mercoledì 27 marzo 2013

Achille Campanile al Teatro dell'Olmo. Letture sceniche di sera.


Laboratorio Teatrale "Re Nudo" - foto d'archivio
Il teatro si anima, come per un vento funambolico che ne muove le presenze, alita intorno ai costumi colorati dei giovani attori, si disegna nelle loro pose paradossali, in una dinamica speciale che ce ne restituisce la vitalità . E’ di scena Achille Campanile, in Visita di condoglianze , Tragedie in due battute, Centocinquanta la gallina canta, Acqua minerale, La quercia del Tasso, Dramma giallo.
Gli attori, tutti nuovi, si avvicendano ai leggii, animando lo spazio di una recitazione fatta di vivacità estrema, gesti e pose esplosive, voci spiegate a rendere
l’umorismo e la surrealtà di Campanile, autore che è stato accostato al francese Ionesco, pur avendo una dimensione tutta sua nei giochi di parole, nella gioia triste e nella tristezza allegra che s’insinua nelle trame strappandoci un intelligente sorriso se non la risata frenetica. Riconosciuto nei tempi recenti in particolare da Umberto Eco per il suo valore e per la sua unicità, Campanile dà vita ad una scena che la giovane compagnia di Piergiorgio Cinì si adopera a renderci amica, a suscitare in noi un umorismo che la vita ci ha fatto perdere. I testi, pur recenti, ci sembrano spostati in un altrove particolare, e a loro modo ci “spostano”, ci provocano a un’intelligenza della vita che è nuova per i nostri giorni, così come fa parte di un passato che ci siamo lasciati alle spalle, immersi come siamo nel nostro tempo ansioso e “ad una dimensione”.

Campanile, come Max Aub i cui Delitti esemplari verranno messi in scena subito dopo, dilata la nostra esperienza delle parole e del presente, immettendovi quel soffio di follia di cui abbiamo bisogno per respirare, per far muovere la nostra personale scena, per “riascoltare” la vita che consumiamo.

Così, il teatro di Cinì torna a sorriderci con la grazia e l’intelligenza che gli conosciamo, a fornirci un’esperienza e una resa attoriale di tutto rispetto; alla sua scuola torniamo a reimparare una possibile “dizione” dell’esistenza.

Enrica Loggi

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