lunedì 20 settembre 2021

TELEFONO AZZURRO

“E pensare che una volta c’era il pensiero”
(Giorgio Gaber, Il signor G)

 
 
Se fossi fanciulla/fanciullo in età scolare - "essere fluido" quanto al genere, nel lessico salviniano - mi attaccherei al Telefono Azzurro.

Chiederei aiuto e protezione contro i messaggi augurali che si riversano a lenzuolate sugli studenti "di ogni ordine e grado" alla ripresa dell'anno scolastico
Messaggi di sindaci e sindache, assessori e assessore comunali e regionali, vescovi e sacerdoti, Presidente della Repubblica e ministro-ectoplasma dell'Istruzione. E certo di altri autorevoli esponenti che dimentico: presidenti di bocciofile, di assemblee condominiali e di circoli degli scacchi, di club cacciaepesca e di enti per la  protezione delle vongole veraci ecc.
 
È stalking, praticamente. 
 
[A Grottammare il sindaco ne invia perfino due - audio messaggio con cornice musicale, e video messaggio fessbuc - che la libera stampa locale tambureggia a servilismo unificato].
 
Superchiacchiere in fotocopia, identiche spesso nelle parole, sempre nella struttura argomentativa, senza lampi di originalità e senza, soprattutto, sincerità.
 
Apertura quasi sempre con quello stucchevole "Carissimi…” (che passi se rivolto a giovani virgulti suscitatori di materne/paterne tenerezze, ma suona ridicolo se rivolto a "tutti i lavoratori della scuola, personale ATA ecc.") cui seguono: la pandemia, i sacrifici, l’auspicato ritorno “sui banchi”, il “notevole sforzo” e le “rilevanti risorse messe in campo”, la "bellezza e poesia del tornare insieme… ma molto c’è ancora da fare”; e infine gli auguri, che per il versante ecclesiastico includono la celeste benedizione.
 
Supercazzole uniformi come tristi divise da caserma, retoriche all’ingrosso che avrebbero del comico se non fossero indici di un drammatico scollamento dal reale.

- Perchè il secondo anno scolastico pandemico inizia con ben poche delle criticità del sistema scolastico - trasporti, edilizia, spazi, classi, docenti, strategie di contenimento e controllo - affrontate seriamente e ancor meno risolte, checché ne farnetichino i proclami istituzionali ad ogni livello.

- Perché le immagini della realtà intorno e quelle che informazione e media ci ammanniscono quotidianamente come normali, accettabili o perfino motivo di vanto, sono quelle di un pianeta scolastico fatto innanzi tutto di schifezze edilizie e orrori cementizi - realtà cittadine, non (solo) periferie o remoti paeselli - di raro squallore all’esterno inospitali all’interno; “contenitori” che sono insulti al senso estetico, alla cultura ambientale, alla funzionalità, alla razionalità, alla creatività, al decoro. 
In questo habitat le nuove generazioni dovrebbero, e chissà come, educarsi alla bellezza e alla civiltà.
Gli edifici scolastici dignitosi e quelli di pregio storico sono fortunate eccezioni spesso condannate da incapacità, mala amministrazione e malaffare, a fallimentari lavori in corso e ad inagibilità che durano infiniti.

- Perché la nostra scuola è costantemente agli ultimi gradini delle graduatorie mondiali. E lo è per la fondamentale ragione che
nel nostro paese essa è sempre stata ultima nell'interesse del ceto politico e di quello dirigente, dell’economia, della cultura, della stampa, dell'informazione tutta: di quelli - tutti costoro - che se ne servono per pura propaganda e ne sfruttano mediaticamente e politicamente i momenti “topici”; che ad ogni inizio d’anno scolastico tolgono dai bauli, senza neanche la decenza di spolverarla, la tarlata retorica di cui siamo maestri da millenni;  che strumentalizzano - oggi - il rientro in classe come segno di una ritrovata normalità ancora lontana e della quale si attribuiscono l’inesistente merito.
 
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“Sulla base dei risultati dell’indagine PISA ci collochiamo in fondo alla graduatoria OCSE in tutte e tre le materie oggetto di quell’indagine (comprensione di ciò che si legge, matematica e scienze). Per quanto riguarda l’università le cose vanno, se possibile, ancora peggio”. [Fonte PISA 2018]
(Prof. Giancarlo Lizzeri, economista, in: Lo status sociale degli insegnanti, 2021)
 

Sara Di Giuseppe - 18 settembre 2021 







 

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