domenica 7 aprile 2019

INFERNA DANCTIS ORKESTRA

OFFICINA TEATRALE 2018/19
INFERNA DANCTIS ORKESTRA
INFERNO DI DANTE A CONCERTO

Canti I-X e XIII

a cura di 
Vincenzo Di Bonaventura
con
Vincenzo di Bonaventura, Lirim Gela e con Luca Giulivi alle percussioni

Ospitale delle Associazioni - Grottammare Paese Alto - 31 marzo 2019  h17


      Viaggio del pellegrino, quello di Dante: così lo definisce Di Bonaventura nel riproporre quellInferna Danctis Orkestra che fu avanguardia ventanni fa nel suo Teatrodue e - replicato in Festival internazionali e in tutte le possibili vie e vicoli del passato e del presente - è avanguardia ancor oggi, con buona pace di paludati recital o di benignesco Dante-spiegato-al-popolo-e-alle-scuole.

       Abbatte schemi e rovescia canoni questo Concerto per voce sola, percussioni e immagini: qui lattore canta e il musicista narra; qui lendecasillabo dantesco è partitura musicale che dallOuverture dei primi tre Canti dispiega il tema nei successivi, è evento sismico che scuote e sovverte.

Dovrete tornare fra trentanni, e lo capirete, scherza lattore. Ci saremo, in qualsivoglia forma

       Il brivido allucinatorio che amalgama alla sonorità del verso quella della musica percussiva ci scaglia al di là di noi (al di là di Andromeda dirà lattore), dentro loltremondo dantesco e dentro quellineguagliata architettura linguistica, la più alta che dal Trecento in qua mente umana abbia innalzato.

       Il disperato loco dogni luce muto, lorrore dei corpi attorti nella pena senza fine: sulla parete ne scorrono le immagini nelle forme che la visionarietà artistica ha prodotto; con altra forza ci percuotono il verso e il respiro solenne del metro dantesco, la duttile materia dellendecasillabo che nelle Comedìa non teme dissonanze audaci e contrasti.

       Il tamburo fiammante dilata landamento ritmico dei canti che voce e percussioni scandiscono in movimenti. Se nelle terzine "sentiamo la robusta architettura intellettuale del suo poema (Fubini), lattoriale memoria metabolica si fa oggi, di quellarchitettura, macchina narrante e concertante, tessitura poetica e musicale che dalle atmosfere ancora sospese dell'apertura e dalle tonalità calde dellincontro con Virgilio - intima vibrazione che avvicina i duepellegrini delloltretomba - sinarca poi nel ribollente magma dei gironi infernali, distorce in gorgoglìo aspro di pena la voce dei dannati.

       Così dallombra di Francesca sorge roca, come da profondità senza tempo, la narrazione dellamore rovinoso, forza incoercibile e tragica per la quale tignemmo il mondo di sanguigno; il pianto di Paolo accompagna quella voce frantumata e scoscesa che piange e dice, e Dante viene meno - così comio morisse - nellurto con la propria materia di uomo e le sue fragili certezze.

       Perché è sostanza umana quella che il poeta porta con sé, con lui la politica e la storia irrompono nella dimensione ultraterrena.  E se continuo è il trapasso dal particolare alluniversale, dalla realtà effettuale alla norma assoluta, ognuna delle ombre incontrate è tuttavia legata al gesto che ne ha connotato il destino; così Francesca nella bufera infernal che mai non resta è abbracciata a Paolo, essi sono quei due che nsieme vanno; Farinata è scolpito nella fierezza del ruolo giocato nel Concilio di Empoli; Ciacco è, pur nella depravazione del vizio, il concittadino da cui apprendere la sorte di Firenze corrotta e dilaniata dalla discordia, il (quasi) contemporaneo che gli chiede dolente di ricordarlo ancora, quando sarà tra i vivi (Ma quando tu sarai nel dolce mondo / priegoti cha la mente altrui mi rechi).

        La sequenza serrata degli incontri, lineluttabile eternità della pena che sfigura i volti e i corpi in continua tensione tra orrore e grottesco, l’“espressionismo titanico che nella cantica disegna loltremondo infernale: tutto si dispiega nel possente respiro del verso per poi ricongiungersi e fondersi nellimplacabilità delle percussioni, la voce si deforma negli accenti irosi o striduli delle creature infernali, del bestiario medievale che sintreccia al mito antico.

       Caronte, Minosse, Cerbero, Pluto, Flegiàs, le Arpìe, i diavoli della città di Dite sono luniverso allucinato che tuttavia lumanità del poeta vivente e la dignitas del poeta antico sovrastano, pur scosse e provate. Per un Virgilio furente che inveisce contro i diavoli di Dite, cè un Dante vendicativo che respinge il barattiere Filippo Argenti, ben conosciuto in vita, perché sprofondi al più presto nella palude fangosa da cui è emerso.

     È lirriducibile concretezza della vita terrena che continua ad agire nelloltretomba, è temporalità contenuta nelleternità senza tempo che proietta le forme terrene sub specie aeternitatis: è incessante ricerca di significati universali che permea il dialogo ininterrotto con Virgilio - duca, maestro,padre - e si amplia nelle discussioni dottrinali, evoca gli spiriti magni che il poeta colloca nel Limbo. Della magnanimità di quelli, megalopsuchia che è grandezza virtuosa opposta allignavia e allindifferenza, si illumina il poeta prima di lasciare per sempre la queta, il loco aperto, luminoso e alto dal quale s'inoltrerà nel regno ove non è che luca.

    E umana affettuosa pietà, terrena e accorata, accompagna Dante nella selva dei suicidi: la sorte di Pier della Vigna - canto XIII, omaggio finale e intenso del validissimo allievo Lirim - il ramo secco e sanguinante da cui si leva voce che poco ha di umano - Uomini fummo, e or siam fatti sterpi - colpiscono il poeta con insopportabile intensità; così tanto da chiedere che sia Virgilio a rivolgere a quello spirito nuove domande, chi non potrei, tanta pietà maccora.

      Sempre presente e concreto con la sua storia personale, il poeta ritrova, nel personaggio retto, spinto al suicidio dallingiusta accusa e dallinvidia, le ragioni della sua stessa vicenda politica, la dirittura che rifiuta il compromesso, la crudeltà del distacco da quella Firenze che mai rivedrà.

Così è forse anche dello stesso Dante la preghiera di quel magnanimo: E se di voi alcun nel mondo riede, / conforti la memoria mia, che giace / ancor del colpo che nvidia le diede.

      L Inferno di Dante a Concerto ci restituisce interi, oggi, lafflato poderoso e il messaggio umano e morale del poema, la tensione agonistica che è paradigma di unesperienza universale di ricerca.  

      E sono state viaggio - tutto terreno - anche le nostre preziose due ore di catartico, vitalissimo abbandono.


Sara Di Giuseppe - 5 Aprile 2019 


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