venerdì 17 agosto 2018

Inafferrabile Mario

Ricordi, ricordi, pochi ma indelebili tracce scolpite nella mente come nelle ossa, cresciute per alcuni anni insieme.

Carissimo Mario, mi hai lasciato di stucco, senza un 'cenno', senza poterti rivedere ancora una volta. Ma tu eri così, inafferrabile, spesso lontano da questi luoghi di stretta e angusta periferia. Quasi fosse un riscatto dal nobile paesino che ti ha visto nascere, Montefiore, per allontanartene definitivamente fino a oggi. 

Ti ricordo come un talentoso artista prim'ancora che amico. Sì, perché tu sapevi esserlo con tanti e con nessuno, con l'accezione positiva di quanti sanno di essere persone speciali e la loro strada è determinata se non da sé, da pochi altri vincoli affettivi e materiali. Insomma, credo che tu, anche nella tortuosità dell'esistenza, sia stato sempre convinto nel perseguire gli ideali di libertà, di indipendenza nella vita come nell'arte con la tua generosa e creativa progettualità. L'acutezza dei tuoi pensieri si leggeva nel tuo sguardo, fiero, irriverente, sicuro ma felicemente 'leggero'. La tua vita, come la tua carriera lo testimoniano. Così come la tua giovane famiglia, che ben ti ha rappresentato nell'ultimo pubblico saluto. Sono stato colpito dalle loro parole, grandi e amorevoli. Per te e tua moglie Marina non c'è premio più grande. 

Appena ventenne sei riuscito a saltare su vari continenti, da solo, magari in compagnia di un reduce 'cappello da prete' che testimoniava la tua ironica diversità rispetto a un mondo pieno di ipocrisie. 
I tuoi genitori, Erminio e Giuliana, come la carissima sorella Daniela, erano spesso costretti a rincorrerti idealmente in terre lontane, con la preoccupazione, e forse anche l'orgoglio, di avere un Gianburrasca cresciuto in fretta e voglioso di scoprire o magari conquistare il mondo. Gli USA, la Cina e non so quanti altri paesi da te 'navigati' poco più che ventenne. Poi il Venezuela, con la bellissima nuova compagna di vita, dove grazie ad un tuo progetto intrecciasti collaborazioni internazionali con eventi e mostre d'arte. Nel contempo l'insegnamento, professione che, conoscendoti, certamente amavi e dove trasferivi il tuo talento in modo che crescesse il loro, quello dei tuo ragazzi, futuri donne e uomini più che alunni.

Le arti, in toto, sono state il tuo pane quotidiano, come l'amore per l'avventura e la sfida con sé stessi. Sfida che ti ha portato a sottovalutare il tempo, quello che non rispecchia i nostri pensieri e fa scempio insindacabile della volontà e necessità di vivere… ancora un po'.

Caro amico di studi e di esperienze comuni, degli scambi di parole ad arte, del "ci sentiamo presto" dopo l'ultima collaborazione in UT del 2010, La Curiosità (giustappunto, quale miglior tema?); mi mancherà l'attesa che mi portava sempre a sperare di rivederti prima o poi, anche solo di saperti in giro a progettare 'qualcosa' di vitale, di importante, di immaginifico. Ma questo tuo ultimo viaggio nessuno lo aveva previsto. Inarrivabile Mario… e la tua grande vivace umanità.

La tua frase, riportata in tuo ricordo, testimonia ciò che è stato grande in te, un pensiero alto e laico: "Non piangete, io continuerò ad amarvi al di là della vita. L'amore è l'anima e l'anima non muore". Da parte mia mi impegnerò a rispettare questa tua esortazione. Ma per la tua promessa, fa sì che si estenda dalle 'mie parti' e mi folgori da qui in avanti.

Francesco Del Zompo - 16 agosto 2018
(Omaggio a Mario De Carolis, scomparso il 12 agosto 2018)

Opera di Mario De Carolis per UT "La Curiosità", settembre 2010

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