domenica 21 aprile 2013

Miele ottimo ma poche api. Il concerto di Daniele Di Bonaventura al Teatro delle Api.


Strano il bel Teatro delle Api con poche api, sembra un tradimento. “Cos’è successo stasera?” Sarà colpa di Bersani… dice, o sarà che le api si vanno estinguendo come dicono gli scienziati? Certo non dipende dal miele della casa: raffinato puro e dolce come un Apfelstrudel, e davvero a chilometro zero questa formidabile Orchestra Marchigiana a 35 gusti. E poi Lui, il bandoneista-compositore-solista che il mondo ci invidia, a dirigerla dalla funzionale sedia girevole da ufficio.
Un Viaggio Mediterraneod’esplorazione, che ci farà volare nei silenzi sensuali come sugli applausi
d’intimità e d’ardore, tra ticchettìi di tasti e bottoni, soffi-sospiri di mantice, carezze d’arpa e “rumori” densi da grande orchestra: atmosfere balcaniche arabe barocche e pop-jazz, a tratti raveliane e sacre. Paesaggi di tango. Muovi la testa ad ogni suono, le orecchie da caccia, come in una foresta colorata senza vento.
Ma dopo il secondo movimento, quando più incisivi e audaci si fanno gli archi e gli ottoni e del monumentale libro di spartiti le pagine prendono insolite velocità, e ti par di stare dalle parti del Festival di Bayreuth mentre le clarine della TV tedesca annunciano qualcosa di eccezionale, ecco scendere in teatro lo spirito amato di Frank Marocco, sublime fisarmonicista di Chicago cui Daniele era molto legato. (Quanti concerti insieme, l’ultimo probabilmente al Faro di Pedaso il 2 agosto 2011). Solo che il Maestro arriva affettuosamente ma soprattutto autorevolmente, con una scarica elettrica che piomba improvvisa a mo’ di tuono. “E’ Frank di sicuro, forse non abbiamo preso il tempo giusto…”, ed ecco rivivere quei duetti incantevoli di nipote e zio, fatti di sguardi cenni sorrisi intese (“Frank among the stars), con la differenza che al posto dello zio Frank oggi c’è un’orchestra intera, e l’Orazione pare una musica da film, e il film mica c’è…
La suite in cinque movimenti si concluderebbe con “Cum Nomine”, ma per la felicità di noi poche fortunate api, altri pezzi seguiranno, anche amichevolmente conversati col pubblico. Lo ricorderemo, questo concerto, anche per quel pezzo d’apertura “Maria e il Mare”, struggente canto senza tempo in cui le due fitte tastierine dell’antico bandoneòn si parlano si rispondono e mai si guardano, allontanandosi e avvicinandosi cento volte, come spinte e risucchiate dalle onde di risacca sulla riva ruvida e umida…(libero saccheggio dal retro-copertina dell’immenso CD “Eleven Projects”).

Pier Giorgio Camaioni


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