domenica 1 agosto 2021

Astor è un aeroporto


 
“ASTOR”

UN SECOLO DI TANGO

CONCERTO DI DANZA
 
Balletto di Roma

Coreografia: Valerio Longo
Bandoneon e fisarmonica: Mario Stefano Pietrodarchi
Musica: Astor Piazzolla
Arrangiamenti e musiche originali: Luca Salvadori
Voce recitante Carlos Branca

Regia: Carlos Branca

Anteprima nazionale
Teatro Rossini – Civitanova Marche
29 Luglio 2021   
h21.30
 
 
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Vivono nelle corde e nella musica           En la música están, en el cordaje
della tenace chitarra operosa                 de la terca guitarra trabajos
che concerta in milonghe fortunate        
que trama en la milonga venturosa 
la festa e l’innocenza del coraggio          la fiesta y la inocencia del coraje.                                
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                                                          (Jorge Luis Borges, “El Tango”)

 
 

        L’aeroporto Astor Piazzolla è quello internazionale di Mar del Plata, intitolato al rivoluzionario genio musicale che a Mar del Plata era nato: cent’anni oggi sono passati da quel 1921, e non è un caso che la sapiente regia del “Concerto di danza” racconti anche questo, stasera.
Perché è l’aeroporto, oggi - come il piroscafo degli antichi migranti - la summa di ogni volo e di ogni esilio, paradigma di ogni viaggio e di ogni ritorno, e la musica di Astor è tutto questo: memoria e narrazione, impeto e struggimento, inquietudine che diventa elegia, è il tango fatto di polvere e tempo e “negli accordi ci sono antiche cose / l’altro cortile e la nascosta orditura” (Borges).
È soprattutto, in Piazzolla, il fondersi fecondo di tradizione e innovazione, è reinvenzione di un genere musicale antico e intoccabile - il tango-milonga delle origini, la sua “spavalderia un po’ malandrina”, pura sfacciataggine e pura spudoratezza nelle parole di J.L.Borges, - che si fa erudito e sensuale, si contamina con musica colta e jazz: è il tango nuevo che affonda lontano le sue radici, al modo stesso di un luminoso sfaccettato diamante.
 
Otto valentissimi danzatori, un magistrale bandoneon dal vivo, una voce recitante fuori campo: lo strumento è personaggio esso stesso e respira, procede sinuoso in tutt’uno col musicista sul palco, pare decollare e posarsi, funambolico sostiene il moto dei corpi, l’intrecciarsi e sciogliersi di questi e insieme narrano lo struggimento e la rabbia, l’amore e la forza, la speranza e il coraggio. La voce fuori campo - ascolteremo, poi, anche quella di Borges - è confessione e narrazione, dichiarazione d’amore per la sua terra, nostalgia “di quanto è stato perso e ritrovato”.
 
Della vicenda umana e della parabola artistica di Astor la danza disegna con devozione geografie e percorsi, incontri e passioni, tutto quello che - diceva lui stesso - “si ritrova nella mia musica, come nella mia vita, nel mio comportamento, nelle mie relazioni”.
Ed è viaggio vertiginoso, questa coreografia, tra continenti e culture: è il barrio violento e il suburbio porteño con la sua litigiosità e la fame, è Parigi ed è New York, è Glenn Miller e Gershwin; ed è Bach, perfino - un cardine delle rivoluzione musicale di Piazzolla - a cui la danza presta uno dei movimenti più belli della serata; è, infine, caleidoscopio di linguaggi e culture, fiume di suoni e di vita che nella fisicità degli otto danzatori in stato di grazia scorre impetuoso e spumeggia, straripa per poi raccogliersi in sé.
L’incontrarsi e il fondersi, dei corpi l’un l’altro e di questi con la musica e col respiro dell’Oceano, tutto su questa scena diviene narrazione: di amori e solitudini, di memorie e distacchi; di quel nostro essere tutti migranti: se non nello spazio geografico di certo nel tempo, al quale affidiamo il passato e il presente per ricomporre la nostra identità.
 
Taccuino di viaggio, nella centrata definizione del musicista Salvadori, quello di stasera è una creazione artistica a tutto campo: Concerto di danza che unisce tecnica rigorosa e suggestione evocativa, che plasma sulla scena la concretezza di una vita, quella di Astor, che in prodigioso tutt’uno con la sua musica parla ancora, cent’anni dopo, di un viaggio che è di tutti noi, oggi come ieri migranti in cerca di approdo.
 
Prezioso spettacolo, ricco di promesse in questa sua anteprima nazionale.
 
[Peccato questa direzione del Teatro. Incapace di comprendere (e non da adesso) che non è civile ritardare di quasi mezz’ora l’inizio per compiacere quella parte cafona di pubblico che d’abitudine arriva all’ultimo momento con nonchalance (non li vedi certo affannati, i poverini!) pur sapendo di dover fare la coda al botteghino, sottoporsi ai controlli di rito, prendere posto ecc. Intanto chi è dentro, arrivato con ragionevole anticipo, inganna l’attesa dando a sè stesso del cretino…
È elementare “educazione allo spettacolo” quella che impone, ai responsabili di un teatro o altra struttura, di rispettare l’orario stabilito (accade nei paesi civili), oltre il quale e senza deroghe i ritardatari cronici se ne andranno a casetta loro e sarà un vantaggio per tutti].
 
Sara Di Giuseppe - 1 Agosto 2021
 


1 commento:

  1. Bellissima critica, piena di significati, Borges, migranti, filosofia di Tango, e un vero piacere che i giornalisti siano cosi informati, gracias Milles por vuestra critica, Carlos Branca

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