venerdì 21 ottobre 2016

Cotton Jazz Club. Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura, la bravura e la fantasia, l'eleganza e la poesia



Facciamo il caso che due musicisti, uno sardo l'altro marchigiano, decidano di suonare insieme. Secondo voi quali sarebbero i loro strumenti? Paolo Fresu, sardo di nascita e di cittadinanza, è uno dei trombettisti più famosi al mondo. Un sardo, quindi, cosa avrebbe potuto suonare se non uno strumento a fiato? Basti pensare che se materialmente i sardi non lo posseggono, usano la voce, la base delle cornamuse, la melodia delle ciaramelle e le sonorità che ne vengono fuori sono da brividi. L'altro è Daniele Di Bonaventura, marchigiano (fermano) di nascita e di cittadinanza, maestro riconosciuto del bandoneon. Ora, sempre secondo voi, se un marchigiano deve usare uno strumento cosa sceglie legato alle tradizioni della terra di origine? Il contrabbasso? No, la fisarmonica e i suoi figli piccoli, il du' botte o il bandoneon, che sarà pure di origini tedesche e sostituiva l'organo nelle chiese povere ma si è affermato in Argentina come lo strumento della tango-perversione ma, nel bandoneon, quanto di du' botte c'è!
In una serata che già dai nomi si prospetta magica, tutto ci saremmo aspettati meno che venisse fuori la poesia, e senza l'uso delle parole. Si inaugura l'auditorium del Cotton Lab, un intero edificio dedicato alla musica e al suo insegnamento, un luogo che si preannuncia come l'unico, in Provincia, in grado di essere polifunzionale, una vera e propria oasi in un deserto culturale che da tempo è più segno d'imbarazzo che di metafora del nulla. “E non sarà solo musica”, ci dice Emiliano D'Auria che del Cotton Jazz Club è il direttore artistico, un chiaro segno di come la cultura regni in questo angolo di mondo caldo e accogliente.
Il concerto di Fresu e Di Bonaventura è straordinario e lo diciamo subito a scanso di equivoci. Loro sono musicisti dotati di una classe sopraffina e un'eleganza che non si riscontra facilmente in un mondo nel quale spesso i musicisti si guardano allo specchio e si dicono “sei unico”. La melodia impostata da Fresu, trova in Di Bonaventura il giusto alter ego. Nessuno di loro è il solista, nessuno l'accompagnatore perché la maestria con la quale si propongono li pone sullo stesso, altissimo livello. Ce lo aspettavamo ma ora ne abbiamo la conferma.
Propongono un giro del mondo in musica in ottanta note, in mille sfumature, in un milione di sensazioni che destano e rendono vive con un tocco (magico) dei loro strumenti. La tromba o il flicorno o gli effetti che Fresu addomestica con un gusto che gli impedisce di andare sopra le righe, sono, da una parte, la descrizione del tema guida, della linea melodica, dall'altra il riempimento di pause e spazi che completa una esibizione di un livello decisamente superiore. Nel concerto c'è di tutto, si spazia da O que serà di Chico Buarque a Non ti scordar di me di Furnò/De Curtis, per arrivare a Que reste-t-il de nos amours di Trenet fino al tema conduttore di Torneranno a fiorire i prati, il film di Ermanno Olmi che Di Bonaventura e Fresu hanno musicato. Lo schema è quello: si parte con la linea melodica chiara, quasi sillabata, e si viaggia per improvvisazioni che sanno di genialità ma soprattutto di eccellenza. Il loro accordo, la loro intesa è pressoché perfetta, mai una sbavatura, mai una nota fuori posto. Non riusciamo a percepire neppure uno straccio di errore (di cui scrivere divertendoci sadicamente un po') o una nota sbagliata in svisature che sanno di funambolismo e di prestidigitazione, di padroni assoluti dei rispettivi strumenti, di maestri ineguagliabili di quella musica che si scrive con la M maiuscola.
Questo concerto ci ha rasserenato, riconciliato con quel mondo dello spettacolo troppo spesso devastato da “geni incompresi” o figli di un marketing senza scrupoli e pudore. L'auditorium, stracolmo, ha fatto il resto con una partecipazione rara da vedere in un concerto Jazz, e che ha fatto dire a tutti (abbiamo il vezzo di tendere l'orecchio dopo il concerto per ascoltare il parere del pubblico che spesso non condividiamo): serata magnifica. E tanto è stato.

Massimo Consorti

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