venerdì 9 agosto 2019

Restare umani

AUTOCTOPHONIA FESTIVAL

Grottammare Paese Alto
Teatro Ospitale Casa delle Associazioni

Iª Edizione Estate  27 Luglio 7 Agosto 2019 

Il fabulatore incantevole
a cura di TeatrLaboratorium Aikot27 e Gruppo Aoidos

Memorie di trincea
di e con Lirim Gela

6 Agosto2019  h21.15

Riscrittura scenica da: La provocazione di Ismail Kadare


Restare umani


     È affidato al promettente Lirim Gela il penultimo incontro di Autoctophonia Festival. La sua riscrittura scenica de La provocazione di Ismail Kadare è provocazione essa stessa: è ri-creare il testo piuttosto che re-citarlo, divenirne autore oltre che soggetto-attore. 

Ne emergono echi mai spenti di guerre balcaniche, di terre che il giovane Lirim ha lasciato bambino, teatri di conflitti antichi e recenti: e le trincee delle pagine di Ismail Kadare sono le stesse narrategli da coloro che là sono rimasti, guardate attraverso gli occhi di chi cera.

     Sono uguali ovunque, le trincee. Di Bonaventura ne conversa, in apertura, col suo pubblico: parla di quelle vissute dal padre, incapace di dimenticarne la ferocia; di quelle del nonno disperso in Macedonia, di lui solo qualche foto è rimasta; di quelle ricreate da Francesco Rosi in Uomini contro con quel comandante Ottolenghi, Basta con questa guerra di morti di fame contro morti di fame, e il regista denunciato per vilipendio dellesercito nella cupa italietta degli anni 70. 

     Sono le trincee di ogni guerra nel secolo della carneficina industrializzata, nel Novecento dei nazionalismi e dei monumenti eretti alla manipolazione patriottica, dei poveracci mandati al macello per la gloria delle aristocrazie militari. 

     In Ismail Kadare, scrittore albanese emigrato in Francia - dove pronunciano Kadaré (fenomeni, questi francesi), insignito di prestigiosi riconoscimenti, più volte candidato al Nobel per la Letteratura - e nella prosa asciutta del suo La provocazione (1962) leggiamo una storia senza tempo, che parla tuttavia ai contemporanei.

     Due trincee, due eserciti che si fronteggiano e si provocano reciprocamente, un inverno bianco e ghiacciato, il piccolo caporale Kostouri suo malgrado a capo della divisione dopo la morte del compagno comandante.

     La neve abbagliava lo sguardo, dalla trincea di fronte il vociare del nemico che festeggia il Natale; le ragazze arrivate col camion non sempre erano prostitute, a volte erano studentesse iscritte alle associazioni patriottiche dellesercito nazionale. Affiora il ricordo di lei, della sua ragazza che ora sè fidanzata, glielhanno scritto, ecco la lettera rigirata tra le mani, coi francobolli incollati storti. 

     E, improvvisa, la provocazione anche se è Natale: i colpi di pistola, il boato di una bomba, la mitragliatrice, e subito la risposta, le grida, il crepitio delle armi, linferno 

[ Sparagli Piero sparagli ora e dopo un colpo sparagli ancora il suono di djembè percuote il buio, rimbalza sugli assi di legno del palco  ].

     La morte stava lì nelledifico della postazione, intorno solo il silenzio e lufficiale di collegamento che nella cornetta nera gracchia pronto, pronto; al mattino limprovvisata sepoltura del comandante ucciso è già coperta dalla neve, candida e luminosa sopra quella terra nera.

     E di colpo una bandiera bianca dalla trincea opposta, una ragazza ferita, sappiamo che da voi cè un medico dice in albanese, la convenzione di Ginevra eccetera. Una decisione drammatica da prendere in fretta una donna, una straniera il dubbio, lincertezza, poi la coscienza che impone di soccorrere, di restare umani. 

Diciannove anni, si saprà poi  -piangeva in modo silenzioso, con la testa sotto la coperta - e dopo, quando sarà morta - si spense prima dellalba - eccola coi capelli biondi e il corpo minuto adagiata sulla barella in territorio neutrale, verranno a riprendersi il corpo dallaltra trincea.

     E i giorni sono ancora vuoto e attesa nella neve, giorni di nulla, uno strano silenzio intorno, solo il lamento della neve sotto gli stivali, e pochi metri più in là il confine tra due stati, sotto il fango nero i loro morti, sepolti secondo la loro usanza, la testa verso la propria terra, le gambe verso laltro stato. 

Ma finalmente non nevica più, domani o dopodomani la strada si aprirà, dei punti neri già avanzano in lontananza, presto la spedizione li raggiungerà; e tutto questo avrà fine, riceveranno le lettere a lungo attese sembra di non sentire più nemmeno il gelo che ferisce la faccia. 

     Allarme! è il grido improvviso della vedetta e squarcia il silenzio. Di nuovo un provocazione? Comè possibile?”…

     Dodici ore dopo la strada è aperta, la spedizione - i punti neri allorizzonte - è avanzata velocemente, ha lottato con la neve e le valanghe ma la postazione è raggiunta, i soldati avranno le loro lettere 

Silenzio, troppo silenzio, e presentimenti, è strano non sentire nessuno, da lontano la sentinella appare seduta, appoggiata alle travi, come se fosse troppo stanca, come se

      Da ambo i lati del corridoio il vento soffiava forte sopra i morti.  Guardava il cielo, il caporale Kostouri, con una grande ferita di baionetta nel petto, gli altri giacevano qua e là

Li misero in fila nel retro del camion, sopra i corpi la borsa piena di lettere e cartoline.

        Il lungo applauso che saluta Lirim ci riscuote da questora di immedesimazione totale. Nella fulminante riscrittura scenica scopriamo il pathos di unopera che tocca corde universali; che addita la tragedia e la follia di ogni guerra ma ci interroga con forza anche sulloggi, sul precario confine tra umano e disumano: incerto e confuso, disperso nella nebbia degli slogan e delle propagande, nelle mistificazioni dei poteri che chiamano sicurezza il non soccorrere, il volgersi dallaltra parte, la rinuncia a restare umani. 


Sara Di Giuseppe - 8 Agosto 2019 


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