domenica 17 agosto 2014

“Alleg(o)rie”, la mostra di Gianluigi Capriotti in Palazzina Azzurra. La Divina Commedia sotto i mari

Non ho potuto accaparrarmi nessuna “cartolina” di queste ALLEG(O)RIE di Gianluigi Capriotti, come invece avevo agilmente fatto all’altra sua indimenticata mostra“VAN DOG” una quindicina di anni fa, sempre qui alla Palazzina Azzurra. Forse Gianluigi ne ha stampate poche e sono andate via come il pane, o forse proprio non le ha fatte. Ma può anche essere che io abbia frequentato un po’ meno la mostra, d’altra parte la Palazzina Azzurra senza Adelchi non è più la stessa…
Cartoline rare e introvabili, insomma. Un po’ come le 100 cartoline di Attilio Razzolini - grande miniatore di fine Ottocento - della dantesca Commedia: una per canto, che con somma arte illustravano le tre divine Cantiche. Scene, quadri, personaggi capaci, tutt’insieme, di raccontare l’intera opera. Per me, questa di Capriotti è anch’essa illustrazione straordinaria e geniale di una “Commedia”: però sotto i mari. Innumerevoli le specie di pesci che ha dipinto in questi ultimi anni, altro che cento. Qui in Palazzina ne ha portati una parte, ma poi li trovi riassunti tutti nel monumentale trittico al primo piano. Un’impressionante corale allegoria, terribile e divertente, infernale e paradisiaca, di dannazione e di festa popolare, di architettura fantastica e potente. Sfrenato pantagruelico banchetto sotto i mari dove i pesci siamo noi, un cannibalizzarsi a vicenda, incruento, senza aria (ovvio), senza visibile sofferenza. Anzi, con diffuso macabro piacere. Mentre sull’infilata di botti naufragate i pesci-orchestrali suonano musiche senza garbo, e sull’avanzo di prua ballano sinuose ragazze-cozza, col re-delfino gigante a presiedere e osservare satollo dalla sua postazione privilegiata.
Quanti dipinti cinque-secenteschi vengono in mente, quante illustrazioni di Roma antica, quante pagine di storia, quanti film. Oggi mi vengono in mente anche certi nostri chalet-restaurant-night alla moda, con le loro vippoidi-gorillesche adunate, dove immagino ma sono sicuro che succede (allegramente) di tutto e di più… I pesci in questo “Ristorante in fondo al mare” di Capriotti sono così ferocemente umani: vestiti come noi, cattivi e prepotenti come noi, deboli e indifesi come noi, sciocchi, vanitosi, furbi, calcolatori come noi. Cannibali come noi.
Poco da stare allegri. Ma sono i singoli quadri-cartolina che, senza interrompere la connessione con la spietata Umana Commedia, ti strappano più di un sorriso: “Al Mitile Ignoto”, “Pesce Fresco” (allegoria del mercato), “Orate Fratres”, “La Piovra” (mafia connection), “Il Brodetto” (allegoria dell’autarchia),“Pianeta Azzurro” (allegoria del pensiero unico), “Senza Scampo”, la lussureggiante “Isola Tartaruga” e, sopra tutti gli altri il più creativo, “Tuna Lisa” (allegoria della contraffazione) col riciclabile coperchietto-bara d’alluminio a strappo sul volto più misterioso della pittura mondiale.

PGC


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