicità nell'interpretare un personaggio negativo e poco amabile. E Richard Gere lo ha ricambiato con una delle sue migliori interpretazioni. In una sola settimana, la vita di Robert Miller (Richard Gere), speculatore dell'alta finanza di New York, sembra cadere negli inferi. Dopo alcune speculazioni sbagliate su una miniera russa, e aver manipolato i libri contabili, vuole vendere la compagnia a una banca. Tenta di trascorrere una notte fuori dalla città con la sua amante Julie, (Laetitia Casta), una francese che gestisce una galleria d'arte di proprietà della società finanziaria di Miller, ma la macchina fuori controllo si capovolge, Julie muore, e Miller riesce ad uscire dall'auto che poi si incendia. Il regista Jarecki confeziona un film che è in parte un thriller e in parte un esame psicologico delle personalità di tutti i protagonisti. In questo studio accurato, che percorre tutto il film, il regista si muove con intelligenza e sicurezza, soffermandosi su molti dettagli che funzionano alla perfezione. Nel linguaggio della finanza la parola "arbitrage", che voglio ricordarlo è il titolo originale del film, indica un'operazione in cui azioni o proprietà o denaro vengono acquistati a basso prezzo per poi essere rivenduti velocemente a prezzi molto più alti, procurando enormi guadagni. L'arbitrage è una delle cause della crisi economica e bancaria americana e mondiale. Per la pratica dell'arbitrage è necessario naturalmente possedere una rete di connessioni in cui si intreccino complicità, bugie, frodi, corruzione senza nessuna etica. Nella settimana in cui si svolge l'azione del film, Miller pratica l'arbitrage per vendere la sua società, ma usa questa "tecnica" anche nella vita, mettendo sul piatto della bilancia il prezzo da pagare per le menzogne alla sua famiglia contro le perdite da subire per un accordo perso con la banca. Miller è un uomo iper-razionale che riesce a calcolare ogni cosa da fare fino a quando non finisce nel vuoto. Con Richard Gere ci sono Tim Roth, nella parte di un poliziotto mastino (un po' troppo  tenente Colombo). Una magnifica Susan Sarandon nella parte della moglie di Miller. Nate Parker, interprete di un giovane ragazzo di colore che tiene nelle sue mani il destino di Miller, e Brit Marling figlia di Miller e donna in carriera nella finanza. Quando le cose vanno fuori controllo per il protagonista, Richard Gere trasforma il suo volto e il suo fisico, e lo fa nella migliore tradizione del cinema americano, come prima di lui Nicholson o De Niro. Si tratta di una delle migliori interpretazioni di Richard Gere. Si tratta di un film glamour su un uomo che sta per scontrarsi contro un muro, trovandosi solo di fronte a situazioni avverse e alla concreta possibilità di cambiare il suo completo di Armani con una divisa da galeotto. Riuscirà il nostro eroe a trovare una via di uscita? E quale sarà il prezzo che lui e gli altri dovranno pagare? Come in altri film meno buoni, Arbitrage è una cinica fiaba sul dolce profumo della corruzione nella città che non dorme mai.

Antonella Roncarolo

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