giovedì 22 gennaio 2015

Brahms a Fermo.Tutti a prendere il tè?

Fossimo discendenti della settima duchessa di Bedford, o marocchini cultori della Atay Naa Naa, o cinesi studiosi del Canone del tè di Lù Yu, forse mi sarei dato questa spiegazione del bel Teatro dell’Aquila quasi deserto: alle 5 di pomeriggio, guai perdersi il tè. Pazienza per Brahms. Ma a Fermo… Più probabile che la gente sia andata allo stadio (eccitazione nell’aria, indicazioni per la “tifoseria ospite”, qualche divieto e transenne in giro) o a seguire le partite appiccicati alla tivvù, o a fare la pennichella domenicale, o a tramare di politiche PD… Un concerto? Bah!
C’è all’Aquila un’orchestra abruzzese, e dài! Brahms? Mmm… a chi piace Brahms? Risultato: 1/3 di platea e sparuti spettatori sui palchi; giovani circa 5, quasi vecchiotti. Età media, la mia. Teatro vuoto all’80%. Comunque, tè o non tè, chi non c’era ha avuto torto. Non ho la competenza sufficiente per affermare che sia stato un concerto memorabile o soltanto buonino. Per me è stato ottimo. Un’esecuzione impeccabile molto professionale ma sentita, con una direzione sicura (tutta a memoria), energica ma senza teatralità. Musicisti al completo (credo), sempre concentrati e mai in affanno. Pochi solisti (in Brahms non abbondano), proprio orchestra-orchestra. Nella prima parte il solista principe è lo stesso direttore Massimo Quarta, col suo antichissimo violino del 1765 (non ho controllato, è scritto sul programma di sala). Il vantaggio d’essere in pochi è che nessuno ha sbagliato i tempi degli applausi, ma anche il direttore ci ha aiutati con impercettibili cenni di diniego. L’esperienza. Ma gli applausi - pur intensi, appassionati - ci sono apparsi come ingoiati dai vuoti del teatro. I musicisti hanno capito. Hanno sorriso. Certo non hanno potuto concedere il bis che per fortuna non è stato chiesto. Hanno salutato educati andandosene senza fretta ma anche senza indugi. Li incontriamo già fuori quasi prima di noi, coi giubbotti e gli strumenti invaligiati in spalla. Sì, un po’ mi son vergognato: per tutti noi, per Fermo, per la nostra cultura alla deriva. Eppure, come ci ricorda un anziano signore sconsolato più di noi che incontriamo all’ascensore, Fermo ha anche un Conservatorio Statale di Musica (il Pergolesi). Sarebbe da toglierglielo. Eccola la decadenza, il tè non c’entra. E pure quello, ma chi lo prende più…

PGC


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