domenica 10 marzo 2013

Sta per uscire “Upping the Ante”, l'ultimo cd di Ed Schmidt. Lo abbiamo ascoltato in anteprima.

Difficile, per chi ha tenuto per mesi Sometimes come suoneria del cellulare, parlare di Ed Schmidt
Va fatto, e è doveroso farlo, perché Ed è un “indipendente” che, da anni, tuona in musica contro il mercato e non solo quello discografico. 
Maledetto vento anarchico, quando accarezza le orecchie e la pelle, come fa Ed.
Abbiamo amato il suo lavoro al primo ascolto. Dieci, cento, mille suggestioni e altrettanti possibili richiami, anche quelli a una tradizione cantautorale o “folksinger” alta e nobile, ma così tanto amata dal mercato da essere considerata, almeno da noi, alla stregua di uno svilimento. Non amiamo i raffronti, ancora meno i confronti. Stimiamo gli artisti seri e siamo convinti che siano in possesso di una loro cifra, di una carta d'identità
personale e non trasferibile. Ma nel caso di Ed Schimdt (non ce ne voglia) ne citiamo però uno, Bruce Cockburn, il resto è faciloneria d'accatto. Upping the Ante, che tradotto significa “Alzando la posta” (noi aggiungiamo anche il rischio), è il cd di Ed Schmidt in uscita la prossima settimana. È un lavoro straordinario. Complesso. A tratti indigesto (questione di temi che non solleticano la nostra indifferenza). Costruito con l'anima. Musicalmente raffinato. Politicamente scorrettissimo. Tre perle rare e sette testimonianze da uomo che vive il suo tempo, e che in questo tempo sta stretto.
Le tre perle sono Up the Wall, No Time at All e, chiediamo umilmente scusa sapendo quanto questa canzone sia nel cuore di Ed pur non avendola scritta (gli autori sono Bella Nugent e Debbie Wright), She was a Woman che Schmidt canta in coppia con Bella Nugent. Sono tre canzoni che ci hanno fatto innamorare al primissimo ascolto, quello al quale, da sempre, prestiamo più attenzione. Tre ballad struggenti che ci prendono per mano non solo nella brughiera irlandese, ma in giro per il mondo, e in ogni luogo in cui è possibile vivere, sognare e, perché no, amare. Contrariamente a quanto si possa pensare leggendo la premessa, le tre ballad non hanno al centro del loro sviluppo tematico solo l'amore o, meglio, non solo l'amore fra persone, c'è una passione per la vita che porta l'autore a buttarsi a capofitto nelle denunce di natura più squisitamente sociale e, inevitabilmente politica. Ed Schmidt è un'autentica “macchina da guerra verbale”, non fa sconti a nessuno e combatte viso a viso l'ipocrisia. Non scappa, non lusinga, non cerca scorciatoie. Se a questo veemente “combattere le ingiustizie” si aggiunge una colonna sonora di straordinario livello musicale, il giudizio su Upping the Ante, è possibile farselo da soli. C'è da aggiungere che in questo lavoro, Ed ha notevolmente allargato la base dei musicisti che lo accompagnano, e che segnaliamo non solo per dovere di citazione. Jon Hicks è una seconda, efficacissima chitarra che, quando ad esempio si “bossanoveggia” come in It's a Law, diventa più di un compendio e raggiunge una fusione perfetta con quella di Schmidt. Altra chitarra è quella elettrica di Joshua Schmidt, mentre Sergio Frattari, resta il fedele bassista della band di Ed, e lo accompagna anche in sala di incisione. Da segnalare il violoncello (ingresso da prima assoluta) di Eugenia Di Bonaventura, il pianoforte suonato da Emidio Giovannozzi, le percussioni di Dino Pulcini, la batteria di Maurizio Celani, il sax soprano di Fabio Emidio Zeppilli. Lasciamo per ultimo lo straordinario duo vocalist composto da Bella Nugent e Debbie Wright, una delicatezza da evanescenza e una semplicità commovente.
Versami un altro bicchiere di vino,
Leggimi i miei diritti, se ancora siamo in tempo.
Nella mia testa il disegno di una qualche folle fuga
(verso dove, verso chi?)
Non lo saprò mai, e nemmeno tu
(da dove, da chi?)”...
Ascoltatelo e ne riparliamo.

Massimo Consorti

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