domenica 3 agosto 2014

La grande Mostra Fotografica di Daniele Francavillese. I “guerrieri” del lago

Per i fotografi, Scanno d’Abruzzo è da sempre un posto magico. La storia della fotografia è passata di qua. Ma capitandovi un evento sportivo unico come X Terra Triathlon Off-Road, quando proprio dentro e fuori il suo lago s’accendono le epiche battaglie di strani “guerrieri” che per ore nuotano-pedalano-corrono dando l’anima sotto un cielo d’Irlanda, allora anche i fotografi compiono imprese. Infatti, ai bordi del lago mi pareva d’averlo visto, un Daniele Francavillese col suo armamentario fotografico a cannoncino (protetto alla buona col nylon dalla pioggia), aggirarsi furtivo o di bolina sul campo di gara e puntare e “sparare” anche tra il fogliame. Ma certo che era lui, la raffica di splendide foto è già in rete, la Grande Mostra… c’è già. Quaranta scatti primo-piano in bianco e nero, per ora. Istantanee scavate di volti pensanti o sfiniti. Facce dadaiste. Immagini grintose, dinamiche o al rallenty, silenziose e pacifiche. Foto essenziali e pure, “depurate” cioè dai colori, dal rumore e dal linguaggio. Bravo Francavillese.
Infatti i colori sarebbero stati inutili optional, come la tumultuosa musica sul traguardo sparata in ogni direzione e senza interruzione con la potenza di migliaia di watt, e la martellante fonica d’incoraggiamento (?) con la parola “guerrieri” ripetuta ossessivamente 500 (cinquecento!) volte.
Così, mentre ero lì, ho immaginato a lungo questa splendida gara srotolarmisi davanti (“come di un film la pellicola”) a singoli fotogrammi, da rimontare poi a piacimento come un gioco, a velocità buffe… Ho immaginato, intanto, più speakers sul terreno (anziché uno solo e col guinzaglio del microfono), sparsi lungo il circuito, ad incitare i concorrenti con zelo commovente come fossero figli o parenti stretti, unicamente con l’aiuto di rudimentali megafoni umani conici di latta (tipo Capossela in Canzoni a manovella), vagamente futuristi nell’aspetto ma affettuosamente primitivi…; poi, senza l’assordante musica TUN–TUN-TUN da mp3, alle partenze delle frazioni-nuoto, eleganti musicisti in carne e ossa dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese (li ascoltammo giorni fa accompagnare Richard Galliano a Chieti), su un quieto palco di legno che suonano con maestria Mozart e Haydn. E agli arrivi (che durano ore!) due-tre-quattro gruppi musicali rock-pop-jazz che si danno il turno suonando pezzi scelti, non banali, rigorosamente acustici e senza amplificazione. E prima, lungo i tosti tracciati della bici e della quasi-maratona, “nella luce del (primo) pomeriggio”, nel bosco ma senza spaventarlo, nelle salite e nelle discese a rotta di collo, per le precipitevoli scalette di Scanno, sui sentieri accidentati e scivolosi fino alle bestemmie, alcuni solisti sparsi semi-nascosti o appollaiati nei posti più improbabili: almeno un oboe, diversi violoncelli, qualche sax-tromba-trombone, violini pochi, meglio le viole, alcune chitarre acustiche, perfino un batterista, e un timpanista tiè. Ah, non manchi un contrabbasso. Dimenticavo: al parcheggio-bici, dove arrivano gocciolanti saltellando in equilibrio precario sfilandosi di dosso le mute, due flauti e un clarinetto. Per sdrammatizzare. Ecco: buoni pezzi di musica a piacere, a intermittenza, secondo i passaggi; brani e canzoni a misura dei faticati concorrenti che transitano solitari o a gruppetti: blues, tanghi, valzer, sarabande, rap senegalesi, bossanova, andanti con brio, marcette, minuetti, pizziche, pure del reggae, dal vivo battito in levare… ah, se ci fossero anche un tenore, un soprano, un piccolo coro…
Musica diffusa, cioè. Corroborante perché di qualità e “discreta”. Dai rimbombi ovattati. Di corta gittata. Ritagliata nel silenzio del lago. Anzi minoritaria, rispetto al silenzio. Da poter udire “l’eco del silenzio”. E sempre versandovi vicino poche parole, mai a casaccio, ché fanno male. La parola “guerrieri” non vorrei sentirla, se non per sbaglio.
Lo so che una gara con un corollario così non esiste, né si farà mai. Ma non posso farci niente se mi è venuta in mente. La Grande Mostra di Daniele Francavillese invece è una realtà. Virtuale, per ora.

PGC


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