sabato 18 maggio 2019

Partita a scacchi

NÁRODNÍ DIVADLO - PRAGA

VALMONT
Balletto basato sul romanzo di P. Choderlos de Laclos
Les liaisons dangereuses

Coreografia 
Libor Vaculík
Corpo di ballo del Teatro Nazionale di Praga

Musiche 
Franz Schubert - Pēteris Vasks

Praga Stavovské Divadlo (Teatro degli Stati)
10 maggio 2019   h19


PARTITA A SCACCHI

Siamo sinceri: nei nostri intrighi amorosi così freddi e fatui, ciò che chiamiamo felicità è appena piacere
(Lettera VI) 
 P. Choderlos de Laclos, Le liaisons dangereuses


        Una grande opera letteraria, il polifonico romanzo epistolare di Pierre Choderlos de Laclos (1782) e la sua trasposizione nel linguaggio della danza: sfida coraggiosa che il coreografo-scenografo-regista Libor Vaculík accoglie e vince. Quando Petr Zuska (direttore artistico del Corpo di Ballo del Teatro Nazionale di Praga) mi ha proposto questa trasposizione ho pensato che fosse impazzito scherza il coreografo, e leccellenza del risultato glielo permette.

        Sapientemente frazionando e ricomponendo in quadri il meccanismo complesso dellopera - grazie ad originali soluzioni scenografiche - la coreografia sviluppa lazione con rigore drammaturgico, e del romanzo conserva la perfetta struttura di congegno ad orologeria che dispone e muove i suoi pezzi sulla scacchiera; il plot, vera apoteosi dellarte della manovra, è scandito nei passaggi salienti dalle lettere affidate a voci fuori campo; la danza - superbo amalgama di classico, moderno e contemporaneo con incursioni fra i mostri sacri Balanchine, Forsyte, Kylián - disegna la geometria di una partita a scacchi in perverso equilibrio fra divertimento e vendetta, gioco e intrigo: nessun vincitore, alla fine, ma solo una catastrofe senza catarsi.

         Il caleidoscopio di broccati, decorazioni e parrucche rococò è, nella prima parte, cornice e sfondo alla fatuità di un mondo di apparenze e libertinaggio; nella seconda, solo il bianco e nero della scacchiera e il gioco di luci e ombre presagio di tragedia. Così, i movimenti sinfonici di Franz Schubert e le dissonanze del compositore Pēteris Vasks sono il tessuto musicale dellazione nel suo precipitare dalle iniziali manierate lievità allintrigo cinico e dissoluto.

        Il gioco seduttivo condotto secondo il codice libertino dalla Marchesa de Merteuil (una sofisticata, perfetta Alina Nanu) e dal suo degno e manipolato amante, il frivolo seduttore Visconte di Valmont (un intensissimo Giovanni Rotolo, italiano di Polignano a Mare, primo ballerino del Corpo di Ballo del Národní Divadlo) si traduce in una danza tecnicamente impegnativa che disegna con maestria la complessità delle relazioni, la linea sinuosa lungo la quale si dispongono il capriccio e limprevisto, lirrompere della passione che smentisce il credo libertino, ilmovimento involontario dellamore che turba e scompiglia il disegno preordinato; il testo coreografico esalta personalità e virtuosismo dei singoli: non vi è coralità nella creazione di Vaculík che al contrario scolpisce una galleria di singoli ruoli e caratteri, ciascuno sbalzato in robusto altorilievo sulla scena. 

        Accanto alla coppia Merteuil-Valmont, tutti gli altri protagonisti - linfelice Madame de Tourvel, la dolce giovanissima Cécile de Volanges, lappassionato cavaliere Danceny - formano un concerto di solisti: ciascuno vi danza il proprio dramma, che da intimo si fa epico nel comune precipitare - per vie diverse -  dentro la tragedia finale. Un registro stilistico che richiede ai ballerini qualità tecnica, rigore, eleganza, ma anche doti interpretative - quasi attoriali - non comuni perché il grande tema umano che il romanzo affida alla parola si trasferisca nel linguaggio del corpo, demandando ad esso lespressione dei moti interiori e lurgenza degli snodi narrativi. 

        Gelosia, vanagloria, brama di prestigio, volontà di dominio, sete di vendetta e tutto quanto attiene allaffermazione perentoria dellego, si disegnano plastici nel microcosmo che M.me de Merteuil manovra da malefico demiurgo. Ci sono individui che non si fermano davanti a nulla. E sopravvivono - commenta L.Smoček - drammaturgo e direttore di scena.

        Un tema poderoso, filtrato dallintensità evocativa degli stilemi coreografici: per questa via, il romanzo di denuncia della nobiltà francese settecentesca scende nella danza ad incontrare il nostro presente, a farsi metafora di ogni dinamica individuale o collettiva, di ieri o di oggi che manipola e asservisce, che fa delluomo soltanto un mezzo e mai un fine

        E la vocazione autodistruttiva di una società - laristocrazia settecentesca - ignara di un mondo che al di là di quei confini dorati è in irreversibile mutazione, è davvero - fatte le dovute proporzioni - così lontana da noi? Le coreografie di Vaculík ci dicono di no: il finale chiaroscurato da cui sono spariti crinoline e broccati, la luce fioca delle lampade che vegliano la salma di Valmont, le fiamme che dalle lettere gettate nel braciere si innalzano ad avviluppare ogni cosa ci trasferiscono da unepoca e dalla sua vicenda storica alla universalità e atemporalità del simbolo.


Sara Di Giuseppe - 15 maggio 2019


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