martedì 4 novembre 2014

La storia della Principessa Splendente. La Heidi versione giapponese di Takahata Isao (ma molto più complessa)

Libero adattamento di Taketori Monogatari (Il racconto di un taglia bambù), La storia della Principessa Splendente attinge ad un’antichissima leggenda popolare giapponese degli inizi del decimo secolo. Narra la storia di una piccola creatura di appena tre pollici, trovata da un vecchio taglialegna in un bambù che d’improvviso risplende nel buio della notte incombente.
Povero e senza figli, il vecchio ci vede un segno della grazia divina e la porta a casa dalla moglie, fuori di sé anche lei dalla gioia. Ben presto la deliziosa miniatura di donna, perfetta nel suo prezioso kimono, si trasforma in autentico essere umano, una neonata grassottella che zampetta e gattona col culetto al vento e ride con la bocca sdentata. Miracolosamente la vecchia contadina sente il latte fluire nel suo seno e la nutre, come una vera mamma. Tutto ora è all’insegna della gioia, la bimba cresce a vista d’occhio, i monelli del vicinato la chiamano “gemma di bambù” e la vita scorre felice tra valli, prati e boschi a perdita d’occhio.
Una meravigliosa Heidi giapponese è finalmente nata dalla fantasia di Takahata Isao, uno dei Dioscuri di Studio Ghibli. Un giorno dovremmo fare una Heidi giapponesesi erano detti lui e Miyazaki Hayao nei lontani anni settanta.
Ma il tempo non passa invano e la piccola figlia dei prati rinasce ora all’insegna dell’effimero, genio di un tempo in cui le fiabe sopravvivono a fatica.
Figura fantastica, si chiama Kaguya, “notte splendente”, viene dal regno della Luna e diventerà la bellissima Principessa Splendente amata da cavalieri e imperatori, ma inattingibile nel suo rifiuto di unirsi a chiunque pretenda di comprarla con ricchezze e splendori, fossero anche di corte.
Creatura di sogno destinata a far esperienza delle cose umane, del male e del bene, dell’amore e del dolore,
Kaguya appartiene al ricco repertorio delle fiabe a carattere eziologico che popolano quel terreno di sincretismo culturale privo di confini temporali e geografici in cui s’incontrano, da millenni, le civiltà più lontane e diverse.
I lasciti linguistici dal cinese contenuti nel testo scritto che ne testimoniano la diffusione, il carattere della storia che suggerisce parallelismi comparativi con antiche leggende, anche di area mediterranea (l’infanzia di Edipo presso la coppia regnante a Corinto, il salvataggio di Romolo e Remo dalle acque del Tevere) la figura dell’eroina, protagonista di gesta memorabili che trasfigurano in leggenda, tutto ha contribuito a fare di Taketori Monogatari, per più di un millennio, un racconto esemplare di quel repertorio di miti e leggende che la fantasia popolare costruisce da sempre per parlare della sua storia eterna.
Nel 2005 Takahata Isao torna alla regia, esitazioni e dubbi sono stati notevoli, ma dopo lunghi anni dall’ultimo lungometraggio, Hohokekyo tonari no Yamada-ku (1999) finalmente decide.
Il progetto “Principessa Splendente” apparteneva alla sua storia giovanile, era nato molto prima:
C'era una volta, quasi 55 anni fa ormai, in una società chiamata Toei Animation, un progetto per la realizzazione di un film di animazione tratto dal classico “Il racconto di un tagliabambù”- racconta Takahata nelle note di regia -Il progetto aveva preso forma grazie a Tomu Uchida, uno dei più grandi registi dell'epoca. Alla fine il film non fu mai realizzato, ma parte dell'idea originale del regista era che avrebbe dovuto trattarsi di un nuovo tipo di sfida, per la quale tutti i dipendenti della società sarebbero stati invitati a proporre delle sceneggiature. Alcune di quelle proposte sono state più tardi raccolte in un libricino ciclostilato. Io non proposi alcuna sceneggiatura. Ai nuovi impiegati che desideravano lavorare al planning o alla regia veniva di norma chiesto di proporre delle idee, ma la mia idea era subito naufragata. Non avevo sviluppato alcuna storia; avevo invece scritto una scena che sarebbe dovuta servire da prologo a questo strano racconto. Nella scena la principessa e suo padre parlano, poco prima della partenza di lei dalla luna.
Se volevo raccontare ‘la vera storia della principessa Kaguya’, una storia che non c'è nel racconto originale, non doveva esserci un prologo al mio film. E affinché la principessa Kaguya fosse raffigurata come qualcuno con cui il pubblico potesse simpatizzare, sarebbe dovuta restare al centro.”( dal pressbook del film)
