giovedì 21 ottobre 2021

Il secondo dettaglio


CLUG – FORSYTHE – McGREGOR

Teatro dell’Opera
Praga
Première 14 ottobre 2021    h19 
 
 “Se la danza offre sempre esattamente ciò che ci si aspetta, ristagnerà, perderà la sua lucentezza e il suo magnetismo e alla fine cadrà nell'oblio 
(W.Forsythe)

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Per l’amor di Dio, Bill, ma perché hai fatto questa cosa?”, si dice che esclamasse la madre di William Forsythe davanti alle avanguardistiche creazioni coreografiche del figlio, rivoluzionario genio della coreutica, gigante del balletto postclassico e della postmoderne dance statunitense, fenomeno senza età capace ancor oggi a settant’anni suonati - classe 1949 - di influenzare la danza d’arte del nostro tempo.
Quanto a visionarietà è in ottima compagnia, Forsythe, in questa première all’Opera di Praga, con gli altri due più giovani innovatori della danza mondiale, il britannico Wayne McGregor e il romeno Edward Clug: li accomuna un oggetto del desiderio che è la riflessione sul principio estetico della danza, sull’arte coreutica come processo che trascende la danza stessa, sulla capacità di questa di interagire con linguaggi profondamente diversi quali quelli dell’antropologia e della filosofia, delle neuroscienze cognitive, della biomeccanica, fino alle audaci ibridazioni con le tecnologie e l’universo digitale.
 
Questa sera è il corpo con la sua poetica, al centro delle tre diverse creazioni: quella “musica del corpo” di cui parlava Balanchine - fusione tra linguaggio fisico e architettura del brano musicale - in Forsythe diviene un alfabeto di movimento che mescola rigore e simmetrie del repertorio classico con geometrie, dinamiche spaziali e temporali proprie dell’arte del nostro secolo.
Su una scena minimalista di prevalenti bianco e grigio, in “ The second detail ” - coreografia creata nel 1991 per il Canadian National Ballet - Forsythe intreccia il rigore neoclassico ai movimenti fuori asse dei danzatori, di intensità e velocità crescenti, quasi “macchina umana“ guidata con percussiva aggressività dalla partitura dell’olandese Thom Willems. Creazione di sofisticata tecnica e al tempo stesso giocosa e potente, dove un “secondo dettaglio” irrompe improvviso a scardinare equilibri e simmetrie, a frantumare l’unitarietà del contesto con la danzatrice a piedi nudi che nelle movenze disarticolate e convulse evoca il dionisiaco furore di un rito pagano.

Uguale energia percorre Handman, la creazione di Clug declinata in movimenti più fluidi e tuttavia, nella loro intransigenza, quasi al limite delle possibilità fisiche dei danzatori: al punto che “la danza sembra provenire dai loro tessi corpi”, dentro una musicalità rarefatta di solo piano e percussioni dove ogni più piccolo movimento dei danzatori, ogni gesto, inclinazione della testa, espressione, ha la sua precisa ragione e collocazione nel tempo e nello spazio.

E in forme surreali, perfino agghiaccianti si fissa la tensione verso un irraggiungibile Eden nella creazione di McGregor, dove la replicazione del titolo allude alla possibilità di universi paralleli immaginati e desiderati, e si addensa in una coreografia di altissimo rigore tecnico, quasi ad esplorare e indagare i limiti fisici del corpo umano: riducendolo a nuda essenzialità, quasi scarnificandolo, disarticolandone le singole parti, ne riproduce le disarmonie e le disfunzionalità, l’irrisolto conflitto tra fragilità e speranza, il perenne contrasto con l’inesorabilità delle tecnologie.
 
Che si parli di danza decostruzionista, o post-moderna o di balletto post-classico, è sicuramente al di là delle definizioni e degli schematismi la visionarietà di questi artisti, la loro tensione e la sfida a “costeggiare sempre la vertigine”, a creare un idioma del movimento che travalichi il formalismo dell’arte per farsi sostanza umana e corporea: per svelare quel 
secondo dettaglio che è costituito dalla “matematica invisibile degli stati d’animo” e dal rapporto strettissimo di questa con la totalità dell’esistenza.
 
“E il corpo può prepararsi a una trasformazione, attivare un lume interno, qualcosa di simile a un fuoco luminoso, procedere per rapide dissolvenze, fosforescenze e pulviscoli, spostare il paradigma esistenziale dal dominio rinunciando a tutte le proprie abitudini mentali” 
[Cristina Kristal Rizzo, in OperaViva Magazine]
 
Sara Di Giuseppe - 20 ottobre 2021


 

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