mercoledì 15 settembre 2021

DISCORSO ALLA NAZIONE (SPEECH TO THE NATION)

Ovvero
Matteo Salvini e la misura del merluzzetto


San Benedetto del Tronto 


Riposi tranquillo Sir Winston Churchill, ovunque egli sia, perché "i tempi nuovi" han prodotto in terra italica uno statista di pari livello.

Ne abbiamo avuto solare evidenza il 12 settembre, nell'intervento con cui Matteo Salvini, a San Benedetto, ha consacrato la ri-candidatura del sindaco uscente, Pasqualino Settebellezze, il quale pare non voglia saperne di uscire dalla comune - anzi dal Comune - a vantaggio di tutti e, ahinoi, si ricandida.

Non che a guardare i candidati di altro (si fa per dire) colore politico ci sia da stare allegri.
Ma intanto, Salvini: il suo Speech to the Nation sul palco di San Benedetto non ha niente da invidiare a quello dello statista britannico nella "Darkest hour" dopo il disastro di Dunkerque.
Basterà, per rendersene conto, seguirne le tappe salienti, ardue tuttavia per la  profondità delle tesi sostenute.

Dopo aver inneggiato allo "straordinario" mare sambenedettese tanto che "non capisco chi va all'estero" (magari per vedere un po' di mondo? No, eh?) se la prende con la direttiva Bolkestein [e il giornalista, che scrive come pronuncia, scrive Bolkestain. Con la "a"].

La Lega si batterà fino all'ultimo soldato affinché i concessionari di spiaggia detengano a vita i loro paccuti privilegi demaniali, e vaffa Frederik Bolkestein.

Sì è già eroicamente battuta, la Lega, per l'importante porto peschereccio della città, e per i pescatori che "devono pensare a fare i pescatori" (ma va?) e non a "misurare i centimetri del merluzzetto": come dire che direttive e regolamenti comunitari sulla pesca ci sono ma conviene fregarsene.

Poi punta dritto sulla rumorosa contestazione degli ultras della Samb, radunatisi in piazza arrabbiati come tori contro il sindaco quasi ex: lo accusano della pessima gestione della squadra di calcio cittadina, che perde più di Fantozzi contro Resto del mondo ed è in caduta libera da un pezzo. 
Su di loro posa lo sguardo in modalità San Francesco e il lupo e: "Spero che la Sambenedettese torni dove merita": e giù tutti a fare gli scongiuri e quant'altro occorra alla bisogna. 
E comunque - continua lo statista - un sindaco non si giudica dalla squadra di calcio. 
Infatti, osserva dottamente, per fare il sindaco occorre "onestà, sì" (che detto in codesto modo pare un filino marginale, come qualità: tipo sì ma senza esagerare, eh!) ma occorrono anche "capacità, competenza e squadra". 
E qui non si accorge, tapino, di aver appena escluso Pasqualino dalla competizione..

Perché, continua più imbizzarrito di Cavallo Pazzo, "altrimenti ti ritrovi come a Roma, con un cinghiale sul tinello".
"Sul"? Sarà una svista del dotto Salvini, o del dotto giornalista, o di entrambi? Magari è solo influenza dello spot pubblicitario col tizio che al risveglio si ritrova un cinghiale sulla pancia nella posa a caffettiera e contestualmente realizza che ha "mangiato pesante".

Sia come sia, questo Discorso alla Nazione dovrebbe circolare nelle scuole come esempio d'italiano modernizzato che di certo verrà benedetto dalla Crusca.

Disquisisce poi filosoficamente, il Nostro, di libertà vaccinale, di dittature sanitarie (entusiasmo  e applausi); poi s'infiamma e decolla come una mongolfiera menzionando le proprie "battaglie di civiltà".
L'opposizione leghista al DdL Zan, per esempio: il problema è soprattutto - dice - che questa legge va a colpire i bambini delle elementari (!) facendo creder loro che non ci sono "maschietti e femminucce" [termini che usava la mia trisavola due ere geologiche fa, n.d.a.] ma "esseri fluidi" - qualunque cosa voglia dire - che "solo a 18 anni decidono quale genere essere".
Apperò.
Meditate, bambini-delle-elementari o "esseri fluidi" che siate, meditate.

Infine, acme argomentativo ed emotivo, cui manca solo il prodigio della lievitazione: Vade retro, Reddito di Cittadinanza, satana in veste di welfare!

Mai la Lega voterà siffatto abominio!
Non un euro a chi non ha voglia di lavorare e progetta di campare a spese dello Stato!
"CHI non ce la fa a lavorare è giusto che VENGANO AIUTATI" : grammatica creativa, chissà se del dotto Matteo o del dotto giornalista.

Invece "i soldi vanno dati a chi li merita davvero", tuona ancora dal palco il Matteo furens.
Per esempio alla Lega? Una cifra a caso, chessò, 49 milioni di euro? 

Altre amenità potranno poi leggersi  intorno al palco, come sui manifesti lo slogan leghista-referendario "Chi sbaglia paga": che è come spararsi sui piedi. A guardare solo gli errori d'italiano, altro che 49 milioni! 

Sara Di Giuseppe - 19 settembre 2021 


 


 

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