giovedì 2 luglio 2020

La lezione di Bergamo (e quella di San Benedetto)

Rapìan gli amici una scintilla al sole,
A illuminar la sotterranea notte
       [U. Foscolo, Dei Sepolcri, 1807]


       28 giugno 2020. Bergamo, Cimitero monumentale. La Messa da Requiem di Donizetti commemora le vittime del Covid: arriva da un tempo lontano, si posa sul nostro tempo flagellato, sulle ferite di chi è rimasto. Riempie di sé il crepuscolo, canta il dolore dell’uomo, eterno e uguale.

       La mascherina sul volto dei musicisti e dei componenti del Coro colpisce, il suo messaggio ha la “triste maestosità” delle eclettiche architetture che di questa scena sono austero fondale.
       Dove maggiore è stato il lutto, dove il nemico inumano e invisibile si è alleato con umane colpevoli inettitudini perché il dolore non risparmiasse alcuno, dove tutte le ferite sono ancora aperte, qui si distende il dialogo delle voci e degli strumenti, qui si posa la lirica solennità del Kyrie, il vocabolario armonico dell’Ingemisco, del Lacrymosa, dell’Offertorio, del Libera me, e con essi la pietà del compositore che come i suoi concittadini sperimentò su di sè la malattia e il lutto.

       Lezione di compostezza, cui il confuso presente disumanato e carnascialesco ci ha disabituati; e composte sono, di quella tragedia, le immagini che un’attenta sobria regia lascia scorrere con misura: della carezza donata, dall’anonimo/a nel suo marziano scafandro, a chi lascia la vita ed è solo; della fatica senza tregua che spezza l’anima prima che il fisico; del dolore raccolto di chi rimane; e ciascuna immagine è una michelangiolesca Pietà che troppo a lungo si è fatta realtà quotidiana.

       Altra e diversa lezione - solo due giorni prima - dalla passerella di quaggiù, affollata di pagliacci grotteschi, insulto e offesa a quel dolore, a quella fatica, a quei lutti. L’arrivo di Matteo Salvini in tour elettorale a San Benedetto del Tronto è nella sua scomposta sguaiataggine il negativo dell’Italia vista a Bergamo.

       Selfie, strette di mano e abbracci hanno titolato gioiosi i quotidiani locali senz’ombra di critica. Ad accogliere quello che ad incancellabile onta di noi italiani è stato anche Ministro dell’Interno, i degni suoi simpatizzanti: dal sindaco Piunti che gli regala il trito librone di rappresentanza con strette di mano e mascherine abbassate a distanza ravvicinatissima; da gruppi festanti in un carnevale estivo di abbracci e selfie e pacche sulle spalle, e perfino alcuni giovani di colore - non altrimenti spiegabili se non come organizzati o prezzolati - a fare selfie atletici con lo statista che il mondo ci invidia e a dargli la stura per la battutaccia da “fagiano lesso” (cpr. Andrea Scanzi).

      Tutti senza mascherina, si capisce, vicini vicini e droplet libero per tutti.

       Collaudato è il rituale accatta-consensi e sarà vincente, stiamo sereni. Il "Cazzaro verde" è sempre andato col vento in poppa nelle nostre cittadine dalle cene fasciste con tanto di presenze istituzionali, e signoreggia nella leghistissima Ascoli.

       Se questa è l’edificante lezione offertaci dallo squallido teatrino locale - col suo tana libera tutti e via le mascherine e vai con gli abbracci - mentre stampa locale, cittadini, associazioni, benpensanti e bellagente se ne stanno silenti o plaudono compiaciuti ma anche invidiosi - conforta almeno sapere che un’altra Italia c'è e noi l’abbiamo vista, a Bergamo.

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       “Così, ne’ pubblici infortuni, e nelle lunghe perturbazioni di quel qual si sia ordine consueto, si vede sempre un aumento, una sublimazione di virtù; ma, pur troppo, non manca mai un insieme, un aumento, e d’ordinario ben più generale, di perversità. I birboni che la peste risparmiava e non atterriva, trovarono nella confusion comune, nel rilasciamento d’ogni forza pubblica, una nuova occasione d’attività, e una nuova sicurezza d’impunità a un tempo
       [A. Manzoni, I Promessi Sposi - cap.XXXII]



Sara Di Giuseppe - 1 Luglio 2020



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