venerdì 19 aprile 2019

Notre-Dame al rogo, disastro perfetto

         Alla fine sarà convenuto a tutti. Un disastro immane ma circoscritto e breve, dalla bellezza sublime avrebbe detto - non capito neanche sta volta - Gillo Dorfles. Innocuo. Senza morti e feriti, senza sfollati, nessuno ha perso la casa. 

Perfetti pure data e orario: cielo sgombro da nubi e prima chiaro e dopo scuro il giusto per riprese ideali da ogni dove. Sembra tutto organizzato come sul set di un film: i pompieri - almeno due loro caserme stanno proprio dietro lOpera - li diresti appena usciti dal trucco, lavorano con certezza chirurgica manovrando lunghi tentacoli bianchi. 

Intorno niente polvere, nessuno grida, nessuno scappa. Bocche aperte. Il popolo spettatore ordinato in fila sulle Rive-Gauche e Droite a puntare smartphone e lacrime. I francesi che non sincazzano.

         Chi prega lo copiano subito. Interviste a migliaia: nessuno spinge, i microfoni non mancano. Dicono tutti le stesse cose in tutte le lingue, non serve tradurre. Mentre la crème intellettuale e la France che conta, non ancora smessi gli abiti blu, comme-il-faut, non si fa trovare impreparata: con le facce grigie e solenni come al Fondo Monetario, scendono lesti e felpati dalle blindate voiture-bleu, hanno casa o hotel nel 16° arrondissement mica nelle banlieue. Ah, sospenderanno (per un po) la Campagna Elettorale, quella normale, chè questa è meglio 

         Disastro improvviso e perfetto. Poco più lungo di una scossa di terremoto, ma senza il pericoloso sciame sismico. Infatti, spento il fuoco sul tetto ligneo - fa più scena dire sulla foresta - non se ne riaccenderanno cento. E per fortuna niente Canadair, Trump voleva la Cattedrale rasa al suolo, è la prima volta che gli si disobbedisce. 

      E domani arrivano subito i soldi: già più un miliardo dai paperoni, che cuore. [Mentana battuto sul tempo prima di poter dare uno straccio di numero di conto corrente o tirarci su una maratona delle sue] Poi, vuoi mettere amici e nemici che si commuovono, i messaggi di pensoso dolore pure dagli esquimesi e dagli extra-terrestri, i cristiani che abbracciano i maomettani, presidenti e papi costernati, i baldi gilet gialli scoloriti di colpo che ritornano nelle macchine da dove erano usciti

         Un disastro perfetto è raro, come la tempesta perfetta o il delitto perfetto. E un puzzle che spettacolarmente esplode ma provvidenzialmente non si rompe, dove i pezzi espulsi anziché disperdersi prolificheranno - non per magia, eh - più grandi più belli più complicati e più ricchi che pria, auto-rimettendosi a posto con soddisfazione di tutti. 

         Vabbè, proprio di tutti tutti no; catastrofismo e misticismo a frammentazione, delirio mediatico ad alto tasso di webetismo, ignoranza caprina dei giornaloni, melassa da diabete, lacrimose emozioni a pulsante, salotti tivù col plastico fumante di Notre-Dame e la guglia del diavolo che ri-precipita e si ri-alza come in un videogioco, opinionisti-pompieri che si rileggono di corsa il bignamino su Victor Hugo: questi sì, ci uccideranno, più in fretta dun terremoto o di un incendio. 

         Però piangiamo e preghiamo. Ma per chi, se alla fine sarà convenuto a tutti?

PGC - 17 aprile 2019


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