martedì 27 maggio 2014

Léo Ferré non l’hanno fatto santo. E nemmeno ha votato.



Basterebbe questo per “adorarlo”.
Lui lo sa, sono almeno 19 volte che torna da queste parti. Laico e ribelle.
Quest’anno, nel fragore del presente,
ancor di più sarà una ventata d’aria antica ma fresca,
dopo l’oscurantismo e il mercato.
E ritorna anche l’amico Ugo Nespolo
con un bel manifesto simil-etnico:
note, amori, danze, teatro, mistero…
Europa allargata ma intima,
visionaria e impossibile.
Col tempo tutto se ne va,
le ideologie, le classi,
la modernità, la storia…
(per fortuna anche la crescita)
Chissà la musica,
anche lei ha perso un po’ la tonalità
(no, non è colpa del Jazz)
Ma al 19° Festival Ferré,
per due giorni,
non ascolteremo cianfrusaglie acustiche
né terremoti sonori.
Siamo tipi da baguette, noi…


PGC

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