11/10/16

Invisibili 2016. La nota di una poetessa. Laboratorio Teatrale Re Nudo: ”Frontiere”, con Piergiorgio Cinì e Sergio Capoferri. La voce, il suono, il volo



Il Teatro dell’Olmo, nell’ambito dei Teatri Invisibili di quest’anno, ancora una volta ci riserva le sue magie. Nello spazio quadrangolare circondato da sipari neri ieri sera abbiamo trovato a vegliare due microfoni e una fisarmonica. Il tempo di aspettare l’ultimo spettatore e lo strumento di Sergio Capoferri avrebbe incontrato una mano sensibilissima, e lo sguardo di Piergiorgio Cinì avrebbe dato il via alla musica sommandosi alle parole in un’alternanza ricca e delicatissima, mentre il tema “Frontiere” avrebbe incontrato la voce, la classe, la compostezza, l’emozione di Piergiorgio, che aveva fatto suoi i versi e le prose di poeti e scrittori, dividendo tra loro il suo pane che è pane da sempre: l’interpretazione. Nella voce di Piergiorgio si cala l’indicibile, nelle sue assonanze e dissonanze trova posto la dignitosa commozione, una maestria che è diventata perfetta negli anni, e che riesce a porgerci i temi, le trame con estrema discrezione, senza mai forzare: anzi, via via che la recitazione prende il volo, questa voce che abbiamo imparato ad amare nel tempo si flette, si moltiplica, si conferma, si nega magicamente. Ieri sera portava con sé la memoria delle tragedie umane nel Mediterraneo ma anche un punta di humour tragico, che ha fatto di questa versione il caleidoscopio generosissimo di un impegno umano, della sua forza e insieme del senso d’impotenza dell’Arte a risolvere la vita, e la mestizia che ne scaturisce. Intanto le parole correvano sul filo della musica e sul filo del nostro sogno cosciente, nell’ombra di un continuo smarrito stupore davanti al mistero della sofferenza e alla fiducia in una speranza che, verso la conclusione, spunta come un fiore di campo dall’anima desta della scrittura. 


Il tutto veicolato dalle note a volte esili, a volte travolgenti, sempre struggenti di uno splendido Sergio Capoferri. Musica e parole vegliano lo spazio dell’Olmo come un arrivederci, come la promessa di sciogliersi per noi in un altro volo.


Enrica Loggi

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