domenica 24 agosto 2014

AMARChORD Duo: Ljuba De Angelis (chanteuse) - Filippo Poderini (chitarra acustica) alla “Rosa dei venti”. Lecce - San Benedetto T. - Bologna - Parigi

LECCE - SAN BENEDETTO T. - BOLOGNA - PARIGI: mi ricordo… sì, era - mi pare - lo scorticato cartello metallico della carrozza ferroviaria sulla quale salivi per andare “solo” a Bologna. Ci incontravi la gente di Puglia, che ancora a Bologna non la smetteva di guardare dal finestrino. Certo, mica andavano a Parigi. Sarebbero tutti scesi a Milano, o Torino, massimo in Svizzera. Ma tu fantasticavi di come era facile andare a Parigi, bastava non scendere mai… ah Montmartre, ah la Senna… e la Tour Eiffel, e i concerti di Aznavour, di Léo Ferré…
Questo tanto tempo fa, perché già da prima del 2004 quel lungo treno non c’era più (o comunque a San Benedetto non fermava). Da Lecce a Parigi, con la modernità, c’andavi a palla allazzata con Ryanair, e da San Benedetto a Bologna ovviamente in macchina, sulla A14. Per cui, nel fatidico 2004, quando a Bologna la chitarra acustica dell’umbro (poi naturalizzato leccese) Filippo Poderini“ s’intreccia” con la voce della sambenedettese (poi naturalizzata parigina) Ljuba De Angelis, chissà com’è andata.
Se me l’hanno detto non me lo ricordo. Io non gliel’ho chiesto, non mi piace “intervistare”. Meglio ascoltare da un angolo, osservare, capire quel che si può, registrando “dentro” e non su un taccuino sensazioni, emozioni, lasciando volutamente tante cose inesplorate e in sospeso, riservate insomma. E guardare il circondario, il pubblico pagante, la gente che passa, le facce optional. I bambini, se ci sono. Quattro, stasera: dapprima sparpagliati e un po’ discoli, ma presto “uniti”, rapiti dal concerto, e non erano le “loro” chiassose musichette.
Ecco il primo punto a favore del duo AMARChORD: catturano l’attenzione anche dei distratti, di chi non s’intende, di chi contemporaneamente cena con ottimo pesce (a prezzo politico), di chi in una sera d’estate scherza con gli amici ad alta voce, dei passanti del lungomare sfatti dal caldo e dalla confusione, degli storditi dagli orridi suoni dei vicini alberghi e chalet in folle gara di decibel…
Poi, il repertorio: mieloso solo apparentemente, da amarcord appunto, e invece raffinato, originale, colto. Da Mina a Jobim, da Ivan Graziani ai grandi francesi, dai brani dei Matia Bazar al My Favorite Things (passato dal musical a celeberrima sigla di Fahrenheit). Pezzi difficili che non fa quasi nessuno, ci vorrebbe un’orchestra. Invece basta e avanza l’essenziale chitarra di Poderini. Non ricordo la marca, è uno strano strumento: minimale, quasi piccola, classicissima, più che tradizionale, senza decorazioni, amplificata ma non si capisce come, e però di chissà quali magici legni. Suona da dio. Lui la strapazza con maestria e amore: ne vien fuori un suono a volte caldo a volte aggressivo e penetrante, con timbriche da Bösendorfer Imperial a coda lunga, nero. Ah, se fossimo in teatro invece che in spiaggia. A tratti sembra che perda un po’ l’accordatura, invece sono sfumature di frequenze variabili di cassa armonica, non so come dire. Deve avere un fondo eccelso. Anche la tastiera, esile il giusto, di pura bellezza, sarà di mogano, o di ebano, legni così. Lui ci vola sopra.
E Ljuba: una voce-strumento che può fare qualsiasi cosa. Tenuta a freno con sapienza, come un purosangue. Soprattutto ha Parigi dentro, con la sua insuperata canzone d’autore. Voce che si sposa alla perfezione con tanta chitarra, si conoscono dal 2004…
Due ragazzi in duo. Semplici e bravi, immersi nella passione e nello studio, con quasi niente di contorno. Al 20° Festival Ferré del 2015, un primario posto sul palcoscenico del Teatro Concordia dovrebbe essere per loro. Lo ricorderò a Gennari.


PGC

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