sabato 7 agosto 2021

“For me, Formidable”

For me, Formidable *

“La vie en rose… BOLERO”
Balletto di Milano
Musiche di Ravel e Autori Vari
Coreografie Adriana Mortelliti

Villa Vitali – Fermo     2 Agosto 2021  h21.30

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Qui arrivent...
       Ch.Aznavour ,”Les Comédiens”



For me, Formidablequesto Balletto di Milano che ci scaraventa piacevolmente fuori dal tempo e dallo spazio: siamo nella Parigi della Rive Gauche e siamo nel secolo scorso e intorno ci sono loro, i mostri sacri, gli chansonniers che li ascolti ed è subito Francia. 
 
È come mettere il pilota automatico e ti ritrovi in un altrove e in un clima culturale ancora vividi, emozionanti, tra quelle voci del secolo breve a cui la danza presta il suo sortilegio e un sovrappiù di grazia divertente e ironica mescolando i toni e i registri più diversi, ma con la devozione affettuosa che si deve ai grandi.
 
Che sia l’urticante Brel che dà dei “maiali” a les bourgeois - i borghesi, ces gents-là - o canta la festa di avere vent’anni mentre la danza sul palco si fa vorticosa disegnando une valse à mille temps”; o la Piaf con la sua anima frantumata e quella voce da leggenda, o Montand che lo ascolti e t’innamori all’istante; o che sia il gigantesco Aznavour - che ti arriva dritto e forte al cuore e basta, anche se sai che è perfino “Eroe nazionale dell’Armenia”, sempre le traiettorie dei danzatori su quelle melodie disegnano un’emozione, un sogno, una solitudine, ma anche il poliforme spettacolo della vita reale che pulsa intorno.  
 
Così il rimpianto, il dialogo muto della coppia, la commozione, la ribellione aperta, l’implorazione, si stemperano ogni volta appena prima dell’acme, e una vitalissima coralità vi si sostituisce, e disegna trame narrative freschissime e leggere.
E sono tenere come il ricordo della dolce guida russa Nathalie nella voce calda di Bécaud - …elle avait le cheveux blond mon guide, Nathalie - e nella danza si affacciano, trascinati e ironiche, le danze del folclore sovietico; o sono nostalgiche come la bohème dei vent’anni e dei sogni nella voce di Aznavour e quella bohème e quei sogni significavano semplicemente, e non lo si sapeva, che si era felici, on était heureux... 
 
Formidables dunque, questi interpreti, e contagiosamente espressivi: di alto livello accademico, versatili nel fluire dall'intensità drammatica di un assolo alla sensualità della passione, dalla scanzonata ironia alla schermaglia sentimentale, allo scherzo cameratesco.


E capaci di affrontare nella seconda parte, con uguale naturalezza, quel Bolero di Ravel che una coreografia originalissima sottrae agli stereotipi pur suggestivi della danza per la quale la composizione era nata.
La ripetizione ipnotica dei due soli temi appoggiati su una base ritmica ossessiva, l’intensità sonora creata dal variare degli strumenti, dall’aggiunta e sottrazione di questi - ottoni, legni, archi, perfino il sax-tenore “prestato” dal jazz - tutto converge nel fluire ininterrotto dei corpi, nel loro incontrarsi, sovrapporsi, sostituirsi. 
Trama coreografica sensualissima che disegna le eterne e mai uguali dinamiche d’incontro e seduzione e nell’imponente crescendo esalta la solida fisicità dei danzatori, la millimetrica coordinazione, la forza primitiva del movimento.
 
Il saluto finale della Compagnia al pubblico è un’apoteosi di brio e simpatia, i ballerini sono di nuovo figure reali e non più personaggi, sono scanzonati e allegri, ci ricordano che tornare a danzare è - più che mai in questo presente difficile e ingiusto - obbedire con gioia al precetto di Pina Bausch: Danziamo, danziamo, altrimenti siamo perduti.”
 


*Ch. Aznavour

” Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti, ma ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più cosa fare. A questo punto comincia la danza.”
     (Pina Bausch)
 

Sara Di Giuseppe - 5 agosto 2021



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