martedì 20 dicembre 2016

Quintorigo&Gatto. Quando la musica è qui, la puoi vedere, la puoi toccare


Il fatto è che dopo un concerto del genere, un (musicalmente) normodotato si chiede che fine abbia fatto un certo tipo di musica. Certo, quella non facile, quella che ti riesce difficile seguire ritmando i piedi, quella che non ti permette di schioccare le dita e soprattutto, di perderti in quei cori universali con annessi ritornelli cretini. Ripensare a esperienze altre, quelle che partono da un genere e finiscono per includerne altri, è la conseguenza di un concerto che ci ha regalato un esperimento molto ben riuscito di contaminazioni estreme. Data la bravura dei Quintorigo (sincronismo perfetto, tanto di cappello) e la classe infinita di Roberto Gatto, il risultato non poteva essere diverso: straordinario. Ci dispiace per i puristi del Jazz, che rispettiamo sempre con grande affetto, ma questo concerto, per moltissimi e diversi aspetti, non crediamo li abbia soddisfatti anche se intrigati sì. 
Difficile ascoltare Rock sul palco del Cotton Club eppure, quando è ben fatto, il rock assume la stessa dignità di altri generi musicali, se non di più. 
Trilogy è una rivisitazione di tre pietre miliari della storia della musica mondiale: Charlie Mingus, Jimy Hendrix e Frank Zappa. Che ci azzeccano fra loro è presto detto, i Quintorigo che non solo li masticano ma li vivisezionano carpendone l'anima. 


Se si volesse stare a guardare il capello, è proprio Roberto Gatto la linea di demarcazione fra i tre mostri. A proprio agio nel repertorio mingusiano, Gatto ha fatto la differenza nella parentesi hendrixiana; è personcina troppo per bene per rockeggiare come un Buddy Miles qualsiasi e troppo raffinato per Foxy Lady. Magari in Hey Joe lo abbiamo sentito meglio ma, nel rock, l'impatto con cassa/rullante è diverso, maledettamente diverso. E anche se al violoncello Gionata Costa ha aggiunto il wah wah, ci si sono messi in tre per ricreare la Fender Strato di Hendrix, lui, il violino di Andrea Costa e il sax di Valentino Bianchi. Il contrabbasso di Stefano Ricci ha fatto il Noel Redding, a modo suo con grande incisività, con una armonizzazione ritmica assolutamente diversa anche se più ricercata. La voce di Moris Pradella è di tutto rispetto e Jimy gli calza a pennello.
Frank Zappa è stato l'artista che ha unito perfettamente Gatto ai Quintorigo. Il progressive è musica adatta agli schemi del batterista romano, si è sentito, lo abbiamo apprezzato alla grande. In King Kong e soprattutto in Village of the Sun, il sincronismo dei Quintorigo è emerso in tutto il suo valore pressoché assoluto, mentre Roberto Gatto ha aggiunto quella dose di classe che ne fa un signore indiscusso della batteria.
Il risultato di una serata inaspettata e molto bella in sé, è quello che una volta arrivati a casa, ci è venuta una gran voglia di riascoltare, in stretto ordine di entrata in scena, i King Crimson e gli Yes. Chissà perché? 

Massimo Consorti

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