sabato 2 ottobre 2021

CANDIDATI ALLA PORCHETTA



San Benedetto T.
       A onor del vero, dei nuovi canditati-sindaco a San Benedetto forse solo uno attira i votanti a spese della povera porchetta; gli altri si affidano rispettivamente a: 
- pesce fritto, più graziosa parlamentare di medio corso e medio calibro planata apposta quaggiù; 
- megapalco più musicaccia e decibel fuori controllo; 
- comico/cabarettista locale (è pertinente); 
- quanto al sindaco uscente e ri-candidato, lui ha già ospitato Salvini e il danno è fatto.
       Va detto: meglio della porchetta non ce n’è, che attiri le folle facendo leva su nobili pulsioni, quindi lo sventurato suino ammazzato si dia pace*.

Anche se sa di déjà-vu: fu Achille Lauro l’apripista, creativo come solo i napoletani, anno domini 1952. Dei sontuosi suoi banchetti pre-elettorali, a Napoli ancor oggi si favoleggia, distribuiva pure pacchi di pasta da 1kg. 
Soprattutto fu suo - è leggenda ma forse è vero - l’espediente della scarpa sinistra e della mezza millelire distribuite al popolo: la scarpa destra e l’altra mezza banconota a voto dato e dimostrato.
Diventò sindaco, plebiscitariamente, raddoppiò i consensi alle politiche dell’anno dopo, e nel ’56 successe a sè stesso. Meno si sa degli “omaggi” promessi.

[È quasi mitologia, quell’italietta povera e disgraziata, in bianco e nero come i film di De Sica; poi sono arrivati quelli che la lezione del parlare alla pancia della gente l’hanno imparata e perfezionata con profili di criminalità, gli scambi con mafia erano già collaudati, le cene eleganti ne sono state l’apoteosi, e ci hanno consegnato il triste paese che abbiamo].
       A San Benedetto, settant’anni dopo la Napoli di Lauro, il candidato-alla-porchetta deve aver seriamente riflettuto che oggi le scarpe le abbiamo tutti, la millelire non c’è più e l’euro provatevi a dividerlo in due; alla pancia invece non si comanda, e fatti i dovuti rapporti distribuire una fettaccia di porchetta subito e la seconda (forse) a voto ottenuto può essere comunque una buona idea. Vino, birra e bassa musica per completare, e le folle saranno sue. O così crede lui.
Non hanno ancora pensato, qui, al monumento alla porchetta come a Roma-Trastevere nel giugno scorso, ma considerato il livello di consapevolezza animalista dei candidati e di parte dell’elettorato, ce la possono fare. Intanto potrebbero farsi regalare quello di Roma, visto che è stato rimosso.
Anche l’ambientalismo può attendere. N
ell’ultimo giorno - grazieadio - di campagna elettorale a San Benedetto non si respira, e non è solo metafora: camion-vela e scarichi democraticamente puzzolenti per tutti, vele che s’incrociano e si sfiorano come all’autoscontro - con le foniche sovrapposte in una babele demenziale e fracassona - e i fumi dell’arrosto e del fritto; su tutto, megapalco e decibel a manetta per un candidato che fu assessore verde (!) in amministrazioni sciagurate non meno di questa in scadenza [sappiamo com’è finita grazie a loro: per trovare un pino a San Benedetto lo devi cercare sui libri].

Sono le elezioni, bellezza.
 

Vedete che la ricca e satolla San Benedetto non ha nulla da invidiare alla Napoli del fascista monarchico Achille Lauro, le manca solo la fame.
 
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*  “I maiali sono tra gli animali più sfruttati dall’industria zootecnica, sottoposti a pratiche crudeli […]”
     (Walter Caporale)

Sara Di Giuseppe - 1 ottobre 2021

 

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