Dunque una fiaba che resta tale, nulla si perde della magia che solo una fiaba sprigiona, affidata com’è ad acquerelli meravigliosi che disegnano scene di maestria e bellezza ineguagliabile, mentre la musica di Hisaishi Joe crea un tappeto sonoro ora sontuoso, ora minimalista, al susseguirsi caleidoscopico di vicende e immagini. Eppure ne avvertiamo la profonda complicità con un presente vivo e pulsante, fatto di storie di uomini e donne reali, protagonisti di un’epica quotidiana che il fiabesco non copre, sembra anzi conferirle prospettiva migliore, come quei rotoli di marmo che si avvolgono in bassorilievo intorno a pesanti colonne a raccontare le incessanti guerre e i travagli dell’umanità. Kaguya-hime no Monogatari, è racconto di una luce, quella “della” notte che è luce “nella” notte, lo svelamento affidato al mito che non spiega, rivela.
Il mistero resterà impenetrabile alla ragione, contenendo in sè la luce accecante della bellezza e l’oscurità delle tenebre.
Kaguya è il nome della neonata, portatrice di luce in quanto epifania di bellezza nel mondo.
Divenuta una giovane donna meravigliosa, protagonista di vicende in cui male e bene, gioia e dolore si distribuiranno con la cadenza consueta delle cose terrene, in una notte di luna piena farà ritorno nel suo regno, accompagnata da un corteo di esseri celestiali.
Ma perché è scesa su questa terra? Perché si è incarnata, ha sofferto, ha amato?
Sappiamo che fu punita e mandata quaggiù per una trasgressione compiuta nel suo mondo incontaminato. Ma come può accadere che in un mondo incontaminato ci si macchi di una colpa?
E perché quella che doveva essere una punizione suscita in lei tanto dolore nell’atto dell’allontanamento e del ritorno alla casa celeste? Perché di notte la Principessa Splendente guarda con malinconia struggente la luce della madre Luna? È l’enigma inesplicabile del mito, che illumina e nasconde nello stesso momento in cui si mostra, fa balenare l’amore e il desiderio e ne rivela l’inattingibile lontananza, fa nascere domande destinate a non aver risposte “chiare e distinte”, prediligendo i territori profondi della psiche.
Giunse una donna per vivere in questo mondo. In ogni momento della sua breve vita lei cercò lo splendore nel riso, nelle lacrime, nella gioia e nella rabbia.
Kaguya è donna e creatura irreale insieme, Takahata ne fa una delle figure femminili più complesse che l’arte abbia generato, l’esilio sulla terra le appartiene come donna, ma il ritorno sulla luna la riporta al ruolo di essere fiabesco. Le due nature si integrano in lei in perfetta simbiosi, è donna e dea, ma nella sua avventura terrena è stata esperita una tale gamma di emozioni, sentimenti, legami intrecciati tra lei, le forme della natura e il mondo degli uomini, che non basterà lo splendido mantello alato dell’oblìo che i messaggeri celesti le pongono sulle spalle quando torneranno a riprenderla con il carro della Luna. Mentre si allontana sul magnifico convoglio fatto di soffici nuvole e musica celestiale, Kaguya si girerà a guardare indietro, verso il globo terrestre che si allontana, sempre più minuscolo, “immerso nell’eterno vento”.
La voce di Kazumi Nikaido, monaca buddhista della prefettura di Hiroshima, entra sui titoli di coda, è il tema della principessa Kaguya, testo scritto e musicato da lei a cui Takahata ha voluto affidare la chiave di lettura finale, quella più che mai necessaria dopo il disastro di Tohoku del 2011, quando terremoto e tsunami sembrarono metter fine a tanta parte della storia dell’uomo.
Dare valore alla vita nel nostro mondo, imparare a convivere con quello che ci portiamo dentro, a costo di dolori e problemi da affrontare”.
E’ il messaggio di un grande artista di 78 anni che crede nelle fiabe.

INOCHI NO KIOKU (Quando ricordo questa vita)

La gioia che ho provato quando ti ho toccato è stata molto, molto profonda
ed è filtrata in ogni angolo e in ogni piega di questo corpo.
Anche se sono lontana e non capisco più nulla, perfino quando arriverà il momento in cui questa vita avrà fine.
Tutto ciò che c'è ora
E' tutto il mio passato
Ne sono certa, ci incontreremo ancora, in qualche luogo pieno di nostalgia.


Paola Di Giuseppe

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