mercoledì 27 marzo 2013

Massimo Gramellini, scrittore di bestseller. Come vendere un milione di copie in tempo di crisi.


Confesso. Massimo Gramellini non mi piace. Non mi piacciono i suoi Buongiorno sulla Stampa, retorici e buonisti e neanche gli interventi da Fazio, troppo spesso una ripetizione dei suoi articoli. Mi avete scoperto, sono una fan dell'Amaca di Michele Serra, caustico e politico. Non avrei mai letto l'ultimo romanzo di Gramellini se un mio caro amico non lo avesse tenuto in bella mostra su una mensola del suo studio di grafico. "Lo hai letto?" gli chiedo. "Solo qualche pagina, è un regalo. Se vuoi leggilo." E me lo porge. Da quando hanno inventato gli ebook, che acquisto a metà prezzo o scarico gratuitamente sul tablet e leggo senza nessun senso di colpa, mi piace soffermarmi ed ammirare quell'oggetto in via di estinzione che è il libro. Copertina su sfondo azzurro, bimbo che gioca con palloncino rosso. Molto simile alla copertina di un altro libro di grande successo commerciale Il cacciatore di aquiloni di Hosseini edito da Piemme. Sicuramente il target di pubblico è lo stesso. Giro il libro tra le mani. Non è particolarmente voluminoso, dimensione dei caratteri medio grandi, ha l’aspetto di un breviario.
Sicuramente facile da affrontare per il lettore della domenica. Leggere un testo così smagrito fa sì che tutti possano arrivare in fondo facilmente, e soprattutto vantarsene il lunedì mattina davanti la macchina del caffè in ufficio o nello spogliatoio della palestra.
"Mai successa una cosa del genere, ho letto un libro in una giornata e non riuscivo a chiuderlo", e consiglierà il libro alla collega, che a sua volta , "Sapessi, ho pianto tanto..." e ne parlerà all’inquilina del quarto piano. 
Lo apro e leggo qualche pagina. Pagina 9, l'incipit: "Come ogni anno, l’ultimo dell’anno sono passato a prendere Madrina per accompagnarla dalla mamma". Leggo di nuovo, non posso credere ai miei occhi. Come ogni anno virgola l'ultimo dell'anno? Anche la giuria di un concorso letterario di paese avrebbe storto il naso. Non racconto la storia che penso tutti conoscano, soprattutto dopo la marchetta dell'autore da Fazio, in cui i due, furbi come il gatto e la volpe, decisero di non raccontare il finale, cioè il motivo della morte della mamma dell'autore. Gramellini inizia il romanzo dando voce a lui stesso da bimbo, un'infanzia infelice perché privata della mamma, una dolce donna ammalata di cancro e poi un evento tragico, il suicidio della donna che sarà rivelato al nostro autore e ai suoi lettori solo a fine libro.

Gramellini ci fa sapere che per quarant'anni è stato tenuto all'oscuro della fine della mamma, pur continuando a vivere nella stessa casa e frequentando le stesse persone. Un'omertà difficile da trovare anche nella Sicilia ottocentesca. Un giorno il nostro scoprirà la verità da un ritaglio di giornale conservato gelosamente da Madrina (quella dell'incipit). Sono perplessa: quando per la prima volta molti anni fa entrai negli archivi del Corriere Adriatico, per prima cosa feci una ricerca dei quotidiani usciti nelle date per me più importanti. Provavo un sottile piacere sapere cosa stesse facendo il mondo nei giorni più importanti della mia vita, quando si sposarono i miei genitori, quando sono nata, quando mi sono laureata e quando morì la mia carissima nonna, un giorno tristissimo. Scusandomi con l'archivista per avergli fatto perdere tempo, mi rivelò che è un'azione che fanno tutti la prima volta che si trovano di fronte a tanti giornali. Tutti meno Massimo Gramellini, che pur ha iniziato a fare il giornalista da giovanissimo.
A un'altra domanda non so rispondere. Vendere un milione di copie di un libro è il sogno di ogni scrittore, ma quanti avrebbero scritto una storia così personale? Sono sicura che molti, come me, pensano che uno scherzo simile alla propria mamma e alla propria famiglia non l'avrebbero mai fatto. Inoltre, se questo romanzo l'avesse scritto un Mario Rossi qualsiasi, senza la presentazione vergognosa da Fazio, e la presenza televisiva settimanale dell'autore, non sarebbe stato pubblicato nemmeno da un editore a pagamento. Il mio personale parere è che si tratta di un libro che non lascerà traccia nella storia della letteratura. Ma la cosa che mi intristisce di più è che un milione di persone, anche se spero molte meno, non si sia accorta che si tratta di una squallida operazione commerciale e nulla più.
A pagina 43, Gramellini scrive il suo manifesto letterario: "Non è semplice rimanere orfani nel paese dei mammoni. Certo, è anche il paese dei vittimisti e la perdita precoce di un genitore, se ben esibita, può diventare un’aureola e un certificato d’impunità. Però per il ruolo della vittima bisogna esserci tagliati".
E lui ci è tagliato.

Antonella Roncarolo

Massimo Gramellini
Fai bei sogni- Ed. Longanesi 2012
Pag. 209 - 14,90

1 commento:

  1. Caro Massimo Gramellini,

    faccio parte di questo gruppo di UT, ma non condivido questo articolo.
    Soprattutto i termini "vittima" e "marchette". Perché li ritengo profondamente e gratuitamente offensivi. Per quanto concerne la virgola incriminata sono ignorante come lei e a me va bene lì dove sta.

    Vorrei invece capire qualcosa di diverso.
    Perché a distanza di qualche anno, i lettori italiani decretano tramite un libro, in questo caso il suo: "Fai bei sogni" un successo di codesta portata? Cosa muove un simile interesse, una simile responsabilità, perché questo successo è una responsabilità.

    Il tema in discussione è "la mamma" e noi siamo in Italia, il luogo dove la mamma è l'essere intoccabile per eccellenza. La morte della mamma è oltremodo inaccettabile. E questo libro è racconto di storia vera, non di fantasia. Una bomba sentimenti ed emozioni del lettore, non v'è dubbio.
    È un premio alla sua sofferenza, al suo coraggio di raccontare la sua storia "vera", oppure un collettivo modo per esorcizzare attraverso la lettura ciò che non si accetterebbe come esperienza sulla propria di pelle, senza rimanerne schiantati?
    Successe anche a Susanna Tamaro con: "Và dove ti porta il cuore", in quel romanzo venne affrontato il tema della nonna (altro essere fondamentale per la salute interiore italica) che fu vista dalla prospettiva di donna, che amò. Oibò.
    E un successo analogo non l'ebbe pure Federico Moccia con "Tre metri sopra il cielo"? Anche in quel caso, innamoramento tra due giovani di diversa estrazione sociale.
    Tre facce dell'amore. Tre successi strepitosi.

    I lettori italiani vogliono leggere d'amore anche in versione diversamente abile.
    E semplicemente ringraziano gli scrittori che toccano queste corde sensibili o scoperte, comperando il libro.
    L'ho letto. La ringrazio, Faccia bei sogni, se li merita tutti.

    Michaela Menestrina

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